L’ascesa dell’Ombra di Robert Jordan. I capitoli 33 e 34

Rilettura di L’ascesa dell’Ombra di Robert Jordan.

33: Una nuova trama nel disegno

Perrin e Luc s’incontrano in teoria per la prima volta, anche se Luc sembra conoscerlo. Per forza, l’ha già incontrato nel Mondo dei sogni, solo che lì era Isam e Perrin non può riconoscerlo. L’effetto ta’veren convince la gente a cercare rifugio a Emond’s Field, anche se qualcuno si unisce a Perrin fino a formare una piccola banda. Perrin scopre le sue qualità di leader e Faile si dimostra una valida compagna. Qualche giorno fa ho avuto una discussione con un tizio – discussione finita perché io ho smesso di rispondere perché non avevo voglia di buttare via il mio tempo per nulla – sull’importanza delle donne nella saga, e incidentalmente anche nel fantasy. A portare avanti questa storia è Perrin, è lui che decide il tutto e che fa muovere i personaggi, ma il fatto che Faile sia pronta ad aiutarlo con tutto ciò che le capita fra le mani non guasta, e non toglie nulla alla credibilità della storia.

Il gruppo riesce a liberare i Luhan e la famiglia di Mat, e Verin procura a tutti un po’ di maltempo.

«Le mie motivazioni di oggi non sono diverse da quelle di ieri. Ma credo che potrebbe piovere in circa… oh… mezz’ora. Forse meno. Mi aspetto un bel diluvio.»

Già solo per il lavoro che fa potrei amarla, ma il modo in cui dice quel che ha fatto…!

34: Colui che viene con l’Alba

Rand viene con l’Alba, così come era stato profetizzato.

‘Vi legherà con legami che non potrete spezzare. Vi riporterà indietro e vi distruggerà’. Parole pronunciate come una profezia. Distruggerli. La Profezia proclamava che avrebbe scatenato una nuova Frattura del Mon­do. L’idea lo terrorizzava. Forse poteva almeno evitare quella parte, ma la guerra, la morte e la distruzione già erano sgorgate al suo passaggio. Tear era il primo posto, in quello che sembrava molto tempo, in cui non si era lasciato il caos alle spalle, uomini morenti e villaggi in fiamme.

Desiderava poter salire in groppa a Jeade’en e correre il più veloce possibile. Non era la prima volta. Ma non posso fuggire, pensò. Devo farlo perché non c’è nessun altro che può farlo. O lo faccio, o vince il Tenebroso. Uno scambio duro, ma il solo possibile. Ma perché dovrei voler distruggere gli Aiel? Come? si chiedeva.

Con la verità, arma potentissima nelle mani di chi sa come usarla. Per alcuni anni ho raccolto una serie di citazioni relative alla verità nei libri che leggevo, magari prima o poi ve le ripropongo anche se l’elenco è terribilmente incompleto.

L’ultimo pensiero lo raggelò. Era come se avesse già accettato l’idea di doverli eliminare. Non voleva fare del male agli Aiel. «Luce,» esclamò rauco «non voglio distruggere nessuno!» Si sentiva nuovamente la bocca inaridita dalla polvere.

Mat lo guardò in silenzio. Un’occhiata circospetta. Non sono ancora matto, pensò Rand torvo.

Su in alto gli Aiel cominciavano a muoversi nei tre accampamenti. La cruda verità era che aveva bisogno di loro. Questa era la ragione per cui aveva incominciato a contemplare questo piano, quando aveva scoperto che il Drago Rinato e Colui che viene con l’Alba potevano benissimo essere la stessa persona. Aveva bisogno di persone di cui poteva fidarsi, che lo seguissero non per paura, o per brama di potere. Persone che non intendessero usarlo per i propri scopi. Aveva fatto quel che era richiesto, e adesso li avrebbe usati. Perché doveva. Ancora non era impazzito – non lo credeva – ma molti lo avrebbero pensato prima che avesse finito.

Ecco perché è andato nel deserto, lo avevo dimenticato. Il ragionamento, altra arma potentissima, e il bisogno di potersi fidare di qualcuno.

