Terry Brooks: Why I Write About Elves

Terry Brooks non è esattamente in cima alla lista dei miei autori preferiti. Certo, di lui ho letto parecchi libri (otto Shannara, un Landover, i tre di Il Verbo e il Vuoto, l’adattamento di Hook. Capitan Uncino e l’autobiografia) ma, a parte una necessaria rilettura dell’autobiografia quando ho scritto su di lui un paio di articoli per il secondo numero di Effemme è almeno una dozzina d’anni che non leggo più un libro suo. Non perché La spada di Shannara somiglia un po’ troppo, per i miei gusti, a Il signore degli anelli di J.R.R. Tolkien, altrimenti mi sarei fermata dopo la lettura di quel primo libro. E invece proprio La spada di Shannara, letta dopo una manciata di altri libri, mi ha confermato che a me non piaceva un singolo autore ma tutto un genere, e che adoravo leggere libri che contenevano cartine. Poi, certo, dopo aver chiuso un romanzo di Brooks, anni dopo, mi sono resa conto che durante la lettura mi ero divertita molto ma che non mi era rimasto nulla, e ho smesso di leggerlo.

Terry Brooks è un autore importante o no? E vale la pena leggerlo? Terry è probabilmente un autore che divide molto, se pensiamo alle vendite alte i suoi estimatori sono davvero tanti, anche se ultimamente sono in calo, ma spesso viene guardato con diffidenza proprio per lo stretto legame fra La spada di Shannara e Il signore degli anelli. Che le due storie siano molto simili è fuor di dubbio, ma è davvero un male? A me a 18 anni ha dato ciò di cui avevo bisogno in quel momento anche se ora è parecchio che ho perso quasi ogni interesse per quel libro. Alla narrativa fantasy ha fatto un gran bene vendendo tantissimo e spingendo gli editori a interessarsi al genere come possibile fonte di guadagni. Se La spada di Shannara avesse venduto poco ci sarebbero state tutte le pubblicazioni degli anni successivi? Quanti autori si sarebbero dedicati ad altro – a un’altra attività, o quanto meno a un altro genere – perché non erano riusciti a trovare un editore? In passato mi sono imbattuta su internet in commenti che dicevano che George R.R. Martin è nato come scrittore di fantascienza (vero) e che è passato al fantasy quando quest’ultimo genere è diventato più remunerativo. Avendo letto un bel po’ di cose di Martin, non solo romanzi ma anche racconti e interviste, io sono convinta che la seconda parte dell’affermazione sia sbagliata e che lui si sia messo a scrivere Le cronache del ghiaccio e del fuoco per il motivo che ha ripetuto non so quante volte: gli è venuta in mente una scena, ha iniziato a scrivere e a rifletterci sopra e si è lasciato trascinare dalla sua stessa storia. Ma avrebbe trovato un editore? Lo avrebbe trovato Robert Jordan prima di lui? E prima ancora David Eddings? Quando penso a Brooks non posso non essere consapevole della sua importanza, anche in Italia. Per molto tempo lui è stato l’unico autore che riuscivo a trovare con una certa facilità, se a un certo punto hanno iniziato ad arrivare traduzioni di altri autori è perché le traduzioni dei romanzi di Brooks vendevano.

Anche se non lo leggo più per Brooks ho una certa simpatia legata da un lato alla sua professionalità e dall’altro a lui come persona. Chi lo ha incontrato ha sempre sottolineato la sua disponibilità e cortesia, magari in contrasto con l’aria di superiorità ostentata da autori che non avevano venduto un decimo di quel che aveva venduto Brooks. Al di là di questo, chi lo accusa per un romanzo troppo simile a un altro più famoso dovrebbe ricordare che Brooks ha scritto una trentina di libri e svariati racconti, quindi non si è fermato a un unico libro non proprio originale.

Fra le cose che ha scritto Brooks c’è una riflessione sul fantasy pubblicata nel 2005 da Amazon e disponibile da qualche anno sul sito di Brooks stesso. Il testo, intitolato Why I Write about Elves, si trova a questo link: http://www.terrybrooks.net/wp-content/uploads/2012/09/brooks-whyiwriteaboutelves.pdf.

Brooks inizia la sua riflessione raccontando di quei momenti in cui si è trovato a dover spiegare la sua professione a qualcuno che non sapeva nulla di fantasy. Per farsi capire meglio dal suo interlocutore ha provato a fare esempi di narrativa fantasy citando J.R.R. Tolkien o J.K. Rowling, ma nella maggior parte dei casi neanche questi nomi sortivano l’effetto da lui sperato.

