Una lettura di Veronica Roth

Quanti articoli mi colpiscono in un modo o nell’altro? Tanti, e spesso fanno nascere in me nuove idee o mi forniscono lo spunto perfetto per parlare di un argomento che mi sta a cuore, il che significa che io li archivio… e spesso non faccio nulla perché non trovo il tempo per fare ciò che vorrei. A volte però ci arrivo, anche se con calma. Quest’articolo per esempio risale a fine febbraio: http://www.lastampa.it/2017/02/20/cultura/tuttolibri/vi-spiego-perch-noi-giovani-adoriamo-le-visioni-della-roth-74rcEncC3ZbuPSpN3UzKfL/pagina.html. Lo ha scritto tale Lea Cuccaroni, una diciassettenne che, come mi spiega La Stampa, è

una delle maggiori esponenti della nuova generazione di «influencer» che raccontano sul web se stessi, la propria quotidianità e le passioni per condividerla con i «follower». Il suo canale «Ehi Leus» conta più di 200 mila iscritti, grazie ai suoi video di vlog, videotag, moda e canto.

Confesso la mia ignoranza sul mondo di cui fa parte la Cuccaroni, però il titolo del suo intervento, Vi spiego perché noi giovani adoriamo le “visioni” della Roth, era tale da incuriosirmi. Veronica Roth, per chi non lo ricordasse, è una delle autrici di cui abbiamo parlato in Il Fantastico nella Letteratura per ragazzi: http://www.runaeditrice.it/index.php/component/virtuemart/view/productdetails/virtuemart_product_id/90/virtuemart_category_id/9.html. Di lei si è occupata Cristina Lattaro nel saggio Se siete qui significa che già sapete salire e scendere da un treno in corsa, perciò ovviamente una certa curiosità nei confronti di chi parla delle opere della Roth c’è, anche se io dubito che la leggerò mai. La saga Divergent è distopica, e io non amo le distopie. Sono comunque gusti personali, la mia nipotina, sorella minore del nipote che sta leggendo il nono romanzo di La Ruota del Tempo di Robert Jordan, sta leggendo Divergent e si sta divertendo molto. E io sono stata brava, non ho fatto spoiler. Tranne svelare l’identità di uno dei Reietti, ma è un dettaglio…

Cristina Lattaro si è occupata dell’opera più famosa della Roth, la trilogia Divergent (Divergent, Insurgent, Allegiant, trilogia a cui poi l’autrice ha aggiunto un prequel, Four), la Cuccaroni ha letto invece l’opera più recente, Carve the Mark. I predestinati, primo volume di una duologia ancora in corso di scrittura, e con uno stile semplice e chiaro ha raccontato le sue impressioni.

Visto che a scuola sono costretta a leggere libri spesso impegnativi (e che non sempre mi piacciono), se devo scegliere delle letture per il mio tempo libero, tendo a cercare storie che mi permettano di staccare un po’ dalla vita di tutti i giorni. Perciò quando ho letto la trama di Carve the Mark – I predestinati, l’ultimo romanzo di Veronica Roth, ho subito pensato che questa storia avrebbe potuto fare al caso mio, pur non essendo io un’amante del fantasy.

Non ho letto il romanzo e quindi non posso dire nulla sulla sua qualità, ma da quel che ho letto su internet direi che è un romanzo di fantascienza, non un fantasy. La Cuccaroni dice di non essere un’amante del fantasy, e questa sua scarsa frequentazione del genere si vede. E, proprio per questo, quello che scrive è ancora più importante. Io non la conosco, non ho idea di cosa legga abitualmente e di come si proponga al suo pubblico – potrei provare a fare qualche ricerca ma la mia cronica mancanza di tempo mi ha fatto decidere di non farlo – perché quello che mi interessa è altro. Ha diciassette anni, un’età ancora di formazione, si dichiara una forte lettrice ma non legge abitualmente narrativa fantastica, quindi non è di parte come chiaramente lo sono io. E quel che ha letto le è piaciuto. Non solo, reputa che quel libro abbia molte cose da dire a lei e ai suoi coetanei.

Oltre all’idea in sé, mi è piaciuto tanto il fatto che attraverso questo mondo lontanissimo dal nostro, l’autrice sia riuscita a raccontare anche qualcosa di profondamente vicino a noi ragazzi, cioè quello che avviene dentro di noi in un preciso momento della nostra vita, l’adolescenza. Solo che, mentre nel romanzo il «dono» si manifesta chiaramente ai protagonisti, nella vita reale il nostro dono, se così possiamo chiamarlo, non si presenta in modo altrettanto chiaro. Magari iniziamo solo a intravvederlo e da lì in poi cominciamo a domandarci chi siamo veramente e quale sia a grandi linee la nostra strada. Questo è esattamente ciò che sto vivendo io in questo momento. Sto cercando di capire quale tra le tante cose che faccio ogni giorno sia il mio «dono».

 

I suoi dubbi di adolescente si rispecchiano in quelli di due personaggi della narrativa, di modo che lei riesce a riflettere meglio su sé stessa.

 

La storia di Cyra e Akos, poi, mi ha fatto riflettere anche su che cosa vuol dire essere condannati a una condizione che non può essere cambiata, e di conseguenza mi ha fatto apprezzare ancora di più la libertà che abbiamo oggi noi ragazzi di diventare ciò che vogliamo e di costruirci il futuro che più ci piace.

[…]

Tutte le volte che [Akos e Cyra] si sono trovati davanti a una scelta o a una difficoltà ho avvertito le loro stesse emozioni, di cui peraltro il romanzo è ricchissimo. Rabbia, felicità, paura, incertezza: questo libro è stato un viaggio alla scoperta di tantissimi stati d’animo differenti.

[…]

Leggendo Carve the Mark ho scoperto che il fantasy non mi dispiace poi così tanto. Proprio io, che normalmente amo le storie che hanno luogo nel mondo reale perché le sento più vicine, mi sono lasciata conquistare da un mondo totalmente inventato, ma che non ho mai sentito lontano da me. Nel romanzo, infatti, ho trovato valori a cui tengo molto come l’amicizia, il coraggio, la determinazione nel lottare per ciò che si vuole, e anche qualche insegnamento.

 

Insomma, se si prende in mano il romanzo senza pregiudizi si può scoprire che ha tanto da dare. Questo è stato vero per Carve the Mark di Veronica Roth con Lea Cuccaroni, ma è vero per tutta la migliore narrativa, indipendentemente dal genere a cui appartiene, quando trova un lettore che riesce a entrare in sintonia con lei. Giusto un paio di sere fa parlavo con Daniele dei pregiudizi che hanno tante persone, anche istruite, contro il genere fantasy, pur senza conoscerlo. A quanto pare a questi sapientoni servirebbe qualche lezione da parte di una diciassettenne influencer, che ha dimostrato di avere la mente molto più aperta della loro.

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