La grande caccia di Robert Jordan. Dal capitolo 41 al capitolo 45

Rilettura di La grande caccia di Robert Jordan. Spoiler su tutta La Ruota del Tempo.

41: Dissensi

Siamo arrivati a Capo Toman, più o meno interi.

Rand si chiese cosa avesse visto lo Shienarese nelle sue vite alternative

Me lo chiedo anch’io, ma penso sia stato importante. Per quanto le visioni siano state brutte, secondo me hanno aiutato i personaggi a scegliere la strada giusta mostrandogli alcune cose da non fare.

Rand continua a fare sogni inquietanti. L’Unico Potere a quanto pare è

la forza che faceva girare la Ruota del Tempo, una forza che poteva bruciare i mari e far scomparire le montagne,

eppure lui

affondò in quella nebbia scura e svanì, assorbito come acqua su sabbia arida.

Suppongo che Ishamael lo abbia contrastato con il Vero Potere. Giocare con queste cose però è pericoloso, al limite del suicidio.

Rand attinse saidin, ne voleva di più, e ancora di più. La sua carne sembrava così fredda che si sarebbe potuta disintegrare al tatto; bruciava come se stesse per evaporare. Sentiva le ossa sull’orlo di disintegrarsi in gelide ceneri cristalline. Non gli importava; era come bere la vita stessa.

«Sciocco!» gli gridò Ba’alzamon. «Ti distruggerai!»

Ciò che salva Rand è il suo senso del dovere nei confronti di Mat, del Corno e di Emond’s Field.

«Come puoi continuare a definire te stesso un cavaliere, quando hai infranto ogni singolo giuramento?»

«Quanti, quanti giuramenti…» Jaime afferrò la caraffa per riempirsi nuovamente la coppa. «Difendere il re. Obbedire al re. Mantenere i suoi segreti. Fare quello che lui ti dice. La tua vita per la sua. E poi obbedire a tuo padre. Amare tua sorella. Proteggere gli innocenti. Difendere i deboli. Rispettare gli dèi. Obbedire alle leggi. Troppo, decisamente troppo. Qualsiasi cosa tu faccia, finirai comunque per infrangere un giuramento o un altro.»

Quanti giuramenti, nota Jaime Lannister in La regina dei draghi di George R.R. Martin. Impossibile rispettarli tutti.

Mat. Quel pensiero galleggiava da qualche parte, al di là torrente che lo consumava. Il pugnale. Il Corno. Fain. Emond’s Field. Non posso ancora morire.

Rand aiuterà Mat e gli altri a trovare il pugnale e il Corno, ma non sarà lui ad andare in soccorso di Emond’s Field. Non può fare tutto da solo, anche se lui è il Drago.

42: Falme

Se Rand si trova fuori Falme, Nynaeve è all’interno.

La bocca di Nynaeve si tese mentre con gli occhi seguiva la sul’dam e la damane fra la folla. Anche dopo settimane in città, quella vista ancora la faceva star male. Forse adesso anche più di prima. Non poteva immaginare di fare una cosa simile a nessuna donna, nemmeno a Moiraine o a Liandrin.

Be’, forse a Liandrin sì, ammise amara a sé stessa.

Nemmeno Nynaeve, che fra i personaggi di Emond’s Field è la più esperta, può immaginare cosa si ritroverà a fare. Al di là del momento del salvataggio di Ewgene, lei metterà il collare a un’altra donna: Moghedien. Anche se una differenza fondamentale c’è: le sul’dam sono convinte di agire nel modo migliore per la stessa damane, che considerano alla stregua di un animale da ammaestrare, Nynaeve sa invece di aver imprigionato una donna pericolosa, e di averlo fatto non per il bene della donna, ma per quello del mondo.

