La grande caccia di Robert Jordan. Capitoli 46-50

Rilettura di La grande caccia di Robert Jordan. Spoiler su tutta La Ruota del Tempo, Memoria di luce compreso.

46: Uscire dall’ombra

Dicevo che il legame fra i protagonisti è molto forte? Non solo Rand ha visto Egwene, pure Egwene ha sognato Rand.

La missione di salvataggio ha successo ma, solo per un attimo, vediamo davvero la forza della presa delle sul’dam su Egwene.

«Lei mi ha fatto del male, Nynaeve. Mi ha fatto del male. Mi hanno fatto tutte del male. Mi facevano male, male e male, fino a quando non obbedivo ai loro ordini. Le odio. Le odio perché mi hanno fatto male, e le odio perché non potevo impedire che mi costringessero a fare quello che volevano.»

Per fortuna Egwene è forte, e i soccorsi sono arrivati abbastanza in fretta, ma quello che ha sofferto è terribile. Un fantasy, certo. Pensiamoci.

Mentre due sul’dam aspettano con il collare al collo e non in mano (tié!) ed Egwene provoca giusto un po’ di folle ma comprensibile trambusto durante la fuga, Bayle Domon aspetta e Geofram Bornhald spedisce via Byar. Ma essere colto da una bolla di male no? Va bene, in certe circostanze non sono molto leale, però loro le maledizioni se le meritano tutte.

Quanto a Rand

«Lei è in difficoltà» mormorò Rand. Egwene. Aveva una strana sensazione, come se delle parti della sua vita fossero in pericolo. Egwene era una di quelle parti, un filo della corda che formava la sua esistenza, ma c’erano altre persone, e lui poteva percepire che erano in pericolo. Laggiù, a Falme. E se uno qualsiasi di quei fili fosse stato distrutto, la sua vita non sarebbe mai più stata completa, non nel modo in cui doveva essere. Non la capiva, ma la sensazione era sicura e forte.

quant’è bella questa immagine? Più avanti Rand, sbagliando, indurirà il proprio cuore nel tentativo di rafforzarsi per sconfiggere il Tenebroso. No, la vittoria viene dal tenere intrecciati tutti i fili, dal prendersene cura, e dal non rinnegare ciò che si è e che si prova per gli altri.

Non c’è nemmeno il tempo di goderci l’immagine che arriva la confessione di Ingtar: è stato lui a far entrare a Fal Dara l’Uomo Grigio che ha scoccato la freccia. Ingtar, ossessionato dal Corno (qualcuno ha detto Boromir e l’Anello?), ma che per il resto sembrava così in gamba. Ma la disperazione può fare brutti scherzi.

«Sembrava l’unico modo. Saremmo stati distrutti per nulla, difendendo gente che nemmeno sa di noi, o si interessa alle nostre sorti. Sembrava logico. Perché avremmo dovuto essere annientati per loro, quando potevamo guadagnare la pace per noi? Meglio l’Ombra, pensavo, che un inutile oblio, come Carallain, o Hardan, o… all’epoca mi era sembrato così logico.»

Carallain e Hardan sono nazioni sorte e sparite nel nulla dopo la Guerra dei Cento Anni.

Per la prima volta, Ingtar lo guardò. Aveva gli occhi lucidi per le lacrime. «Tu sei un uomo migliore di me. Pastore o Lord, comunque un uomo migliore. La profezia dice: ‘Fa’ che chiunque mi suoni non pensi alla gloria, ma solo alla salvezza.’ Io pensavo alla mia personale salvezza. Avrei suonato il Corno, e guidato gli eroi delle Epoche andate contro Shayol Ghul. Di sicuro sarebbe stato sufficiente a salvarmi. Nessun uomo può camminare così a lungo nell’Ombra da non poter più tornare nella Luce. O così dicono. Di sicuro, sarebbe stato abbastanza per cancellare ciò che ero stato, quello che avevo fatto.»

Mat qui pensa alla salvezza, i quattro sono in guai seri. Loro però sono guerrieri, e nonostante tutto forse un altro modo per cavarsela (saidin, a sapere come usarlo) avrebbero potuto trovarlo. Ma quanto è bello quello che accade quando a suonare il Corno è Olvar? Ingtar si riscatta, e muore per consentire la fuga degli altri. Morto numero tre. Era un Amico delle Tenebre? Per qualche tempo sì, ma è morto da eroe proteggendo i suoi amici, quindi conta.

47: La tomba non è sbarramento al mio richiamo

Caso mai ce ne fossimo dimenticati

La morte è più leggera di una piuma, il dovere è più pesante di una montagna

Presi in mezzo ai doveri, Rand & Co. a un certo punto si rendono conto che stanno per essere presi in mezzo a una battaglia, e non è una bella cosa. Però, come fa notare Mat parlando del Corno,

«Deve essere presente all’Ultima Battaglia» dichiarò Mat umettandosi le labbra. «Niente dice che non può essere usato anche prima.»

