Guy Gavriel Kay da Venezia a Seressa

Il Concilio dei Dodici di Seressa era grandemente temuto, dai nemici , a volte dagli alleati, e dai suoi stessi abitanti.

In questa camera al livello superiore del palazzo tutti loro erano consapevoli che Seressa era guardata con diffidenza e invidiata, e vi erano abituati: i membri del concilio ricavavano forza e scopo da queste verità quando prestavano i giuramenti del loro ufficio, e li rinnovavano ogni primavera nella Cerimonia del Mare. Avere nemici spingeva a focalizzare i pensieri e a unire gli animi.

L’orgogliosa Seressa, con le sue lagune attraversate dai canali, le isole collegate dai ponti, ormai priva di un dominio sulla terraferma degno di questo nome, era eternamente consapevole che il suo potere si trovava nel commercio e nella ricchezza. E quindi, alla fin fine, nelle navi e nel mare.

Non esisteva nulla di simile a questa città sulla terra di Jad, sotto il suo cielo. Pure Dubrava, al di là del mare Seressino (chiamato così perché gli uomini avevano bisogno di promemoria), era una repubblica, con una propria flotta mercantile, e sopravviveva grazie al commercio, ma era una frazione di ciò che era Seressa. Dubrava non era un leone: strisciava e si inchinava in ogni direzione. Non aveva un Arsenale, o galere da guerra per imporre o difendere il proprio potere, e nessuna colonia. Non dominava nessun’isola grande come Candaria.

Dubrava era una pallida, circoscritta, concessa ombra di Seressa. Seressa era la luce, così come il sole di Jad.

 

Queste poche righe che ho tradotto io – e non ho dubbi sul fatto che un vero traduttore sarebbe riuscito a rendere meglio lo stile dell’autore – provengono dal terzo capitolo di Children of Earth and Sky di Guy Gavriel Kay. Nei capitolo precedenti Kay si è soffermato su una missione diplomatica, dando così al lettore un’idea degli equilibri di potere che si trovano nella sua terra, e sul tentativo di una giovane donna di fare qualcosa per la sua città, in lotta proprio con Seressa. Qui lo sguardo di Kay, che per la maggior parte del romanzo si concentra su figure marginali della Storia, su quei personaggi che nei manuali scolastici non compariranno mai perché non sono loro a condurre i grandi eventi, si sposta brevemente nelle sale ducali per mostrare la reazione dei governanti di Seressa a quanto appena accaduto. Il romanzo parla di persone comuni che vivono in un territorio di conflitto, in un periodo di cambiamenti, che sono costretti ad adattarsi e che fanno del loro meglio per sopravvivere all’interno di circostanze più grandi di loro e che non possono in alcun modo controllare.

dscn2579Si tratta di un fantasy, anche se come spesso accade nei romanzi di Kay gli elementi realmente fantasy sono davvero pochi. Ciò che conta sono le persone, con i loro dubbi, i loro limiti e le loro scelte. Le azioni che compiono o che non compiono. Le loro reazioni a quanto fatto da altri. La loro fragilità in quanto esseri umani e la loro forza interiore.

Per scelta ho tradotto un brano che non dice nulla su quanto sta accadendo. Non ci sono nomi di personaggi o circostanze, solo alcuni nomi di località inventate da Kay. Ma davvero queste località sono state inventate? Se guardiamo la cartina che si trova nel romanzo vediamo linee costiere che non conosciamo, leggiamo nomi mai sentiti prima. Però una repubblica marinara costruita in una laguna attraversata da canali, dotata di un potente Arsenale e la cui forza risiede nel commercio non può che essere Venezia. Hanno nomi diversi, ma Seressa è Venezia. Governata da un Duca e dal Consiglio dei Dodici, e ricordo che il titolo Doge deriva proprio da Dux, ha il doppio dei consiglieri che aveva Venezia ma anche Seressa si lega al mare con un’importante cerimonia. Avete presente lo sposalizio col mare di Venezia? Qui Kay si limita a citare la cerimonia per caratterizzare la città ma non si sofferma su di essa perché non è importante per questa storia. Quando lo sposalizio era stato importante, in Il paese delle due lune (Tigana), lo aveva narrato in pagine dalla fortissima carica emotiva. L’Italia rinascimentale a quanto pare tende a fare capolino nei suoi romanzi. Tutta l’Europa torna nei suoi romanzi, la Spagna dell’epoca della cacciata dei Mori in The Lions of Al-Rassan, la Bisanzio di Giustiniano nella duologia The Sarantine Mosaic, l’Inghilterra dell’epoca di Alfredo il Grande in The Last Light of the Sun. Il paese delle due lune è più fantasy, la magia ha un ruolo importantissimo in questo romanzo, e non è ambientato nello stesso mondo in cui sono ambientati The Lions of Al-Rassan, Sailing to Sarantium, Lord of Emperors, The Last Light of the Sun e Children of Earth and Sky, come è ambientato in un altro mondo A Song for Arbonne, ispirato alla crociata albigese, eppure l’Italia è riconoscibile.
Dubrava è Dubrovnik, o Ragusa, Candaria è Creta, e Jad è l’equivalente del dio cristiano. Luoghi riconoscibili, personaggi a volte riconoscibili, anche se modificati da quel quarto di giro verso il fantastico che da anni contraddistingue le opere di Kay. Il viaggio di Pero Villani verso Asharias per ritrarre il califfo Gurçu, che nelle righe qui sopra non si vede ma che è una delle trame del romanzo, per certi versi è lo stesso viaggio compiuto da Gentile Bellini a Bisanzio per ritrarre Maometto II, anche se i due personaggi sono molto diversi fra loro. Ma l’ambientazione, le storie, risuonano con forza per il lettore italiano. Risuonerebbero con forza, se solo i romanzi di Kay venissero tradotti.

