La grande Caccia di Robert Jordan. dal capitolo 6 al capitolo 10

la grande caccia neRilettura di La grande caccia di Robert Jordan, spoiler su tutta La Ruota del Tempo. Visto che con i commenti sono in ritardo questa volta sarò sintetica. C’è qualcuno che mi crede?

6: La profezia oscura

Abbiamo riposato abbastanza fra le mura di Fal Dara, ora la situazione può precipitare. E lo fa, con Trolloc e un Myrddraal dentro la fortezza, Rand che prova e eseguire il colibrì che bacia la rosa (sì, intendo trascriverli tutti i movimenti citati da Jordan) e che se la cava solo perché arrivano alcuni Shienaresi, Ingtar che si occupa del Fade (come? facendogli da guida?) e il macello nelle prigioni. Fain è sparito, lasciando dietro di sé un simpatico messaggio:

C’incontreremo ancora a Capo Toman.

Non è mai finita, al’Thor.

Se avevamo dubbi su Liandrin, solo umanamente crudele o fedele al Tenebroso, il suo tentato omicidio di Rand ci dimostra che la sua non è semplice freddezza o cattiveria, anche se ci vorrà ancora un po’ prima di avere la certezza che è una Nera. Per fortuna arrivano prima Moiraine e poi Ingtar.

«Almeno tu sei vivo, Ingtar. Quel Fade ha ammazzato sette uomini!»

«Vivo? È così importante?» All’improvviso il volto di Ingtar non era più adirato, ma stanco e pieno di dolore. «Lo avevamo fra le nostre mani. Fra le nostre mani! E lo abbiamo perduto, Rand. Perduto!» Sembrava che non potesse credere alle proprie parole.

«Perduto cosa?» chiese Rand.

«Il Corno! Il Corno di Valere. È sparito, scrigno e tutto.»

Vivere al confine con la Macchia ha finito con il logorare Ingtar. Suppongo che se il Corno fosse stato trovato prima, e se lui avesse saputo del ritrovamento, non sarebbe mai diventato un Amico delle Tenebre. Poi si riscatta, ma il logorio su di lui dev’essere stato tremendo, e tutto il suo rapporto con il Corno, il suo bisogno di ritrovarlo, dimostrano il suo tormento interiore.

7: Sangue chiama sangue

Insieme al Corno è stato rubato il pugnale, perciò Mat dovrà far parte del gruppo di ricerca. La sua guarigione temporanea viene effettuata da Moiraine, Siuan, Leane e Verin, stranamente senza chiedere l’ausilio delle due Gialle presenti. Moiraine e Siuan non si fidano di loro?

La cosa più orribilmente affascinante del capitolo è la profezia.

La Figlia della Notte cammina di nuovo.

L’antica guerra ancora combatte.

Del suo nuovo amante è alla ricerca, colui che la servirà e morirà, eppur continuerà a servirla.

Chi potrà opporsi alla sua venuta?

Le Mura Lucenti si dovranno inginocchiare.

Sangue alimenta sangue.

Sangue chiama sangue.

Sangue è, sangue era e sempre sangue sarà.

L’uomo che incanala resiste solo.

Offre in sacrificio i propri amici.

Due le strade davanti a lui, una per la morte al di là della morte, una per la vita eterna.

Quale sceglierà? Quale sceglierà?

Qual è la mano che protegge? Qual è la mano che uccide?

Sangue alimenta sangue.

Sangue chiama sangue.

Sangue è, sangue era e sempre sangue sarà.

Luc giunse alle montagne di Dhoom.

Isam attese negli alti passi.

La caccia è ora iniziata. I segugi dell’Ombra ora inseguono, e uccidono.

Uno visse e uno morì, ma entrambi sono.

Il tempo del Cambiamento è giunto.

Sangue alimenta sangue.

Sangue chiama sangue.

Sangue è, sangue era e sempre sangue sarà.

Le Sentinelle aspettano a Capo Toman.

Il seme del Martello brucia l’antico albero.

La morte seminerà, l’estate brucerà, prima che il Sommo Signore giunga.

La morte mieterà, i corpi cadranno, prima che il Sommo Signore giunga.

Ancora una volta il seme abbatte l’antico male, prima che il Sommo Signore giunga.

Adesso il Sommo Signore è arrivato. Adesso il Sommo Signore giunge.

