La grande caccia di Robert Jordan. Dal capitolo 23 al capitolo 30

la grande caccia neRilettura di La grande caccia di Robert Jordan. Spoiler su tutta La Ruota del Tempo.

23: La prova

Nynaeve viene condotta al ter’angreal che consente di divenire Ammesse.

Come gli angreal e i sa’angreal, sono dei residui dell’Epoca Leggendaria che usano l’Unico Potere, però non sono così rari come gli altri due. Mentre alcuni ter’angreal sono fatti per funzionare solo con le Aes Sedai, come questo, altri fanno quello che devono con la semplice presenza di una donna che può incanalare. Sembra che ce ne siano anche altri che possono essere usati da chiunque. A differenza di angreal e sa’angreal, i ter’angreal erano creati per motivi specifici. Un altro che abbiamo nella Torre rende vincolanti i giuramenti.

Elayne riuscirà a fabbricare nuovi ter’angreal, una delle tante conoscenze dell’Epoca Leggendaria andate perdute nei secoli e riscoperte, anche se magari in modo incompleto, prima di Tarmon gai’don. Il Bastone dei giuramenti, qui citato di sfuggita da Sheriam, è quello che dona alle Aes Sedai il loro aspetto senza età, ma che accorcia anche la loro vita a “soli” 300 anni circa, la metà della normale aspettativa di vita. In effetti era un ter’angreal usato per punire i criminali, anche se al momento mi sfuggono sia il suo nome che il punto in cui ci viene rivelata questa cosa. Quanto ai giuramenti

  1. Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno.

  2. Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge.

  3. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge.

Ah, no, questo è Isaac Asimov. Dove c’è qualcuno in grado di dominare a piacimento sugli altri, bisogna trovare il modo di limitare il suo potere.

Quando diventi una sorella, devi prestare il giuramento finale tenendo quel ter’angreal. Non dire una parola che non sia vera. Non costruire nessun’arma che consenta a un uomo di ucciderne un altro. Non usare mai l’Unico Potere come arma se non contro gli Amici delle Tenebre o la progenie dell’Ombra o, come estrema difesa della tua vita, di quella del tuo Custode o di un’altra sorella.

E se Asimov ha trovato molti modi per creare problemi ai suoi personaggi indagando i limiti di queste leggi, Jordan non è da meno e ci ricorda che le leggi sono efficaci solo se c’è la reale volontà di rispettarle. Il ter’angreal fa confrontare le aspiranti Ammesse con le loro più grandi paure. Mentre Egwene riceverà – anche se non se ne rende conto – alcune informazioni su ciò che avverrà, Nynaeve vede solo cose che conosce, che teme o che spera.

«Una volta le Aes Sedai non dovevano prestare alcun giuramento. Era risaputo cosa erano le Aes Sedai e in cosa credevano, e non c’era bisogno d’altro. Molte di noi vorrebbero che ancora fosse così. Ma la Ruota gira e i tempi cambiano. Il fatto che noi prestiamo dei giuramenti, e che si sappia che siamo a essi vincolate, permette alle nazioni di avere a che fare con noi senza temere che usiamo il nostro potere, l’Unico Potere, contro di loro. Fra le Guerre Trolloc e la Guerra dei Cento Anni abbiamo preso queste decisioni, e grazie a loro la Torre Bianca è ancora in piedi e possiamo ancora fare del nostro meglio contro l’Ombra.»

Notato il periodo? Chissà se c’entra in qualche modo Ishy nella necessità di prestare questi giuramenti. Certo avrà riso da matti nel vedere come le persone più potenti della terra si leghino da sole come dei criminali. Il test è suddiviso in tre parti, prima o poi dovrò davvero parlare di numeri, del 3 in particolare.

Passato.

«La prima volta,» disse Sheriam «è per ciò che era. La via del ritorno si presenterà una sola volta. Sii risoluta.»

Aginor tutto sommato è un problema da poco. Si tratta solo di combattere, e al di là della difficoltà legata alla nudità Nynaeve non si tira mai indietro quando c’è da combattere. Intendiamoci, la scena fa paura, ma è solo mortalmente pericolosa, con il pericolo aumentato dal fatto che Nynaeve fa qualcosa che non dovrebbe essere in grado di fare e dalle conseguenze imprevedibili.

