L’ascesa dell’Ombra di Robert Jordan. Capitoli 1 e 2

L'ascesa dell'ombra neRilettura di L’ascesa dell’Ombra di Robert Jordan. Spoiler su tutta La Ruota del Tempo.

Si tirò su dolorosamente. Lasciando impronte insanguinate sul tappeto, zoppicò verso il piedistallo dove era riposta Callandor. Addosso il sangue di centinaia di tagli. Sollevò la spada e la lama vitrea avvampò del Potere che fluiva in essa. La Spada Che Non È una Spada. Quella lama, apparentemente di vetro, potrebbe tagliare bene quanto l’acciaio più fine, eppure Callandor non è realmente una spada, piuttosto un residuo dell’Epoca Leggendaria, un sa’angrealCallandor, che può essere utilizzata da un solo uomo, legata al Drago Rinato da tremila anni di leggende e profezie, uno dei più potenti sa’angreal mai creati. Impugnando Callandor avrebbe potuto radere al suolo le mura di una città con un colpo solo. Con Callandor fra le mani avrebbe potuto affrontare anche uno dei Reietti…

Ma per ora voleva solo rimanere seduto e ricordare un pastore di nome Rand al’ Thor.

Per la prima volta uno dei volumi di La Ruota del Tempo non ha un prologo. Queste poche righe… come considerarle? Una profezia? In fondo sono un’anticipazione di quel che vedremo a breve. Io so che ero disorientata. Perché Rand era ferito? Cosa mi ero persa?

In realtà non mi ero persa nulla, era solo Jordan che si era divertito a spiazzarmi, avvisandomi fin da subito che ci sarebbero stati guai grossi. E poi arriva la profezia, quella vera.

L’Ombra sorgerà sul mondo, oscurerà ogni terra, anche l’angolo più remoto e non ci saranno né Luce né salvezza. Colui che nascerà con l’Alba, figlio della Fanciulla, secondo le Profezie, protenderà innanzi le mani per catturare l’Ombra, e il mondo griderà nel dolore della salvezza. Gloria al Creatore, alla Luce, e a colui che nascerà di nuovo. Possa la Luce salvarci da lui.

Dai Commentari sul Ciclo Karaethon:

Sereine dar Shamelle Motara,

sorella Consigliera di Comaelle,

Somma Regina di Jaramide

(circa 325 A.B., Epoca Terza)

Figlio di una Fanciulla, eh? E nasce, o forse viene, con l’Alba. Gli Aiel, fin qui visti solo di sfuggita, sono entrati definitivamente nella trama.

1: Semi dell’Ombra

Non è un prologo. Circa. C’è scritto capitolo uno, quindi non è un prologo anche se ne ha tutto l’aspetto. Avevamo lasciato Min parecchie pagine fa, quando Moiraine l’aveva spedita alla Torre Bianca prima di mettersi sulle tracce del Drago rinato. Ora è arrivata, anche se non si può dire che sia una buona cosa. Nel capitolo 37 di Il Drago rinato Egwene aveva sognato, fra l’altro,

Min, che faceva scattare una trappola di acciaio ma in qualche modo ci entrava senza nemmeno vederla.

Ora Min vede tre Aes Sedai che moriranno lo stesso giorno, ed è solo l’inizio.

Non avrebbe potuto dire o fare nulla per cambiarlo – quando sapeva il significato di un’immagine, quella sarebbe accaduta

Un incubo, vedere qualcosa di negativo e non poterci fare nulla. Quanti tipi di profezia incontriamo nel fantasy? Quanto è importante la loro interpretazione? Vorrei avere più tempo per indagare quest’aspetto, per ora mi limito a sottolineare che, da qualunque parte Min si volti, c’è aria di guai. La scena è inquietante, dato che sappiamo con certezza che le visioni di Min sono vere non possiamo che preoccuparci, ma non abbiamo neppure indizi su ciò che avverrà.

Per essere una che voleva passare inosservata Min non è molto fortunata, prima incontra Gawyn, poi viene riconosciuta da Leane, quindi finisce catturata dalla rete di Siuan. Anche se pure Siuan ci conferma che ci sono guai in arrivo.

Siuan Sanche era in piedi, regale come una qualsiasi Regina ma, per un momento, l’aveva vista giacere al suolo, nuda. A parte il fatto che non indossava nulla c’era qualcosa di insolito in quell’immagine, ma svanì prima che Min potesse individuarla.

È stata quietata, e quindi ha perso quell’aspetto senza età proprio di tutte le Aes Sedai. È questa la cosa insolita che Min percepisce senza capire. Comunque qui Min è la Cassandra della situazione, profetizza disgrazie (anche se solo a Siuan visto che non vuole far conoscere il suo talento alle altre) e non viene creduta. Ma anche se le avesse creduto, cosa avrebbe potuto fare Siuan per contrastare una profezia destinata comunque ad avverarsi?