Sangue alimenta sangue.

Sangue chiama sangue.

Sangue è, sangue era e sempre sangue sarà.

Adesso il Sommo Signore giunge.

Un bel po’ di cose ce le spiega Verin, anche se è strano che a lei il nome Isam non dica niente. Luc giunse alle montagne di Dhoom. Isam attese negli alti passi. La caccia è ora iniziata. I segugi dell’Ombra ora inseguono, e uccidono. Uno visse e uno morì, ma entrambi sono.

E Perrin avrà di che divertirsi con l’Assassino a partire da L’ascesa dell’Ombra. È chiaro a tutti chi sono Isam e Luc e cosa gli è stato fatto o devo fare un riassunto? Il Popolo del Mare, a quanto pare, viene citato abbondantemente fin dall’inizio della saga, ma secondo me è tutto fumo e niente arrosto, anche quando gli Atha’an Miere (Robert, che razza di nomi ti inventavi?!!!) sono presenti al massimo sono irritanti, non davvero utili. La scodella dei venti? Bastava una qualche Aes Sedai capace di controllare il vento, non ci serviva la piaga di un popolo così rompiscatole presente in tutti questi libri. No, qui a Sanderson è mancata la base per giustificare l’esistenza del Popolo del Mare.

L’antico albero? Yggdrasil! No? Peccato, a me è sempre il primo che viene in mente. L’albero dei re? Neppure? Piene di alberi queste storie, comunque avendesora è un nome che mi piace. Sarà perché non contiene apostrofi?

«E naturalmente,» aggiunse Verin con calma «l’uomo che incanala deve essere uno dei tre giovani ragazzi che stanno viaggiando con te, Moiraine.»

Grandiosa! Ma quanto si diverte a sorprendere tutti? La reputano troppo immersa nei libri e inconsapevole del mondo, e poi lei salta fuori in tutta tranquillità con frasi come questa. E Moiraine e Siuan, calcolatrici e astute, si fanno prendere dal panico come due scolarette. Inevitabilmente, la sorella Marrone scuro, viene coinvolta nelle loro macchinazioni, per fortuna della Luce.

Torniamo al punto di vista di Perrin, che fino a ora ci aveva accompagnati solo fra Shadar Logoth e il salvataggio dai Manti Bianchi. Vede brevemente Mat e poi s’imbatte in Leane.

«Tu» disse poi, in tono calmo ma brusco «sei un bel ragazzo, quasi mi fai desiderare di essere una Verde. Quasi.»

Tranquilla Leane, a volte le seconde occasioni capitano. Molto meno forte, ma lei diventerà davvero una Verde, e i suoi atteggiamenti da Domanese si vedono fin da subito. La solidità dei personaggi di Jordan è notevole.

Lan dà alcuni consigli a Rand e si finisce per parlare di Lenn che vola sulla Luna e di spade spezzate. Quente cose si è divertito a nascondere Robert in questi libri?

8: Il Drago Rinato

«Il gatto attraversa il cortile!»

Ve lo avevo detto che avrei citato le posizioni spiegate da Lan, e questa è perfettamente adeguata al momento.

Leane guardò Rand con un lieve sorriso. Ciò nonostante, la sua voce fu brusca. «Che cosa hai portato oggi all’Amyrlin Seat, Lan Gaidin? Un giovane leone? Farai meglio a impedire che lo vedano le Verdi, o una di loro potrebbe legarlo a sé prima che lui riesca a prender fiato. Alle Verdi piace prenderli quando sono giovani.»

Leane continua a guardare i maschietti, ma chi lega a sé Rand prima che lui possa prendere fiato è davvero una Verde, Alanna. Nessun indizio di quello che farai avvenire in futuro in queste pagine, vero Robert?

«Lui è un uomo, Leane Sedai,» disse il Custode con fermezza «niente di più e niente di meno. Tutti noi siamo solo quel che siamo.»

Se lo dice Lan… Quando Demandred vuole conoscere il nome del suo avversario Lan dice di essere solo un uomo. Solo un uomo. Ma cosa può fare un uomo se lo desidera davvero? Quello che Lan farà in Memoria di Luce è già in nuce qui dentro, e se anche non avesse fatto altro questa sua convinzione, unita alla determinazione ad andare avanti a qualunque costo, sarebbero state sufficienti a farmelo amare. Anche se Leane non capisce, e infatti ribatte

«Il mondo diventa ogni giorno più strano. Immagino che il fabbro indosserà una corona e parlerà in Tono Aulico.»