«Sembra vero nella memoria, e qualcuna ne è uscita con addosso le ferite che aveva subìto all’interno. Altre sono state spezzate in due e ne sono emerse senza un segno. È sempre diverso per ogni donna che vi accede. Gli antichi dicevano che ci sono molti mondi. Forse questo ter’angreal ti conduce in uno di quelli. Se è così, però, lo fa seguendo delle regole molto rigorose, per essere un oggetto che dovrebbe solo portarti da un posto a un altro. Io non credo che sia vero. Ma ricordati: che quanto accade sia vero o meno, il pericolo è reale come un pugnale che ti affonda nel cuore.»

Passato. Presente.

«La seconda volta è per quello che è. La via del ritorno si presenterà una sola volta. Sii risoluta.»

Il secondo problema è molto più insidioso, e richiede a Nynaeve ben più del coraggio di combattere e della capacità di trovare un modo per farlo. Le richiede di abbandonare ciò che è, il suo senso del dovere, la sua responsabilità sugli abitanti di Emond’s Field. Come consolazione, da fuori noi possiamo dire che non è reale perché non c’è nessuna Malena Aylar nella saga, al di fuori di quest’episodio, e perché la situazione di Emond’s Field la conosciamo bene anche dopo questo romanzo. Per Nynaeve però è reale, ed è qualcosa che le lacera l’anima. A volte non è combattere la cosa che richiede più coraggio e determinazione.

Passato. Presente. Futuro.

«La terza volta» intonò Sheriam formalmente «è per quello che sarà. La via del ritorno si presenterà una sola volta. Sii risoluta.»

Il contrasto non avrebbe potuto essere maggiore. L’angoscia contro la felicità, una felicità insperata, e chi potrebbe scegliere di abbandonarla? Questo non è realmente il futuro di Nynaeve, visto che anche se il Malkier probabilmente verrà ricostruito noi sappiamo che Morgase non è più regina. Sharina Sedai potrebbe anche essere la novizia citata da Egwene in Il cuore dell’inverno, in un futuro alternativo. Se Aginor all’inizio aveva fatto paura, le altre due prove sono state molto più dure, segno che Jordan indaga davvero nell’animo dei suoi personaggi. Comunque Nynaeve che fa cose impossibili, come ricreare un’uscita sparita, inizia a dimostrarci che secondo lei la parola impossibile andrebbe un po’ rivista.

24: Nuovi amici e vecchi nemici

Nota sul titolo del capitolo. I nuovi amici sono senz’altro Elayne, Min, Gawyn e, in un certo modo, pure Galad. Come nemici chi ci rimane? Solo Elaida, a meno di voler vedere un’anticipazione un po’ contorta nella menzione di Else Grinwell, che in un’occasione sarà brevemente impersonata da Lanfear. Elaida annoverata fra i nemici, eh? Fin da qui.

L’amicizia fra le fanciulle è istantanea, e visto che Elayne è alla Torre Bianca da più tempo funge da guida. C’è pure un fuggevole incontro con Logain:

«Devono essere domati per forza?» chiese. Elayne la fissò con la bocca aperta, ed Egwene si affrettò ad aggiungere: «Pensavo solo che le Aes Sedai potrebbero trovare un altro modo di gestirli. Anaiya e Moiraine hanno detto che le più grandi imprese dell’Epoca Leggendaria richiesero uomini e donne che lavorassero assieme usando l’Unico Potere. Pensavo solo che potrebbero cercare un altro sistema.»

Una delle premesse della Ruota del Tempo è che i risultati maggiori si raggiungono quando uomini e donne lavorano insieme, su un livello paritario. L’equilibrio è una cosa fondamentale, e se si perde, se una delle due metà del genere umano ha il sopravvento sull’altra, c’è la decadenza. Certo, Egwene è preoccupata per Rand, vorrebbe aiutarlo, ma nell’Epoca Leggendaria più che la forza contavano le capacità.

Fra gli amici c’è Min.

