Robert Jordan, The Eye of the World

The Wheel of Time turns, and Ages come and pass, leaving memories that become legend. Legend fades to myth, and even myth is long forgotten when the Age that gave it birth comes again. In one Age, called the Third Age by some, an Age yet to come, an Age long past, a wind rose in the Mountains of Mist. The wind was not the beginning. There are neither beginnings nor endings to the turning of the Wheel of Time. But it was a beginning.

Non avete mai letto La Ruota del Tempo di Robert Jordan? Male! Io come faccio a parlarne se non c’è nessuno che mi legge?

Va bene, sarò sincera. Ne parlerò – o meglio scriverò – comunque, per i semplici fatti che mi piace scrivere e che La Ruota del Tempo è una delle storie che mi piace di più.

Quella che trovate qui sopra è la prima frase del romanzo, quella con cui – prologo a parte – inizia ciascun romanzo della saga. Cambia la località da cui ha origine il vento, ma quella frase per i lettori di La Ruota del Tempo è speciale. Siamo lì, in Randland, e vogliamo sapere se il Drago sconfiggerà il Tenebroso, e se nel farlo distruggerà il mondo. Quando anche una vittoria può sfociare nella distruzione totale le cose non sono affatto semplici.

La Ruota del Tempo è una saga lunga, quattordici romanzi di lunghezza compresa fra le 700 e le 1200 pagine (più un prequel che di pagine ne conta solo 350). Sarà per questo che sul blog di Tor/Forge è stato pubblicato un estratto breve, solo 18 capitoli. Manca il prologo (sul blog, ma se scaricate il file epub c’è pure lui, Dragonmount), ma l’estratto va dal primo capitolo, An Empty Road, al diciottesimo, The Caemlyn Road. Sono ben 286 pagine in un libro di 791. Più che abbastanza per farsi un’idea di come scriveva Jordan, anche se su alcuni aspetti l’esperienza lo ha portato a migliorare. Non davvero abbastanza per capire come è strutturata la storia, perché se qui c’è la classica quest la saga arriverà a espandersi a tal punto da divenire diversissima da questo primo romanzo pur restandone una naturale evoluzione. Il protagonista diventerà il mondo, di cui qui si vedono solo accenni. Jordan impiegava il suo tempo per andare in qualsiasi posto, ma quando ci arrivava il risultato era straordinario. È straordinario, ancora adesso. Se volete farvi un’idea (incompleta, forzatamente incompleta) della saga non avete che da cliccare qui, sedervi comodi e lasciare che il vento si alzi: http://www.torforgeblog.com/2017/01/31/the-eye-of-the-world-chapters-1-18/.

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5 risposte a Robert Jordan, The Eye of the World

  1. Simone Fileni ha detto:

    Io ho ricominciato a rileggerla quando 4 anni fa quando hanno ripubblicato i primi 10 volumi (e dopo aver patito sofferenze per aspettare gli ultimi 4) quando costavano 9.90 Euro l’uno, quindi giusto in tempo prima che la Fanucci applicasse la politica del rialzo dei prezzi, (come i volumi de La Spada Della Verità, che stanno a 30 Euro l’uno in edizione brossurata).
    Non so quale sarà il futuro di questa casa editrice, ho letto che hanno chiuso un’altra libreria a Roma nord.

    • Raffaello ha detto:

      Se continuano a vivere solo di Sanderson, il futuro non potrà che essere fosco. A parte Sanderson stanno pubblicando una marea di fesserie. Hanno rinunciato del tutto a pubblicare (o ripubblicare) autori come Mieville, Kay, Simmons. Pubblicano roba come Evermen che su Goodreads a malapena raggiunge le 3 stelle. Mi dispiace, ma li vedo male.

      • Se Fanucci dovesse vivere solo di Sanderson potrebbe anche chiudere domani, per quanto lo scrittore negli Stati Uniti sia importante in Italia non vende più di tanto. Neppure Mieville ha mai avuto alte vendite, tranne nel primo periodo della pubblicazione di Perdido Street Station.
        Un editore per stare in piedi deve pubblicare autori che vendono, e questo indipendentemente dalla loro qualità. Noi lettori vorremmo sempre leggere libri belli, per noi si tratta di passione, ma per chi lavora nell’editoria si tratta di lavoro, la prima cosa è il bilancio. Purtroppo non esiste modo di sapere in anticipo se un determinato libro venderà, ogni libro nuovo è una scommessa. Più semplice nel caso di autori noti e dotati di un proprio pubblico, ma è pur sempre una scommessa e se l’editore ne sbaglia troppe arriva il momento che chiude.
        Evermen è brutto? Non ho guardato i commenti di Goodreads e non ho intenzione di leggere il libro, ma non ne avevo intenzione nemmeno prima di leggere il tuo commento. Magari i diritti d’autore di quel libro sono costati poco e l’editore ha pensato che anche vendendo poche copie sarebbe rientrato nell’investimento iniziale. Per sapere il perché di certe scelte dovremmo conoscere dati che gli editori non forniranno mai, l’unico modo per spingerli a pubblicare libri che ci piacciono è fargli vedere che ne hanno un guadagno. Se un libro ti piace non prestarlo a un tuo amico, regalagliene una copia al suo compleanno. Tu i soldi li spenderesti lo stesso per un regalo, regali qualcosa che secondo te ha un valore e l’editore ha un guadagno e magari pubblica altri libri di quell’autore.

        • Caepinus ha detto:

          A proposito di autori che vendono/non vendono. Com’è andato il passaggio di Rothfuss a Mondadori? Ha venduto qualche copia in più?

          • Rothfuss vendeva più di Sanderson anche quando era in Fanucci, comunque per ora non ha venduto più di tanto. La differenza la può fare la trasposizione della saga in altri media. Difficilmente potrà essere ripetuta l’esplosione di popolarità, e quindi di vendite, che ha avuto Martin nel momento in cui è arrivato in televisione Il trono di spade, ma per alcuni anni – non per gli ultimi due-tre titoli) i romanzi di Andrzej Sapkowski hanno venduto bene grazie al videogioco che ne è stato tratto.

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