Tono Aulico no, corona della Salaea sì. Quanti avvenimenti vengono anticipati da frasi apparentemente casuali?

«Con il tuo permesso, Madre, resterò in piedi. La guardia non è ancora terminata.»

A volte le parole si mischiano nella mia mente, ma che ci posso fare?

«Udite le mie parole, siate testimoni del mio giuramento. Cala la notte, e la mia guardia ha inizio. Non si concluderà fino alla mia morte. Io non avrò moglie, non possiederò terra, non sarò padre di figli. Non porterò corona e non vorrò gloria. Io vivrò al mio posto, e al mio posto morirò. Io sono la spada nelle tenebre. Io sono la sentinella che veglia sul muro. Io sono il fuoco che arde contro il freddo, la luce che porta l’alba, il corno che risveglia i dormienti, lo scudo che veglia sui domini degli uomini. Io consacro la mia vita e il mio onore ai guardiani della notte. Per questa notte e per tutte le notti a venire».

Ripassiamo brevemente la storia di Tam al’Thor, che diventa Secondo Capitano nell’esercito di Illian, massimo grado raggiungibile da qualcuno che non è nativo di quella città, e poi parliamo di incanalare.

«Quelli che avrebbero potuto insegnarti, gli Aes Sedai maschi, sono morti da tremila anni. Nessuna Aes Sedai donna può insegnarti a toccare saidin, non più di quanto tu possa imparare a toccare saidar. Un uccello non può insegnare a un pesce come volare, e un pesce non può insegnare a un uccello come nuotare.»

Lasciando da parte improbabili storie di gatti che insegnano alle gabbianelle a volare, che problema c’è? I Reietti si stanno risvegliando, perciò si può sempre cercare un maestro fra loro. E Rand in questo capitolo riceve in testa con piena forza una valanga di mattoni nella semplice e terrificante affermazione che lui è il Drago rinato. Uno dei nuclei fondamentali, se non il più importante, della storia narrata da Robert Jordan. Se tu scoprissi di essere destinato a divenire il salvatore del mondo, cosa faresti?

BOOM!

Chi non sarebbe travolto da una consapevolezza così? E alla salvezza si accompagna la distruzione della follia. Il racconto della profezia di Gitara Moroso è meraviglioso, al punto che Jordan ne ha realizzato una versione estasa nel racconto lungo La nuova primavera e nel romanzo Nuova primavera. Sono due testi diversi, come ho già avuto modo di spiegare. Alcuni dettagli del racconto nel romanzo sono spariti, probabilmente perché altrimenti Moiraine avrebbe dovuto andare molto più a colpo sicuro. Le Profezie si devono compiere, perciò Rand è libero di andare fin dove il Disegno glie lo consente.

Cambio di punto di vista, con Nynaeve che ci aveva prestato i suoi occhi giusto per partecipare al salvataggio di Egwene e Perrin ne L’Occhio del Mondo. La sua capacità di sentire il vento sta cambiando, ora lei non percepisce più i mutamenti atmosferici ma quelli sociali. E anche lei deve venire a patto con i cambiamenti che sta affrontando, come il non potersi più definire la Sapiente di Emond’s Field. Ad alimentare la sua incertezza arriva anche Lan, che le dona l’anello del Re del Malkier. Lei lo userà molto più avanti nella storia, per procurargli un esercito che combatta con lui nell’Ultima Battaglia.

Primo punto di vista per Egwene. Oh, Egwene! I rapporti fra lei e Nynaeve cambiano, non più allieva e Sapiente ma amiche. Cambieranno ancora, a dimostrazione della foza di Egwene. E cambia per sempre il rapporto con Rand, ormai i due sono consapevoli che le cose non saranno più le stesse.

9: Commiati

Lo dice il titolo stesso: i protagonisti si separano, anche se non definitivamente. Rand riceve l’ultima istruzione da Lan, anche se data in termini un po’ ambigui. Si tratta di Rinfoderare la spada:

«Arriverà il momento in cui dovrai raggiungere un risultato a tutti i costi. Potrà succedere mentre stai attaccando o mentre ti difendi. E l’unico modo allora sarà permettere che la spada venga rinfoderata nel tuo corpo.»

