27 gennaio: il Giorno della Memoria

Ho scritto questo articolo ben sette anni fa. Strano che non lo avessi ancora riproposto sul blog. Lo faccio ora, adesso potrei aggiungere qualche altro libro, aggiungere qualche altro commento, ma quello che ho scritto nel 2010 non ha perso un briciolo della sua importanza.

.

…conservare la memoria di un tragico e oscuro periodo…

“Voi che vivete sicuri

Nelle vostre tiepide case,

Voi che trovate tornando a sera

Il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo

Che lavora nel fango

Che non conosce pace

Che lotta per mezzo pane

Che muore per un sì o per un no.

Considerate se questa è una donna,

Senza capelli e senza nome

Senza più forza di ricordare

Vuoti gli occhi e freddo il grembo

Come una rana d’inverno.

Meditate che questo è stato:

Vi comando queste parole.

Scolpitele nel vostro cuore

Stando in casa andando per via,

Coricandovi alzandovi;

Ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa

La malattia vi impedisca,

I vostri nati torcano il viso da voi.” (1).

Il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche dell’Armata Rossa giungevano nella città polacca di Auschwitz e scoprivano il campo di concentramento, iniziando a rivelare al mondo l’orrore e l’enormità del genocidio nazista.

Considerate se questo è un uomo chiedeva di fare Primo Levi nella prima pagina del diario in cui racconta la sua esperienza di deportato. Senza pietismo e senza indulgere in inutili orrori, con semplicità, Levi parla di ciò che ha vissuto e sofferto, trovando pure la forza di definirsi fortunato per essere stato portato in quell’inferno sulla terra solo nel 1944.

Considerate se questo è un uomo, e scolpite questi fatti nel cuore, perché quanto è avvenuto un tempo non venga dimenticato, perché non possa più accadere nulla di simile.

Proprio per questo il Parlamento italiano ha aderito alla proposta internazionale di dichiarare il 27 gennaio Giorno della Memoria con la legge 211 del 20 luglio 2000 “in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti”.

La legge è composta da due articoli:

“Art. 1.

La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.

Art. 2.

In occasione del “Giorno della Memoria” di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere.” (2),

I diari di sopravvissuti (ma anche delle vittime) e le opere di storici che hanno studiato e raccontato l’Olocausto sono moltissimi, ed è sufficiente entrare in una qualsiasi libreria per trovarsi di fronte una bibliografia sterminata.

Fra i testi più noti ci sono proprio quello di Levi ma anche Il diario di Anne Frank, che morì di tifo a Bergen-Belsen solo un mese prima della liberazione del campo, La notte di Elie Wiesel, con il suo drammatico urlo sulla morte di Dio assassinato insieme alla sua anima e ai suoi sogni o Il pianista di Wladyslaw Szpilman, rinchiuso nel ghetto di Varsavia e testimone della morte della sua famiglia ma determinato a non arrendersi di fronte a nulla.

Di fronte a un simile orrore non si può tacere e proseguire indifferenti per la propria strada, o far finta di non sapere, disinteressarsi perché è qualcosa avvenuto oltre cinquant’anni fa e ritenere che per questo solo fatto non tocchi le nostre vite e le nostre coscienze.

Levi, rispondendo all’interrogativo se i tedeschi e il mondo sapessero quanto stava avvenendo, ha scritto: “la maggior parte dei tedeschi non sapevano perché non volevano sapere, anzi, perché volevano non sapere.” (3).

E ancora: “Per questi reduci, ricordare è un dovere; essi non vogliono dimenticare, e soprattutto non vogliono che il mondo dimentichi, perché hanno capito che la loro esperienza non è stata priva di senso, e che i Lager non sono stati un incidente, un imprevisto della Storia.

I Lager nazisti sono stati l’apice, il coronamento del fascismo in Europa, la sua manifestazione più mostruosa; ma il fascismo c’era prima di Hitler e di Mussolini, ed è sopravvissuto, in forme palesi o mascherate, alla sconfitta della seconda guerra mondiale. In tutte le parti del mondo, là dove si comincia col negare le libertà fondamentali dell’Uomo, e l’uguaglianza fra gli uomini, si va verso il sistema concentrazionario, ed è questa una strada su cui è difficile fermarsi.” (4).

