Anthony Ryan: La regina di fuoco

Non è un bel segno, anche se non è il mio record. Il record l’ho stabilito tanti anni fa, con Giovanni Verga, quando arrivavo alla fine di una novella di quattro pagine (non sto scherzando) e non avevo idea di come fosse iniziata. Ero talmente annoiata da distrarmi in quattro pagine! Leggevo e le parole si fermavano ai miei occhi, senza raggiungere il cervello. Stavolta è andata meglio, ma insomma…

Ho finito di leggere La regina di fuoco di Anthony Ryan il 22 aprile, e anche se dopo ho letto Com’è trascorsa la notte di Filippo Tuena, riletto Sogno di una notte di mezz’estate di William Shakespeare, finito La casa di Ade di Rick Riordan, proseguito la rilettura di Il sentiero dei pugnali di Robert Jordan e di La pietra del vecchio pescatore di Pat O’Shea, e iniziato I segreti di Twin Peaks di Mark Frost (sono quasi a metà) e Nove principi in Ambra di Roger Zelazny (ho superato da poco la metà), di giorni non ne sono passati tanti. Eppure non ricordo la fine di La regina di fuoco. Brutto segno.

O si tratta di un caso di Alzheimer precoce e improvviso, o c’è qualcosa che non va con quel libro. Per la verità ricordo un bel po’ di cose, la morte di diversi personaggi, il percorso compiuto dai protagonisti, la conclusione del conflitto con l’Alleato, eppure troppe cose mi sfuggono. Non ricordo cosa diavolo hanno deciso di fare i sopravvissuti dopo la fine della guerra. Non è che, al termine della battaglia finale, sia finito anche il libro. Ci sono state diverse altre pagine che hanno sistemato ciò che ancora aveva bisogno di essere sistemato, solo che io non so come lo hanno fatto. Potrei rileggerle, ma anche no. E infatti non le rileggerò. Se non ricordo cos’è accaduto dopo così pochi libri (e giorni) significa che non mi interessava abbastanza.

In parte, ne ho parlato qualche giorno fa, deriva dal fatto di aver letto il libro in versione ebook. Non potevo andare avanti e indietro, sfogliare il libro come piace a me, consultare l’indice dei nomi, e quindi ho finito con il perdermi. In parte però credo sia colpa dell’autore se mi sono persa. Robert Jordan è prolisso? Suppongo che siano molte le persone che risponderebbero sì a questa domanda. Io però non ho mai trovato scene inutili. Scene che non mi piacevano, che mi disturbavano, sì, ma non fini a loro stesse. George R.R. Martin è prolisso? Prima di rispondere pensate ai banchetti, alle descrizioni araldiche e agli alberi genealogici. Per me la risposta continua a essere no. Magari una parola qua e là l’avrei tagliata, ma intere scene? No.

Sto parlando di una saga in 14 (+1) volumi e di una che attualmente è in 5 (+1) volumi e che secondo le intenzioni dell’autore dovrebbe arrivare a 7 (ma io non gli credo). Loro calano il lettore nella scena. Quando si prendono tempo nelle descrizioni, fanno conoscere i personaggi e le situazioni. Ryan – come, giusto per fare un paio di nomi, Jim Butcher e Brian Staveley – è frenetico. Vuole essere incalzante, togliere il respiro al lettore, e ci riesce perfettamente. Mi toglie il respiro, ma al punto da asfissiarmi e da farmi arrancare. Infatti ho arrancato per tutto il terzo romanzo, al punto che avrei potuto non finirlo. Bello, e vuoto. Se fosse stato più lungo, se mi avesse consentito di conoscere meglio i personaggi invece di farmi correre tutto il tempo come se fossi inseguita da animali feroci, probabilmente l’avrei apprezzato di più.

E probabilmente parte del problema è dovuto anche alla storia. Il canto del sangue è una storia di crescita. Il Signore della Torre allarga lo sguardo a un più alto numero di personaggi e pone i protagonisti sotto un attacco quasi impossibile da fronteggiare. Qui, dopo la vittoria ottenuta nel volume precedente, sono i protagonisti ad attaccare per sgominare una volta per tutte il male che li aveva attaccati e che, lasciato crescere indisturbato, li avrebbe certamente attaccati di nuovo in futuro. Capisco, all’interno della finzione narrativa, la necessità di eliminare una volta per tutte l’Alleato, ma avrei comunque preferito vedere una guerra difensiva piuttosto che una offensiva, pur con tutti i pericoli che quest’offensiva comportava. Non è stata una passeggiata, tutt’altro, eppure non sentivo quella spinta data dal sapere di non avere altre possibilità.