Kay ha appena pubblicato la foto della copertina dell’edizione russa del suo romanzo. Vi è raffigurato un dettaglio bellissimo ma marginale, un orologio che l’ambasciatore di Venezia… ops, Seressa, dona all’Imperatore nel primo capitolo. Un dettaglio marginale. Quello che per me non è marginale è che Kay venga tradotto in Russia. Credo che abbiano tradotto in russo tutti i romanzi di Kay, non solo quest’ultimo. I suoi romanzi sono tradotti in una trentina di paesi fra cui Brasile, Bulgaria, Cina, Corea, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Indonesia, Israele, Macedonia, Olanda, Polonia, Portogallo, Québec, Repubblica Ceca, Russia, Serbia, Spagna, Svezia, Taiwan, Turchia, Ungheria. E l’Italia? Cinque romanzi in tutto, i tre della Trilogia di Fionavar e Il paese delle due lune nella prima metà degli anni ’90, e La rinascita di Shen Tai (Under Heaven) nel 2012, e ormai sono tutti fuori catalogo. Quanto ancora dovremo aspettare per avere un editore intenzionato a pubblicare sul serio i romanzi di Kay?

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4 risposte a Guy Gavriel Kay da Venezia a Seressa

  1. Raffaello ha detto:

    Ti ho visto recensione con “solo” 4 stelle il nuovo libro di Kay, Ysabel. E questo libro non sembra particolarmente amato, se devo riferirmi alle recensioni di Goodreads. C’è una flessione dell’autore? In cosa non ti ha convinto?
    Stasera finisco “Le donne di Cesare” di Colleen McCullough, domani ho intenzione di iniziare il secondo libro di Fionavar. Vediamo se Kay riuscirà finalmente a far breccia nel mio cuore gelido 😉

    …senza dimenticare il Salone del Libro usato questo weekend!! Il portafoglio è già pronto.

    • In realtà ho letto Ysabel diversi anni fa, ora mi sono limitata ad aggiungerlo su Goodreads. Ho inserito la quasi totalità della mia libreria su anobii prima di scoprire l’esistenza di Goodreads, rifare il lavoro è una cosa che non mi attira neanche un po’ perciò mi sto limitando a inserire le nuove letture e, di tanto in tanto, aggiungo qualcosa di vecchio perché mi è piaciuto e ho voglia di fargli pubblicità. In effetti ora che mi ci fai pensare potrei aggiungere la McCullough, adoro la saga di Roma.

      Probabilmente Ysabel ha il limite di non essere esattamente nelle mie corde: è un urban fantasy con un adolescente come protagonista. Una volta che la storia mi ha fatto dimenticare questi due gravissimi difetti ho apprezzato molto la lettura. Kay scrive sempre benissimo, ma per me entrare in quella storia è stato più difficile del solito.

      Stai per iniziare La via del fuoco? Oh, Liadon! Sì, è uno spoiler, ma non lo capisci fino a quando non leggi quella scena. Comunque La via del fuoco è bello e terribile, ma è con Il sentiero della notte che Kay mi ha definitivamente spezzato il cuore. Dopo quel libro ho avuto paura di leggere altre cose sue. Per quanto Martin sia più sanguinario Kay è più intenso.

      Spero di riuscire a fare un salto al Salone del libro usato, ma onestamente non ho idea se ci riuscirò, a volte la gestione della famiglia è complicata.

      • Raffaello ha detto:

        Dovremmo fare una petizione contro la pubblicazione di Urban fantasy e Young adults!!

        Si, da oggi ho intenzione di iniziare La via del fuoco. Ho proprio voglia di tuffarmi in un fantasy vecchia scuola. L’intensità nei libri non mi spaventa, amo Erikson anche per quello. Chissà se Kay riuscirà a convincermi definitivamente…sono ottimista.

        Io penso andrò al Salone questo sabato. Ma non escludo anche domenica 😛 chissà, magari ci incrociamo mentre cerchiamo volumi col naso tra i libri. Ciao

        • Kay in realtà aveva tutt’altro per la mente, voleva scrivere un romanzo ambientato in Cina, poi è tornato in vacanza in Provenza e il luogo ha avuto un certo effetto su di lui. Alla fine se gli ho dato 4 stelle è perché comunque il libro è scritto bene e mi è piaciuto, e il legame fra i suoi personaggi e la Provenza stessa è affascinante.

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