Il talento di Min, oltre che a Moiraine e Siuan, è noto pure a Verin, c’è qualcosa che Verin non sa? Anche se le Aes Sedai a volte si dimostrano notevolmente ignoranti, o incapaci di comprendere i piani altrui fino a quando non è troppo tardi. Valda ha abbandonato l’assedio di Tar Valon per andare a devastare i Fiumi Gemelli, tutto sommato sarebbe stato meglio se non si fosse mai mosso. E quando Siuan dice

Se i Seanchan approdassero nuovamente, ovunque, lo saprei in pochi giorni con i piccioni viaggiatori, ed è un viaggio lungo dal mare fino a Tar Valon. Se riapparissero, avrò un ampio margine di preavviso.

il pensiero corre rapido all’attacco ordinato da Tuon, quello che frutta la cattura di Elaida e che consente a Egwene di dimostrare le sue straordinarie capacità. Ampio margine di preavviso, certo.

Non sono le Profezie a fare di lui il Drago Rinato; tutto quello che deve fare è ammetterlo, e deve averlo fatto se sta andando a prendere Callandor. Lo scopo delle Profezie è annunciare al mondo chi è lui, preparare lui a ciò che sta per accadere, preparare il mondo intero. Se Moiraine può avere una forma di controllo su Rand, lo guiderà verso le Profezie di cui siamo certe – quando sarà pronto ad affrontarle! – per il resto, confidiamo nel fatto che quel che farà sia abbastanza. Speriamo. Per quanto ne so, ha già portato a compimento Profezie che nessuno di noi capisce.

Amo le profezie proprio perché danno sempre di più e di meno di quello che promettono, e lo danno in modi diversi da quel che ci aspetteremmo. Finalmente Rand ha ammesso di essere il Drago, anche se Siuan ancora non lo sa, e il mondo sta iniziando a reagire di conseguenza. Ma le Aes Sedai non conoscono tutte le Profezie.

Min ci conferma di essere innamorata di Rand, stiamo andando verso l’Apocalisse, Armageddon, Tarmon gai’don, comunque vogliamo chiamarlo, ma gli esseri umani continuano ad avere sentimenti umani. Senza, la vita sarebbe inutile.

Punto di vista di Elaida. È la prima volta, giusto? Allora iniziamo a vederla all’opera, e a vederle trascurare cose importanti. Manda via Sahra ritenendo che non sappia nulla, e invece la ragazza avrebbe potuto fare un racconto molto interessante, ma riconosce Min, e da qui iniziano i guai. La trappola che Min fa scattare, perché Elaida inizia a sospettare, e va a confidare i suoi sospetti a chi? Ad Alviarin, che è a capo dell’Ajah Nera. Lei sì che sa giudicare le persone! E anche interpretare le sue stesse visioni.

A volte Elaida aveva il dono della Predizione, la capacità di prevedere gli eventi. Si presentava di rado e debolmente, ma era sempre più di quanto fosse stata in grado di fare qualsiasi Aes Sedai fin dai tempi di Gitara Moroso, ormai defunta da vent’anni. La prima cosa che Elaida aveva previsto quando era ancora un’Ammessa – e anche allora ne sapeva abbastanza da tenerselo per sé – era che la stirpe reale di Andor sarebbe stata la chiave per sconfiggere il Tenebroso nell’Ultima Battaglia. Si era attaccata a Morgase non appena aveva capito che sarebbe succeduta al trono, aveva costruito la sua influenza pazientemente, anno dopo anno. E ora tutti i suoi sforzi, tutti i sacrifici – avrebbe potuto essere eletta Amyrlin se non avesse concentrato tutte le energie su Andor – potevano rivelarsi vani perché Elayne era scomparsa.

Capito perché si è attaccata a Morgase? Per avere influenza al momento dell’Ultima Battaglia. Peccato che, per quanto importante sia Elayne, Elaida non è a conoscenza di un piccolo dettaglio. Rand è figlio di Tigraine, a sua volta figlia della regina dell’Andor Mordrellen ed erede al trono, almeno fino a quando non è partita per un lungo viaggio a causa di un’altra profezia, fatta in questo caso da Gitara Moroso. Rand, figlio dell’erede al trono, è la chiave per il successo nell’Ultima Battaglia.

Dopo Elaida ci spostiamo su Dain Bornhald. Dobbiamo proprio? E con lui c’è Fain. Bleah!