Turbine sulla montagna

Questo è per te, Couladin. Rand, che non è stato cresciuto dagli Aiel e non conosce le loro usanze, ha bisogno che gli venga detto di mostrare i segni.

«Sciocco» borbottò Bair. «Tutti i segni.» Lanciando la sacca dell’acqua a Mat, prese il braccio destro di Rand e tirò su la manica, esponendo un’immagine speculare della creatura sul braccio sinistro. La donna trattenne il respiro, quindi lo rilasciò con un lungo sospiro. Sembrava in bilico sulla lama di un rasoio fra sollievo e apprensione. Non c’era possibilità d’errore; aveva sperato nel secondo marchio, eppure ne era spaventata. Amys e le altre due Sapienti fecero quasi un’eco perfetta al suo sospiro. Era strano vedere degli Aiel spaventati.

Rand si mise quasi a ridere. Non che fosse divertito. ‘Due e due volte verrà marchiato’. Questo era quanto riportava le Profezie del Drago. Un airone marchiato su ogni palmo, e adesso questi. Una di queste particolari creature – Draghi, così li chiamava la Profezia – doveva rappresentare ‘le memorie perdute’. Il Rhui­dean aveva di certo provveduto a colmare questa parte, con la storia perduta delle origini degli Aiel. E l’altro per il ‘prezzo che deve pagare’. Quando dovrò pagarlo? si chiese Rand. E quanti dovranno pagarlo con me? Qualcun altro doveva sempre, anche quando Rand cercava di pagare da solo.

L’ho detto che adoro quando le profezie si compiono? Il compimento ci dice che la storia ha un senso e non è solo il susseguirsi di fatti casuali. Sarà per questo che nella realtà diffido di chiunque pensi di poter in qualche modo fare profezie, fossero anche solo oroscopi? Perché la realtà non è un fantasy.

«Un conto è sapere che la Profezia si compirà,» rispose lentamente il capoclan «altro è vedere che si compiono proprio davanti ai tuoi occhi. Si dice che riunirai nuovamente tutti i clan, come tanto tempo fa, ma ci siamo combattuti a vicenda quasi quanto abbiamo combattuto contro il resto del mondo. E, per alcuni di noi, c’è dell’altro.»

Vi legherà e vi distruggerà, pensò Rand. Anche Rhuarc probabilmente lo aveva sentito. E gli altri capiclan con le Sapienti, se anche loro si erano addentrati nella foresta di splendenti colonne di vetro. Se Moiraine non aveva organizzato una visione speciale per lui.

No, Moiraine non ha nulla a che vedere con quanto è accaduto, e in effetti il compimento della profezia porta qualche piccolo sconvolgimento. Cambiamenti anche, anche se in certi contesti questa sembra una parolaccia.

Ruarc fa il punto sulla vicenda di Cairhien, dell’acqua, di Avendoraldera e di Laman, e un riassunto così è molto utile perché fino a questo momento avevamo ricevuto solo informazioni frammentarie e sparse in troppi punti. Amo la capacità di Jordan di riallacciare tutti i fili della storia, che fra l’altro vanno a confluire con la nascita di Rand sulle pendici di Monte Drago.

Se gli antenati dei Cairhienesi non avessero permesso agli Aiel di attingere acqua tremila anni fa, allora a Cairhien non sarebbe mai stato concesso il permesso di usare il Sentiero della Seta attraverso il Deserto, con un arbusto di Avendesora per consolidare il patto. Nessun patto, e Re Laman non avrebbe avuto alcun albero da abbattere; non ci sarebbe stata la Guerra Aiel; avrebbe potuto non nascere sul pendio di Monte Drago per essere preso e portato a crescere nei Fiumi Gemelli. Quanti altri simili punti c’erano, dove una singola decisione in un modo o nell’altro aveva influenzato la tessitura del Disegno per migliaia di anni? Mille volte mille piccole ramificazioni, altre mille, tutte che strattonavano il Disegno in un motivo differente. Lui in persona era una di quelle ramificazioni ambulanti, forse anche Mat e Perrin. Ciò che facevano, o non facevano, avrebbe avuto ripercussioni per anni, attraverso le Epoche.

