L’eredità di Harry Potter, un classico che fa crescere i lettori

Martedì 13 settembre 2016 si è tenuto a Milano un incontro riservato alla stampa dal titolo L’eredità di Harry Potter, un classico che fa crescere i lettori. I relatori erano Ferruccio de Bortoli, Presidente di Longanesi, Luigi Spagnol, Presidente di Salani, Amministratore delegato di GeMS e traduttore del libro Harry Potter e la maledizione dell’erede, Gianluca Mazzitelli, Amministratore delegato di Salani, e Cristina Liverani, Research manager di Doxa. Moderatore Antonio Prudenzano, giornalista di ilLibraio.it.

Ho già pubblicato un resoconto dell’incontro in un articolo per FantasyMagazine, aggiungendo ai dati di Doxa alcune mie considerazioni personali. Da appassionata di fantasy e non da semplice giornalista, però, ci sono stati alcuni momenti in cui l’incontro è andato a toccarmi personalmente, anche se magari io pensavo ad altre opere e non a Harry Potter, e se certe considerazioni sono rimaste fuori da un articolo giornalistico qui non c’è alcun motivo perché io non ve le riferisca.

L’incontro è nato dal desiderio della casa editrice Salani di scoprire come la lettura di Harry Potter abbia inciso nelle vite di tanti giovani lettori e quanto il mondo fantastico di J.K. Rowling continui ad affascinare le nuove generazioni. I dettagli della ricerca, commissionata dall’editore a Doxa, sono consultabili sul sito della società (http://www.doxa.it/wp-content/uploads/Harry-Potter-13-Settembre-2016.pdf), ma la giornata è stata anche l’occasione per affiancare i numeri con impressioni personali e testimonianze dirette.

Dal 1998, anno della prima edizione di Harry Potter e la Pietra Filosofale, la saga di Harry Potter ha venduto in Italia oltre 11 milioni di libri, cifra che la rende unica nel panorama editoriale nostrano e perfettamente in linea con lo straordinario successo mondiale. Quel primo libro, presentato fin da subito dalla casa editrice come un’opera importante, anche se nessuno aveva idea di quanto lo sarebbero stato, risale ormai a 19 anni fa, mentre è dell’inizio del 2008 la traduzione del settimo volume, Harry Potter e i doni della Morte. Un decennio che ha segnato in modo indelebile non solo l’editoria per ragazzi ma l’editoria intera, con il momento di svolta nel 2001, anno sia della traduzione di Harry Potter e il Calice di fuoco che della versione cinematografica del primo romanzo. Dieci anni intensi, vissuti con passione dagli appassionati che, però, successivamente sono rimasti privi di nuove vicende per parecchi anni, per la delusione di una generazione abituata ad avere un seguito e che non si arrende alla fine di una storia.

Cambiando autore anch’io, che ho letto la saga di Harry Potter ma che le preferisco altre opere, ho sperimentato cosa comporti la fine di una storia. Ho iniziato a leggere La Ruota del Tempo di Robert Jordan nel 1992, anno della prima edizione italiana di L’Occhio del Mondo, mi sono forzatamente fermata nel 1995, dopo la pubblicazione del terzo romanzo, Il Drago rinato, perché le traduzioni sono state interrotte, solo dopo una pausa di nove anni ho potuto leggere il quarto volume, L’ascesa dell’Ombra, e ho infine concluso la lettura nel 2013 con A Memory of Light, in inglese perché ormai non avevo più problemi a leggere in lingua. 21 anni per leggere l’intera saga, e per parecchi anni ho creduto che non sarei mai andata oltre il terzo romanzo. La Ruota del Tempo mi ha accompagnata per una parte della mia vita davvero lunga. La mia vita è cambiata, è inevitabile che lo abbia fatto in un arco di tempo così lungo. Ho smesso di studiare, fatto diversi lavori, cambiato casa più volte, mi sono sposata e sono diventata mamma. E Robert Jordan è stato una costante. Un primo periodo fra il 1992 e il 1995, poi almeno un paio d’anni per rassegnarmi alla mancanza di nuove pubblicazioni, qualche lettera inviata ad alcuni editori nel periodo successivo, e qualche rilettura, e poi di nuovo dal 2002, anno in cui Fanucci ha iniziato la nuova pubblicazione, ho sempre avuto fra le mani almeno un libro l’anno. Mentre leggevo A Memory of Light ero curiosa, volevo conoscere la fine, ma c’era anche una certa malinconia, perché sapevo che quella sarebbe stata l’ultima volta in cui avrei avuto qualcosa di nuovo da leggere. Quattordici lunghi romanzi più un prequel che per molti altri autori sarebbe un romanzo di una certa consistenza (e un Companion), per un totale di oltre 1.300 pagine, e non mi bastava. Io ho sentito, sento, la mancanza di nuove storie, anche se sto leggendo il The Wheel of Time Companion. Però non è la stessa cosa, so che non ci saranno più nuove storie perché Jordan è morto e La Ruota del Tempo mi manca. Infatti la sto rileggendo.

