La grande caccia di Robert Jordan. Dal capitolo 13 al capitolo 20

Rilettura di La grande caccia di Robert Jordan. Spoiler su tutta La Ruota del Tempo.

13: Di Pietra in Pietra

Rand addormentandosi era entrato nel Vuoto, giusto? Ecco il risultato. Per la verità Jordan abbandonerà abbastanza presto le Pietre portali, hanno una funzione importante nella trama di La grance caccia perché staccano Rand dal gruppo di Ingtar e gli consentono d’incontrare Lanfear e di riprendere brevemente il Corno a Fain, prima di farselo rubare di nuovo, e poi fanno perdere tempo per strada allo stesso Rand e a tutti gli altri, portandoli a Capo Toman dopo un bel po’ di mesi. Mesi necessari a Egwene, Nynaeve ed Elayne per imparare almeno qualcosa a Tar Valon prima di cascare nella trappola di Liandrin, senza che Mat venisse ucciso dal pugnale nell’attesa dello scontro. In L’ascesa dell’Ombra Rand ne usa una per portare tutto il gruppo da Tear al deserto Aiel e poi spariscono. Quando i personaggi trovano altri modi per Viaggiare in effetti sono scomode, e se il tempo è una Ruota è difficile inserire in questo tipo di struttura i mondi paralleli, però il concetto di mondi paralleli è qualcosa che mi affascina. Anche quello di Ruota, anche se forse hanno bisogno di mondi diversi. Ma non è solo un’esigenza narrativa.

Secondo me Jordan, da fisico, non resisteva alla tentazione d’inserire nella sua saga determinate cose. La fisica studia la possibilità dell’esistenza di molti mondi, se vi interessa vi rimando a un articolo di Wikipedia (che io non ho letto, non sono totalmente allergica alla fisica ma la posso tollerare solo in quantità moderate) che ne parla: https://it.wikipedia.org/wiki/Interpretazione_a_molti_mondi. Quanto a Randland

Tutto sembrava più smorto di come avrebbe dovuto essere, proprio come il sole, più attenuato, come se fosse coperto dalla nebbia. Tuttavia non c’era nessuna nebbia. Solamente loro tre e i cavalli sembravano reali.

Già solo questo è sufficiente a metterci in allarme, anche se il lettore ha il vantaggio di sapere che prima o poi i protagonisti finiranno nei guai, altrimenti non ci sarebbe storia, e può riflettere in assoluta tranquillità perché almeno lui di pericoli non ne corre. La Pietra qui è intera, coperta di scritte in una lingua sconosciuta e le scale hanno i colori delle varie Ajah.

«Loial, hai detto di aver capito che cosa è la pietra. Be’, che cos’è?»

«Ho detto che penso di averlo capito, Rand. C’era un passo in un vecchio libro, solo alcune pagine, ma su una c’era un disegno della pietra, di questa Pietra», ci fu una marcata differenza nel modo di pronunciare la parola ‘pietra’ per evidenziarne l’importanza «o di una molto simile. E sotto c’era scritto: ‘Di Pietra in Pietra corrono le linee dei se, fra i mondi che potrebbero essere.’»

«Che cosa significa, Loial? Non ha alcun senso.»

L’Ogier scosse la grossa testa con tristezza. «Erano solo poche pagine. Dicevano che gli Aes Sedai dell’Epoca Leggendaria, tra i più potenti, quelli che conoscevano la tessitura del Viaggio, potevano usare queste Pietre. Non spiegava come, ma penso, da quel che ho potuto dedurre, che forse quelle Aes Sedai si servivano in qualche modo delle Pietre per viaggiare tra i mondi.»

Di Pietra in Pietra corrono le linee dei se, fra i mondi che potrebbero essere. Adoro questa frase, infatti in passato ho fatto in modo di inserirla in diversi articoli. Stavolta anche Loial il Secchione sa ben poco, e volendo qualche informazione esiste visto che in Il Drago Rinato Verin tiene una breve lezione a Egwene:

Con un dito, Verin disegnò delle linee parallele sulla superficie che aveva sgomberato, ben visibili nella polvere sulla vecchia cera d’api. «Facciamo conto che queste linee rappresentino i mondi che sarebbero potuti esistere se fossero state fatte scelte differenti, se i punti principali di svolta del Disegno avessero preso un corso diverso.»