Rand guardò Mat, che zoppicava inerpicandosi sul pendio con l’aiuto della lancia, testa bassa e occhi stretti dal dolore. Il Creatore non stava pensando, visto che aveva piazzato il futuro sulle spalle di tre contadini. Non posso liberarmene. Devo portare questo peso, a qualsiasi costo, si disse.

E se tutto questo non fosse stato abbastanza Amys ci racconta la storia di Shayel, un’abitante delle terre bagnate giunta un giorno da sola nel deserto.

«Shaiel» intervenne Bair «è il nome che scelse per sé. Non ne diede mai un altro per tutto il tempo che la conobbi. Nella Lingua Antica significa ‘la donna che è dedicata’.» Mat annuì in accordo, apparentemente senza notare cosa aveva fatto; Lan lo guardò pensieroso da sopra un calice d’acqua. «Shaiel all’inizio era amareggiata» concluse la donna.

Accovacciata sui talloni accanto a Rand, Amys annuì. «Parlava di un figlio abbandonato, un bambino che amava e di un marito che non amava. Dove, non voleva dirlo. Non credo che si sia mai perdonata per aver lasciato quel bambino. Non volle dire più di quello che doveva. Stava cercando noi, le Fanciulle della Lancia. Un’Aes Sedai di nome Gitara Moroso, che aveva il dono della Predizione, le aveva detto che il disastro sarebbe caduto sulla sua terra e la sua gente, forse il mondo intero, se non fosse andata a vivere con le Fanciulle della Lancia, senza rivelare a nessuno la sua destinazione. Doveva diventare una Fanciulla, e non sarebbe potuta tornare nella sua terra fino a quando le Fanciulle non sarebbero andate a Tar Valon.»

Il figlio è Galad, il marito Taringail, colui che in seguito sposerà Morgase, diventerà padre di Gawyn ed Elaine e sarà assassinato da Thom per fermare i suoi complotti. Gitara Moroso è la stessa Aes Sedai che è morta predicendo la nascita del Drago, mi sarebbe piaciuta vederla in azione di più che in questi brevi frammenti, un ricordo e, in Nuova primavera, l’istante della morte. Tutto questo avveniva quattro anni prima che Laman tagliasse l’albero.

«Quasi ogni ragazza sogna di diventare Fanciulla e imparano almeno le cose basilari dell’arco e della lancia, del combattimento con mani e piedi. Anche così, quelle che compiono il passo finale e sposano la lancia scoprono di non sapere nulla. Per Shaiel fu anche più duro. L’arco lo conosceva bene, ma non aveva mai corso per più di un miglio, o vissuto di ciò che riusciva a procurarsi. Una bambina di dieci anni avrebbe potuto batterla e non sapeva nemmeno quali piante indicassero l’acqua. Eppure perseverò. Dopo un anno prestò giuramento alla lancia, diventò una Fanciulla, adottata nella setta Chumai degli Aiel Taardad.»

E alla fine si recò a Tar Valon con le Fanciulle, per morire su una pendice di Monte Drago. Mezza risposta, che lasciava nuove domande. Se solo Rand avesse potuto vederne il viso.

«C’è qualcosa di lei nei tuoi lineamenti» osservò Seana come se gli stesse leggendo nei pensieri. Si era seduta a gambe incrociate con un piccolo calice d’argento di vino. «Meno di Janduin.»

«Janduin? Mio padre?»

«Sì» rispose Seana. «Era capoclan dei Taardad allora, il più giovane che possiamo ricordarci. Eppure ci sapeva fare, aveva potere. La gente lo ascoltava, e lo avrebbe seguito, anche quelli che non appartenevano al suo clan. Pose termine all’antagonismo di sangue fra i Taardad e i Nakai dopo duecento anni e non solo si alleò con essi, ma anche con i Reyn, che non erano lontani da un antagonismo di sangue. Pose anche quasi fine all’antagonismo fra Shaarad e Goshien, e ci sarebbe riuscito se Laman non avesse abbattuto l’Albero. Giovane com’era, fu lui a guidare i Taardad e i Nakai, i Reyn e gli Shaarad alla ricerca del prezzo di sangue di Laman.»