Ha previsto che io dovrò dividere mio marito con altre due donne, e che non riuscirò mai a tollerarlo. Lei si limita a ridere, e a dire che neanche lei gestirebbe a quel modo certe cose. Ma ha anche assicurato che sarei diventata una Regina prima ancora di sapere chi fossi; ha detto di aver visto una corona, e che era la Corona di Rose di Andor.

La mia impressione è che Elayne faccia molto più che tollerare le altre due, probabilmente qui Jordan ha cambiato idea. Comunque se avessimo mai avuto dubbi sul fatto che Elayne sarebbe riuscita a conquistare la corona, qui ci viene detto chiaramente.

Egwene chiese, «Cosa vedi quando mi guardi?»

Min le lanciò un’occhiata. «Una fiamma bianca, e… Oh, ogni sorta di altre cose. Non so cosa significhino.»

Una fiamma bianca. Non una semplice Aes Sedai, come si potrebbe essere indotti a pensare, ma addirittura l’Amyrlin Seat.

«Una delle cose che disse di aver visto guardando me era una mano mozzata. Non la mia, però. E anche questo dice di non sapere che cosa significa.»

Quella di Rand? Però Elayne non era neppure presente. Boh.

«Quello» mormorò Min osservandolo mentre si allontanava «farà sempre ciò che sarà giusto, senza curarsi di chi potrà soffrirne.»

Stannis Baratheon? Con, però, anche un tocco di Jaime Lannister:

è il miglior spadaccino che io abbia mai visto. I Custodi devono mostrargli le cose una volta sola, e lui le ha già imparate. Mi fanno sudare quasi a morte per farmi apprendere la metà delle cose che Galad riesce a fare senza nessuno sforzo

Ricordiamoci di questa sua capacità, ma ricordiamoci che anche Gawyn non è affatto male.

«Un tipo strano. Ha detto di essere un pastore, però non aveva l’aspetto né il portamento dei pastori che io conosco. Strano. Ho incontrato ogni tipo di persone, e loro hanno incontrato Rand al’Thor. Alcuni non conoscono nemmeno il suo nome, ma dalla descrizione non poteva trattarsi di nessun altro, e lui ha cambiato le loro vite. C’era un vecchio fattore che venne a Caemlyn giusto per vedere Logain, che si trovava lì per essere poi portato a Tar Valon; eppure il fattore è rimasto per schierarsi con mia madre quando sono iniziati i tumulti. Per via di un ragazzo che era in giro a vedere il mondo, e che gli aveva fatto pensare che c’era altro nella vita e non solo la sua fattoria. Rand al’Thor. Uno potrebbe quasi credere che è un ta’veren. Elaida di sicuro è interessata a lui. Mi chiedo se averlo incontrato cambierà le nostre vite nel Disegno.»

Il fattore è Almen Bunt, che ritroveremo anche in Prima le mele. Decisamente Rand tocca la vita di un bel po’ di persone. La piacevole conversazione è interrotta da Elaida, mentre le ultime righe sono per Min, che per la prima volta ha il proprio punto di vista.

25: Cairhien

Città decisamente folle, con tutte queste feste inutili eredi del panem et circenses romano in mezzo a cui si possono nascondere Trolloc veri. Ancora no, qui Cechov sta solo nascondendo il suo fucile in bella vista. Arrivati in città si viene subito coinvolti in Daes Dae’mar, l’unica cosa buona fatta dagli Shaido con il loro assedio a Cairhien è stato dare alla città qualcosa di serio a cui pensare invece di quest’assurdo gioco. Lo odio, non so se perché anche nella vita reale odio gli intrallazzi politici e le alleanze fatte al solo scopo di sottomettere gli altri, perciò prima andremo via di qui e meglio sarà. E mentre Hurin si cala sempre più nel ruolo di servo del Lord, Rand passeggia.

«…Freddo soffia il vento lungo il Passo di Shara; fredda giace la tomba senza nome. Eppure ogni anno, nel Giorno del Sole, su quella pila di pietre appare una rosa, una lacrima di cristallo come rugiada sui suoi petali, deposta dalla bella mano di Dunsinin, perché lei è fedele all’accordo fatto da Rogosh Occhio d’aquila.»

