Marina Lenti: J.K. Rowling. L’incantatrice di 450 milioni di lettori

Una biografia di J.K. Rowling. Mi interessa? Facciamo due conti.

Quanto mi piace la saga di Harry Potter?

Perché per me la Rowling è Harry Potter, non mi sono mai sognata di leggere Il seggio vacante o i tre romanzi di Cormoran Strike scritti sotto lo pseudonimo di Robert Galbraith, Il richiamo del cuculo, Il baco da seta e La via del male.

Elenco dei miei scrittori di fantasy preferiti (e mi limito al fantasy, altrimenti attacco con Filippo Tuena, Isaac Asimov e chissà quanti altri), in ordine rigorosamente casuale:

Guy Gavriel Kay (no, il fatto di citare lui per primo non è casuale), Robert Jordan, George R.R. Martin, Brandon Sanderson, J.R.R. Tolkien, Silvana De Mari, Marion Zimmer Bradley, Mercedes Lackey, Harry Turtledove, David Gemmell, Patrick Rothfuss, Katharine Kerr… sono arrivata a dodici e della Rowling ancora non c’è traccia, e mi sa che prima del suo potrei scrivere qualche altro nome.

La saga di Harry Potter mi piace, ma la Rowling è ben lungi dall’essere la mia autrice preferita. Allora perché ho letto il saggio biografico scritto da Marina Lenti J.K. Rowling. L’incantatrice di 450 milioni di lettori?
Marina è una mia amica, e potremmo dire che questa è un’arma a doppio taglio. Il fatto poi che sia la curatrice delle due antologie saggistiche a cui ho collaborato, Il Fantastico nella Letteratura per ragazzi e Hobbitologia, aumenta il rischio. Se ciò che scrive lei mi piace va tutto bene, le posso fare i complimenti con sincerità e siamo tutte felici. Marina per i complimenti ricevuti, io perché una persona a cui voglio bene ha fatto qualcosa di bello ma anche perché io ho letto qualcosa di bello.

Le cose si complicano se il libro non piace. Non ho l’abitudine di fare complimenti vuoti, e non tutti prendono bene le critiche. Nel caso di Marina però ero abbastanza tranquilla, sia perché avendo già letto altre cose sue sapevo già prima di iniziare a leggere che il suo modo di scrivere mi piace e che probabilmente avrei apprezzato il libro, sia perché so che lei sa accettare le critiche per quello che sono: se arrivano Marina incassa, valuta se c’è qualcosa che può imparare dalle critiche stesse e poi va avanti per la sua strada.
Al di là dell’amicizia c’è un altro fattore per me molto importante. Io scrivo saggistica sul fantasy. Lasciamo stare le segnalazioni come quella di qualche giorno fa relativa al contest si scrittura in cui stasera Emanuele Manco farà da giudice, quella è una notizia, come sono notizie tutte le segnalazioni di pubblicazioni di libri che faccio qui o, più approfondite, su FantasyMagazine. In questo caso sono articoli giornalistici. Servono, informano, ma non sono saggi. I saggi sono gli approfondimenti, quegli articoli in cui io scelgo un autore o un tema e lo analizzo. Quelli mi piacciono, anche se non sono facili. E come si fa a imparare a scriverli? Si leggono i libri con attenzione, si prendono appunti, si consultano opere in grado di fornire spunti o chiarire dubbi, ma soprattutto si leggono altri saggi. Si leggono testi che possono ampliare le nostre conoscenze, spingerci a ragionare, mostrarci come è possibile procedere. Io leggo saggi di fantasy perché scrivo saggi di fantasy. I miei interessi sono lì. Se continuo a dire che il fantasy può parlare di temi importanti, che va considerato seriamente, al pari del mainstream, e che la bravura di un autore si misura non dal genere in cui sceglie di scrivere ma dalle sue capacità, allora devo essere in grado di argomentare, e devo sapere quel che dicono gli altri. Per me libri come quelli di Marina sono fondamentali. L’incantesimo Harry Potter, il suo primo saggio, mi ha aperto un mondo, mi ha davvero fatto capire cosa e come si può scrivere. La metafisica di Harry Potter va al cuore di alcune delle cose che maggiormente mi affascinano in un mondo fantasy. Anche gli altri libri mi sono piaciuti, ma hanno avuto un impatto minore. Non li cito per non divagare troppo, tanto se vi interessano le mie impressioni le potete comunque trovare nel blog.