Era. Per cui era morto anche lui. Egwene ebbe compassione di Rand, che la ignorò. Non voleva compassione. Come poteva sentire la perdita di persone che non aveva mai conosciuto? Eppure la sentiva. «Com’è morto Janduin?»

Le Sapienti si scambiarono occhiate esitanti. Alla fine Amys raccontò: «Era l’inizio del terzo anno di ricerche di Laman quando Shaiel scoprì di essere incinta. Per legge sarebbe dovuta tornare alla Triplice Terra. A una Fanciulla è vietato prendere la lancia quando ha in grembo un bambino. Ma Janduin non poteva vietarle nulla; se lei avesse chiesto la luna appesa a una collana, avrebbe cercato di dargliela. Per cui la ragazza rimase, e durante l’ultima battaglia davanti a Tar Valon fu uccisa, e con lei il bambino. Janduin non poteva perdonarsi di non averla fatta obbedire alla legge.»

«Rinunciò al posto di capoclan» intervenne Bair. «Nessuno lo aveva mai fatto prima. Gli era stato detto che non poteva essere fatto, ma si limitò ad andarsene. Si recò a nord con un gruppo di giovani, a caccia di Trolloc e Myrddraal nella Macchia. È una cosa che fanno i giovani uomini selvatici e le Fanciulle che hanno meno senno delle capre. Quelli che tornarono però dissero che era stato ucciso da un uomo. Raccontarono che Janduin sosteneva che quest’uomo somigliasse a Shaiel, e non volle alzare la lancia quando questi lo attaccò.»

Probabilmente il tizio in questione è Luc, il fratello di Tigraine, l’altra metà di Isam, spedito nella Macchia da Gitara Moroso. La domanda è: perché Gitara Moroso ha mandato Luc nella Macchia, visto che presumibilmente lì lui è stato convertito, o si è convertito, al Tenebroso? Mi sa che in questo caso non avremo mai una risposta. Luc e Isam si sono incontrati nella Macchia, ce lo ha detto la Profezia Oscura in La grande caccia, e in qualche modo si sono fusi insieme. Come? È magia, in questo caso non abbiamo spiegazioni.

Ci viene enunciata la profezia degli Aiel

 «In questo caso, tutta la verità, quella nota solo alle Sapienti e ai capiclan prima di questo fatto, è che sei la nostra distruzione. Distruzione e salvezza. Senza di te, nessuno dei nostri sopravviverà oltre l’Ultima Battaglia. Forse neanche fino all’Ultima Battaglia. Questa è la profezia e la verità. Con te… ‘Verserà il sangue di coloro che si fanno chiamare Aiel come acqua sulla sabbia e li spezzerà come rami secchi, eppure i superstiti dei superstiti verranno salvati, e vivranno’. Una profezia dura, ma questa non è mai stata una terra gentile.»

e vediamo Rand che decide il cammino

Per la prima volta qualcuno avrebbe imparato cosa significava che lui fosse il Drago Rinato. Avrebbe infranto le regole in un modo che nessuno si aspettava.

Fanno lavori nel mio palazzo, nel giro di qualche minuto mi tolgono la corrente, quindi per ora i miei commenti si interrompono qui.

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Una risposta a L’ascesa dell’Ombra di Robert Jordan. I capitoli 33 e 34

  1. Raffaello ha detto:

    Capitolo straordinario, quest’ultimo. I miei ricordi del ciclo sono proprio distanti, deboli…e così sei riuscita a emozionarmi come fosse la prima volta che lo leggevo. Quante cose che non ricordo più.

    PS: anche io ho un vero rifiuto per profeti/profezie/sensitive all’Italica maniera, etc… Curioso questo mio rifiuto, mi sono sempre interrogato sul motivo. Adoro il fantasy eppure sono terribilmente scettico se qualcuno mi propone qualcosa di simile nella vita reale. È come una sorta di contrappasso dantesco.

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