«I mondi che si raggiungono con le Pietre Portali» disse Egwene, per dimostrare che aveva ascoltato le lezioni di Verin durante il viaggio da Capo Toman. Ma cosa c’entrava questo con il fatto che lei poteva, o meno, essere una Sognatrice?

Si tratta del capitolo 21, se qualcuno ha voglia di andare a rileggere l’intera conversazione. Verin, sempre lei. Ma quanto è importante per il successo nella lotta contro il Tenebroso? Torniamo al presente di Rand e dei suoi compagni, Loial e Hurin:

«E i ‘mondi che potrebbero essere’? Non capisco, Loial.»

L’Ogier si strinse nelle spalle, a disagio. «Nemmeno io, Rand. La maggior parte del brano diceva cose di questo tipo: ‘Se una donna va a sinistra, o a destra, il flusso del tempo si divide? La Ruota allora tesserà due Disegni? Migliaia, per ognuna delle sue svolte? Tante quante sono le stelle? E uno solo è reale, mentre gli altri sono delle semplici ombre o dei riflessi?’ Capisci, non era molto chiaro. Si trattava quasi solo di domande, e la maggior parte di queste sembravano contraddirsi tra loro. Ed era molto breve.»

Mondi che sono l’uno il riflesso dell’altro, come tutti i mondi sono il riflesso del primo mondo, Fionavar, nella Trilogia di Fionavar di Guy Gavriel Kay. Kay però si limita a portare cinque studenti di Toronto a Fionavar, e inserisce nel suo mondo fantastico il ciclo arturiano, anche se rivisto con un’ottica decisamente originale. Se penso ai mondi paralleli è David Gemmell che mi viene in mente per primo, con la sua trilogia di Jon Shannow. I titoli dei romanzi, se mai dovesse riuscirvi di trovarli, sono Un lupo nell’ombra, L’ultimo dei guardiani e Le pietre del potere. Libri che ho letto per l’ultima volta troppi anni fa e che dovrei proprio rileggere.

Hurin si aspetta di essere guidato da Rand e riportato indietro da lui, e Rand accetta il ruolo. La morte è più leggera di una piuma, il dovere più pesante di una montagna.

All’improvviso capì che non poteva dire di nuovo a quell’uomo che lui non era un Lord. L’unica cosa che ancora teneva in piedi il fiutatore era la sua fiducia in un Lord, e lui non poteva portargliela via, non in quel momento.

Jordan è stato in Vietnam, ha guidato indietro alla salvezza i suoi compagni dopo che il loro elicottero era stato abbattuto, percorrendo non so quante miglia di giungla infestata dai vietcong. Sono sopravvissuti tutti. Jordan, James Oliver Rigney Jr., sapeva cosa vuol dire farsi carico della fiducia degli altri e andare avanti senza mollare mai. Anche se saidin contaminato fa decisamente schifo.

Il suo nucleo fluttuava nel vuoto. Poteva vedere la luce – saidin– anche con gli occhi chiusi, ne sentiva il calore, e il calore lo circondava, circondava tutto, inondava tutto. Tremolava come la fiamma di una candela vista attraverso la carta oleata. Olio rancido. Olio maleodorante.

Si protese per raggiungere quella luce – non era sicuro di cosa aveva fatto, ma era qualcosa, un movimento, un allungarsi verso la luce, verso saidin – e non afferrò nulla, come se avesse passato le mani nell’acqua. Dava la sensazione di uno stagno limaccioso, con la schiuma che galleggiava sopra le acque chiare, ma lui non riusciva a tirarne su nemmeno una goccia. Di nuovo gli scivolò fra le dita, non riusciva a trattenere nemmeno una goccia d’acqua, solo la schiuma viscida, che gli faceva formicolare la pelle.

Bleah! E qualcuno ancora dice che La Ruota del Tempo è solo una brutta copia de Il signore degli anelli? La contaminazione di saidin è al centro di tutto, e J.R.R. Tolkien non ha mai immaginato nulla del genere. Sono due storie diverse, anche se ogni tanto Jordan rende omaggio al suo predecessore. Non riuscendo a tornare indietro, e avendo a disposizione una traccia, anche se strana, i tre riprendono la caccia a Fain e al Corno.