Thom al lavoro, è sempre piacevole sentire la sua voce. Amo l’epica, non so se lo avevate notato. Io invece noto la citazione di Shara, per quanto quel popolo abbia rotto le scatole parecchio in Memoria di Luce non è che Jordan ce lo abbia fatto piovere addosso dal nulla. Quanto meno dovevamo sapere della sua esistenza. Quanto a Thom… Sapevo già che era vivo? Avevo già la precedente esperienza di Gandalf, che mi aveva convinta che nel fantasy nessuno è morto se non c’è un cadavere, e quella di La spada di Shannara, che mi aveva spinta a rettificare la mia convinzione in un più prudente nessuno è morto se non c’è un cadavere riconoscibile. Con Thom il cadavere non c’era, e certo io lo volevo vivo, ma c’era dell’altro: la convinzione di Moiraine che non fosse morto. Probabilmente speravo che fosse vivo ma non ne avevo la certezza, un dubbio che ha attanagliato non solo me se Leigh Butler ha scritto

I still can’t remember whether I was surprised that Thom was alive when I first read this, but I’m willing to bet I was. Back then I had yet to develop quite so healthy a suspicion of any fictional death that didn’t produce a definite corpse. Ah, youth.

Notare che Thom, con tutto il suo parlare di liberarsi delle Aes Sedai, è deluso per l’assenza di Moiraine. Si sta già innamorando di lei?

26: Disaccordo

Quando arrivarono rumoreggiando nella sala comune, Rand ammiccò al locandiere, poi rise nel vedere il suo sguardo sbigottito. Pensi pure che sto giocando il suo maledetto Grande Gioco. Pensi pure quello che gli pare. Thom è vivo, si disse.

Per la maggior parte della saga Rand è spaventato, preoccupato, arrabbiato, disperatamente impegnato nel tentativo di fare qualcosa… I momenti di pura gioia sono pochi, ed è giusto goderceli. E non è solo lui a essere in vacanza dalle preoccupazioni, pure Thom pensa di poter avere una vita felice con Dena.

«Non ho mai sentito parlare di una donna menestrello» mormorò Loial.

«Io sarò la prima.»

Lisseut, in A Song for Arbonne di Guy Gavriel Kay. Potevo non citarvela? Lisseut è un menestrello e una donna terribilmente in gamba, e A Song for Arbonne mi ha definitivamente convinta che avrei dovuto leggere tutto ciò che Kay aveva o avrebbe scritto indipendentemente da una traduzione in italiano. Poco più avanti troviamo un errore di Jordan:

«Almeno non hai tentato di accordarla» borbottò. «Potevi rovinarla.»

Nella prima edizione di La grande caccia Thom si lamenta perché Rand non gli ha mantenuto l’arpa accordata, dopo che alcuni musicisti gli hanno fatto notare che lo strumento non deve essere mantenuto accordato quando non viene utilizzato Jordan ha cambiato la frase. Naturalmente avendo a disposizione un menestrello si finisce con il parlare di leggende.

Due e due volte sarà marchiato, due volte per vivere, e due volte per morire.

Una volta l’airone, per segnare il cammino, una seconda volta l’airone, per dichiararlo autentico.

Una volta il Drago, per le memorie perdute, una seconda volta il Drago, per il prezzo che deve pagare.

Allungò una mano per toccare i due aironi ricamati sull’alto colletto della giubba di Rand.

Per un momento, lui poté solo guardarlo a bocca aperta, e quando riuscì di nuovo a parlare, la sua voce era incerta. «Con quelli sulla spada fanno cinque. Sull’elsa, il fodero e la lama.» Girò la mano sul tavolo, per nascondere il marchio che aveva sul palmo. Per la prima volta da quando il balsamo di Selene aveva fatto il suo lavoro, lo poteva sentire. Non gli faceva male, ma sapeva che era lì.

«Proprio così.» Thom si mise a ridere. «Me ne viene in mente un altro:

Per due volte il giorno tramonterà quando il suo sangue verrà versato.

