Bernard Cornwell: L’ultimo re

Ho un blog da… da quasi sei anni. Ho controllato perché non ne ero sicura. Il primo articolo, e non avevo bene idea di cosa scrivere, risale a gennaio 2011. Man mano i contenuti sono arrivati. Alcuni sono puramente informativi (le classifiche di vendita, sezione che ho recentemente soppresso, le campagne sconto, sezione che non ho abbandonato ufficialmente come quella delle classifiche ma che negli ultimi anni ho quasi totalmente ignorato, e le novità appena giunte in libreria), altri sono riproposizioni di articoli già pubblicati su FantasyMagazine (non tutti, solo recensioni, approfondimenti e qualche altra cosa che secondo me aveva senso riproporre anche a distanza di tempo, non certo articoli d’attualità), altri ancora, e sono i più, sono articoli che ho scritto appositamente per il blog mettendo me stessa nel testo. Sono le mie “impressioni di lettura”. Non proprio recensioni, non sono testi molto strutturati perciò non mi sento di usare questo termine che troppo spesso vedo usare a sproposito, ma le mie impressioni. Il libro mi è piaciuto? Perché? C’è qualcosa in particolare che ha attirato la mia attenzione? Oppure, è possibile fare un discorso che parte da un libro e attraversa diverse opere tramite un filo conduttore comune? O anche, ho letto una frase che per qualche motivo mi ha colpita e ho deciso di citarla.

In tutti i casi, qualunque sia la cosa su cui mi focalizzo, io faccio una cosa. Esprimo la mia opinione su un particolare libro, e se mi è piaciuto vi invito a leggerlo. E se mi dite che intendete leggerlo vi invito pure a darmene un parere.

Perché?

Perché anche se magari dal vivo sono ancora capace di farmi prendere dalla timidezza e di bloccarmi, davanti a una tastiera non ho questo genere di problemi, ed è difficile farmi smettere di scrivere. Perché penso che certi libri siano meravigliosi e meriterebbero una fama maggiore. Perché ho voglia di chiacchierare con qualcuno delle mie passioni. In ogni caso cerco di influenzarvi, se non altro spingendovi a leggere qualcosa che altrimenti non prendereste in considerazione, e di cui magari ignorereste persino l’esistenza. Non sono così egocentrica da pretendere di dirvi cosa vi deve piacere, il giudizio, in gradimento, sono e resteranno per sempre vostri. Però è vero che cerco di convincervi a leggere quel che piace a me. Funziona anche il contrario. Leggo i vostri suggerimenti, e anche se io sono un po’ difficile da convincere (alla resistenza passiva mi allenano bene i clienti della libreria che mi suggeriscono le cose più disparate, dai romanzi rosa ai libri di esoterismo, dal bestseller-ciofeca del momento al mattone più illeggibile che possiate immaginare) a volte vi do retta.

L’ultimo suggerimento in ordine di tempo (ripetuto solo qualche decina di volte, a volte sono davvero difficile da convincere) a cui ho dato retta è quello di Raffaello, che mi ha consigliato Bernard Cornwell. Un suggerimento di lettura è sempre una cosa un po’ particolare, ci si affida al giudizio dell’altro, giudizio tanto più convincente quanto più si sa di avere gusti simili, e la lettura è comunque un po’ influenzata dal fantasma del suggeritore che aleggia sull’opera.

Io di Cornwell avevo letto, parecchi anni fa, Stonehenge, e non mi aveva detto granché. Ho letto opere peggiori, non sto dicendo che il libro di Cornwell sia brutto e che non vada letto, solo non mi aveva convinta abbastanza dal voler dedicare altro tempo all’autore. Però so che a George R.R. Martin i romanzi di Cornwell piacciono parecchio –sì, a volte leggo libri amati dagli autori che amo, ma il fatto che certi autori mi piacciano non implica necessariamente che nelle letture abbiamo gli stessi gusti – e alla fine mi sono arresa alle insistenze ai velati suggerimenti di Raffaello. Anche perché Aeldred, uno dei personaggi di The Last Light of the Sun di Guy Gavriel Kay, è in parte modellato sulla figura di Alfredo il Grande, e quando c’è di mezzo Kay, seppure di striscio, io tendo a fare cose un po’ strane.

Inevitabile quindi che il congiurare delle circostanze mi spingesse verso Le storie dei re sassoni, saga composta da L’ultimo re, Un cavaliere e il suo re, I re del Nord, Il filo della spada, Il signore della guerra, La morte dei re, Re senza Dio, Il trono senza re, Warriors of the Storm e The Flame Bearer, con gli ultimi due che ancora non sono stati tradotti.