14: Fratello dei lupi

L’altra faccia della medaglia: se Rand, Loial e Hurin non sanno dove si trovano, e gli ultimi due non sanno nemmeno perché, Perrin, Mat e gli altri non hanno idea di dove i loro compagni siano finiti, né di come abbiano fatto a sparire senza lasciare traccia. Mat rischia di tradire Rand, quand’è che smette di essere un impiastro per diventare il personaggio che tutti adoriamo? Lo so, dopo la cura delle Aes Sadai. Intanto però a volte verrebbe voglia di strozzarlo. Quanto a Perrin, come Rand ha dovuto accettare il suo ruolo di lord per Hurin, il fabbro deve accettare i lupi.

Aveva provato a rinnegarlo fin dall’inizio, molto prima che i suoi occhi cominciassero a cambiare colore, dal suo castano scuro al giallo dell’oro brunito. Durante il primo incontro, nel primo istante di riconoscimento, si era rifiutato di crederci e da allora era scappato da quella consapevolezza. E ancora avvertiva il desiderio di fuggire.

Come ho già detto più volte, stanno tutti cambiando e la cosa non gli piace.

Questo timore gli permetteva almeno in parte di capire come si sentiva Rand, spaventato da sé stesso, sporco. Perrin non aveva ancora superato del tutto quella sensazione. Tuttavia, questa cosa che lui faceva era più antica degli umani che usavano l’Unico Potere, forse risaliva addirittura alla nascita del Tempo. Non era collegata al Potere, gli aveva detto Moiraine. Qualcosa scomparsa da tanto, e che ora tornava di nuovo. Anche Egwene lo sapeva, per quanto lui avrebbe preferito di no. Avrebbe preferito che non lo sapesse nessuno.

In uno dei pochissimi momenti in cui un personaggio rivela senza giri di parole qualcosa di sé, Perrin spiega a Ingtar ciò che può fare. Ingtar non si stupisce perché conosce la storia di Elyas, se non lui di persona, perciò anche se preferisce far credere che Perrin sia un fiutatore la caccia riprende. Poco dopo arriva Verin, che pronuncia una delle frasi su cui il fandom de La Ruota del Tempo ha dibattuto più a lungo:

«Moiraine Sedai mi ha mandato qui, Lord Ingtar»

Giusto per confermare l’episodio, in inglese Jordan ha scritto

“Moiraine Sedai sent me, lord Ingtar”.

Più diretta di così… De La Ruota del Tempo in inglese ho solo i primi tre e gli ultimi tre romanzi, perciò non andrò avanti in eterno a fare confronti, ma finché posso li faccio tutte le volte che ne sento il bisogno. Nel capitolo 49 di questo stesso libro, dopo lo scontro nei cieli di Falme, Moiraine afferma

«Non sono stata io a mandare Verin.» Moiraine si accigliò. «È venuta di sua iniziativa.»

e, in inglese,

“I did not send Verin.” Moiraine Frowned. “She did that on her own.”

E quindi, chi mente? Ora lo sappiamo, ma all’epoca volevamo poterci fidare di entrambe nonostante il fatto che una delle due avesse chiaramente mentito. Avendo mancato Rand – e Verin conosce le Pietre portali, come vedremo ne Il Drago Rinato – lei si fa raccontare tutto il possibile dagli altri. Da Ingtar. Sa che lui è un Amico delle Tenebre?

15: Kinslayer

In un mondo deserto e malato Loial canta, un canto che Rand quasi riconosce (lo conosceva Lews Therin? È il Canto cercato dai Calderai?), e il mondo stesso festeggia la nascita di un’arma. Posso dire che un mondo così è inquietante?

Il taglio della seta, Il colibrì bacia la rosa. L’airone a guado fra i giunchi, per l’equilibrio.

Ve l’avevo detto che avrei citato i vari movimenti. Nel sonno arriva Ishy, un po’ fissato con il fatto che conosce Lews Therin Epoca dopo Epoca, erroneamente convinto che Egwene non sarà d’aiuto a Rand perché troppo debole e ignorante, e in cerca di nuovo lavoro presso un negozio di tatuaggi. Al momento si è specializzato in aironi sulle mani, magari in futuro quel disegno diventerà di moda.