La forza della parola

Parlare per non dimenticare, per non ripetere gli stessi errori e orrori. Con il trascorrere del tempo anche chi non c’era e non avrebbe potuto esserci è diventato a sua volta testimone con opere appartenenti ai generi più diversi pur di raggiungere i suoi lettori.

I romanzi che in qualche modo hanno cercato di illuminare la vita di queste persone sommerse dalla storia sono innumerevoli, a partire da quel Destinatario sconosciuto scritto da Katherine Kressmann Taylor già nel 1938 e capace di gettare ombre inquietanti sui contrasti ideologici e sul destino di milioni di persone, fino a storie più moderne che all’inizio sembrano parlare d’altro salvo poi precipitare negli aspetti più cupi dell’animo umano come La variante di Lüneburg di Paolo Maurensig.

Uomini mai esistiti realmente quelli di queste storie, simbolo di tutti coloro che sono esistiti senza che nessuno potesse raccontare la loro storia, perché la parola possa impedirci di dimenticare.

“Gli uomini e le donne svaniscono ad Auschwitz inceneriti sommersi nelle fosse comuni lasciati a consumarsi distesi sulla terra bagnata dalla pioggia e dal sangue, ma se gli uomini e le donne svaniscono tornano le parole nascoste sottoterra e come nel caso del Sonderkommando, i diari dei detenuti comandati all’incenerimento dei cadaveri, che furono affidati alle profondità del fango e riemersero subito dopo la liberazione del campo o addirittura dopo quarant’anni dalla fine della guerra, o sono ancora nascosti nelle profondità della terra in attesa d’esser svelati; così è convinzione dello scrittore che la parola scritta non possa venir cancellata e ogni forma di pensiero scritto produca una scossa nella convinzione della mortalità dell’essere umano.” (5).

Così scriveva nel 2005 Filippo Tuena ne Le variazioni Reinach, romanzo incentrato sulla figura di Léon Reinach, ricco e colto ebreo parigino morto – come tutta la sua famiglia – ad Auschwitz.

La parola scritta non po’ essere cancellata, e per raggiungere meglio i suoi lettori può assumere molte forme, come quella di Il bambino con il pigiama a righe, famosissimo libro per ragazzi di John Boyne, o Maus, il drammatico fumetto di Art Spiegelman nel quale gli ebrei sono raffigurati come topi e i nazisti vengono trasformati in gatti.

Narrare lo spirito al di là dei fatti reali

Maus è proprio l’esempio di come ciascuna forma d’arte può contribuire alla conoscenza e alla riflessione adoperando gli strumenti che le sono propri. E anche il mondo del fantastico non sfugge a questi temi.

Il romanzo forse più noto nella vastissima bibliografia di opere che hanno immaginato la vittoria dell’Asse nella Seconda guerra mondiale è La svastica sul sole di Philip K. Dick (6).

Con gli Stati Uniti divisi in due grosse aree dominate da Germania e Giappone, più una terza che funge da cuscinetto fra le due ma che non riesce a sottrarsi all’influenza delle ideologie degli stati vincitori del conflitto, i pochi ebrei sopravvissuti per vivere sono costretti a nascondere la loro identità.

Il mondo di Frank Frink e dei personaggi che si muovono intorno a lui ha sul lettore un effetto straniante ma la vicenda, per quanto oppressa dalla cupa consapevolezza dello sterminio di un popolo, non è priva di una certa speranza nel futuro o quanto meno in un mondo diverso. Uno degli elementi fondamentali della trama, infatti, è un libro proibito che parla della sconfitta di Hitler. Alcuni indizi fanno capire che quello descritto non è il nostro mondo, ma nella finzione narrativa questo libro nel libro porta un barlume di speranza.

Speranza invece assente in altre opere. Nel 1978 Len Deighton proponeva ne La grande spia una Londra spettrale, oppressa dalla Gestapo e nella quale Scotland Yard era guidata da un generale delle SS. In questo contesto una normale indagine per omicidio finiva per sfociare in rivelazioni sconvolgenti.

Parecchi anni più tardi anche Robert Harris avrebbe presentato gli stessi temi in Fatherland, spingendo il suo protagonista, il detective Xavier March, a scoprire un orrore sul quale lui per primo in precedenza non si era mai posto troppe domande.