Se già oltre un secolo fa gli appassionati di Sherlock Holmes avevano spinto Arthur Conan Doyle a riprendere a narrare le avventure del famoso investigatore, ora le comunità virtuali consentono ai fan di tutto il mondo di dialogare con facilità approfondendo la conoscenza di quel mondo che tanto amano e continuando a tenerlo vivo. Di fatto mentre prima i fan erano per lo più isolati, e avevano poche persone con cui scambiarsi opinioni, ora trovarsi fra appassionati è semplicissimo, il giro di conoscenze si è allargato e le conversazioni sono sempre vive. Quanti di coloro che mi leggono conosco personalmente? E quanti di coloro che conosco davvero – e qualcuno c’è – sarebbe stato un mio conoscente anche se non ci fosse stato internet?

L’espansione enorme del fandom degli ultimi anni, con continui dibattiti e attività ludiche di vario genere, da un lato impedisce che l’interesse intorno alla saga si esaurisca, e dall’altro alimenta il desiderio di avere nuove storie in cui immergersi. Desiderio deluso a lungo fino a quando, a sorpresa, nel mese di febbraio 2016 non si è saputo che dall’opera teatrale Harry Potter and the Cursed Child, rappresentata al Palace Theatre di Londra a partire dal 30 luglio 2016, sarebbe stato realizzato un libro. Per quanto si tratti di una sceneggiatura e non di un romanzo, il coinvolgimento diretto di J.K. Rowling in tutto il progetto ha fatto definire l’opera l’ottavo libro di Harry Potter. Dal successo di Harry e dei suoi amici su Voldemort sono trascorsi 19 anni, la forma del testo è diversa, ma i lettori possono di nuovo partire dal binario 9 e ¾ per recarsi nella scuola di magia e stregoneria di Hogwarts.

Luigi Spagnol, che, in quanto traduttore, ha letto subito il nuovo testo e si è anche recato a Londra per l’anteprima dello spettacolo teatrale, ha parlato della sensazione di un ritorno a casa. Sensazione ben nota ai lettori forti, capaci di ritrovarsi catturati fin dalle prime pagine dallo stile degli scrittori più amati, al punto da sentirsi a proprio agio prima ancora che l’autore abbia narrato qualcosa di significativo. A maggior ragione se quello in cui si ritorna non è semplicemente lo stile dell’autore, ma l’intero mondo da lui creato in una saga in più volumi. Senza entrare nei dettagli al fine di evitare spoiler, Spagnol ha citato una strillettera. Già solo l’esistenza di una strillettera, gli infiniti ricordi suscitati nel lettore da un mondo in cui esiste la possibilità che qualcuno invii una strillettera, sono capaci di procurare brividi di riconoscimento e di piacere. Questo perché il mondo di Harry non ha mai lasciato il lettore, ma aspettava solo l’occasione giusta per far sentire ancora il suo richiamo.

Questa sensazione era già stata anticipata da Pia Ferrara nella sua recensione della versione originale del libro, recensione che per una volta FantasyMagazine ha pubblicata priva di voto perché il giudizio di valore sull’opera e il suo impatto emotivo in questo caso sono due cose molto diverse: http://www.fantasymagazine.it/25756/harry-potter-and-the-cursed-child-parts-one-and-two. Quanto alla mia opinione arriverà a breve (spero).