16: Nello specchio delle Tenebre

Siamo in un mondo parallelo, l’ho già detto. E allora godiamocelo. Potremmo vedere cose che voi umani… no, quello era Rutger Hauer in una galassia lontana lontana. Ogni citazione mescolata e incomprensibile se non per i fanatici è deliberata. Quanto al monumento, distrutto nel nostro mondo – e qui ci sarebbe da fare un bel discorso sulle rovine e sul tempo che passa, magari anche tirando di nuovo in ballo Guy Gavriel Kay che in Children of Earth and Sky mi ha riportata in Sarantium tanto, troppo tempo dopo Sailing to Sarantium e Lord of Emperors. Magari un’altra volta.

In questo mondo il monumento, distrutto in Randland 1.0, c’è.

Rand riconobbe la dura, spigolosa scrittura che ricopriva la facciata del monumento e alcuni dei simboli scolpiti, alti come un uomo. Il teschio cornuto dei Trolloc Da’vol. Il pugno di ferro dei Dhai’mon. Il tridente dei Ko’bal e la tromba d’aria degli Ahf’frait. C’era anche un falco, inciso vicino alla base. Con un’apertura alare di dieci passi, giaceva sulla schiena, trapassato da un fulmine, e i corvi gli beccavano gli occhi. Le grosse ali in cima all’obelisco sembravano bloccare il sole.

Rand sentì Loial che arrivava al galoppo dietro di lui.

«Ho cercato di dirtelo, Rand» disse l’Ogier. «È un corvo, non un falco. Io potevo vederlo con chiarezza.» Hurin fece girare il cavallo, rifiutandosi di guardare oltre l’obelisco.

«Ma com’è possibile?» chiese Rand. «Artur Hawkwing sconfisse i Trolloc in questo luogo. Ingtar aveva detto così.»

«Non in questo luogo» lo corresse piano Loial. «Chiaramente non in questo luogo. ‘Di Pietra in Pietra corrono le linee dei se, fra i mondi che potrebbero essere.’ Ci ho riflettuto e credo, forse, di sapere cosa sono ‘i mondi che potrebbero essere.’ Mondi che il nostro mondo poteva diventare se le cose fossero andate diversamente. Forse è per questo che qui tutto ha un aspetto… sbiadito. Perché questo è un ‘se’, un ‘forse’. Solo un’ombra del mondo reale. In questo mondo, credo, furono i Trolloc a vincere. Forse è per questo che non abbiamo visto villaggi o persone.»

A Rand venne la pelle d’oca. Dove vincevano i Trolloc, non lasciavano vivi gli umani se non per usarli come cibo. Se avevano vinto su un intero mondo… «Se avessero vinto i Trolloc, allora sarebbero dappertutto. Avremmo dovuto vederne un migliaio, ormai. Saremmo dovuti essere morti già da ieri.»

«Non lo so, Rand. Forse dopo che hanno ucciso tutte le persone, si sono ammazzati a vicenda. I Trolloc vivono per uccidere. Non fanno altro; non sono altro. Forse è andata così.»

Siamo ancora sconvolti per la scoperta, Loial riflette sulle distanze diverse fra quel mondo e quello che loro conoscono, e arriva la fanciulla in pericolo. Lanfear. Come diavolo fa a tenere a bada un grolm con un pezzo di ramo spaccato? Ed è stranamente calma, sa troppe cose. Anche se è bella, i tre avrebbero dovuto avere almeno qualche dubbio, a meno che lei non abbia dato una spinta alle loro convinzioni usando la Compulsione.

Il nome dato da Lanfear è Selene, dea della Luna piena (Artemide lo è della Luna crescente ed Ecate della Luna calante) nella mitologia greca, mentre la Profezia oscura definisce Lanfear Figlia della Notte. C’è da sorprendersi se il suo stemma, e anche l’icona che la rappresenta nella saga, sia una luna? E se Sheriam mi ha fregata Lanfear l’ho beccata subito. Lanfear ha un piccolo difetto: l’ambizione. È stato nella ricerca di un maggiore potere che lei ha consentito al Tenebroso di entrare nel mondo, ed è stato sempre per ambizione – e per rabbia nei confronti di Ilyena e Lews Therin – che si è posta al suo servizio.

