Andrzej Sapkowski: La stagione delle tempeste

Per La stagione delle tempeste Andrzej Sapkowski è tornato indietro nel tempo, a un periodo antecedente alla guerra voluta da Nilfgaard che ha totalmente sconvolto le vite di Geralt, Yennefer, Ciri e di tutti gli abitanti del suo mondo.

I primi due volumi, Il guardiano degli innocenti e La spada del destino, mi sono piaciuti molto. Si tratta di antologie di racconti, al loro interno abbiamo scoperto le incredibili capacità di Geralt e ci siamo confrontati con sorprendenti rivisitazioni di miti, fiabe e leggende e con problemi morali decisamente attuali. Con Il sangue degli elfi Sapkowski è passato ai romanzi e ad atmosfere più cupe. C’è la guerra, con la sua forza devastante, e ci sono intrighi politici in cui mi sono persa così tante volte da aver rinunciato a capirli. Mi piace il modo di scrivere di Sapkowski, mi piacciono i suoi cambi di personaggi, i suoi salti avanti e indietro nel tempo e il suo modo di far vedere certi avvenimenti da angolazioni insolite, ma alcune cose non hanno mai voluto saperne di rimanermi in mente. Quasi tutte le maghe e quasi tutti i sovrani si sono fusi in un tutt’uno indistinto, e questo non mi ha aiutata nella lettura.

La stagione delle tempeste è più semplice, visto che Nilfgaard non ha ancora invaso Cintra i problemi di Geralt sono problemi da strigo: mostri, maghi a volte più mostruosi dei mostri stessi, creature fantastiche talmente aliene da noi da rendere impossibili i rapporti fra le due specie, tutori dell’ordine più interessati ai fatti loro che al rispetto della legge, corruzione, ladri, un sovrano in pessimi rapporti con i suoi due eredi, vicende sessual/sentimentali complicate, calamità naturali. Ho dimenticato qualcosa? Non credo, ma anche così è troppo.

Dopo la cupezza degli ultimi romanzi ho faticato a rapportarmi al tono più leggero di quest’opera, mi sembravano quasi vicende poco importanti rispetto a quanto sarebbe avvenuto dopo. In realtà Geralt ha rischiato più volte di essere ammazzato, ma l’immersione totale che c’era all’inizio per me non c’è più. La mia impressione è che uno sword and sorcery, che è più o meno il genere delle prime storie di Geralt, possa andare avanti solo per un periodo limitato prima di diventare ripetitivo e così Sapkowski ha cambiato il tono delle sue storie introducendo la guerra, ma è un cambiamento da cui è difficile tornare indietro. In più la gran quantità di problemi diversi piovuti su Geralt in un breve arco di tempo mi è sembrata improbabile, come se l’autore avesse bisogno di aggiungere qualcosa per allungare la storia. Molti episodi non avevano nulla a che fare l’uno con l’altro, erano solo accostati senza essere legati. Libro carino, come sempre ben scritto, ma nulla di fondamentale. Quello che mi è davvero piaciuto è un breve brano (no spoiler) dell’epilogo, ambientato oltre un secolo dopo la storia principale:

«Lo strigo tornerà dall’aldilà!» La fanciulla non si rassegnava. «Tornerà per proteggere gli uomini quando il Male dilagherà di nuovo. Finché esisterà l’oscurità, ci sarà bisogno degli strighi. E l’oscurità esiste ancora!»

Geralt tacque a lungo, il viso girato da una parte. Infine, lo rivolse verso di lei. E sorrise. «L’oscurità esiste ancora. Nonostante il progresso in corso, destinato, come vogliono farci credere, a illuminare le tenebre, a eliminare le minacce e a scacciare le paure. Finora, il progresso non ha riportato grandi successi al riguardo. Finora, il progresso ha solo cercato di convincerci che l’oscurità non è altro che un pregiudizio che offusca la luce, che non c’è nulla da temere. Ma non è vero. C’è qualcosa da temere. Perché l’oscurità esisterà sempre, sempre. E nell’oscurità dilagherà sempre il Male, l’oscurità racchiuderà sempre zanne e artigli, morte e sangue. E ci sarà sempre bisogno degli strighi. Che possano accorrere sempre dove c’è bisogno di loro. Là da dove giunge un’invocazione di aiuto. Là da dove vengono chiamati. Che possano accorrere, invocati, con la spada in pugno. La spada il cui scintillio trapasserà l’oscurità, la cui luce disperderà le tenebre. Una bella favola, non è vero? E a lieto fine, come tutte le favole che si rispettino.»

[…]

«Qui ci separiamo», la interruppe con dolcezza. «Davanti a te c’è la strada della tua predestinazione. Davanti a me c’è tutt’altro sentiero. Il racconto continua, la storia non finisce mai.»

Un’intervista a Sapkowski di un anno e mezzo fa: http://www.fantasymagazine.it/24292/domande-e-risposte-con-andrzej-sapkowski.

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3 risposte a Andrzej Sapkowski: La stagione delle tempeste

  1. Gianluca ha detto:

    Ciao Martina, anch’io ho amato molto i primi due volumi (le antologie di racconti) di The witcher. Per quanto riguarda gli altri romanzi effettivamente ho avuto un po’ di difficoltà all’inizio e mi sono un po’ perso con la descrizione degli intrighi politici, ma nel complesso ci sono personaggi notevoli e la storia è veramente intrigante.
    Che dire poi dei videogames di The witcher? Non ho moltissimo tempo per giocare, eppure riconosco l’abilità dei creatori dei videogames di aver saputo portare in vita delle storie, senza snaturarle completamente, a differenza di quanto sostiene l’autore dei libri. Sapkowski, infatti, si è lasciato andare a dichiarazioni poco felici ultimamente riguardo La CD Project Red, creatrice di videogiochi (probabilmente perchè non immaginava il successo dei videogame e ha venduto i diritti delle opere in blocco, rinunciando alle ingenti percentuali sui profitti?) e questo non gli rende molto onore…
    Intanto prosegue la mia lettura de La Ruota del Tempo…. 🙂

    • Sono arrivata in fondo alla lettura, il che significa che anche se con i romanzi mi sono divertita meno che con i racconti ho comunque apprezzato la lettura. Ci sono personaggi notevoli, episodi molto belli, riflessioni importanti, un modo di passare da un personaggio all’altro che mi affascina… mi sono persa negli intrighi più grandi e non ho apprezzato la cupezza degli ultimi volumi, ma complessivamente il giudizio sulla saga è positivo, anche se non tanto quanto avevo creduto all’inizio.
      Dei videogames non dico nulla perché non li conosco. Non sono mai stata un’appassionata di videogiochi, da bambina/ragazzina con qualcuno ho giocato, poi mi sono resa conto che non mi trasmettevano nulla, che anche il divertimento era scarso, e ho iniziato a ignorarli totalmente.
      Non so nulla nemmeno della questione dei diritti o delle dichiarazioni di Sapkowski, purtroppo il tempo per ciò che vorrei fare non basta mai e spesso se un autore non mi interessa davvero tendo a ignorare ciò che dice o che fa, al di là della scrittura di nuovi libri.
      Buona Ruota del Tempo!

  2. Gianluca ha detto:

    Molto bella la mappa che hai postato nell’articolo!
    Grazie, sto completando I fuochi del cielo!

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