Harry Turtledove: Un imperatore per la legione

Se Laon Pakhymer non ci fosse stato qualcuno avrebbe dovuto inventarlo. Se non sapete chi è significa che non avete mai letto la saga de La legione perduta di Harry Turtledove. Pakhymer compare verso la fine del primo romanzo, come comandante del contingente mercenario dei Katrish, e nel giro di poco tempo la sua sorte e quella dei suoi uomini si trova legata a quella dei romani. In Un imperatore per la legione lo si vede soprattutto all’inizio, e alcuni dei momenti più divertenti sono legati a lui, poi sparisce, ma tornerà. Turtledove dev’essere particolarmente affezionato ai Katrish perché ogni volta che saltano fuori c’è da divertirsi, anche se magari stanno in scena poco.

Visto che sto commentando Un imperatore per la legione posso finalmente sfogarmi a fare spoiler sul primo libro, La legione perduta. Un altro spoiler, sulla conclusione della saga, lo farò più avanti. Ora, con internet, è facile trovare persone con cui commentare i romanzi, all’epoca della mia prima lettura di Turtledove – o anche della seconda, o della quarta, se è per questo – io non navigavo, o navigavo ben poco, perciò è solo ora che posso fare commenti a mente fresca.

Spoiler sul primo romanzo dunque.

La prima volta che ho letto La legione perduta l’avevo preso in prestito in biblioteca, solo in seguito ho comprato il romanzo. È stato con questa serie che ho iniziato davvero a capire cosa significhi aspettare la pubblicazione di un libro per andare avanti con la storia. Avevo già letto qualche altra serie, ma erano opere già concluse i cui libri erano tutti disponibili in biblioteca, perciò questa saga per me per certi versi è stata un punto di svolta. Mi ricordo ancora davanti all’edicola della stazione ferroviaria di Genova, dove ero andata per trascorrere una mezza giornata al mare. Ho visto il libro, l’ho preso, l’ho giudicato un po’ caro, l’ho rimesso giù, l’ho riguardato, mi sono detta che non avendo il primo volume non aveva senso comprare il secondo e alla fine l’ho acquistato. In fondo, se un libro manca fino a quando non è fuori catalogo si può sempre rimediare, e anche se è fuori catalogo io non abbandono mai del tutto la speranza di trovarlo nel mercato dell’usato.

Perché ho comprato Un imperatore per la legione quindi? Perché La legione perduta mi era piaciuto così tanto che io dovevo andare avanti, anche se il libro era un po’ caro. Turtledove, per inciso, per alcuni anni è stato il mio autore preferito, e anche adesso non è uscito dal gruppo di quelli che amo di più. Non per niente lo sto rileggendo.

Avevo preannunciato uno spoiler da La legione perduta e ancora non l’ho fatto. Preferisco, dopo aver dato il mio avviso, perdere un po’ di tempo, in modo che l’occhio non finisca nemmeno per sbaglio su ciò che non dovrebbe leggere. Ma avete presente come finisce il primo romanzo? L’imperatore – un imperatore tanto in gamba e simpatico – viene ammazzato e i nostri eroi perdono la guerra. Sì, Gaius Philippus e Marcus Aemilius Scaurus possono anche essere lì a raccontarsi che Thorisin è fuggito con buona parte dell’esercito e che la partita è tutt’altro che conclusa, ma la realtà si trova nella testa mozzata di Mavrikios Gavras.

Ma quanto c’ero rimasta male per questa conclusione? Ora mi sta bene, se Mavrikios avesse vinto a Maragha avremmo avuto un unico romanzo, non una tetralogia, ci saremmo persi quasi del tutto Thorisin Gavras e Laon Pakhymer e un bel po’ di altre situazioni interessanti fra guerre, intrighi, tradimenti e fanatismi religiosi.

Mavrikios è stato il primo personaggio a cui ero davvero affezionata che ho visto morire? Probabilmente sì. C’erano stati altri morti in altri romanzi, ma si era sempre trattato di comprimari o di figure con cui non avevo legato. Qui, a rendere più drammatica la morte, la sconfitta nella guerra e la fine del romanzo, con me che sono rimasta in sospeso per mesi senza sapere come i nostri eroi sarebbero venuti fuori dal pasticcio in cui erano finiti. Capito perché quando George R.R. Martin mi lascia in sospeso io non ho problemi? Mi ha allenata Harry Turtledove. E perché non ho troppi problemi quando ammazza qualcuno che mi sta simpatico? Ci sono già stati Mavrikios ne La legione perduta, un altro personaggio in Un imperatore per la legione, e altri ce ne saranno nei prossimi romanzi. E, a ribadire il concetto che tutti possono morire, qualche tempo dopo è arrivato un certo Guy Gavriel Kay.

Ho amato La legione perduta, lo avevo detto commentando quel romanzo, e qui lo confermo. Ma com’è il secondo romanzo della saga? Non c’è più la scoperta del mondo, perciò spesso il secondo romanzo di una serie è più debole del primo. Qui questo non si verifica. Avendo scombussolato completamente le cose alla fine dello scorso volume, ora Turtledove deve rimettere tutto a posto, e non è semplice. Thorisin è vivo? Come farà Videssos a riprendersi dalla batosta che ha subìto? E che ruolo giocheranno i romani in tutto questo? Sulla risposta a queste domande è incentrato un romanzo avvincente quanto il precedente, ben costruito e con un cast di personaggi affascinanti. La rilettura prosegue…

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2 risposte a Harry Turtledove: Un imperatore per la legione

  1. francesco ha detto:

    Estremamente invogliato dai tuoi sempre interessanti articoli ho ripreso la rilettura della saga anche io, mettendo da parte molti libri nuovi ed ancora mai letti. Il primo l’ho divorato ed ora sto rileggendo proprio questo libro.

    • Io lo sto rileggendo con calma, anche perché avendo in corso pure la rilettura di Jordan l’alternativa sarebbe non leggere nulla di nuovo. Confesso però di essere seriamente tentata di mettermi a rileggere altre cose, in fondo La guerra dei regni l’ho letta una volta sola, e all’inizio del primo libro ho faticato parecchio perché senza cartina non riuscivo a orientarmi in quel mondo e a capire alleanze e conflitti. E poi dovrei degnarmi di leggere qualche Turtledove in inglese, al momento ho letto solo Bridge of the Separator.

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