«Alcuni uomini» disse lei senza alzare gli occhi dalla sua mano «scelgono di cercare la grandezza, mentre altri ci sono costretti. È sempre meglio scegliere che essere costretti. Chi è costretto non è mai completamente padrone di sé stesso. Deve danzare attaccato ai fili di chi lo sta forzando.»

E questo è solo uno dei tanti passaggi che potrei riportare.

«È una donna affascinante, vero? Alcuni degli Anziani non conoscono la storia bene quanto lei, soprattutto riguardo l’Epoca Leggendaria e… oh, sì. Dice che avevi ragione circa le Vie, Rand. Le Aes Sedai, alcune di loro, studiarono i mondi come questo, e quegli studi furono le basi della creazione delle Vie. Dice che ci sono mondi dove è il tempo a cambiare invece che la distanza. Se trascorri un giorno in uno di quei mondi potresti scoprire che è passato un anno nel mondo reale, o venti. Oppure potrebbe essere il contrario. Questi mondi – quello nel quale ci troviamo noi e tutti gli altri – sono il riflesso del mondo reale, dice lei. Questo ci appare pallido perché è un riflesso debole, un mondo che aveva una piccola possibilità di esistere. Altri sono molto più simili al nostro, e sono popolati. La stessa gente di quello reale, dice lei, Rand. Pensa! Potresti andare in uno di quei monti e incontrare te stesso. Il Disegno ha infinite varianti, dice, e ogni variante che potrebbe essere sarà.»

Il tempo scorre in modo diverso nel paese delle fate, lo scopre pure Morgana in Le nebbie di Avalon. E io davvero dovrei rileggere Gemmell. Visto che Rand non sembra intenzionato a dar retta a Lanfear lei in qualche modo richiama su di loro un bel po’ di grolm.

17: Scelte

In modo non proprio volontario, senza sapere esattamente come fa, a prezzo di una fatica notevole, Rand riporta tutti indietro. E Lanfear, pardon, Selene, è così che la conoscono i tre maschietti, conferma di sapere un po’ troppo spingendoli ad aspettare il Corno che, per lo strano gioco del tempo, è alle loro spalle.

18: Alla Torre Bianca

Passaggio su Egwene e Nynaeve, con la prima delle due che continua a fare sogni. La lezione di Siuan, dopo quella di Verin, è l’unica descritta in dettaglio, e ci dimostra da un lato di che pasta è fatta Siuan, e dall’altro quanto sa essere testarda Nynaeve.

Sulla riva di ponente, con la cima frastagliata che lasciava salire un ricciolo di fumo, Montedrago si stagliava nero contro il cielo, una montagna che spiccava tra pianure e colline. Montedrago, dove il Drago era morto. Montedrago, creato dal Drago mentre moriva.

Solo a me queste righe sembrano belle? Montedrago, dove il Drago era morto. Montedrago, creato dal Drago mentre moriva. E noi sappiamo almeno parte di ciò che ha passato il Drago, e che il Drago cammina di nuovo sulla terra. Brrr!

Scese dalla nave le due fanciulle incontrano Sheriam, la Maestra delle Novizie. Perché? Io mi fidavo di lei! Con Sheriam Jordan mi ha fregata in pieno. Le novizie sono poche, la decadenza dei tempi è uno dei segni dell’Apocalisse che si ritrova in non so quante saghe. Pure i Guardiani della notte sono pochi, giusto per citare un altro gruppo. E la Torre Bianca ci aspetta.

19: Ai piedi del Pugnale

Cosa stava cercando Lanfear, la bandiera? Non poteva sapere che l’aveva Rand. O sì? Quel che è certo è che non si fa i fatti suoi e che continua a blaterare di gloria, tanto che alla fine Rand le dà retta. La missione ha successo, anche se la fuga è un po’ movimentata.

Rand si mosse senza pensare. Era tutt’uno con la lama. Il gatto danza sul muro. Il Trolloc gridò e si accasciò al suolo, urlò di nuovo e morì.

e poi

La cortigiana muove il ventaglio. Nessuno strillo questa volta

e ancora

La lucertola nel rovo. Rand si inginocchiò, poi si rimise in piedi con eleganza mentre cadeva il secondo Trolloc, le cui corna gli sfiorarono la spalla.

Lan gli ha insegnato proprio bene.