In anni più recenti il tema è stato trattato da opere diversissime quali Il complotto contro l’America di Philip Roth, in cui una famiglia di ebrei americani assiste con preoccupazione all’elezione di un presidente filonazista e al successivo instaurarsi di un clima di tensione, o In presenza del nemico di Harry Turtledove, ambientato molto dopo la fine della guerra in un mondo in cui gli ebrei per sopravvivere devono celare la loro identità.

Che si tratti di thriller o di storie ambientate in un’aberrante realtà quotidiana, la storia alternativa rientra in genere nell’ambito della fantascienza. Ma anche la fantasy, seppure con opere meno famose o in modi più velati, ha trattato questi stessi temi.

Turtledove aveva scelto di collocare la storia di Heinrich Gimpel e della sua famiglia nei primi anni 2000, quando cioè lo sterminio di un popolo era già stato compiuto e la trama era dominata da preoccupazioni quotidiane, allontanando il dramma in un passato dal quale trasparivano orrori vissuti dai protagonisti con un certo distacco. La stessa sorte toccata agli altri sarebbe potuta ricadere anche su di loro, ma la Shoah era comunque un fatto compiuto e immodificabile, del quale si poteva solo prendere atto senza criticarlo.

Qualche anno prima, però, lo scrittore californiano aveva iniziato con Nell’oscurità la saga de La guerra dei regni, una vera e propria trasposizione in un’ambientazione fantasy della Seconda guerra mondiale.

Con aeroplani trasformati in draghi, leviatani al posto dei sottomarini, behemoth a quello dei carri armati e uova esplosive invece di bombe, gli eventi principali della guerra vengono rivisitati e proposti al lettore attraverso gli occhi di una moltitudine di personaggi.

La Germania diventa così il regno di Algarve mentre l’Unkerlant prende il posto dell’Unione Sovietica e il Forthweg quello della Polonia. La somiglianza non è sempre evidente a un primo sguardo, per esempio se si considera la differente situazione climatica può essere sorprendente scoprire affinità fra il regno di Zuwayza e la Finlandia, ma l’autore stesso ha dichiarato che proprio il fatto di scrivere un fantasy gli ha concesso una maggiore libertà di manovra, e che si è divertito a rimescolare un po’ le carte per creare qualche dubbio in più nei suoi lettori.

Quello che rimane drammaticamente costante è, anche qui, la presenza di un popolo guardato con sospetto prima e apertamente avversato poi. La storia della kauniana Vanai e di suo nonno Brivibas diventa uno specchio di quel che sarebbe potuta essere, e forse è stata, la storia di due ebrei polacchi negli anni ’40 dello scorso secolo.

Appartenenti a un popolo dalle antichissime tradizioni ma privo di una patria che possa definire sua i due, in particolare la ragazza, più consapevole del pericolo in cui si trovano, sono costretti a fronteggiare la crescente ostilità di coloro che li circondano.

Da dettagli apparentemente poco significativi – il disprezzo di alcuni vicini per via del diverso colore dei capelli o la sparizione da una scuola di un maestro kauniano – si passa a una situazione di tensione sempre maggiore, alimentata anche dai dubbi su quanto stia davvero accadendo.

Nel primo romanzo gli algarviani compiono rastrellamenti promettendo lavoro in imprecisate località situate più a ovest, ma è presto chiaro che qualcosa non torna. Come nota Ealstan “«Hanno preso giovani e vecchi, uomini e donne, finché non hanno raggiunto il numero che hanno ritenuto soddisfacente. Poi li hanno stipati nelle carrozze delle carovane e li hanno spediti a occidente, con niente altro se non i vestiti che avevano indosso. Come possono sperare di ottenere un lavoro decente da gente simile?»” si chiede. E subito dopo aggiunge “«Io credo che mentano circa le loro intenzioni. Penso che stiano facendo qualcosa…» Ealstan scosse il capo. «Non so cosa. Qualcosa di cui non vogliono parlare. Qualcosa che non può essere niente di buono.»” (7).