Detto, fatto. Con la nebbia che si alza inizia una scena strana, in cui non si capisce bene dove siano i personaggi, per terra, in cielo o chissà dove. Fra gli Eroi che compaiono vi sono Rogosh occhio d’aquila, di cui sappiamo solo che è stato un contemporaneo di Artur Hawkwing, Gaidal Cain, abilissimo con le sue due spade, brutto, innamorato – ricambiato – di Birgitte, Birgitte (Birgitte!), Mikel dal Cuore Puro, Paedrig, il paciere dalla lingua d’oro, e Otarin. E poi c’è lui, Artur Hawkwing, che non so bene come catalogare. Qui è un Eroe del Corno, e fa tanto l’amicone con Rand e con gli altri Eroi, ma il suo essere stato manipolato da Ishamael, con tanto di assedio di Tar Valon e invio oltre l’Oceano Aryth degli antenati dei Seanchan me lo fa guardare con diffidenza.

Dopo che Perrin ha preso la bandiera si comincia.

Il taglio della seta

Tranquilli, dopo questo romanzo le figure quasi scompaiono. L’avversario non è più Turak ma Ishy in persona, con tanto di occhi fiammeggianti. Ma non si abbaglia da solo?

«Tu, misero disgraziato. Hai suonato il Corno di Valere. Adesso sei legato a esso. Pensi che ora i vermi della Torre Bianca ti lasceranno più andare? Ti metteranno attorno al collo delle catene così grosse che non potrai mai tagliarle.»

La sorpresa fu tale che Rand la sentì anche nel vuoto. Non sa tutto, si rese conto. Non sa! Era sicuro che quella comprensione fosse evidente sul suo viso. Per coprirla, attaccò Ba’alzamon. Il colibrì bacia la rosa. La luna sull’acqua. La rondine si leva in volo.

Ishy a quanto pare non sa tutto e ha mancato di notare Rand. E io qui ho ripreso tre figure in una citazione sola.

Si lanciò di nuovo contro Ba’alzamon. La colomba prende il volo. La foglia cadente.

Stavolta fu lui a dover arretrare. Debolmente, vide i Seanchan che guadagnavano terreno tra le stalle. Rand raddoppiò gli sforzi. Il martin pescatore prende il carassio. I Seanchan si fecero da parte davanti a una carica, guidata da Artur Hawkwing e Perrin. La paglia affastellata

Non so come ci si possa muovere così (la paglia affastellata?), ma l’idea di frenesia c’è tutta.

Scoccando la scintilla. Le scintille piovevano come grandine, Ba’alzamon saltò per evitare il colpo, e i Seanchan furono risospinti verso le strade acciottolate.

A Rand venne voglia di urlare. All’improvviso si era reso conto che le due battaglie erano collegate. Quando lui avanzava, gli eroi evocati dal Corno facevano arretrare i Seanchan; quando lui arretrava, i Seanchan si risollevavano.

«Loro non ti salveranno» disse Ba’alzamon. «Quelle che potevano salvarti, verranno portate via attraverso l’oceano Aryth. Se mai le rivedrai di nuovo, saranno schiave con il collare, e ti distruggeranno per conto dei loro nuovi padroni.»

Troppo tardi, grazie, Egwene è già libera. Comunque a quanto pare c’è Ishy dietro le macchinazioni di Liandrin.

Servimi, e ti darò il mondo.

Roba vecchia, sono duemila anni che il diavolo fallisce con questa tentazione e ancora ci prova.

Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai». (Matteo, 4,8-9)

Mai spingere una persona al limite, potrebbe reagire in modi imprevedibili.

Prima di rendersene conto, aveva assunto la posizione dell’airone a guado fra i giunchi, in equilibrio su un piede, la spada sollevata in alto, aperto e senza difese. La morte è più leggera di una piuma, il dovere è più pesante di una montagna.

Rand riceve una ferita destinata a non guarire mai, Ba’alzamon grida e il mondo svanisce nel fuoco.

48: La Prima Proclamazione

Birgitte cavalca sull’acqua per distruggere una nave con una freccia, il termine inglese badass, che mi piace più di tutti i corrispondenti italiani che mi vengono in mente in questo momento, per lei è riduttivo. La spada di Tam non esiste più, in compenso Rand ha un nuovo airone a fare il paio con il primo. Quando uno è elegante vede di coordinare tutti i dettagli.

Min trova Rand e fa del suo meglio per lui, per fortuna Lanfear non è ancora andata totalmente fuori di testa e si limita a qualche chiacchiera e un principio di guarigione.

49: Ciò che doveva essere

Quando Rand si sveglia il gruppo si è già sciolto, e lui non riesce nemmeno a salutare chi è già partito. Peccato, perché ancora il suo cuore è quello di Rand al’Thor di Emond’s Field, non quello del Drago Rinato, colui che ha imprigionato il Tenebroso e provocato la Frattura. Parlare con Egwene gli avrebbe fatto bene. In compenso ricompare Moiraine.