Una volta per il dolore, una volta per la nascita.

Rosso sul nero, il sangue del Drago macchia la roccia di Shayol Ghul.

Nel Pozzo del Destino il suo sangue libererà gli uomini Dall’Ombra.

Rand scosse il capo in segno di diniego, ma Thom parve non notarlo. «Non vedo come un giorno possa tramontare due volte, ma d’altro canto gran parte del Ciclo non ha senso. La Pietra di Tear non cadrà mai fino a quando Callandor non sarà impugnata dal Drago Rinato, ma la spada che non può essere toccata si trova nel cuore della Pietra, quindi come potrebbe impugnarla prima di conquistare Tear? Be’, sia come sia. Immagino che le Aes Sedai vorrebbero che gli eventi si accordassero quanto più possibile alle profezie. Morire da qualche parte nelle Terre Inaridite sarebbe un prezzo alto da pagare per seguirle.»

Il primo marchio lo abbiamo già, gli altri arriveranno. Sempre a proposito di profezie

«Non molti sanno che il Drago Rinato dovrà combattere l’Ultima Battaglia, o, se lo sanno, pensano che combatterà al fianco del Tenebroso. Non molti leggono le Profezie per scoprire che non è così. Cos’hai detto riguardo al Corno? ‘Dovrebbe’?»

«Ho imparato un po’ di cose da quando ci siamo separati, Thom. Gli eroi defunti verranno per chiunque suonerà il Corno, anche per un Amico delle Tenebre.»

Le sopracciglia cespugliose di Thom si sollevarono quasi fino all’attaccatura dei capelli. «Be’, questo non lo sapevo. Hai imparato davvero un bel po’ di cose.»

Una delle difficoltà di Rand: intorno al Drago c’è una confusione e una disinformazione terribile. E qui anche lui sparge, involontariamente, false informazioni, visto che gli eroi del Corno non combatterebbero per il Tenebroso.

Dopo che Rand esce abbiamo un nuovo punto di vista con Thom. Ormai i punti di vista si moltiplicano come funghi anche se Thom, da quella persona esperta che è, riesce a fare un commento davvero ingenuo:

«Lui ne è fuori,» disse ad alta voce «e io pure.»

27: L’Ombra nella notte

Eseguì la figura della luna che sorge sui laghi.

Se non mi distraggo le figure ve le ripropongo tutte. Trolloc, contaminazione di Saidin, Lanfear/Selene, la Casa degli Illuminatori, prima apparizione di Aludra… un bel capitolo frenetico, che si gusta solo leggendolo e non in un riassunto. Comunque anche Loial ha il suo momento sconvolgente.

«Io… non avevo mai ucciso nessuno, Rand.» L’Ogier emise un lungo sospiro, visibilmente scosso.

28: Un nuovo filo nel Disegno

Torniamo indietro a Perrin, alla guida del gruppo comandato da Ingtar.

Qualche volta, agli occhi del giovane ricciuto, la cresta a forma di luna crescente sull’elmetto dello Shienarese aveva l’aspetto di corna trolloc.

Ingtar è un Amico delle Tenebre, e Jordan ce lo sta dicendo.

«I lupi lo chiamano Ammazza Ombra; credo che fosse un uomo, ma loro non si sono voluti avvicinare abbastanza da poter vedere con chiarezza. Non hanno paura di quest’Ammazza Ombra: ‘soggezione’ è un termine più indicato. Dicono che adesso i Trolloc stanno seguendo l’Ammazza Ombra. Dicono anche che Fain è con loro…»

Rand si è conquistato un nuovo nome. Il nuovo filo direi che sono gli Aiel, che qui vediamo direttamente per la prima volta nella persona di Urien.

«Trolloc? Qui?» Gli occhi di Urien s’illuminarono. «È uno dei segni di cui parlano le profezie. Quando i Trolloc usciranno di nuovo dalla Macchia, noi lasceremo la Triplice Terra e ci riprenderemo i nostri antichi territori.» Ci fu un brontolio diffuso fra gli Shienaresi a cavallo.

Suppongo che gli Shienaresi non vogliano una nuova Guerra Aiel. Quello che vogliono loro e quello che accadrà però non devono coincidere per forza.

