Massimo Nicora: C’era una volta… prima di Mazinga e Goldrake

Sono cresciuta con i cartoni animati giapponesi. Sì, a suo tempo ho guardato anche Barbapapà, che è un cartone animato francese (i Puffi mai, però), ma dei cartoni Disney mi è sempre importato ben poco. Le mie serie del cuore rimangono Lady Oscar, Capitan Harlock e Conan il ragazzo del futuro. Una serie storica in cui una donna impugna la spada e combatte in mezzo agli uomini e due serie fantascientifiche (va notato però che anche in Capitan Harlock ci sono duelli con le spade). Cito tre serie, ma non è che non me ne piacessero altre. Star Blazers, per esempio, o Jeeg robot d’acciaio, o Daitarn 3, o Hurricane Polimar, o anche serie ambientate nel mondo contemporaneo come Jenny la tennista, Mila e Shiro due cuori nella pallavolo, Lupin III, Prendi il mondo e vai, o Una spada per King Arthur (a cui però non posso perdonare l’inserimento di una guerriera donna, che ovviamente all’epoca mi piaceva, per evitare l’imbarazzante triangolo amoroso fra Lancillotto, Artù e Ginevra)… Potrei andare avanti chissà quanto, comprendendo ovviamente anche i robot per eccellenza dell’epoca, Goldrake e Mazinga. Non per nulla anni fa, prima di aprire il blog, avevo letto il libro di Marco Pellitteri Mazinga nostalgia, lettura che consiglio caldamente a tutti gli appassionati di queste storie. In tempi più recenti, quindi, non potevo non essere affascinata dai due libri scritti da Massimo Nicora, C’era una volta… prima di Mazinga e Goldrake e C’era una volta Goldrake.

L’avete guardata la copertina del primo dei due libri? Al centro c’è Astroboy, cartone – anzi anime – che devo aver guardato perché il disegno, e anche la descrizione della storia, mi appaiono vagamente familiari. Nella fascia sotto ci sono tre personaggi che non mi dicono nulla (anche se nel libro sono debitamente descritti), in quella in alto non ho idea di come si chiami il primo robot a sinistra, anche se ho appena letto il suo nome nel libro. Accanto c’è Doraemon, e se io avevo dimenticato il suo essere un gatto-robot ricordavo benissimo la sua da cui è in grado di estrarre i più incredibili ciuski. Doraemon è uno dei cartoni animati attualmente seguiti dalle mie bimbe. A destra Tekkaman, Tekkaman! Non sono mai stata sicura di aver visto la fine di quest’anime, e Nicora mi ha spiegato il perché: la fine in realtà non esiste. A causa dello scarso successo, all’anime è stata data una conclusione prematura piuttosto brusca, da qui il mio disorientamento dell’epoca che è durato fino a ora. L’ultimo tizio, posto sotto a Tekkaman e accanto ad Astroboy è Kyashan. Kyashan! Lo ricordate? Io sì, era uno dei miei preferiti, con quella sua vena di malinconia che lo rendeva unico.

Kyashan si contraddistingue per i toni drammatici, le ombre scure, i problemi irrisolti, il dolore e la sofferenza del protagonista, un personaggio non certo bidimensionale, ma ricco di sfaccettature che ne fanno un unicum nella storia dell’animazione giapponese.

Così lo presenta Nicora. Il cuore umano in conflitto con sé stesso, potrebbe dire qualcun altro. Io potevo non leggere un libro con Kyashan in copertina?

Immagino che conosciate già la risposta, vero?

Il saggio di Nicora inizia da molto lontano, dai primi contatti fra europei e giapponesi, dalla realizzazione dei primi meccanismi meccanici e dalla nascita dei fumetti. Francamente io mi perdo con i nomi giapponesi, sono quasi peggio dei nomi russi (ho avuto una pessima esperienza con Dostoevskij a vent’anni), perciò sono sicura di essermi persa dei pezzi, però la conoscenza di Nicora di quel mondo è evidente. Nel suo libro non si limita a citare le serie di successo e a raccontarne la trama ma  spiega perché, in quale contesto, per rispondere a quali necessità, siano nate determinate opere. Parla delle difficoltà tecniche, degli influssi culturali, insomma arriva a spiegare davvero quel mondo in cui si sarebbe formato Nagai. Un buon libro insomma, anche se la conclusione appare un po’ tronca, come se l’autore si fosse fermato perché era arrivato il momento di lasciar spazio a C’era una volta Goldrake.