Se la situazione di Nynaeve ed Elayne è pericolosa, quella di Egwene è decisamente brutta. Devo dire quanto odio queste pagine? Mi si contrae lo stomaco all’idea di cosa l’a’dam è in grado di fare. È solo un oggetto magico inesistente inventato da un romanziere? Certo, ma le sue implicazioni sono molto concrete. Cosa può arrivare a fare la tortura, o il lavaggio del cervello, a una persona? Fino a che punto una persona può subire abusi senza spezzarsi? Quanta ipocrisia c’è dietro il modo di agire delle sul’dam? Ipocrisia che, se solo ci fermiamo a pensare, c’è anche nel nostro mondo, in tutti coloro che solo perché esercitano una forma di potere su qualcun altro pensano di avere il diritto di fare ciò che vogliono.

Le Aes Sedai prigioniere sono la Gialla Ryma, presente in Nuova primavera (lei è una delle Aes Sedai che informa Sheriam della ritirata degli Aiel dopo la morte di Laman, ed è sempre lei ad annunciare la morte di Tamra Ospenya), ora una damane con il nome di Pura, e la Blu Sheraine, ora una damane chiamata Mylen, entrambe completamente lobotomizzate dai Seanchan.

Va bene, lasciamo da parte gli aspetti disgustosi e pensiamo ad alcuni elementi della trama che saranno importanti in futuro.

Egwene è forte con Terra, cosa abbastanza rara fra le donne. Se ci pensiamo fa sorridere il fatto che lei in L’Occhio del Mondo si fosse lamentata con Moiraine

«I Cinque Poteri» iniziò lentamente Egwene. «Terra, Aria, Fuoco, Acqua e Spirito. Non mi sembra giusto che fossero gli uomini a conoscere meglio Terra e Fuoco, i Poteri più forti.»

Voleva Terra? Eccola, ma in un momento in cui avere quella capacità le sembra più una maledizione che un dono. Comunque è proprio grazie a questa affinità con Terra che molto più avanti Egwene riscoprirà come produrre cuendillar, una delle tante capacità perse dopo la Frattura. Aspetti positivi di queste pagine: Egwene diventa più forte, e anche grazie a quest’esperienza riuscirà a tenere testa a Mesaana, e impara a usare meglio l’Unico Potere.

era certa di poter manipolare molto più Potere adesso che prima di lasciare Tar Valon. Di sicuro sapeva che lo poteva usare in modi che nessuna sorella nella Torre aveva mai immaginato; loro non avevano mai pensato di spaccare la terra per uccidere degli uomini.

43: Un piano

Per fortuna Min è uscita, così possiamo iniziare a pianificare la fuga. A proposito di Min, è la prima volta che ha il suo punto di vista o era già successo brevemente e me ne sono dimenticata? Comunque i punti di vista non fanno che aumentare. Min, chissà come mai, ha le visioni.

L’anello d’oro di un uomo fluttuava sulla testa di Nynaeve

quello di Lan, ovvio

e sopra quella di Elayne c’erano un ferro arroventato e un’ascia.

un’ascia? Mi sono persa io o è qualcosa che nei romanzi non è mai avvenuto ed è un semplice elemento che ci ricorda che i personaggi continuano a vivere anche dopo la fine della storia? Alcuni di loro, almeno.

Nynaeve comunque in certi momenti è una forza della natura, il povero Bayle Domon con lei non aveva nessuna possibilità.

Andiamo, abbiamo dei piani da escogitare. Ci sono ancora uno o due piccoli ostacoli da superare.

Uno o due piccoli ostacoli, davvero! La amo quando è in modalità schiacciasassi (e mira al bersaglio giusto).

44: Cinque cavalcheranno avanti

Perrin, Mat e Hurin finalmente trovano una traccia, peccato solo che Perrin venga visto da Geofram Bornhald. Lui il suo punto di vista lo aveva già avuto, tornerà ancora brevemente in futuro e quando sparirà non mi mancherà affatto. È vero che per essere un Manto Bianco è moderato e tutt’altro che stupido, ma questo non basta a renderlo simpatico. Se una mela è marcia da tre giorni è comunque immangiabile, il fatto che non sia disgustosa come una marcia da una settimana non la rende buona.

