Harry Turtledove: Le daghe della legione

Perché ho aspettato così tanto per rileggere la tetralogia de La legione perduta di Harry Turtledove? Mi sono iscritta ad anobii nel 2008, e visto che nell’elenco delle mie letture ho indicato la data solo per la prima volta che ho letto i romanzi – data facile da trovare, avendo letto i romanzi appena sono stati pubblicati mi è bastato guardare le informazioni stampate dall’editore sul libro stesso – e non per le riletture, significa che tutte le riletture, tranne quest’ultima, sono antecedenti al 2008.

Sono aumentati i libri, certo. Almeno per alcuni anni le pubblicazioni potenzialmente interessanti sono state tante, quindi ho ridotto un po’ le riletture e aumentato le letture nuove. Anche il fatto di avere un lavoro full time ha aiutato a leggere più novità, perché mi ha fornito uno stipendio con cui acquistare nuovi libri. E poi ci sono state altre riletture, George R.R. Martin con Le cronache del ghiaccio e del fuoco, Robert Jordan con La Ruota del Tempo, tutto Guy Gavriel Kay (a proposito, mi sa che è ora di ricominciare), alcune cose sparse… senza considerare la riscoperta di classici che non avevo ancora letto, riscoperta che è tutt’altro che conclusa. Conseguenza? Turtledove è rimasto lì ad aspettare. Eppure questa saga mi è sempre rimasta nel cuore, fin dalla prima volta che l’ho letta. Ne ho parlato qualche volta con Emanuele Manco, in questi romanzi il buon Harry è riuscito a bilanciare tutto alla perfezione. I romanzi, ricordo, sono La legione perduta, Un imperatore per la legione, La legione di Videssos e Le daghe della legione. Spoiler dai primi tre romanzi.

C’è guerra in abbondanza, non dimentichiamo che la protagonista è un’intera legione romana dell’epoca di Caio Giulio Cesare finita in modo un po’ rocambolesco e non proprio voluto nell’impero di Videssos. Certo, il protagonista principale è Marcus Emilius Scaurus, il tribuno a capo della legione, ma al suo fianco ci sono un bel po’ di altri affascinanti personaggi. Ci sono tradimenti, pensiamo a quei simpaticoni degli Sphrantzes, a Onomagoulos o a Drax. C’è una religione a volte troppo invadente, con fanatici di prima grandezza quale Zemarkhos. C’è la magia, con regole e limiti ben precisi e fondamentale in alcune situazioni. C’è la necessità per Marcus e i legionari di adattarsi a un mondo nuovo, con tutte le difficoltà che un adattamento di questo tipo comporta. C’è l’amore, in tutte le sue varianti. Solido e tranquillo quello fra Minucius ed Erene, burrascoso quello fra Marcus ed Helvis, e ancora non capisco come non avessi fatto, la prima volta, a non capire che sarebbe finito male, inaccettabile per la società quello fra Gorgidas e Quintus Glabrio, superficiale e fisico quello di Viridovix (povera Seirem!). Ci sono la vita quotidiana e la burocrazia. C’è il Male, ispirato da Skotos e perseguito da Avshar, ma ci sono anche avversari che sono solo questo, avversari. Ci sono echi del nostro mondo, dell’impero bizantino in particolare, che affiorano arricchendo la storia. E ci sono i personaggi.

I romani come Marcus, Gaius Philippus e Sextus Minucius ma anche, fino a quando ci sono stati, Quintus Glabrio e Junius Blaesus. Il greco Gorgidas. Il gallo Viridovix. I vaspurakani Gagik Bagratouni, Senpat e Nevrat Sviodo. I due Avtorkator, Mavrikios Gavras prima e suo fratello Thorisin poi, e la figlia di Mavrikios, Alyphia. I religiosi come il patriarca Balsamon e lo studioso dell’Accademia Nepos. I katrish, Laon Pakhime ma anche Taso Vones. L’haloga Zeprin il Rosso. Ci sono personaggi che si sono presentati come alleati, o amanti, e che gradualmente si sono rivelati fonte di sofferenza e di problemi per chi è stato in contatto con loro. E ci sono una moltitudine di altre figure che hanno avuto un loro ruolo da giocare nella storia e che, per quanto viste poco, si sono rivelate affascinanti.