Alfredo, l’Alfredo di Cornwell quantomeno, è insopportabile nella sua bigotteria. Non so quante cose siano note su di lui e sull’epoca in cui visse, nella nota storica finale Cornwell spiega che “l’esistenza di Alfredo è straordinariamente ben documentata, se consideriamo l’epoca in cui visse”, ma la postilla “se consideriamo l’epoca in cui visse” può voler dire che dei suoi contemporanei (siamo nel IX secolo d.C.) non sappiamo un accidente perciò di lui, di cui magari sappiamo ben poco, al confronto sappiamo moltissimo. Non ho idea di quanti siano i fatti storici realmente noti, Cornwell spiega di aver fatto una sola modifica importante alla Storia ai fini di far procedere la sua storia nel modo che preferiva – ha anticipato di un anno la morte di un personaggio – ma l’impressione che abbia cercato di ricostruire fedelmente il periodo c’è. Alfredo non è il protagonista, e per fortuna, anche se è su di lui che ero maggiormente curiosa. Quel che ho visto mi è bastato. Il protagonista è Uthred, personaggio di fantasia calato in un mondo realistico, che ha modo di conoscere da vicino danesi e angli, e di essere protagonista in un periodo storico decisamente turbolento.

Ho letto il libro in un arco di tempo per me piuttosto lungo, oltre un mese per sole 400 pagine, e il fatto che contemporaneamente io abbia letto altre cose conta poco. Se ho impiegato così tanto per leggere L’ultimo re significa che non mi ha coinvolta, altrimenti a un certo punto non sarei più riuscita a metterlo giù e avrei divorato pagine su pagine. Con un altro libro avrei detto che non faceva per me, con un libro vivamente consigliato mi è stato molto più difficile farlo.

Di fatto dei personaggi m’importava ben poco, e quando dei personaggi m’importa poco posso pure fare a meno di leggere. E il problema non è stato tanto il deludente Alfredo, che alla fin fine è solo un comprimario e può quasi essere ignorato, quanto Uthred, di cui, salvo pochi momenti, non mi sono mai preoccupata. Lui era lì, tranquillo, a portare avanti la sua vita, a volte anche in situazioni rischiose, e a me la cosa non faceva il minimo effetto. Non ero preoccupata che potesse capitargli qualcosa, e questo ha poco a che vedere con il fatto che il romanzo è raccontato in prima persona. Anche Nicholas Guild ha scritto L’assiro e il suo seguito Ninive in prima persona, perciò io sapevo che il protagonista, Tiglath Assur, sarebbe sopravvissuto a qualsiasi cosa potesse capitargli, ma in quel caso ero stata completamente catturata dalla storia. E quanto al personaggio minore che vive le sue avventure all’ombra di un sovrano realmente esistito, in Predatore Gary Jennings ha raccontato la storia di Thorn, lasciando al suo sovrano e amico Teodorico uno spazio minore. No, semplicemente per me la storia di Cornwell è scivolata via leggera, senza lasciare traccia. La scrittura scorre via bene, si legge con facilità, ma non mi ha mai colpita, non mi ha mai spinta a fermarmi per rifiatare, per rimettere in ordine nei miei sentimenti. Non posso dire che il romanzo sia brutto, o che sia costruito male, perché non sarebbe vero. Abbiamo trascorso qualche tempo insieme e ora ci siamo separati, e dubito che il mio cammino e quello di Cornwell si incroceranno ancora.

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7 risposte a Bernard Cornwell: L’ultimo re

  1. Raffaello ha detto:

    Ammazza che stroncatura😦 vabbè, ti perdono😉 se tu mi perdoni per averti fatto perdere tempo prezioso con un libro che non ti è piaciuto. In futuro eviterò insistenze, promesso.

    Io comunque i sui libri li divoro appena li prendo in mano :P…e una delle cose che mi piacciono di più è proprio la leggerezza con cui ti narra la storia di Uthred (e anche dello stesso Alfredo, che con il prosieguo della storia diventeranno molto più legati da un rapporto di amore ed odio rispetto a quel che mostra il primo libro). Cornwell è un narratore gentile, riesce a rilassarmi anche nel descrivere una battaglia. Spesso, a seguito di una lettura molto lunga o complessa, mi butto su Cornwell per abbassare i giri del motore del mio cervello e godermi una storia ben scritta. Mi spiace che a te proprio questa sua caratteristica non ti abbia convinta. Ti abbia anzi portata verso il disinteresse.

    Se può essere utile a qualche futuro lettore (non a te, evidentemente i nostri gusti a volte differiscono totalmente) aggiungo che il secondo libro è tra i migliori di tutto il ciclo. Forse il migliore. E naturalmente aggiungo che io sono totalmente d’accordo con George r. r. Martin. Cornwell è straordinario! Non date retta a Martina😉 leggetelo!!

    • Grande!!! Riuscire a chiudere sul mio blog un commento in cui dici di non darmi retta è notevole.
      Non c’è niente da perdonare, a me i romanzi storici piacciono, e mi sta bene provare autori nuovi. Per quanto io ami le riletture non si possono sempre leggere le stesse cose, e i suggerimenti degli amici spesso aiutano a schiarirsi le idee. Io amo Kay, tu forse lo leggi nello stesso modo in cui io ho letto Cornwell, con una vaga curiosità ma senza una vera passione. Per quanto su alcune cose abbiamo gusti in comune siamo persone diverse ed è normale che su altre cose i nostri gusti divergano. Martin ama pure Maurice Druon, io ho letto il primo dei suoi romanzi, Il re di ferro, e mi è bastato. Cornwell, per quel che vale, mi è piaciuto di più.
      A volte servono anche letture più leggere, rilassanti. Io sono riuscita a leggere cose come “Ho sposato un deficiente” e “Mia figlia è una jena” proprio perché in certi momenti avevo bisogno di scaricare completamente i nervi.
      Vai pure avanti a consigliare ogni volta che ne hai voglia, tanto alla fine sono io a decidere se darti retta o meno, e come ho scritto più in su sono molto brava a ignorare i consigli che non mi interessano. Magari mi convincerai a leggere altro, in fondo ci sono autori che piacciono a entrambi, o magari convincerai qualche mio lettore e lui ti sarà grato del consiglio.