«Quello che potevi. Hai mandato Verin a farmi da pastore, ma io non sono una pecora, Moiraine. Tu hai detto che me ne potevo andare dove volevo, e io intendo andare dove non ci sei tu.»

«Non sono stata io a mandare Verin.» Moiraine si accigliò.

Peccato solo che Verin avesse chiaramente affermato di essere stata mandata da Moiraine. Ora sappiamo che Verin può mentire, e anche a chi va la sua fedeltà, ma all’epoca c’era di che preoccuparsi.

Rand e Ishy a quanto pare sono stati visti da tutti nel cielo di Falme, i legami che bloccano il pastore sono sempre più stretti.

Per un momento lui rimase in piedi a fissare la spada con il marchio dell’airone, o quel che ne restava, gettata a terra. La spada di Tam. La spada di mio padre, pensò. Con riluttanza, con più riluttanza che mai nella sua vita, abbandonò ogni speranza di scoprire un giorno che Tam fosse davvero suo padre. Si sentì come se si stesse strappando il cuore. Ma questo non cambiava i suoi sentimenti per Tam, ed Emond’s Field era la sola casa che avesse mai conosciuto.

Addio, pastore. Passerà molto tempo prima che ci rivedremo ancora.

Sapevate che Randland è la Terra? Avete idea di quale sia il libro letto da Min? In italiano si chiama Far vela oltre il tramonto, in inglese To Sail Beyond the Sunset. Si tratta di Oltre il tramonto di Robert A. Heinlein, l’ultimo romanzo pubblicato dello scrittore americano nel 1987, un anno prima di morire.

Rand vorrebbe rimandare gli Shienaresi a Fal Dara e non può farlo.

«Si racconta» disse con cautela l’uomo con un solo occhio «che quando il Drago Rinasce rompe tutti i giuramenti, spezza tutti i legami. Niente ci lega, ora. Noi ti presteremo giuramento.»

Quando arriva il Messia, i vecchi legami non contano più nulla.

Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada. Sono venuto infatti a separare
il figlio dal padre, la figlia dalla madre,
la nuora dalla suocera:
e i nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa
.
Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà. (Matteo 10, 34-39).

Il più fanatico dei nuovi seguaci è colui che più aveva odiato all’inizio, ha semplicemente scambiato un fanatismo con un altro: Masema.

50: Dopo

E gli uomini implorarono il Creatore, dicendo:

O Luce dei Cieli, Luce del Mondo, fa’ che il Promesso nasca dalla montagna, secondo le profezie, come è stato nelle Epoche passate e sarà in quelle a venire. Fa’ che il Principe del Mattino canti alla terra, e le piante cresceranno e le valli genereranno agnelli. Fa’ che il braccio del Signore dell’Alba ci protegga dalle Tenebre, e che la grande spada della giustizia ci difenda.

Fa’ che il Drago cavalchi di nuovo sui venti del tempo.

da Charal Drianaan te Calamon,

Il Ciclo del Drago

Autore sconosciuto

Epoca quarta.

 

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2 risposte a La grande caccia di Robert Jordan. Capitoli 46-50

  1. Raffaello ha detto:

    Il finale dei libri di Jordan mi ha sempre fatto impazzire. Rileggerlo tramite i tuoi riassunti non manca di emozionarmi come quando lo lessi dal vivo.

    Mi ha sempre infastidito la diffidenza di Rand nei confronti di Moraine. Lei è un personaggio che ho adorato…almemo fino a I fuochi del cielo. Il suo ritorno negli ultimi libri l’ho atteso con trepidazione e mi ha lasciato fortemente deluso.

    • Purtroppo a volte ho poco tempo per scrivere e non riesco a essere dettagliata come vorrei, ma per essere dettagliata dovrei fare un blog monografico di Jordan e invece non ho intenzione di smettere di parlare di altre cose.
      Jordan si prendeva il suo tempo per mettere tutte le cose al posto giusto, però sui finali tirava le fila di tutto in modo grandioso.

      Anche a me Moraine piaceva, e anch’io sono rimasta delusa da un ritorno di cui potevamo fare a meno. Bello il salvataggio compiuto da Mat, ma lei che ha fatto? Teoricamente ha impedito a Rand ed Egwene di litigare, ma sembra più una scena di una mamma che sgrida due bambini dispettosi che una scena fra quei personaggi in gamba che i due hanno già dimostrato di essere.
      Però capisco la diffidenza di Rand: si è trovato spinto in una direzione che non gli piace, in un mondo che conosce ben poco e in cui qualsiasi errore può essere fatale e Moiraine, con i suoi segreti, può far rendere diffidente chi le è vicino, anche perché in alcune aree le Aes Sedai non hanno una bella fama.

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