Bornhald poteva quasi sentire la voce di suo padre. Lascia che credano che ci sia una possibilità, e qualche sciocco cercherà di coglierla. Poi ci saranno uccisioni, e qualche altro sciocco cercherà di vendicare il primo, così ci saranno altre uccisioni. Inculca il timore della Luce nelle loro teste fin dall’inizio, fagli sapere che non verrà fatto del male a nessuno se ubbidiscono e non avrai problemi.

Perché queste parole mi sembrano sempre terribilmente vere? Questo non è un concetto fantasy, il fantasy si limita a portarcelo davanti senza pregiudizi.

E poi c’è Suroth, con i suoi piani preoccupanti, la sua cultura su molti aspetti disgustosa e il suo sporco segreto sulle sul’dam che possono incanalare.

2: Vortici nel Disegno

La Ruota del Tempo è iniziata in modo molto classico, con Compagnia e Cerca, e poi si è espansa fino a diventare qualcosa di straordinariamente complesso, arrivando a inglobare magia, duelli, guerra, intrighi politici, questioni sociali, fanatismo, scontri culturali, problemi morali, evoluzione dei personaggi e un bel po’ di altre cose. Mi piace più o meno tutto, magari non apprezzo un singolo passaggio ma in linea di massima la storia mi piace. L’aspetto su cui ho più riserve – al di là di qualche elemento (vedi l’intero Popolo del Mare, che detesto e che trovo inutile) – è quello amoroso. Jordan doveva proprio inserire storie d’amore nel romanzo? Nella mia vita ho letto ben pochi romanzi Rosa, ma al di là del fatto che non vado a cercare questo tipo di storie posso anche accettarle in un romanzo incentrato su altro. A volte sono straordinarie. Quelle di Jordan no. Faile mi piace, al di là di gran parte del suo modo di rapportarsi con Perrin. Facciamola agire da Cercatrice del Corno, o da combattente, ed è in gamba. Piazziamole vicino il suo uomo e quando non gli sta insegnando qualcosa di fondamentale a livello politico sarebbe da strozzare.

Un’ascia e un martello erano appoggiati contro la parete di fronte, entrambi semplici e funzionali, con il manico lungo quanto il suo avambraccio. L’ascia era un’atroce lama a mezzaluna bilanciata da uno spesso puntale, creata per la violenza. Con il martello poteva creare oggetti; ne aveva creati, alla fucina. Il martello pesava più del doppio dell’ascia, ma era la seconda che sembrava più pesante ogni volta che la prendeva in mano. Con l’ascia aveva… si accigliò, non voleva pensarci.

Il contrasto fra ascia e martello – se vogliamo essere proprio precisi sbagliato, perché anche un’ascia è uno strumento quando serve per tagliare la legna, e Perrin usa più volte il martello per uccidere – era già iniziato in passato e continuerà a tornare per quasi tutta la saga.

Il gallo canta e arriva la bolla di male. Jordan usa il canto del gallo per indicarci che i tre episodi narrati, quello di Perrin, quello di Mat e quello di Rand, avvengono contemporaneamente, come ne Il Drago rinato aveva usato il baccano dell’esplosione nella Pietra fatto da Mat come segnale per coordinare i tempi di tutte le trame, e come in Crocevia del crepuscolo userà la percezione dell’uso dell’Unico Potere per la pulizia di saidin per riallineare tutte le trame. In Crocevia del crepuscolo Jordan è stato accusato di perdere tempo e di aver perso il filo della storia, ma lo stesso espediente usato – più in piccolo – qui non ha dato fastidio a nessuno.

Un’ascia che si muove da sola per uccidere il suo proprietario? Aiuto! Avevo già visto altre armi assassine, per esempio in La legione perduta di Harry Turtledove (1987), che precede questo romanzo di ben quattro anni, ma la scena fa sempre paura.

A giocare brutti scherzi a Mat, in modo quanto mai appropriato, sono le carte. La nemesi: l’ascia per colui che alla fine sceglierà il martello, le carte per il jocker, il giullare, il matto, gli specchi, il doppio, l’Ombra, per il Drago, colui che combatterà l’Ombra e  riuscirà a vincerla solo dopo aver superato il proprio lato oscuro.

Noto un paio di passaggi inseriti quasi casualmente nel bel mezzo dell’avventura.

«Sarebbe una vergogna» rispose calmo «se venissi processato e giudicato solo per aver fatto quel che volevo con la figlia di un pescatore, indipendentemente dalla volontà della ragazza, o per aver fatto percuotere qualche contadino che ha macchiato di fango il mio mantello.»

Non credo ci sia davvero bisogno di commentare queste parole, noto solo che sono in un romanzo e che anche loro sono vere. La fedeltà di Mat non vacilla, nonostante tutto. Ma gli altri vedono solo ciò che vogliono vedere.