I suoi dubbi si rispecchiano nelle certezze di Vanai: “Dall’Ovest non tornava nessuno. Questo, per Vanai, era il fatto più importante della vita di Onygestun in questo periodo. Non tornava nessuno. Nessuno mandava il denaro delle paghe promesse dagli Algarviani. Nessuno mandava lettere né comunicazioni di altro tipo. Quel silenzio continuo e assordante, giorno dopo giorno, rendeva le voci che circolavano sempre più credibili.” (8).

E alle voci e ai silenzi, col tempo, si aggiungono i fatti, e le scoperte sconvolgenti. Ci sarà modo così di vedere l’inorridita reazione di Pekka, studiosa occupata in quello che è il corrispondente del Progetto Manhattan, o di entrare all’interno di un campo, anche se in quest’ultimo caso alle terribili condizioni di vita sono dedicati solo alcuni rapidi accenni.

Altri imperi del Male

Quello di Turtledove è solo il caso più evidente di ispirazione di una saga dalla storia del Terzo Reich, ma la fantasy, con la contrapposizione fra Bene e Male caratteristica di molte sue opere, presenta spesso realtà totalitaristiche che devono essere combattute.

Già nel 1939 J.R.R. Tolkien in una conferenza (9) contrapponeva i lampi ai lampioni, spiegando che la fiaba preferisce occuparsi dei primi perché universali e non transitori, e quindi maggiormente capaci di toccare gli esseri umani nel profondo.

Tanti anni dopo Guy Gavriel Kay, che conosce molto bene l’opera del professore di Oxford per aver curato insieme a Christopher Tolkien la revisione del Silmarillion, ha sottolineato (10) che il genere consente l’universalizzazione di una storia. Paradossalmente, eliminando i dettagli che la legano a un tempo e un luogo specifici, afferma, questa viene distaccata dal contesto di cui fa parte per accostarsi maggiormente alla vita e al mondo del lettore.

Opinione che sembra essere condivisa da Margaret Weis, la quale ha indicato come suo obiettivo quello di portare i lettori a riflettere su temi quali il razzismo, l’intolleranza religiosa, l’alcolismo e la guerra anche mentre loro stanno adoperando i suoi romanzi per fuggire dal “mondo reale” (11).

Razzismo, intolleranza anche religiosa, totalitarismo. Sono tutti temi rintracciabili in un gran numero di opere. Spesso trasformati, influenzati da un’ambientazione magica che non ha corrispondenti nella nostra realtà, ma comunque riconoscibili.

Come non vedere una chiusura totale nelle idee e nelle fedi diverse dalla sua in Melisandre che, in Il regno dei lupi di George R.R. Martin, è pronta a mandare al rogo le effigi degli dei altrui perché portatrice – a suo dire – dell’unica verità e dell’unica salvezza ma al tempo stesso capace di compiere azioni che fanno venire i brividi a Davos, testimone impotente del suo potere?

Analogamente, come non vedere ben più di una traccia della convinzione che una “razza umana” sia superiore a un’altra, a stento definibile umana a sua volta, nella netta discriminazione dei Vagar da parte degli Avatar in Eco del grande canto di David Gemmell o in quella degli skaa da parte dei nobili in Mistborn. L’Ultimo Impero di Brandon Sanderson?

Fini e comportamenti totalitaristici sono abbondantemente presenti ne La spada della verità di Terry Goodkind. Esempi ne sono le disumane torturatrici Mord-Sith, create da Darken Rahl all’inizio della serie per poter più facilmente dominare il suo regno, e l’imperatore Jagang, capace di farsi largo nei sogni delle persone per costringerle a piegarsi al proprio volere.

Aderenze ancora più strette al nazismo e ai suoi metodi sono rintracciabili anche nell’opera di J.K. Rowling. Se Voldemort è temuto e riverito come Hitler, altri personaggi come Dolores Umbridge rivelano una notevole dose di autocompiaciuta crudeltà in ogni loro azione.

Sempre pronta a infliggere punizioni brutali agli studenti che sono incorsi nella sua ira e a terrorizzare persino il corpo docente di Hogwarts, la Umbridge in Harry Potter e l’Ordine della fenice viene investita della carica di Inquisitore Supremo con il potere di compiere ispezioni a sua discrezione e di licenziare gli altri insegnanti. E, proseguendo da un’atrocità all’altra verso quegli abissi nei quali l’Oscuro Signore vorrebbe far precipitare il mondo, in Harry Potter e i Doni della Morte diventa direttrice della Commissione per il censimento dei Nati Babbani, un organo che perseguita e imprigiona i maghi e le streghe nati da genitori babbani, ritenuti da Voldemort e dai suoi accoliti  inferiori rispetto ai maghi purosangue.