Il colibrì bacia la rosa. Quella canzone era così graziosa, lo stava riempiendo. Il gatto sulla sabbia bollente. La spada sembrava viva nelle sue mani, come non lo era stata mai prima, e Rand combatteva come se la lama con il marchio dell’airone potesse tenere saidin lontano da lui. L’airone dispiega le ali.

Otto Trolloc, come niente. Un libro fa un solo Trolloc era stato quasi troppo, cresce in fretta il ragazzo. Il pugnale viene messo nello scrigno del Corno, mentre Loial capisce finalmente cosa affligge Mat. Cosa può causare un taglio provocato da quella lama? Se non sbaglio Rand lo scopre nel settimo romanzo, e per fortuna che c’è una Gialla davvero in gamba a portata di mano per curarlo.

20: Saidin

Uno cerca di essere prudente, decide di non toccare più saidin e di limitarsi ad ammazzare grolm in mondi paralleli e ad affrontare i Trolloc a otto per volta e cosa gli capita? Trova una mano che regge una sfera in uno scavo.

Non evocato, il vuoto prese forma, intero e completo in un istante, con saidin che risplendeva, attirandolo. Rand era così concentrato su quella faccia e sulla mano che nemmeno si accorse di cosa era accaduto. Una volta aveva sentito il Capitano di una nave parlare di una mano gigante che stringeva un’immensa sfera di cristallo; Bayle Domon aveva dichiarato che sbucava fuori da una collina sull’isola di Tremalking.

Sono i due Choedan Kal creati e mai usati durante la Guerra dell’Ombra e usati poi da Rand e Nynaeve per pulire saidin. Rand si prende una sbornia tale di Unico Potere da terrorizzare pure Lanfear, e non è facile. Quando il nostro amico si riprende andiamo in una locanda chiamata I nove anelli.

I nove anelli era stata una delle sue avventure preferite quando era più piccolo; forse lo era ancora.

Sì, anche per me. Cambiando paese il nome della storia è cambiato, ma la storia è sempre quella, ed è meravigliosa.

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2 risposte a La grande caccia di Robert Jordan. Dal capitolo 13 al capitolo 20

  1. Raffaello ha detto:

    LA fiamma nel vuoto. Era stato Tam a insegnarlo a Rand, se non ricordo male. Mi sono sempre chiesto se quello fosse il metodo personale di Rand per attingere a Saidin (e quindi se Tam gli aveva insegnato qualcosa che poi si era rivelata utile in maniera inattesa) o se anche gli altri AesSedai maschi utilizzassero lo stesso metodo. Ricordi se si fa mai riferimento a chi l’aveva insegnato a Tam? Non mi pare che venga mai spiegato nell’intero ciclo.

    Cambiando argomento…direi un po’ pretenziosa la rapidità con cui rand ha imparato a combattere.

    …e per concludere: no, non sei solo tu a trovare quel passaggio molto bello. Jordan era uno scrittore capace di ispirarmi con passaggi molto poetici/epici. Per quanto mi piacciano molto anche Martin e Sanderson, non sono mai riuscito a innamorarmi del loro stile. Una epicità altrettanto ispiratrice l’ho ritrovata in Steven Erikson, anche se senza dubbio più disillusa ed oscura.

    • Non mi pare che venga spiegato dove Tam abbia imparato a usare Fiamma e Vuoto, del suo passato al di fuori dei Fiumi Gemelli viene detto ben poco e a me questo spiace. Suppongo sia stato il vivere in mezzo a soldati, magari anche Custodi, nel corso di diverse guerre. Jordan in qualche modo deve averlo appreso in Vietnam, il racconto di quando lui ha distrutto una granata a propulsione che stava per abbattere l’elicottero su cui si trovava perché era “in zona” ci dice chiaramente che conosceva quel tipo di concentrazione e che l’ha applicata in guerra per salvarsi la vita.

      Rand ha imparato a combattere davvero in fretta. In circostanze normali direi troppo in fretta, anche se lui è ta’veren e il disegno si piega intorno a lui. Ma lui è anche Lews Therin rinato. Possibile che, prima di iniziare a sentire la voce nella testa, il suo corpo abbia ritrovato certi automatismi?

      Non tutti i passaggi sono poetici, ma certe frasi mi danno i brividi anche solo per come sono scritte.

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