Per fortuna stiamo parlando di classici…

Alcune perle raccolte dai miei colleghi e da me in questi giorni.

Il visconte di Mezzago (ma esiste anche la variante Il visconte di Mezzate), da  Il visconte dimezzato di Italo Calvino.

La quarta di copertina:

La bizzarra storia del visconte Medardo di Terralba che, colpito al petto da una cannonata turca, torna a casa diviso in due metà (una cattiva, malvagia, prepotente, ma dotata di inaspettate doti di umorismo e realismo, l’altra gentile, altruista, buona, o meglio “buonista”). «Tutti ci sentiamo in qualche modo incompleti» disse Calvino in un’intervista «tutti realizziamo una parte di noi stessi e non l’altra.»

Sempre Calvino avrebbe scritto Il barone badante.

La quarta di copertina di Il barone rampante:

“Un ragazzo sale su di un albero, si arrampica tra i rami, passa da una pianta all’altra, decide che non scenderà più. L’autore di questo libro non ha fatto che sviluppare questa semplice immagine e portarla alle estreme conseguenze: il protagonista trascorre l’intera vita sugli alberi, una vita tutt’altro che monotona, anzi: piena d’avventure, e tutt’altro che da eremita, però sempre mantenendo tra sé e i suoi simili questa minima ma invalicabile distanza. Ne è nato un libro … che sfugge a ogni definizione precisa, così come il protagonista salta da un ramo di leccio a quello d’un carrubo e resta più inafferrabile d’un animale selvatico. Il vero modo d’accostarci a questo libro è quindi quello di considerarlo una specie di Alice nel paese delle meraviglie o di Peter Pan o di Barone di Munchhausen, cioè di riconoscerne la filiazione da quei classici dell’umorismo poetico e fantastico.” (Italo Calvino)

Non si salva neppure Arthur Conan Doyle con Il mastino dei Baskerville. Qualche editore ha tradotto il romanzo come Il cane dei Baskerville, che io sappia nessuno prima d’ora si era mai sognato Il cane dei Basketville. Mi verrebbe da chiedere come se la cava con i tiri liberi…

La quarta di copertina:

“Il mastino dei Baskerville” è il romanzo più famoso fra quelli che vedono Sherlock Holmes e il dottar Watson come protagonisti. Un libro che, secondo le intenzioni dell’autore, non avrebbe mai dovuto vedere la luce. Perché nell’avventura precedente Sherlock Holmes era precipitato, insieme al suo acerrimo nemico Moriarty, in un crepaccio, inghiottito dalle tenebre. Un finale che non riuscì gradito ai lettori. E così, costretto dalle insistenze del pubblico e dell’editore, Conan Doyle fece “resuscitare” il suo celebre personaggio abbandonando il genere del romanzo storico cui avrebbe preferito dedicarsi. Il risultato è questo “Mastino dei Baskerville”, edito nel 1902, per molti il capolavoro di Conan Doyle. La storia del cane demoniaco che si aggira per le brughiere, sospettato di essere l’autore di una serie di efferati delitti, rimane ancora oggi un gioiello della narrativa, un racconto insuperabile per il senso di mistero e il fascino della suspense che lo pervadono.

E visto che c’è appena stato il Giorno della Memoria non potevano mancare le richieste a tema Shoah, a partire da Sequestro un uomo di Primo Levi. Se proprio vogliamo possiamo dire che sei milioni di persone sono state sequestrate prima di essere ammazzate, ma forse il titolo è un po’ diverso.

La quarta di copertina:

Primo Levi, reduce da Auschwitz, pubblicò “Se questo è un uomo” nel 1947. Einaudi lo accolse nel 1958 nei “Saggi” e da allora viene continuamente ristampato ed è stato tradotto in tutto il mondo. Testimonianza sconvolgente sull’inferno dei Lager, libro della dignità e dell’abiezione dell’uomo di fronte allo sterminio di massa, “Se questo è un uomo” è un capolavoro letterario di una misura, di una compostezza già classiche. E un’analisi fondamentale della composizione e della storia del Lager, ovvero dell’umiliazione, dell’offesa, della degradazione dell’uomo, prima ancora della sua soppressione nello sterminio.

Destinario sconosciuto di Katherine Kressman Taylor. Per la verità ha sbagliato pure il nome dell’autrice, ma non ricordo in che modo. Però quello che è sconosciuto qui è l’italiano: da dove spunta la parola destinario? E me l’ha detta pure due volte, quindi non è stato un errore di pronuncia. Il libro è Destinatario sconosciuto.

La quarta di copertina:

Novembre 1932. L’ebreo Max Eisenstein e il tedesco Martin Schulse, soci in affari a San Francisco e amici fraterni, si separano. Martin torna in Germania con moglie e figli e tra i due comincia uno scambio di lettere su cui si stende ben presto l’ombra nera della storia: nel 1933 Hitler prende il potere e Martin si lascia sedurre dall’ideologia nazista. Martin non cambia atteggiamento nemmeno quando Max, disperato, gli raccomanda di vegliare sulla sorella Griselle, un’attrice austriaca che è stata amante di Martin e che, nonostante gli avvertimenti ricevuti, ha voluto ugualmente recitare a Berlino. E proprio questo comportamento porterà a un simbolico rovesciamento dei ruoli e ad una raffinata vendetta.

Per concludere un dialogo fra mamma e figlia

Figlia: “Mamma, la sorella di Anna Frank si chiama Margot, allora erano francesi”

Mamma: “Non lo so, vedremo leggendo il libro”

La quarta di copertina del Diario di Anne Frank:

Quando Anne inizia il suo diario, nel giugno del 1942, ha appena compiuto tredici anni. Poche pagine, e all’immagine della scuola, dei compagni e di amori più o meno ideali, si sostituisce la storia della lunga clandestinità. Obbedendo a una sicura vocazione di scrittrice, Anne ha voluto e saputo lasciare testimonianza di sé e dell’esperienza degli altri clandestini.

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