Particolarmente chiaro nello spiegare le sue convinzioni, che poi costituiscono la base di molti elementi della saga che lo ha reso famoso, è stato Robert Jordan.

robertjordanbs_wheeloftime1Sul suo blog (12) ha spiegato che ormai nella letteratura mainstream la linea di demarcazione fra bene e male è diventata sfuocata. Ormai è diventato normale sentire notizie che parlano, per esempio, di un kamikaze che ha compiuto un gesto tremendo, ma naturalmente… Ecco, quel “naturalmente” ormai abusato in qualsiasi circostanza è invariabilmente seguito dalle spiegazioni del perché quell’azione sia stata compiuta. Il gesto viene reso così comprensibile, se non proprio giustificabile, in base alle particolari circostanze in cui si è verificato, se osservato dal giusto punto di vista. Secondo questa teoria non esisterebbero bianco e nero, ma solo sfumature di grigio.

Le sfumature esistono, come dimostrato anche da molti dei suoi personaggi che si ritrovano a volte a fare scelte sbagliate o a compiere azioni terribili nel tentativo di fare la cosa che reputano giusta, ma la sua paura era che quest’attenzione alle sfumature potesse portare alla convinzione che il grigio sia l’unica cosa reale, e che tutte le verità di equivalgano.

Portare all’estremo questo ragionamento significherebbe affermare che Hitler avesse le sue ragioni per assassinare milioni di ebrei nei campi di concentramento, e che la sua idea di giusto fosse altrettanto valida di quella che la maggior parte delle persone hanno di lui e del suo operato.

E per evitare che qualcuno potesse ritenere un po’ troppo forte quest’affermazione e che il rischio da lui paventato fosse solamente ipotetico, Jordan portava l’esempio di alcuni studenti che si erano rifiutati di scrivere testi di condanna nei confronti dell’Olocausto non per inesistenti simpatie naziste ma perché non volevano esprimere un giudizio.

Sì, le aree grigie esistono, affermava Jordan. Ed esistono mali relativi. Ma oggi queste considerazioni, troppo spesso, vengono prese come scusa per poter affermare che tutto sia relativo, e che il male percepito da uno non sia più che un lieve fastidio per qualcun altro.

Relativismo o non relativismo, per quante aree di grigio possano esserci, il male esiste, affermava con convinzione lo scrittore scomparso, e lui non intendeva interrompere i suoi sforzi nel far vedere dove si trova e che cosa sia. In caso contrario un giorno potrebbe inghiottirci completamente.

L'occhio del mondo neAllora, dov’è il male nella Ruota del Tempo? La saga, con le sue enormi dimensioni e l’ampio spazio dedicato ai vari popoli e alle loro culture, e con la lotta per l’estrema difesa della Terra da un male incombente, è strutturata come un fantasy epico. Il Tenebroso e coloro che lo seguono sono il male, anche se nella loro testa i vari personaggi trovano continuamente giustificazioni per le azioni che compiono.

I più famosi seguaci del Tenebroso sono i Reietti, tredici fra i più potenti Aes Sedai della loro epoca che hanno votato a lui la loro anima. In ciascuno di loro è possibile ritrovare, insieme a una miriade di altre caratteristiche prese dalle più diverse fonti, qualche elemento che li accosta al nazismo e ai suoi protagonisti.

Alla base dell’ideologia del Terzo Reich ci sono la glorificazione della guerra, la fede in uno stato assoluto al di sopra di tutto e la convinzione della superiorità della razza ariana rispetto alle altre.

Il Tenebroso certo pretende una fede assoluta in lui e un’ubbidienza cieca alla sua volontà, e i suoi seguaci non esitano a iniziare prima e combattere poi un’aspra guerra in un mondo talmente pacifico che, fino a quel momento, era stato persino dimenticato il significato della parola guerra. Fra di loro, inoltre, quelli che i loro avversari definiscono Reietti si chiamano Prescelti, e si reputano portatori dell’unica verità.