Fantastico - copDEFEppure, per quanto forte sia l’impatto del mondo di J.K. Rowling, per quanto i sette romanzi abbiano segnato indelebilmente un periodo, perché tutti li conoscevano, li avevano letti, ed erano uno dei principali argomenti di conversazione, non è ancora stata cancellata del tutto la diffidenza verso un genere a torto ritenuto minore. Mazzitelli ha raccontato un episodio che ha avuto per protagonista sua figlia. Nel momento in cui la ragazzina aveva mostrato all’insegnante la lista dei libri che aveva letto durante l’estate si era sentita dire che “Harry Potter non vale”. Supponendo che a squalificare Harry Potter non sia stato il fatto che la ragazzina si fosse divertita nel leggerlo, invece di annoiarsi come generalmente capita quando si deve svolgere un compito, si può immaginare che l’insegnante abbia escluso la saga sulla base di propri pregiudizi e non in base a una reale conoscenza. Giusto per non fare un po’ di pubblicità, a quell’insegnante farebbe bene leggere Il Fantastico nella Letteratura per ragazzi, per provare a capire quale ricchezza si celi in alcune delle saghe fantasy per ragazzi più famose: http://www.runaeditrice.it/index.php/component/virtuemart/view/productdetails/virtuemart_product_id/90/virtuemart_category_id/9.html. Se di saggi che analizzano la profondità dei romanzi della Rowling ne esistono parecchi, anche al di fuori del libro a cui ho collaborato anch’io, nell’incontro de Bortoli ha citato una conversazione fra il figlio diciannovenne e alcuni suoi amici, i quali nelle figure degli elfi domestici totalmente sottomessi al loro padrone vedevano una metafora della vita moderna. Fra l’altro uno di loro, dopo essersi trovato di fronte alla malvagità di alcuni personaggi in Harry Potter, aveva sentito la necessità di leggere le opere di Primo Levi, seguendo un percorso che dalla discriminazione fantastica nei confronti dei babbani torna alla sua fonte d’ispirazione nella discriminazione degli ebrei durante il Terzo Reich. Di narrativa fantastica e di Shoah ho parlato anch’io diversi anni fa in uno degli articoli che sono più fiera di aver scritto: http://www.fantasymagazine.it/11701/27-gennaio-il-giorno-della-memoria.

Che chi legge Harry Potter non si fermi ai soli romanzi fantasy è confermato da uno dei questionari proposti da Doxa a 615 giovani di età compresa fra i 18 e i 30 anni. Il numero per me è basso, per avere una statistica significativa bisognerebbe interpellare molte più persone, ma ci si può iniziare a ragionare sopra.

I lettori in questione si sono dichiarati non ostili in partenza a Harry Potter, il che significa che il gruppo è composto da persone che non hanno citato i romanzi della Rowling alla domanda Quali libri di genere fantasy o fantastico non leggeresti mai o, se li hai letti in passato, non leggeresti più? Fra questi Doxa ha suddiviso il gruppo in un 43% di lettori forti di Harry Potter (coloro che hanno letto quattro o più libri della saga), un 30 % di lettori deboli (coloro che hanno letto da uno a tre libri) e un 27% di non lettori. I lettori forti sono risultati essere un gruppo molto più curioso ed eterogeneo, che legge di più ed è più pronto ad aprirsi maggiormente ai vari generi.

Alla domanda di quali generi sono i libri che hai letto nell’ultimo anno? hanno infatti elencato un numero di generi maggiore, prediligendo, dopo il fantastico, i classici, ma senza trascurare la saggistica. In un confronto diretto si vede che il 68% dei lettori forti di Harry Potter ha letto almeno un libro di genere fantastico, contro il 22% dei non lettori, ma anche che il 50% (contro il 36%) ha letto classici, il 47% (contro il 37%) ha letto gialli e mystery, il 47% (contro il 29%) ha letto avventura, il 40% (contro il 31%) ha letto thriller, il 38% (contro il 16%) ha letto fumetti, il 29% (contro il 21%) ha letto opere drammatiche, il 28% (contro il 16%) ha letto saggistica e il 26% (contro il 18%) ha letto un testo di storia. Seguono altri otto generi, e solo nel caso della poesia i non lettori sono più numerosi dei lettori forti di Harry Potter.

Non è possibile dire se i lettori forti di Harry Potter leggano complessivamente di più proprio perché Harry Potter ha fatto scoprire loro il gusto della lettura, o se è l’essere lettori forti che li ha portati a leggere un maggior numero di opere della Rowling, ma le due cose, essere lettori forti ed essere lettori forti di Harry Potter, appaiono strettamente collegate. Se oltre la metà degli italiani non legge nemmeno un libro all’anno, la media per i lettori deboli di Harry Potter è di 4,7, mentre quella per i lettori forti è di 8,2. Non solo, se non è sorprendente scoprire che i lettori forti superino di un 20% i lettori deboli e i non lettori nella passione per la lettura, si vede come abbiano molti più interessi non legati ai libri quali cinema e televisione (+12%), arte e design (+12%), casa e arredamento (+8%), viaggi (+8%), animali domestici (+7%) e vengano superati dalle altre categorie solo nell’interesse per il calcio (-4%).

Maggiori interessi dunque, ma anche ma anche una maggiore capacità di analisi. I lettori forti percepiscono all’interno dei romanzi maggiori contenuti di valore, e li percepiscono con maggiore forza, rispetto ai lettori deboli, e fra i temi che caratterizzano l’opera citano, oltre a magia, avventura e amicizia, la lotta fra il bene e il male, l’insegnamento e il bullismo. Insomma, si tratta di un’opera sfaccettata, complessa e accessibile allo stesso tempo, che ha la capacità di insegnare mentre intrattiene e che non ha perso il suo fascino sui lettori più giovani.