«Come comandi, Lord Capitano» rispose Byar, ma Bornhald sospirò nel vedere la sua espressione. L’uomo non capiva. Per Byar, bisognava obbedire agli ordini, qualunque fossero, sia che venissero dal Lord Capitano che dagli Inquisitori.

Noi abbiamo solo obbedito agli ordini, come dissero i nazisti a Norimberga. E il riferimento non è affatto casuale. Ne ho parlato alcuni anni fa, in un articolo che mostrava come anche nel fantasy sia possibile parlare di nazismo:

Sul suo blog Robert Jordan ha spiegato che ormai nella letteratura mainstream la linea di demarcazione fra bene e male è diventata sfuocata. Ormai è diventato normale sentire notizie che parlano, per esempio, di un kamikaze che ha compiuto un gesto tremendo, ma naturalmente… Ecco, quel “naturalmente” ormai abusato in qualsiasi circostanza è invariabilmente seguito dalle spiegazioni del perché quell’azione sia stata compiuta. Il gesto viene reso così comprensibile, se non proprio giustificabile, in base alle particolari circostanze in cui si è verificato, se osservato dal giusto punto di vista. Secondo questa teoria non esisterebbero bianco e nero, ma solo sfumature di grigio.

Le sfumature esistono, come dimostrato anche da molti dei suoi personaggi che si ritrovano a volte a fare scelte sbagliate o a compiere azioni terribili nel tentativo di fare la cosa che reputano giusta, ma la sua paura era che quest’attenzione alle sfumature potesse portare alla convinzione che il grigio sia l’unica cosa reale, e che tutte le verità di equivalgano.

Portare all’estremo questo ragionamento significherebbe affermare che Hitler avesse le sue ragioni per assassinare milioni di ebrei nei campi di concentramento, e che la sua idea di giusto fosse altrettanto valida di quella che la maggior parte delle persone hanno di lui e del suo operato.

E per evitare che qualcuno potesse ritenere un po’ troppo forte quest’affermazione e che il rischio da lui paventato fosse solamente ipotetico, Jordan portava l’esempio di alcuni studenti che si erano rifiutati di scrivere testi di condanna nei confronti dell’Olocausto non per inesistenti simpatie naziste ma perché non volevano esprimere un giudizio.

Sì, le aree grigie esistono, affermava Jordan. Ed esistono mali relativi. Ma oggi queste considerazioni, troppo spesso, vengono prese come scusa per poter affermare che tutto sia relativo, e che il male percepito da uno non sia più che un lieve fastidio per qualcun altro.

Relativismo o non relativismo, per quante aree di grigio possano esserci, il male esiste, affermava con convinzione lo scrittore scomparso, e lui non intendeva interrompere i suoi sforzi nel far vedere dove si trova e che cosa sia. In caso contrario un giorno potrebbe inghiottirci completamente.

L’articolo è lungo, prima ho parlato di altri autori, poi ho approfondito il lavoro di Jordan. Se vi interessa lo potete trovare qui: http://www.fantasymagazine.it/11701/27-gennaio-il-giorno-della-memoria.

Comunque anche chi crede di avere tutto sotto controllo a volte trascura dettagli fondamentali.

«Non ci sarà alcun pasto qui per gli uomini, Byar. Non lascerò che questi Seanchan mi prendano a sonnecchiare, che sia questo Per­rin dei Fiumi Gemelli o qualcun altro ad avvisarli. Fai salire a cavallo la legione, Figlio Byar!»

Alta sopra le loro teste, una grossa figura alata volava in cerchio, inosservata.

E noi sappiamo quale uso facciano dei raken i Seanchan.