«Per noi è la Triplice Terra. Una pietra modellante, per formarci un terreno di prova, per verificare il nostro valore e una punizione per il nostro peccato.»

La terra delle Tre Piegature. Per me si è sempre chiamata così, quando in una traduzione cambiano anche i nomi è un disastro.

«Quale peccato?» chiese ancora Mat. Perrin trattenne il respiro, aspettandosi che la lancia di Urien scattasse.

L’Aiel si strinse nelle spalle. «È accaduto così tanto tempo fa che nessuno di noi lo ricorda. Tranne le Sapienti e i capi tribù, che non ne parlano. Dev’essere stato un peccato molto grande se hanno deciso di tenerlo segreto, ma il Creatore ci sta punendo in modo appropriato.»

In L’ascesa dell’Ombra scopriremo cos’è e perché non ne parlano, e avremo modo di approfondire tutta la vicenda di Colui che viene con l’alba.

29: Seanchan

Geofram Bornhald. Per essere un Manto Bianco non è neppure dei peggiori, ma c’è bisogno di dirlo che ogni volta che compaiono i Manti Bianchi lo stomaco mi si contrae per il disgusto? No, non è la febbre, che pure ho in questo momento, perciò se faccio commenti meno sensati del solito sapete perché, sono proprio i Figli della Luce che non digerisco. E fra loro i peggiori sono gli Inquisitori.

Prime nozioni sui Seanchan, il mio stomaco sta sempre peggio. E sia i Manti Bianche che i Seanchan si reputano nel giusto! Sempre meglio stare alla larga di chi pensa di essere l’unico a fare le cose nel modo corretto.

Domon incontra per la prima volta Egeanin, chi l’avrebbe detto come sarebbero cambiate le cose fra loro?

Damane. Mostri. Si chiese se c’era qualcosa che avrebbe potuto impedire ai Seanchan di marciare fino alla Dorsale del Mondo.

Sì, c’è e si chiama Rand. Devo dirvi cosa penso delle Damane? No, oggi sono già abbastanza sottosopra di mio.

Turak colleziona cuendillar, olé. E ha pure un altro sigillo della prigione del Tenebroso.

30: Daes Dae’mar

Moiraine, pensò con amarezza. Mi sta ancora creando dei problemi. Quasi subito però, anche se con riluttanza, ammise che non poteva davvero accusarla per questo. Si era sempre trovato dei motivi per fingersi chi in realtà non era. Dapprincipio per mantenere alto il morale di Hurin, poi nel tentativo di fare colpo su Selene. E dopo, era sembrato che non ci fosse più modo di uscirne.

Difficile uscire da certe situazioni, specie se ti trovi a Cairhien. Fain si riprende Corno e Pugnale, Rand salva la bandiera, Ingtar e gli altri arrivano troppo tardi e io sono decisamente ko.

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2 risposte a La grande caccia di Robert Jordan. Dal capitolo 23 al capitolo 30

  1. Raffaello ha detto:

    Daes’dae’mar….pa differenza tua, io adoro gli intrighi e i litigi tra casate. Li adoro in Martin, li adoro anche in Jordan, che però purtroppo non si è impegnato abbastanza…avrebbe potuto ambientare a Cahirien qualche capitolo in piu lungo il suo enorme ciclo…farmi divertire un po’ di più coj quei litigiosi dei nobili. Questa è una cosa che sto apprezzando molto anche in Sanderson, nei litigi tra luminobili alle Pianure Infrante.

    • Dipende come sono strutturati gli intrighi, mi sa che qui mi ha irritato l’impossibilità di restare fuori dal gioco. Rand non ha fatto nulla, e il suo nulla è stato interpretato come un elemento di un gioco in cui invece lui non voleva entrare. Gli intrighi in Martin mi stanno benissimo, altri intrighi in Jordan pure, qui… Quando io dico che voglio essere lasciata in pace, lo intendo sul serio, perciò capisco perché lui fosse irritato, sento la sua irritazione come se fosse la mia, da qui l’inevitabile avversione per Daes’dae’mar.

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