Il Signore del Caos di Robert Jordan. Dal capitolo 1 al capitolo 6

Il signore del caos neSto seriamente pensando di interrompere… no, non la rilettura, solo i commenti sulla rilettura di La Ruota del Tempo. Mi prendono troppo tempo, e in questo momento sono anche molto sfasati rispetto a quello che sto effettivamente leggendo. Devo andare avanti a parlare della saga di Robert Jordan? Intanto vi avviso che qui sotto ci sono spoiler su tutta la saga (sì, Michela, è meglio se ti fermi e sì, sto parlando proprio con te. A volte scrivo qualcosa di specifico per un singolo lettore, anche se chi come te mi legge da poco magari non se n’era ancora accorto).

1: Il leone sulla collina

Rand si esercita con la spada.

Il Leone sulla Collina mutò ne L’Arco della Luna, quindi ne La Torre del Mattino. Senza pensare.

E poi ancora

Il Cinghiale Carica dalla Montagna si scontrò con Il Taglio della Seta, spezzò Il Fulmine a Tre Denti, e la fascina di pezzi di legno si schiantò contro il collo dell’uomo, che cadde emettendo un verso strangolato.

Rand si scagliò subito verso destra, rotolò e si trovò in ginocchio sul lastricato con la lama che compiva Il Fiume Taglia le Rive.

Se Bashere ha torto nel dire che per Rand la spada è inutile ha ragione nel modo in cui si rapporta con Rand, parlandogli schiettamente, trattandolo da uomo, senza paura nonostante il rischio di follia, criticando là dove ritiene di dover criticare, interpretando nel modo migliore il suo comportamento e le sue necessità e sostenendolo sempre, ma solo se e quando serve. Amo Bashere. Va bene, la lista dei personaggi che amo è decisamente lunga. Chi non amo è l’ultimo arrivato, Mazrim Taim.

2: Un nuovo arrivo

Taim ha devastato la Saldaea, e Bashere è pronto a rispettare l’amnistia di Rand perché lo ha detto Rand. Notevole, davvero notevole. Oh, Bashere! Va bene, lasciamo stare…

Per parecchio tempo su internet è circolata la teoria che Taim potesse essere Demandred sotto mentite spoglie, ora sappiamo che non è vero ma Taim è comunque dalla parte del Tenebroso. Già qui? Io non credo, secondo me fino all’incontro con Dashiva era solo un tizio dannatamente arrogante che si è ritrovato la capacità d’incanalare e che in qualche modo è riuscito a tenere a bada la follia. Lews Therin lo vuole morto, ma per il momento è presto: Taim serve per guidare la Torre Nera e per insegnare a un bel po’ di Asha’man in gamba. Certo, insegna anche ai seguaci del Tenebroso e converte all’Ombra un bel po’ di persone, Rand avrebbe dovuto limitarsi ad ammazzare Taim nel prossimo libro, subito dopo l’attentato. Comunque Lews Therin vuole morti tutti, quindi non è indicativo.

Lews Therin ci fa conoscere simpatici aneddoti sui Reietti, poi Taim tira fuori un Sigillo, e se va bene che Rand è ta’veren e quindi le cose finiscono comunque per arrivare sempre nelle sue mani, perché dovevamo avere proprio Taim come intermediario? Rand vorrebbe rompere il Sigillo, ma è decisamente troppo presto. Chi lo ferma? Bashere, che non si scompone neppure davanti a questa dimostrazione di follia e ci parla di un generale di nome Muad Cheade.

«Ti seguo perché sei quello che sei» rispose Bashere con calma. «Il mondo deve seguirti, o quelli che sopravvivranno preferiranno essere morti.»

Amo Bashere! L’ho già detto? Sì, l’ho già detto.

3: Gli occhi di una donna

Rand ha iniziato a riunire uomini che potrebbero incanalare. Non me l’aspettavo, spetta all’eroe agire e le cose più difficili le deve fare da solo, o no? Qui invece è in cerca di aiutanti. Non avevo ancora capito, all’epoca della pubblicazione di Il Signore del Caos, quanto questa storia fosse corale.

Noto la menzione del gholam, bisogna sempre mettere la pistola di Cechov in bella vista se poi la si vuole usare, e saluto il primo apparire di Eben Hopwil, Fedwin Morr (povero Morr, mi è spiaciuto davvero tanto per lui. Va bene, pure Eben fa una brutta fine, ma visto che avviene in un momento di caos enorme, in cui il pericolo era tangibile, sono stata colpita con una forza minore), Damer Flinn e Jur Grady.

«Li sconfiggerò, Taim. Fino all’ultimo. Credono di poter distruggere tutto. Sempre distruggere, mai costruire! Io invece costruirò, mi lascerò qualcosa alle spalle. Qualunque cosa accada, lo farò! Sconfiggerò il Tenebroso. Pulirò saidin, in modo che gli uomini non debbano mai più temere di impazzire e il mondo non dovrà aver paura di loro. Io…»

Mosse nervoso la lancia dai tasselli verdi e bianchi. Era impossibile. Il caldo e la polvere si facevano beffe di lui. Alcune di quelle cose dovevano essere fatte, ma realizzarle tutte era impossibile. Il meglio che uno qualsiasi di loro potesse aspettarsi era vincere e morire prima di impazzire e lui non riusciva a vedere nemmeno come ottenere almeno quello.

Mai accettato che Rand dovesse vincere e morire prima di impazzire. Non ho neppure mai accettato che dovesse impazzire, anche se non mi aspettavo la pulizia di saidin. Non potevo accettare meno di una vittoria totale, anche se a caro prezzo, e il prezzo è stato davvero alto. Oh… no, niente lista dei nomi per ora. Però, per quanto possa sembrare impossibile, Rand costruisce, sconfigge il Tenebroso e pulisce saidin. Già che c’era poteva pure proporsi un’altra cosa impossibile, donare politici onesti all’Italia, tanto lui in cose impossibili è specializzato. O le sue doti funzionano solo in Randland? Peccato, davvero peccato.