Se pure in questi anni il numero di stimoli indirizzati a bambini e ragazzi è aumentato in modo esponenziale, la vendita dei romanzi procede con cifre da capogiro.

L’unico numero preciso che ci è stato fornito, 11 milioni di copie, riguarda le vendite dell’intera saga, ma ci è stato detto che il décalage, il calo di vendite fra ciascun romanzo, è ovviamente presente fra Harry Potter e la pietra filosofale e Harry Potter e la camera dei segreti, anche se in percentuale inferiore rispetto alla norma, e quasi inesistente fra gli altri volumi.

Pur priva del numero di copie la statistica relativa alle vendite è molto interessante. Doxa ha fissato come unità di misura le vendite di Harry Potter e la pietra filosofale nel 1998, anno della sua pubblicazione. Su quella base nel 1999 sono state vendute 1,3 copie, c’è stato cioè un lieve incremento, e questo anche se generalmente i libri hanno il loro picco di vendita nel periodo immediatamente successivo alla pubblicazione. Se guardate le classifiche di vendita noterete che i libri che vi compaiono sono generalmente novità, opere pubblicate da poco, o libri da cui è stato tratto un film o una serie televisiva. Conta anche un passaggio televisivo importante: quando, all’inizio del 2015, il fisico Carlo Rovelli è stato ospite nella trasmissione condotta da Fabio Fazio, le vendite del suo libro Sette brevi lezioni di fisica, pubblicato diversi mesi prima, hanno subito una notevole impennata verso l’alto, e questo nonostante il libro in questione sia un saggio. Gli altri, i libri pubblicati già da un po’ di tempo che non godono di esposizione mediatica, in genere stanno ben lontani dalle classifiche. Se vi entrano, e a volte capita, vedi il caso di Elena Ferrante, è per merito del passa parola dei lettori, che leggono il libro e lo amano a tal punto da decidere di consigliarlo, e i nuovi lettori reagiscono esattamente allo stesso modo, allargando sempre più il cerchio. Capito perché sono così insistente con gli autori che mi piacciono?

Nel 2000 c’è stato un incremento molto più significativo, con le vendite che hanno toccato la cifra di 10,7, cioè sono state pari quasi a undici volte quelle del primo anno. La vera esplosione però è del biennio seguente, con le cifre che si sono attestate rispettivamente al 31,6 e al 28,1, grazie alla quasi concomitanza della pubblicazione del quarto romanzo e all’arrivo del primo film. Negli anni successivi le vendite di Harry Potter e la pietra filosofale si sono attestate su cifre più basse, sempre comunque superiori alla somma dei primi due anni messi insieme, toccando il momento “peggiore” nel 2010. Da quel momento le vendite hanno ricominciato a crescere, arrivando al 3,0 nel 2011, 3,3 nel 2012 e 2013, 4,4 nel 2014 e 6,6 nel 2015, con l’ultimo anno che non è entrato nel grafico perché non è ancora finito ma che, ci è stato assicurato, conferma la crescita.

Insomma, per quanto le vendite non si siano mai interrotte – e sono moltissimi i libri che dopo un’esplosione di vendite iniziali vengono totalmente dimenticati e spariscono nel nulla – ora hanno ricominciato a crescere, segno che stanno arrivando nuovi lettori, magari anche avvicinati ai libri dalle loro versioni cinematografiche. E le cifre dell’editore, per quanto complete riguardo alle vendite, non potranno mai essere complete riguardo agli effettivi lettori.

Un paio di mesi fa Ilaria, la più piccola delle mie figlie, di sette anni, ha scoperto Harry Potter grazie ai film visti a casa di un’amica. Poiché le erano piaciuti io le ho comprato i DVD, e i miei acquisti entreranno in eventuali future statistiche di vendita relative al 2016. Alessia, però, dall’alto dei suoi nove anni, dopo aver visto il primo film ha deciso di leggere i romanzi, e in quel caso il mio gesto è stato molto più semplice e immediato: ho preso dalla libreria di casa la mia copia del romanzo e glie l’ho data. Non ci sarà nessuna statistica che registrerà mia figlia come lettrice, la mia copia è una delle tante vendute dall’editore nel 2001, ma la saga ha conquistato una lettrice in più, e come me un’infinità di altri genitori avrà passato ai suoi figli il libro che già si trovava in casa. L’editore registra una nuova crescita nelle vendite, ma per quanto alto quel dato rimarrà sempre inferiore alla realtà. I lettori di Harry Potter stanno continuando ad aumentare, e questo perché nei romanzi continuano a trovare magia, avventura e amicizia ma anche insegnamenti importanti che li aiutano a crescere e a vivere meglio la loro vita.

 

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