Friedrich Nietzsche, delle cui convinzioni si sono appropriati i nazisti, aveva invocato la sovversione di tutti i valori per creare un nuovo tipo d’uomo particolarmente potente, un superuomo destinato a diventare, insieme ai suoi simili, il signore della terra. Anche Ishamael vuole distruggere completamente il vecchio ordine, senza preoccuparsi se questo suo desiderio possa portare alla distruzione di tutto.

la grande caccia neUniti sotto la guida di una personalità fortissima (Hitler/Tenebroso) che non ammette altri voleri oltre al suo e non accetta l’iniziativa individuale, i nazisti/Reietti diffidano l’uno dell’altro, si spiano reciprocamente e studiano le debolezze nei propri supposti alleati nel tentativo di prenderne il posto. La rivalità è incoraggiata dal leader stesso, che la usa per prevenire il formarsi di complotti a suo danno. Ciascuno inoltre pretende fedeltà esclusiva e ubbidienza assoluta dai propri sottoposti nel tentativo di ottenere in primo luogo un vantaggio personale e solo in un secondo momento un risultato utile per lo schieramento di cui fa parte, e non si fa scrupoli nel compiere le peggiori atrocità.

Aginor compie esperimenti proibiti su esseri umani e animali, arrivando a creare i Trolloc e altri esseri mostruosi. E se nella nostra realtà non è fortunatamente (ancora?) possibile alterare la natura umana per creare ibridi disumani, alcuni medici nazisti sono tristemente passati alla storia per le torture compiute a danno dei loro prigionieri con il pretesto della ricerca scientifica.

Il drago rinato neSia Semihrage, nota come il più famoso medico della sua epoca, che Graendal, interessata invece alla psicologia e all’animo umano, scelgono di volgere il loro considerevole potere in favore dell’Ombra, perseguendo più il capriccio o un sadico piacere che il bene dei loro pazienti. Graendal in particolare, usando il talento della compulsione, si rivela capace di manipolare le menti umane a livelli inimmaginabili anche a ministri della propaganda del livello di Joseph Goebbels.

I motivi per cui personaggi che apparentemente hanno poco in comune fra loro hanno scelto di servire il Tenebroso sono i più diversi. Per Aginor si trattava dell’unica possibilità per continuare a compiere i suoi esperimenti, mentre per Semihrage era la sola possibilità di sfuggire alla punizione dopo essere stata scoperta a utilizzare i suoi poteri per far soffrire vittime innocenti. Balthamel, d’altro canto, è stato attratto dalla promessa di una vita eterna, Rahvin dalla pura sete di potere e Sammael dall’opportunistica scelta di trovarsi alla fine dalla parte che secondo lui sarebbe risultata vincitrice.

Le vite di Demandred e Lanfear sono state contraddistinte dall’invidia e dall’odio nei confronti di Lews Therin Telamon, comandante delle forze della Luce. Il primo si sentiva ingiustamente surclassato nella considerazione altrui da qualcuno che reputava inferiore, mentre la seconda, innamorata respinta, ha mutato i suoi sentimenti senza diminuirne l’intensità.

L'ascesa dell'ombra neLa storia più curiosa è quella di Asmodean, rinomato musicista che non riceveva – a suo giudizio – l’apprezzamento che avrebbe meritato. La promessa d’immortalità fatta dal Tenebroso diventava quindi per lui l’occasione per esprimere al meglio il suo talento e ricevere i riconoscimenti tanto agognati. In un campo diverso, anche all’architetto Albert Speer l’adesione al nazismo consente di realizzare i suoi sogni. Entrambi inseriti in posizioni di comando, non rifuggono dal compiere atrocità ma sono comunque più moderati rispetto ai loro “colleghi”.

Moderazione totalmente assente in Sammael che, con il suo disinteresse verso gli aspetti pratici del governo dei territori a lui assoggettati, trascura ogni dettaglio legato alla sanità o agli approvvigionamenti, facendo così morire di fame o di malattia un numero incalcolabile di persone. O in Demandred, capace di massacrare fino all’ultimo bambino l’intera popolazione di due città perché riteneva che prima dell’inizio della guerra i loro abitanti lo avessero deriso. Quanto a Semihrage, fra i suoi divertimenti sono diventati famosi quelli di costringere gli abitanti di città catturate a torturarsi a morte a vicenda, o di compiere studi per scoprire in quali modi il dolore possa infrangere la volontà e la dignità umane.