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8 risposte a Massimo Nicora: C’era una volta… prima di Mazinga e Goldrake

  1. Raffaello ha detto:

    Dragon Ball. Se non c’è Goku in copertina io non lo leggo! 😉 no scherzo, andrebbe bene uno qualsiasi dei Cavalieri dello Zodiaco e comprerei il libro! 😀

    • Mai guardati né l’uno né l’altro. Ne ho visti tanti di anime, ma non proprio tutti.
      Per ovvie ragioni entrambi non possono essere presenti in questo libro, ma magari l’autore ne scriverà altri. E se non hai letto Mazinga nostalgia ti consiglio di farlo.

      • Raffaello ha detto:

        In realtà, a parte gli scherzi, io non sono proprio un lettore di saggistica. Amo leggere qualsiasi genere, purché si tratti di romanzo. Se mi si mette in mano un saggio, anche di un argomento che adoro, di solito comincio a sbadigliare.

        • E allora come fai a sopportare i miei approfondimenti? Significa che mi leggi solo quando scrivo cavolate? 😉
          Io in questo momento sono in piena fase saggistica, ma ho sempre letto saggi. Probabilmente è dovuto al fatto che scrivo tanto: sento il bisogno di ascoltare voci che non sono la mia. Ho bisogno di documentarmi, ma anche di vedere le cose con gli occhi di un altro, altrimenti potrei finire per autoconvincermi del mio sapere assoluto e mettermi a pontificare su qualsiasi argomento.
          Ultimamente ho pure iniziato a leggere saggi in lingua, cosa che prima mi faceva un po’ paura. È difficile, ma se l’argomento è interessante e il saggista è chiaro vale la pena di fare lo sforzo.

  2. Massimo Nicora ha detto:

    Grazie per la bella recensione 🙂
    In effetti è come dici tu. Qesto libra termina dove comincia quello dedicato a Goldrake (e Mazinga). Ti dirò di più: in origine questi due libri facevano parte di un progetto unitario insieme anche a dei capitoli dedicati ai Tokusatsu ma poi per esigenze editoriali il progetto è stato spezzato in tre. Fare un libro di oltre 1000 pagine, infatti, era editorialmente un po’ esagerato: Così sono nati il volume dedicato ai robot prima di Mazinga e Goldrake e quello appena uscito su Goldrake. L’anno prossimo mi piacerebbe pubbicare quello sui Tokusatsu per completare la trilogia 🙂

    • Prego. Non conoscevo il termine Tokusatsu, so ben poco della cultura giapponese e il mio apprezzamento si è limitato per lo più al guardare non so quanti anime e a tifare per alcuni pattinatori giapponesi. In alcuni punti ho fatto fatica proprio a causa della mia estraneità alla cultura, ma in generale il tuo modo di scrivere è scorrevole e una volta che ho rinunciato a leggere la maggior parte dei nomi e mi sono limitata a pensare nella mia mente “tizio”, “caio” e così via (con i dubbi su dive tu stessi parlando di tizio e dove di caio, ma pazienza, sono sopravvissuta lo stesso) sono andata avanti bene. Il quadro generale è interessante, soprattutto mi è piaciuto il tuo approccio perché non ti sei limitato a parlare dei robot ma ha approfondito la cultura in cui vivevano gli ideatori di questi robot. Probabilmente prima o poi – non subito, la mia lista di libri da leggere è pressoché infinita – leggerò anche il libro su Mazinga e Goldrake, mentre ignorerò il terzo, se mai lo scriverai, perché gli anime di cui ti vuoi occupare non fanno parte del mio immaginario.
      Ultima nota: mi hai fatto voglia di riguardare Kyashan…

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