Le daghe della legione completa finalmente la trama iniziata tre romanzi prima. Già alla fine di La legione di Videssos le due trame di Viridovix e Gorgidas si erano riunite, qui, nonostante un capitolo focalizzato su un altro punto di vista che in precedenza avevamo visto solo dall’esterno, e nonostante alcune grosse deviazioni di percorso, le trame si vanno a riunire. È il momento della resa dei conti, un momento non privo di sorprese. E se anche Turtledove a volte si dilunga un po’ troppo – al di là di Rakio, che ha la sua importanza, avrei volentieri fatto a meno degli Erzrumi – quando è il momento di stringere e di tirare le fila riesce a farlo alla perfezione.

Davvero una bellissima serie. Mi sa che stavolta non lascerò passare così tanto tempo prima di rileggerla.

Nella seconda pagina spoiler da La legione di Videssos.

Spesso ci lamentiamo perché le copertine dei romanzi fantasy sono brutte. In effetti a volte gli editori riescono a produrre delle schifezze inimmaginabili, al punto da far sorgere la domanda se qualcuno in casa editrice le abbia viste prima di approvarle o se siano state fatte a caso da una persona più miope di me (ma io porto gli occhiali, certi grafici non si direbbe) e acquistate perché costavano poco. Ma a volte anche a comprare la copertina originale si sbaglia.

Prendiamo il caso di La legione di Videssos. Per l’edizione che ho io la casa editrice Nord ha ripreso l’illustrazione originale… di The Misplaced Legion. Lasciamo stare il fatto che in quell’immagine Marcus (sì, è amico mio e quindi lo chiamo per nome, se non mi faccio problemi a chiamare per nome Thorisin, che è l’Avtokrator, perché dovrei farmene con uno dei suoi ufficiali?) è mancino, cosa che non mi pare proprio dalla lettura dei romanzi.

Il problema è un altro: in quell’illustrazione di vedono Marcus e Viridovix che incrociano le lame. In La legione perduta quella scena avviene nel primo capitolo, e visto che viene citata anche nel riassunto della trama l’immagine non fa nessuno spoiler. In La legione di Videssos avviene alla fine, visto che è il sistema usato dai protagonisti per sconfiggere Avshar. C’è da stupirsi se io ho letto l’intero romanzo convinta che Marcus e Viridovix avrebbero incrociato nuovamente le loro lame, e che con quel gesto avrebbero ottenuto la vittoria? L’editore mi ha fatto uno spoiler enorme perché ha scelto la copertina sbagliata.

Visto che siamo in area spoiler facciamo una breve lista di morti. Non tutti, solo quelli che anche a distanza di anni dalla prima lettura mi spiace che siano morti.

Mavrikios Gavras. Va bene, se non fosse morto Thorisin non sarebbe mai diventato imperatore e soprattutto non ci sarebbero state tutte le guerre civili che ci sono state, quindi avremmo perso una bella fetta di trama. La morte di Mavrikios era necessaria, con Thorisin come imperatore ci si diverte di più – alcuni suoi incontri con Marcus sono memorabili, specie quando Marcus sta cercando di ottenere dall’imperatore l’autorizzazione a corteggiare e sposare sua nipote – ma Mavrikios era troppo in gamba per non rimpiangerlo.

Quintus Glabrio. Un ottimo soldato, probabilmente perché aveva interessi che andavano al di là di quelli di un comune soldato, e il compagno perfetto per Gorgidas.

Seirem. La si è vista davvero poco, troppo poco per poterla amare come personaggio, ma il suo effetto su Viridovix è notevole. E, a parte questo, è la dimostrazione di come le persone comuni facciano spesso una brutta fine quando si trovano invischiate in problemi più grandi di loro.

Balsamon. Probabilmente è lui quello che più mi spiace di aver perso. Ok, eravamo a fine saga, la sua battaglia finale è stata eroica e Balsamon se ne è andato alla grande, ma mi spiace ugualmente che se ne sia andato, e il fatto che io sia così dispiaciuta per un patriarca è la dimostrazione della sua grandezza. Io sono atea, ma se mai decidessi di diventare credente potrei convertirmi proprio alla fede di Phos. Nella versione Katrish, che mi sembra la più vicina alla realtà, nonostante tutte le prediche di Balsamon.

A riguardare la lista scopro di aver citato un personaggio a libro. Tre uomini e una donna, molto diversi fra loro. Due potenti, due persone comuni. Un sovrano, un soldato, una barbara e un religioso. I personaggi di Turtledove sono molto diversi da loro e tutti ugualmente vivi. L’ho detto e lo ribadisco, amo questa saga e coloro che la animano. Mi sa che la devo rileggere.

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