«L’airone a guado fra i giunchi» disse Ingtar. Stava seduto con la schiena appoggiata a un albero, faceva scivolare una pietra contro la lama per affilarla, e osservava Rand. «Non dovresti perdere tempo a imparare quella figura. Ti lascia completamente scoperto.»

Certo, ma se qualcuno volesse rinfoderare la spada? Avevo detto che il tempo perso da Rand&Co. serviva a coordinare i tempi delle diverse trame, Verin a quanto pare è dello stesso avviso.

«Con dei ta’veren coinvolti, accade ciò che è necessario. Forse il Disegno richiedeva questi giorni passati qui. Il Disegno mette ogni cosa al suo posto con precisione, e quando noi proviamo ad alterarlo, soprattutto se sono coinvolti dei ta’veren, la trama cambia per rimetterci nel Disegno nel punto in cui dobbiamo essere.»

È il disegno a decidere chi saranno i cinque che andranno avanti? Verin che disegna con il bastoncino è fenomenale, sembra persa nei suoi pensieri, in effetti ha tante cose su cui riflettere, e intanto trama e manipola gli altri per far fare loro ciò che devono fare.

Passò il piede sulla ruota disegnata per terra, cancellandola in parte. Li studiò tutti, uno a uno, concentrata e con la fronte aggrottata. «Cinque cavalcheranno avanti.»

Lo ricordate quel che Vandene ha spiegato a Moiraine una ventina di capitoli fa?

«C’è un verso nell’originale che, tradotto letteralmente, significa ‘Cinque cavalcheranno in avanti, quattro ritorneranno. Al di sopra delle vedette si proclamerà, attraverso il cielo in fiamme col suo stendardo…’ Be’, poi continua. Il punto è la parola ma’vron. Io dico che non dovrebbe essere tradotta semplicemente come ‘vedette’, che per la precisione è a’vron. Ma’vron aggiunge una maggiore importanza. Secondo me indica le Vedette sopra le Onde, anche se loro si fanno chiamare do miere a’vron, naturalmente, non ma’vron. Adeleas sostiene che i miei sono solo cavilli. Ma io credo significhi che il Drago Rinato comparirà da qualche parte sopra Capo Toman, nell’Arad Doman o in Saldaea.

Qualcosa mi dice che anche Verin conosce il Ciclo Karaethon. Cinque cavalcheranno in avanti, quattro ritorneranno. Quanto è preoccupante questa frase alla prima lettura?

Rand diede un’occhiata al disegno della ruota mentre Ingtar andava avanti con le sue istruzioni. Adesso era una ruota spezzata, con solo quattro raggi. Per qualche motivo, ciò lo fece rabbrividire. Si rese conto che Verin lo stava guardando, con gli occhi scuri brillanti e attenti come quelli di un uccello. Si dovette sforzare per distogliere lo sguardo e cominciare a prepararsi.

Ti stai lasciando suggestionare dalla fantasia, si disse irritato. Lei non può fare nulla se non è presente.

Certo, come no.

45: Maestro spadaccino

Schiacciasassi Nynaeve in azione. Gli a’dam, per quanto inquietanti, ci riservano una bella sorpresa: le sul’dam sono tutte damane! Il che significa, a livello narrativo, che Nynaeve è davvero in grado di liberare Egwene e, a livello sociale, che la struttura dei Seanchan non può reggere, non nel momento in cui questa tara diviene universalmente nota. Peccato solo che non vediamo il crollo.

La squadra formata a Nynaeve+Seta parte per la sua missione di salvataggio, Domon aspetta e Rand e gli altri finalmente entrano in Falme. Non so chi, fra tutti, è più avventato. Una cosa che mi piace è il legame che c’è fra i personaggi: si percepiscono a vicenda, si preoccupano l’uno per l’altro. Magari hanno paura, non capiscono, diffidano, ma non si abbandonano. È per questo che vincono, mentre i Reietti sono impegnati a ingannarsi l’un l’altro.