Senza contare gli innumerevoli episodi nei quali una moltitudine di persone è stata rinchiusa in particolari campi senza alcuna protezione contro il freddo e con scarsissime quantità di cibo solo per essere successivamente usata come cibo per i Trolloc.

I fuochi nel cielo neA completare un quadro di orrori ci sono anche Moghedien, a capo di un’articolatissima rete di spie e nota come sabotatrice e al cui operato sono ascrivibili tante morti quanto a quelle degli altri, con la differenza, però, che nel suo caso ben pochi sono i soldati, e Mesaana.

Anche lei votata al Tenebroso a causa dell’ambizione e della brama di potere, ha volto il suo talento come insegnanti nella creazione di scuole speciali dedicate ai bambini dei territori conquistati. In esse gli alunni erano incoraggiati non solo a spiarsi a vicenda ma anche a fungere da delatori nei confronti dei loro stessi familiari e a distruggere ogni cosa che avrebbe potuto in qualche modo creare problemi al Tenebroso. Fra queste si annoverano musei e biblioteche, eco delle convinzioni di Goebbels secondo cui il rogo dei libri illuminava la fine della vecchia era e la nascita di quella nuova. E come se queste caratteristiche non fossero sufficienti ad accostare i due gruppi, gli allievi di queste scuole venivano chiamati Figli di Mesaana, nome che inevitabilmente richiama alla memoria i Figli della Lupa delle scuole elementari del periodo fascista.

Certo, quello narrato da Jordan è un mondo inventato, e nella nostra realtà non è possibile pensare di impiegare esseri umani come cibo per creature mostruose, ma quanto sono i punti di contatto? Dove finisce la fantasia dello scrittore e dove comincia l’orrore della realtà?

Una buona narrazione può essere un modo di divertirsi, e sfuggire un po’ alle preoccupazioni del quotidiano, ma può essere anche uno spunto per riflettere su temi importanti, e su fatti che non devono essere dimenticati se vogliamo ancora chiamarci uomini.

Note:

Il signore del caos ne(1)    P. LEVI, Se questo è un uomo. La tregua, Einaudi, Torino, 1989, pag. 7.

(2)    http://www.parlamento.it/parlam/leggi/00211l.htm

(3)    Levi, op. cit. pag. 333.

(4)    Levi, op. cit. pag. 338.

(5)    F. TUENA, Le variazioni Reinach, Rizzoli, Milano, 2005, pag. 376.

(6)    Il romanzo, il cui titolo originale è The Man in the High Castle, è stato tradotto per la prima volta in italiano nel 1965 con il titolo La svastica sul sole, titolo che è stato conservato in numerose ristampe effettuate in seguito da diversi editori. Solo nel 2001 Fanucci lo ha ripubblicato come L’uomo nell’alto castello, per poi tornare sui suoi passi e riproporre in seguito il romanzo con il titolo con cui è diventato famoso.

(7)    H. TURTLEDOVE, Darkness Descending, 2000, trad. it. Scende l’oscurità, Fanucci, Roma, 2001, pag. 204.

(8)    Turtledove, op. cit. pag. 304.

(9)    Pubblicato per la prima volta nel 1947 con il titolo Sulle fiabe, il testo della conferenza è ora disponibile nei volumi Albero e foglia e Il medioevo e il fantastico.

(10)    “the genre allows the universalizing of a story. It takes incidents out of a very specific time and place and opens up possibilities for the writer – and the reader – to consider the themes, the elements of a story, as applying to a wide range of times and places. It detaches the tale from a narrow context, permits a stripping away, or at least an eroding of prejudices and assumptions. And, paradoxically, because the story is done as a fantasy it might actually be seen to apply more to a reader’s own life and world, not less.”, G.G. KAY, Home and Awayhttp://brightweavings.com/ggk/globe/.

(11)    P. PERRET, The Faces of Fantasy, Tor Books, New York, 1996, pag. 208.

(12)    http://www.dragonmount.com/RobertJordan/, messaggi del 19 dicembre 2005 e del 20 gennaio 2006.

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