Edward James e Farah Mendlesohn: The Cambridge Companion to Fantasy Literature

Their concern remains the telling of a story about humans in crisis, solving problems, as often as not with an entire universe hanging in the balance. However decked out in fantastic garb, they nevertheless use the methods of ‘realism’. They might present and establish an alternate reality, but they don’t violate the rules by which that new reality runs once it’s established. In fact, the new reality has quite familiar facets. The fantasy is not absurdist. The stories remain, ultimately, stories of the human heart.

Cos’è che dice regolarmente George R.R. Martin? Che lui narra del cuore umano in conflitto con sé stesso. Il resto è solo l’atmosfera, il “vestito” della storia, ma la sua anima è costituita dalle umane emozioni. La frase non è sua, George l’ha ripresa dal discorso di accettazione del premio Nobel fatta da William Faulkner, ma indica la consapevolezza dello scrittore del suo ruolo. Per quanto il suo mondo possa essere strano, se lui riesce a narrare del cuore umano senza farci perdere la sensazione di leggere di eventi reali, ha raggiunto il suo scopo, per quanto il mondo da lui narrato possa essere strano. Del resto, come scriveva in Sulle fiabe tal J.R.R. Tolkien,

il compositore della storia si dimostra un «sub-creatore» riuscito. Egli costruisce un Mondo Secondario in cui la nostra mente può introdursi. In esso, ciò che egli riferisce è «vero»: in quanto in accordo con le leggi di quel mondo.

(Il medioevo e il fantastico, pag. 197)

Poco più avanti, alle pagine 207-208, Tolkien parla delle possibilità della lingua e della fantasia, ipotizza la narrazione di un sole verde e spiega quale possa essere la forza della Credenza Secondaria. Se non avete ancora letto Sulle fiabe (il testo è compreso anche nel volume Albero e foglia) fatelo, è un saggio straordinario. La citazione che ho inserito qui sopra, invece, proviene dal testo di Gregory Frost Reading the Slipstream contenuto nel saggio The Cambridge Companion to Fantasy Literature curato da Edward James e Farah Mendlesohn.

Il volume è una raccolta di saggi, e come sempre accade con opere di questo tipo alcuni sono più interessanti, altri meno. In qualche caso mi sono trovata in difficoltà con termini non proprio di uso comune, spesso venivano citate opere che non sono mai state tradotte e di cui io non sapevo nulla, altre volte ho dovuto fare mente locale per identificare l’opera in questione (com’è che dall’originale The Hounds of the Morrigan si è arrivati all’italiano La pietra del vecchio pescatore? E questo è solo uno dei possibili esempi). Complessivamente però la lettura mi è piaciuta, un po’ di riflessione sul perché quel che leggiamo per divertimento finisce con il parlarci di cose importanti non fa mai male. Peccato solo che la riflessione saggistica in italiano sia troppo poca, mi sa che mi toccherà rimediare…

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