Una di quelle con il collare guardò in alto. Rand era troppo lontano per vedere il viso con chiarezza, ma per un istante gli sembrò che i loro occhi si incontrassero, e lui seppe. Sbiancò in viso. «Egwene» sussurrò.

La missione per recuperare il Corno è rallentata dall’intrusione di Turak, anche lui dotato di spada con il marchio dell’airone. I casi sono due: o Rand è talmente in gamba da essere diventato un provetto spadaccino in pochissimo tempo, o qui è Lews Therin che sta riemergendo in lui, anche se i due ancora non si parlano.

Riconobbe le figure che usava il Sommo Signore; erano un po’ diverse da come gli erano state insegnate, ma non troppo. La rondine si leva in volo contro il taglio della seta. La luna sull’acqua contro il gallo cedrone dei boschi che danza. Il nastro nell’aria contro le pietre che cadono dalla scogliera. Si mossero per la sala come se danzassero, e la loro musica era quella dell’acciaio contro l’acciaio.

twok_sketchbook-2_chulls-webresIo non le riconosco, magari aggiungere qualche disegno? Va bene, la Shallan di Le cronache della Folgoluce di Brandon Sanderson mi ha un po’ viziata, ma a me piacerebbe davvero vedere i disegni.

La delusione e il disgusto svanirono dal volto di Turak, rimpiazzati dalla sorpresa, poi dalla concentrazione. Il sudore comparve sul volto del Sommo Signore che cominciò a impegnarsi di più contro Rand. Il fulmine con tre punte contro la foglia nella brezza.

I pensieri di Rand fluttuavano fuori dal vuoto, separati da lui, che se ne accorgeva appena. Ma non era sufficiente. Stava affrontando un Mastro spadaccino, e con il vuoto e ogni briciola del suo talento era a malapena in grado di tenerlo a bada. A malapena. Doveva chiudere il duello prima che lo facesse Turak. Saidin?, pensò. No! A volte è necessario rinfoderare la spada nella tua carne, si ricordò. Ma quello non avrebbe aiutato Egwene. Doveva chiudere il duello ora. Ora.

Gli occhi di Turak si allargarono quando Rand scivolò in avanti. Fino a quel momento si era solo difeso; adesso attaccava, deciso. Il cinghiale si precipita dalla montagna. Ogni movimento della sua lama era un tentativo di colpire il Sommo Signore; adesso tutto quello che Turak poteva fare era arretrare e difendersi, per tutta la lunghezza della sala, fin quasi alla porta.

In un istante, mentre Turak ancora cercava di affrontare il cinghiale, Rand caricò. Il fiume passa sotto l’argine della riva. Si gettò in ginocchio, e colpì con la lama in orizzontale. Non ebbe bisogno di sentire il rantolo di Turak, o di percepire la resistenza al suo affondo, per sapere. Sentì due tonfi e si voltò, sapendo cosa avrebbe visto.

O selezionavo le figure o riprendevo tutto il brano. Così è meglio, si apprezza di più quel che ha scritto Jordan. Rand comunque sa di non aver finito il suo lavoro.

«Abbiamo ciò per cui siamo venuti, il Corno di Valere. La speranza della salvezza. Che cosa conta una ragazza, anche se tu la ami, in confronto al Corno e a tutto quello che esso significa?»

«Per quanto mi riguarda, il Tenebroso può anche prendersi il Corno! Che senso ha trovare il Corno, se poi abbandono Egwene a tutto questo? Se lo faccio, il Corno non mi salverà. Neanche il Creatore potrebbe salvarmi. Mi dannerei da solo.»

Ci sono cose che, semplicemente, non si fanno. Rand non può abbandonare Egwene, se lo facesse non sarebbe lui. Il fine non giustifica i mezzi, e la vittoria non è davvero tale se si è abbandonata per strada la propria umanità. E questa sarebbe narrativa che, nella convinzione di molti, non è in grado di occuparsi dei problemi fondamentali del genere umano.

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