In più, ancora una volta come in chissà quante altre storie che ho letto ultimamente, c’è abbondante uso di una magia che priva i personaggi della loro volontà a li costringe a comportarsi come vuole il loro padrone. In Jordan la Coercizione mi dava i brividi, qui continuo a non gradirla (non viene mai chiamata Coercizione, ma alla fin fine è questo che è) ma mi ha stancata. Probabilmente è usata su una scala troppo vasta, come se per aumentare il pericolo la soluzione sia aumentare le proporzioni di tutto. È vero che se si vuole creare un esercito di schiavi super obbedienti le persone da lobotomizzare devono essere tante, perché un esercito composto da una manciata di persone non dura a lungo e non fa paura a nessuno, ma espandere così la magia mi satura. Semplicemente è troppo.

Probabilmente chi si è divertito con i primi due romanzi di Ryan si divertirà anche con questo, io semplicemente sto iniziando a chiedermi se, salvo qualche eccezione, siano finiti gli autori fantasy capaci di farmi volare con la fantasia.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in impressioni di lettura e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

4 risposte a Anthony Ryan: La regina di fuoco

  1. Raffaello ha detto:

    Beh tutto sommato mi fa piacere che alla fine si sia rivelato una mezza delusione, visto che avevo deciso di non leggerlo.
    Hai ragione, questi nuovi autori sembrano usare come unica arma il ritmo per tenere il lettore incollato alle pagine. Non so, forse è n il nuovo format richiesto dal mercato. Io ho sempre trovato appassionanti ed emozionanti libri e autori (al di là della quantità delle pagine) per il mondo che hanno creato, per le civiltà, per le descrizioni, per le emozioni che provavo per i protagonisti del libro. Non ho mai sofferto anche se un libro dipanava la sua storia con calma. È anche vero, però che se vai su Goodreads a leggere le recensioni, gran parte dei lettori sembra non avere più pazienza…se non c’è ritmo dice subito che la storia non lo prendeva, che era noioso. Probabilmente gli autori seguono quel che è richiesto dal mercato, libri forsennati come tutti questi film di supereroi. Magari siamo noi che siamo “out of time”, noi che ci emozionavamo a leggere le canzoni degli elfi o la storia di Tom Bombadil. Ormai, a quanto pare, conta altro.

    • Probabilmente questa è la conseguenza della varie scuole di scrittura creativa, che insegnano a far iniziare la storia “In media res” per conquistare subito il lettore e a spiegare poi. Secondo queste regole Il signore degli anelli non sarebbe potuto esistere: come si può iniziare un romanzo con la festa di compleanno di un ultracentenario? E infarcire il libro di canzoni poi…
      Peccato che a volte questi autori abbiano anche delle buone idee, ma applicando tutte le varie regole di scrittura creativa finiscano con il perdere la loro personalità e con il sembrare tutti uguali.
      In effetti anche altri due scrittori che adoro, Guy Gavriel Kay e Filippo Tuena, si prendono il loro tempo per far entrare il lettore nella storia.
      La fretta, che spesso sfocia in frenesia, mi sembra qualcosa che in questi anni sta aumentando in modo esponenziale, non solo nei libri ma anche nella vita. Io preferisco rallentare un po’. Per il momento mi sa che mi dedicherò alla rilettura di classici che non conosco o alla rilettura di opere che mi sono piaciute in passato.

  2. francesco ha detto:

    Martina, spero che riuscirai a trovare il tempo per leggere Django Wexler, lo ritengo capace di “farti volare con la fantasia”. Anche Pierce Brown merita l’acquisto ed il tempo per leggerlo, forse sono stato troppo precipitoso nel descriverlo come fantascienza/distopico, occorrerebbe vedere i siti di esperti come lo inquadrano (o provano ad inquadrare).

    • Al di là del tuo commento avevo letto la recensione di FantasyMagazine: http://www.fantasymagazine.it/26748/golden-son-il-segreto-di-darrow
      No, grazie, per quanto a Maria Cristina la saga di Pierce Brown stia piacendo molto da quel che scrive lei sono ragionevolmente convinta che non piacerebbe a me. Nota che anche lei parla di distopico e dice pure che manca il tempo per riprendere fiato per via del ritmo travolgente della narrazione. Posso farne a meno. Magari mi sto perdendo un capolavoro, ma con tutti i libri che esistono preferisco dedicare il mio tempo ad altro.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...