Tempesta di spade di George R.R. Martin. Capitolo 8: Daenerys

Daenerys ha finalmente lasciato Qarth, anche se non si può dire che si stia muovendo granché. Per ora quello che abbiamo sono solo chiacchiere, ricordi di Viserys, interrogativi sui draghi – e Arstan Barbabianca dimostra di saperne più di ser Jorah – e accenni al passato. Mai tanti, George R.R. Martin si diverte a disseminare informazioni lungo tutte Le cronache del ghiaccio e del fuoco. Ma chi è quest’Arstan che si permette di definire Sua Maestà Aerys – quello detto il Folle, anche se davanti a Daenerys il soprannome non viene pronunciato – “spesso piacevole” e che dichiara di aver avuto il privilegio di vedere Rhaegar nei tornei e di averlo spesso udito suonare l’arpa dalle corde d’argento? Nella rievocazione vengono fatti diversi nomi, Myles Mooton (e non Motoon, come scritto erroneamente nella traduzione italiana), Richard Lonmouth. il giovane lord Connington, caro al principe, e il suo più vecchio amico, Arthur Dayne.

La tensione fra Arstan e Jorah cresce, Arstan in qualche modo è in vantaggio perché sa chi è Jorah, e questo al cavaliere in esilio non piace. A smorzare la tensione interviene Daenerys, curiosa di sapere tutto il possibile sul fratello che non ha mai conosciuto. Rhaegar, capace, determinato, ligio al dovere, concentrato, non certo lo stupratore dei ricordi di Robert Baratheon. Martin gioca tantissimo su questo, ci sono personaggi fondamentali che non vediamo mai, che restano fuori scena o che, più spesso, sono già morti, e tutto ciò che sappiamo di loro proviene dai ricordi delle persone che li hanno conosciuti. Ma quanto sono affidabili i ricordi? I ricordi possono sbiadirsi con il tempo, mescolarsi con ricordi diversi, essere influenzati dai sentimenti…

«Da ragazzo, il principe della Roccia del Drago era un vero e proprio topo di biblioteca. Aveva cominciato a leggere talmente in tenera età da dar vita a una storiella faceta: che la regina Rhaella avesse inghiottito alcuni libri e una candela quando Rhaegar era ancora nel suo grembo. Rhaegar non aveva alcun interesse a giocare con gli altri bambini. I maestri della Cittadella erano stupefatti dalla sua intelligenza. Per contro, la battuta preferita dei cavalieri di suo padre, re Aerys, era che Baelor il Benedetto era nato una seconda volta. Poi, un giorno, il principe Rhaegar trovò in una pergamena qualcosa che cambiò la sua vita. Nessuno sa cosa, con esattezza, ma, una mattina, il ragazzo apparve all’improvviso nel cortile degli addestramenti mentre i cavalieri indossavano le armature. Si presentò a ser Willem Darry, maestro d’armi della Fortezza Rossa, e disse: “Ho bisogno di un’armatura e di una spada. Sembra che io debba diventare un guerriero”.»

Cosa c’era scritto in quella pergamena da provocare un simile cambio di atteggiamento in Rhaegar? Martin non lo dice, l’ipotesi che mi sembra più attendibile è che fosse un testo relativo agli Estranei, e che Rhaegar si fosse convinto di doverli affrontare. Magari c’era un profezia che parlava di draghi, e citare un drago con un particolare destino a un Targaryen è come agitare il classico panno rosso davanti a un toro, Arstan comunque si defila e noi restiamo con solo mezza storia.

Finita la bonaccia è tempo di ripartire. Mormont ci racconta la storia degli Immacolati, fornendoci una nuova rotta, e bacia la sua regina.

 

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