Una biografia della Rowling? Forse mi interessa e forse no, vediamo…

Questo, più o meno, era il mio atteggiamento iniziale. L’inizio è stato un po’ faticoso. Marina parte da lontano. Forse non dovrei fargliene una colpa, anch’io divago abbondantemente e inserisco nei miei testi tutte le piccole cose che mi affascinano, ma davvero se affascinano me devono piacere anche a voi? Marina ci informa che la stazione di King’s Cross sorge nel luogo in cui Boudicca combattè la sua ultima battaglia, e cita I Corvi di Avalon di Marion Zimmer Bradley e Diana L. Paxon. Nella mia memoria c’è anche la Boudicca riproposta dal William Shakespeare di Harry Turtledove in Per il trono d’Inghilterra, e sicuramente ce n’è qualcun’altra, anche se in questo momento non riesco a ricordare dove l’ho incontrata. Ma cosa c’entra Boudicca con la Rowling? Sappiamo quanto sia importante King’s Cross nella saga, ma la mia impressione iniziale era che Marina la stesse prendendo un po’ troppo alla lontana con citazioni su luoghi e storia e viaggi indietro nel tempo per presentarci genitori e nonni della scrittrice. Sapevo almeno qualcosa dell’importanza di nonna Kathleen, il nome è un segno più che evidente, ma non sentivo il bisogno di un viaggio a ritroso, né dei discorsi astrologici e del transito di Saturno. Leggo Robert Jordan e Brandon Sanderson, non ho nessun problema con la magia, anche quando è spettacolare. Non la reputo fondamentale, e infatti quasi non ce n’è né in Il signore degli anelli né nella maggior parte dei romanzi di Kay, e mi piacciono ugualmente. Tutto dipende da quel che serve per fare una buona storia. Ma sono storie, non la realtà. Nella nostra realtà non credo agli oroscopi, che non leggo da oltre trent’anni, né alla sincronicità o ad altre cose che invece apprezzo tantissimo nei romanzi.
Mi sono trovata quindi a leggere il libro un po’ distrattamente, perché avevo deciso di leggerlo, anche se probabilmente se il soggetto fosse stato un autore che mi piace di più il mio interesse sarebbe stato maggiore fin dall’inizio. Marina però scrive in modo chiaro e scorrevole perciò le prime pagine, per me poco interessanti, sono andate via con una certa rapidità. Quand’è che le cose sono cambiate? Non saprei indicare una pagina, un momento. Forse ci riuscirei se rileggessi il saggio, ma non è una cosa che farò a breve. Semplicemente a un certo punto mi sono resa conto che il libro era diventato quasi come un romanzo. Non che sia meno accurato e preciso nel narrare gli eventi, ma il suo fascino era aumentato a tal punto che io faticavo a staccarmene. Volevo andare avanti, sapere cosa sarebbe successo, o come si sarebbero incastrati i vari dettagli l’uno nell’altro. La vita di una persona non è un romanzo, ma io mi sono ritrovata a leggere il libro come se lo fosse. Non del tutto, una parte di me era consapevole di essere impegnata a leggere di fatti realmente accaduti e che non c’era nessuna regia superiore capace di far superare alla protagonista ogni difficoltà. Sapevo pure che le difficoltà sarebbero state superate, quando si legge un libro relativo a fatti o persone almeno in parte noti si sa più o meno quel che accadrà. Sapevo che il primo matrimonio non sarebbe durato, conoscevo le difficoltà economiche della Rowling e sapevo pure che Harry Potter sarebbe stato un successo. Niente suspance, niente colpi di scena, e del resto suspance e colpi di scena non ci sono neppure nelle riletture dei romanzi, eppure io rileggo. Rileggo perché m i piace scoprire nuovi dettagli o soffermarmi su cose che in un primo momento non avevo notato, o a cui non avevo dato la giusta importanza, o riprovare determinate emozioni. E un saggio anche se lo si legge per riflettere sulla scrittura può arrivare a coinvolgere davvero. La storia di J.K. Rowling e quella della sua creazione sono inestricabilmente legate, e questo Marina lo mostra con chiarezza. Analizza, approfondisce, controlla ogni dettaglio e spiega non la fantasia dell’autrice, perché nessuno può entrare nel cervello di un altro o spiegare da dove abbia origine la creatività, ma quanto lavoro, quanti elementi siano confluiti nella fantasia dell’autrice e abbiano concorso a creare una saga straordinariamente ricca.

J.K. Rowling non è la mia scrittrice preferita. Non è nemmeno nella top 10, anche se una classifica vera non l’ho fatta. Dotata di una fantasia incredibile, di una notevole capacità di mettere insieme e rielaborare elementi provenienti dalle fonti più disparate, ottima narratrice, anche se alcuni dettagli della sua saga mi convincono poco, in questo saggio la Rowling prende davvero vita. Ci sono alcune pagine del libro di Marina che mi hanno convinta poco, come mi convincono poco alcune pagine dei romanzi di Harry Potter, ma sono una manciata in un volume molto più lungo. Trovare un libro che convinca in tutto è una cosa davvero rara, e quando capita non si può che essere grati del dono ricevuto dall’autore e della fortuna della scoperta. J.K. Rowling. L’incantatrice di 450 milioni di lettori è un saggio chiaro e affascinante, scorrevole come un romanzo e documentato in ogni sua affermazione. Imperdibile per i fan della Rowling, si rivela un’ottima lettura anche per chi vuole capire un po’ meglio quella che molti etichettano semplicemente come una saga per bambini.

Un’intervista a Marina Lenti: http://www.lanuovabq.it/mobile/articoli-la-saga-di-harry-potter-parla-dell-uomo-18198.htm#.WPpua2nyiM8.

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