  2. Raffaello ha detto:

    PS: Parlando di Alfredo, invece, ci tengo a precisare (anche per smentire in parte la tua delusione) che con l’avanzare della lettura la sua figura risulterà molto più approfondita, vero protagonista della sopravvivenza del wessex. Sarà molto di più di un fastidioso bigotto. Sarà un Re, uno stratega e un condottiero (e saprà anche mettere il suo regno nelle mani delle persone giuste, al di là dell’appartenzenza religiosa). Se pensi che la sua figura sia stata tratteggiata solo in maniera negativa, è una convinzione errata data probabilmente da queste prime poche pagine dell’intero ciclo. Cornwell mostrerà la stima e referenza che arriverà a provare per lui il protagonista Uthred, mostrerà infine come la perseveranza e lungimiranza di Alfredo il Grande salveranno e renderanno forte, ricco e inespugnabile un regno circondato da nemici e dato per spacciato più volte.

    • Raffaello ha detto:

      Ovviamente intendevo deferenza…ma il t9 ha deciso per me.

      • A un certo punto Uthred riflette sul fatto che la sua prima impressione di Alfredo non era stata molto positiva, ma che alla fine tutto ciò che è diventato lo deve a lui. Un commento così fa ben sperare per il futuro, e visto che Alfredo è passato alla storia come Il Grande certamente non era solo un bigotto – senza considerare che ho letto un paio di voci enciclopediche su di lui, e quindi una qualche idea di quel che ha fatto ce l’ho – ma l’impressione da questo romanzo è pessima. E non posso fare a meno di guardare con una certa diffidenza chi prende la religione troppo sul serio.
        Se mi dici che il personaggio migliora ti credo, ma io ho voglia d’imbarcarmi in un altro libro? A volte quando si va avanti poi si finisce con il divertirsi, a volte si perde solo tempo. Di Valerio Massimo Manfredi ho letto ben quattro libri – tre romanzi e una raccolta di racconti – e per me è stato quasi solo tempo perso, ho apprezzato davvero giusto un paio di racconti.
        Quando un cliente mi chiede un libro bello io sono sempre in difficoltà. Cos’è un libro bello? Non c’è niente che piaccia a tutti, e quello che funziona per te può non funzionare per me e viceversa. Quel che è certo è che non riprenderò in mano Cornwell a breve, in futuro si vedrà. Tieni presente però che l’unico romanzo di Philippa Gregory che ho letto mi è piaciuto, e non ne ho mai letto un secondo perché c’è sempre qualcos’altro che reclama la mia attenzione. Tanti libri, troppo poco tempo…

        • Raffaello ha detto:

          La mia era una precisazione sulla figura di Alfredo. Nient’altro. Senza alcun dubbio non ti conviene continuare se già il primo libro ti ha preso così poco. Ti avevo consigliato di riprovarci con Cornwell perché Stonehenge era il suo libro meno valido. Ma evidentemente Cornwell proprio non ti prende. Lui scrive così, e come ogni autore può piacere o no. Il suo modo di scrivere mi fa impazzire, personalmente. Mi rilassa e mi piace, ma non mi stupisce se dici che non riesce a mozzare il fiato. Anche quando è alle prese con la battaglia più importante del libro o nel pieno del climax finale, lui mi da l’impressione di scrivere con la cadenza serena di un vecchio che racconta una storia seduto accanto al caminetto. Non il massimo se cerchi l’azione e il battito del cuore a mille. Io ci sguazzo come un girino (a volte i suoi libri per me sono un vero antistress) ma ad altri come a te probabilmente questo stile proprio non va giù e vi porta ad una disaffezione verso le vicende.

          Il prossimo consiglio te lo darò più adatto :P…o me lo darai tu!

          • Non è tanto questione di uno stile tranquillo, in fondo io amo la Trilogia di Merlino di Mary Stewart e la trilogia arturiana di Michel Rio, e non si può dire che questi due autori abbiano uno stile incalzante. Stesso discorso per Filippo Tuena o, andando indietro nel tempo, Herman Hesse. Scrivono frasi lunghissime, sono lenti, ma nei loro libri mi perdo con molto piacere, mentre al contrario mi è piaciuto ben poco Q di Luther Blissett, che spesso ha un ritmo forsennato. I fattori che entrano in gioco e che fanno sì che un libro ci piaccia o meno sono tantissimi, e non sempre sono in grado di identificarli.
            Io direi che possiamo andare avanti a darci consigli a vicenda, di parlare di libri non mi stanco mai…

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