4: Senso dell’umorismo

Gli Aiel hanno senso dell’umorismo? Secondo loro sì, ma io non l’ho mai capito. Rand fa un salto vicino a Tear e incontra un bel po’ di gente i cui nomi non rimarranno mai impressi nella mia memoria. Tranne quello di Weiramon, che quanto meno dall’epoca della spedizione contro i Seanchan ho correttamente identificato come un Amico delle Tenebre e non come un fesso.

5: Una danza diversa

Mat. Per quanto avrei fatto volentieri a meno di tutta la vicenda con Betse almeno una frase fa centro.

«Adesso so troppo, ma allora era troppo poco. Puoi comunque dire che fui impiccato per conoscenza.»

Ora sa troppo, con tutte quelle voci di uomini morti nella testa, allora era troppo poco, ed è entrato nel ter’angreal, comunque chi viene impiccato per la conoscenza è Odino. Un tale che ha fatto amicizia con due corvi, pensiero e memoria. Fra tutti i riferimenti che ha fatto Jordan alla nostra storia e alla nostra mitologia questo è probabilmente quello che mi piace di più.

Mat prende sempre più confidenza nel suo ruolo di comandante e intanto aggiunge Olver al suo gruppo. Olver, non Gaidal Cain, per quanto possiamo chiederci che fine abbia fatto.

«Nessun uomo dovrebbe avere la voce di un altro nella testa»

Bellissimo! Rand sta parlando di sé e Lews Therin e Mat si convince che parli di lui. Se c’è anche solo la minima possibilità di fraintendersi i personaggi di Jordan fraintendono, e se non c’è la possibilità se la inventano, e nonostante tutto restano sempre fedeli l’uno all’altro.

6: Fili intessuti d’Ombra

Capitolo in cui conosciamo un po’ meglio i Reietti, ed entrare nella loro testa non è stato affatto come entrare nella testa di Jaime Lannister in A Storm of Swords, si chiarisce meglio cose è successo con i Trolloc nella Pietra di Tear in L’ascesa dell’Ombra, scopriamo che il Bastone dei giuramenti in origine era uno strumento per punire i criminali e notiamo che Cabriana Mecandes fa una brutta fine. Ah, viene anche citata Shara. Jordan iniziava a presentare ciò che gli interessava con un certo anticipo.

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4 risposte a Il Signore del Caos di Robert Jordan. Dal capitolo 1 al capitolo 6

  1. Raffaello ha detto:

    Certo che devi continuare 😀 ok io sono di parte e probabilmente è superfluo, ma comunque ci tengo a sottolineare che trovo molto interessante la tua rilettura del ciclo di Jordan.

  2. Nico ha detto:

    Ciao! Sono uno dei silenti lettori di questo blog che ho scoperto, qualche mese fa, proprio grazie ad uno di questi articoli sulla Ruota del Tempo. Inutile dirti che secondo me non dovresti fermarti qui.
    Apprezzo molto il tuo lavoro, sia per le considerazioni interessanti e divertenti su personaggi ed eventi, sia per la cura con cui lo fai. Immagino sia dispendioso in termini di tempo ma sarebbe un peccato fermarsi qui.
    E poi si può mollare quando all’orizzonte sono in vista i Pozzi di Dumai? 😉

  3. Alessio.castellini ha detto:

    Io voto per la tua rilettura di Martin, Jordan l’ho abbandonato dopo il primo libro, mi annoiava (so che dopo questa mi bannerai…)

  4. Non ho mai bannato nessuno perché ha gusti diversi dai miei, fino a quando si parla con civiltà ciascuno può apprezzare – o non apprezzare – l’autore che vuole.
    Le riletture di Martin e Jordan sono due cose molto diverse. Ho iniziato a rileggere Martin diversi anni fa, all’inizio leggevo e commentavo, poi mi sono resa conto che con i commenti andavo molto a rilento e ho proseguito la lettura, finendo la saga per l’ennesima volta, già da anni. Il ritmo l’ho stabilito io. Ora quando ho tempo e voglia riprendo il libro, al momento Tempesta di spade, e vado avanti commentando un capitolo. Uno solo, quindi ho il tempo per approfondire, se è un capitolo che si presta ad approfondimenti.
    Per Jordan faccio parte di un gruppo di lettura, e i tempi di lettura sono scanditi dal gruppo, non da me. Abbiamo un certo numero di capitoli da leggere ogni settimana, e commentare una decina di capitoli, quando non sono di più, richiede un testo più lungo rispetto al commentare un capitolo solo. Potrei scrivere articoli dedicati solo a due-tre capitoli per volta, in modo da evitare che diventino troppo lunghi da scrivere, ma questo significherebbe monopolizzare il blog con Jordan ed è una cosa che non voglio fare. Ci sono autori di cui parlo più spesso, ma nessuno ha tutto lo spazio disponibile. e se possibile cerco di non dedicare più di un articolo a settimana su un singolo autore, anche se la rilettura di Jordan mi ha portato a infrangere spesso quest’abitudine. Oppure potrei sfasare i commenti rispetto alla rilettura effettiva, ma visto che sto rileggendo in compagnia mi piace l’idea di mantenere lo stesso passo (anche se sono davvero indietro, per la fine della settimana dovrei arrivare al capitolo 23).
    Per ora provo ad andare avanti, ma non escludo la possibilità di cambiare le mie abitudini nel caso in cui dovessi vedere che la cosa mi sta creando difficoltà eccessive.

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