Fantastico - copDEFNel mio piccolo io posso affermare il contrario e dire che il nome Rowling è noto, quando mio marito ha provato a dire a qualche collega che ho partecipato a due antologie di saggi sul fantasy, e ha citato la mamma di Harry Potter per far capire al suo interlocutore di che genere stesse parlando, in diversi gli hanno detto “allora diventerà la nuova Rowling!” Sì, come no.

Brooks comunque scriveva un bel po’ di anni fa, ed evidentemente erano ancora in molti a non conoscere il maghetto di Hogwarts, perciò i suoi interlocutori passavano dalla totale non comprensione alla convinzione che scrivesse libri per bambini o alla cortesia di circostanza. Se così tante persone non capiscono che senso ha scrivere fantasy? E davvero il genere ha qualcosa di diverso dagli altri generi? Brooks parla brevemente del Worldbuilding, la costruzione del mondo, e a un certo punto arriva a scrivere una frase che mi piace molto.

It requires an exercise of imagination that accepts the possibility of the impossible.

Il genere fantasy spinge la nostra immaginazione ad accettare la possibilità dell’impossibile. E da qui parte il discorso più importante, quello che dice cosa può fare la narrativa fantasy. Perché un buon fantasy funge da specchio alla realtà ma non ne riflette un’immagine precisa, e proprio questa maschera ci consente di riconsiderare i nostri atteggiamenti e le nostre convinzioni. Se conoscete l’inglese il mio consiglio è di leggere il breve testo di Brooks, e magari pure Home and Away di Guy Gavriel Kay, che per certi versi è assimilabile a quanto scritto da Brooks: http://brightweavings.com/ggk/globe/.

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2 risposte a Terry Brooks: Why I Write About Elves

  1. Stefania ha detto:

    Ciao Martina,
    personalmente ho letto Brooks da ragazzina, la prima trilogia di Shannara mi ha emozionata, e solo in seguito ho scoperto il Signore degli anelli: le analogie sono indiscutibili ma se si considerano La spada,Le pietre e la canzone come storia unica le differenze diventano tante…
    Però capisco, oggi anche io non leggo più questo autore ma ricordo di aver dato Landover ad una nipote allora in 5° elementare che dopo mi ha chiesto un altro libro e poi un altro e poi di seguito fino a temere le sue visite a sorpresa perchè mi “rubava” i libri!!! :-)))
    Brooks non lo leggo più perchè ho paura che i miei ricordi sognanti di quando scoprivo il Fantasy leggendo al mare in vacanza svaniscano con un’età e una consapevolezza oggi molto più matura.
    Allanon primo amore 😉 preferisco ricordarlo tenebroso e criptico e misterioso ecc ecc
    ps: come ho odiato la serie di sky!!!
    Ciao ti leggo sempre volentieri e spesso seguo i tuoi consigli

    • Anche se La spada, Le pietre magiche e La canzone vengono indicati come la Trilogia di Shannara pure dallo stesso autore e sono stati pubblicati insieme in un unico volume per me rimangono tre romanzi distinti. Brooks li ha concepiti in momenti diversi, quando ha scritto La spada non aveva idea che sarebbe andato avanti con quel mondo, e la sua prima ipotesi di un seguito a La spada era tutto un’altro romanzo. Però posso perdonare a Brooks le somiglianze sia perché nel leggerlo mi sono divertita sia perché i suoi romanzi sono stati fondamentali per aumentare la popolarità del genere.
      Secondo me almeno fin dove li ho letti sono ottimi romanzi per far entrare i giovani nel fantasy, ma neppure io ho alcun interesse per la rilettura. Io rileggo molto, ma è sempre una cosa rischiosa, alcuni libri diventano ancor più belli, altri perdono molto e rischiano di rovinarci pure i ricordi.
      Incoraggia la nipote, è giusto così!!! L’unica cosa da imparare è la restituzione del prestito.
      Io la serie Sky non l’ho neppure considerata, e non solo perché non ho Sky. Negli ultimi anni in televisione guardo quasi solo le gare di pattinaggio.
      Sono contenta che ti piaccia leggermi, dopo aver letto un libro che ti ho consigliato io mi piacerebbe conoscere il tuo parere. Non c’è bisogno di scrivere tanto se non ne hai voglia, ma mi piacerebbe conoscere l’opinione di chi mi legge.

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