«Non ho visto nulla» intervenne Reimon rigido. «Niente!» Cominciò a strisciare sul pavimento, raccogliendo oro e argento, concentrandosi sulle monete come se fossero la cosa più importante del mondo. Gli altri stavano facendo lo stesso, tranne Estean, che annaspava brancolando alla ricerca di boccali nei quali ci fosse ancora una goccia di vino.

Rand gioca con le figure.

i Fiori di Melo nel Vento

e tiene a bada Berelain, anche se non è semplice. Soprattutto non è semplice sapere di essere ciò che è e non solo chi è

Rand si sorprese a emettere un sospiro di rimpianto. C’era stato un bagliore negli occhi della donna, un piccolo cambiamento di espressione sparito rapidamente, quando aveva menzionato l’idea di sposare il Drago Rinato. Se non lo aveva considerato prima, lo aveva fatto adesso. Il Drago Rinato, non Rand al’Thor; l’uomo della Profezia, non il pastore dei Fiumi Gemelli.

Figure.

Si voltò prima di pensare, sollevando la spada nella figura de la luna che sorge sulle acque.

Quasi quasi cerco tutti i nomi e li trascrivo uno dietro l’altro per vedere l’effetto che fa.

il ventaglio dispiegato contro le pietre che rotolano dalla montagna.

Parlavo dell’Ombra?

Immagini riflesse. In quale misura sono ancora solo immagini riflesse?, si chiedeva.

Ho letto L’uomo e i suoi simboli di Carl Gustav Jung, e per quanto la lettura richieda un certo impegno per chi non ha fatto studi di psicologia, è affascinante. Parlando di Ombra in chiave fantasy quelli che mi vengono in mente sono due bellissimi testi di Rita Ricci, Luci dall’Ombra: tracce archetipiche in Harry Potter, saggio contenuto in Potterologia, e Harry Potter. L’avventura di crescere. Psicologia dell’adolescenza e magia della fiaba, volume che si ferma a metà della saga di Harry Potter – per forza, l’autrice lo ha scritto prima che J.K. Rowling pubblicasse gli ultimi romanzi – ma comunque interessantissimo.

Con Callandor avrebbe potuto radere al suolo le mura di una città in un colpo solo.

Gerico! Solo che Callandor, seppur fatta del materiale sbagliato, ha una forma un po’ più pratica rispetto all’Arca dell’Alleanza. No, Rand non marcia intorno alle mura della città, quando vuole distruggere distrugge e basta. Sconfigge l’ombra, riassorbendola, e torniamo là dove avevamo iniziato.

Zoppicando ai piedi al letto, si accasciò sulla cassapanca e si appoggiò Callandor sulle ginocchia, le mani insanguinate sulla lama splendente. Con quella fra le mani, anche uno dei Reietti lo avrebbe temuto. Fra un attimo avrebbe mandato a chiamare Moi­raine per guarire le ferite. Fra un attimo avrebbe parlato con gli Aiel, e sarebbe nuovamente divenuto il Drago Rinato. Ma per ora voleva solo rimanere seduto e ricordare un pastore di nome Rand al’ Thor.

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2 risposte a L’ascesa dell’Ombra di Robert Jordan. Capitoli 1 e 2

  1. Raffaello ha detto:

    Ormai i dettagli sono sbiaditi (come per la Ruota del Tempo che gira, anche per me) ma ricordo con certezza che L’ascesa dell’ombra è stato uno dei libri che mi erano piaciuti di più di tutto il ciclo di Jordan. Davvero fantastico.
    Anche io non ho mai amato molto le storie d’amore come gestite da Jordan. Il rapporto a 4 di Rand stesso mi ha lasciato sempre perplesso e Perrin e Faile sono stati una noia mortale. Giusto Mat e Tuon mi han sempre fatto divertire… Ma d’altronde Mat… Beh Mat è Mat!!

    • Mat è Mat, concordo. Con L’ascesa dell’Ombra la prima volta ho faticato un po’. Questo libro cambia l’impostazione della saga, non più Compagnia+Cerca, e tutti che si ritrovano per il confronto finale, ma un mondo molto vasto, con una gran quantità di popoli diversi e tantissimi personaggi ciascuno con i suoi obiettivi. Qui Jordan ha fatto quello che Goodkind non è mai stato capace di fare: ha cambiato il modo di narrare la sua storia senza snaturarla, e ha posto le basi per andare avanti fino al quattordicesimo volume, cosa che con una piccola compagnia come protagonista sarebbe stata assurda. Secondo me qui parte dei lettori si sono persi perché non sono stati capaci di accettare il cambiamento della storia, chi però c’è riuscito si è trovato di fronte a qualcosa di straordinario.

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