«Questa è una follia» esclamò Rand. «Perché mai dovrei…»

Il Custode lo interruppe. «Lo saprai quando sarà il momento, pastore, quando il gioco varrà la candela e non avrai altra scelta. La tecnica si chiama appunto ‘rinfoderare la spada’. Ricordatelo.»

Detta così, potrebbe anche sembrare che gli stia dicendo di fare seppuku o, per usare un termine più noto, harakiri. Invece gli sta spiegando che a volte bisogna accettare di sacrificare la propria vita pur di sferrare all’avversario un colpo mortale. Quando il gioco varrà la candela e non ci sarà altra scelta, come Lan con Demandred. Lasciamo perdere che poi Lan viene salvato, lui la spada l’aveva fatta rinfoderare, e con il suo sacrificio aveva vinto. E questo perché è un uomo.

Io questa scena l’avevo già vista, e continuo a piangere per quello che accade.

«Gli rimane una possibilità, una sola», disse Lancelot du Lac.

Soltanto un uomo capì e rispose.

«Se la chiamate una possibilità»

L’Andarien. Perché? A livello narrativo capisco perché, a livello emotivo non riesco ancora ad accettarlo anche ho letto per la prima volta Il sentiero della notte di Guy Gavriel Kay nel 1994. Sono passati 22 anni, e ancora non ci riesco.

Fu parato. Lo sapeva che sarebbe stato così; tutti lo sapevano. E adesso arrivò la risposta della spada dell’urgach. E ne sarebbe stato ricacciato all’indietro, come le altre volte, nel pararla. E questo gli avrebbe intorpidito il braccio, portando la fine inevitabilmente ancora piò vicina.

Non la parò.

Non la parò. Tutto qui. Tre semplici parole per narrare la decisione che pone fine a una vita e che cambia tutto. L’ho detto, a Kay basta davvero poco per farmi piangere. Questo romanzo, ricordo, è del 1986, quindi precede di alcuni anni La grande caccia e le spiegazioni di Lan. Chi conosceva le parole di Jordan è Brandon Sanderson, che nella trilogia di Mistborn fa compiere a un personaggio lo stesso tipo di scelta. Soltanto uomini.

Siuan, l’Amyrlin, decide di mandare qualcuno nella Piana di Almoth, anche se le voci dei disordini erano precedenti. Ora però c’è in ballo la Profezia Oscura, perciò un’indagine è d’obbligo anche se le Aes Sedai non hanno sempre informazioni corrette:

«Cavalcherete alla ricerca del Corno di Valere,» riprese «e la speranza del mondo cavalcherà con voi. Il Corno non può essere lasciato nelle mani sbagliate, soprattutto non in quelle degli Amici delle Tenebre. Quelli che risponderanno alla sua chiamata, arriveranno indipendentemente da chi lo suonerà, poiché sono legati al Corno, non alla Luce.»

Falso. In Memoria di luce Artur Hawkwing ci dice chiaramente che loro non avrebbero risposto al richiamo se il Corno fosse stato suonato da qualcuno al servizio del Tenebroso. Però quest’informazione errata aumenta la tensione. L’attentato – suppongo diretto contro Siuan, Ingtar avrebbe facilmente potuto far fuori Rand in qualsiasi momento, anche solo lasciandolo in balia del Fade durante il recente attacco – è stato compiuto da un Uomo Grigio fatto entrare in Fal Dara proprio da Ingtar. La spiegazione l’ha fornita lo stesso Jordan durante un incontro con i lettori.

In mezzo ai commiati c’è anche un nuovo incontro, quello con Hurin. Davvero strani talenti stanno emergendo, e anche le Aes Sedai sono in dubbio:

«Ah, Lord Ingtar aveva ragione riguardo alle Aes Sedai, la Luce le illumini… ah… Rand. A Cairhien, una volta, una di loro – dell’Ajah Marrone, ma giuro che pensavo fosse Rossa prima che mi lasciasse andare – mi tenne un mese per cercare di capire come facessi. Non accettava di non riuscirci. Continuava a borbottare, ‘è il vecchio che torna o è qualcosa di nuovo?’ e mi fissava in un modo che avrebbe fatto pensare che stessi usando l’Unico Potere. Mi spinse quasi a dubitare di me stesso. Ma non sono impazzito, e non faccio nulla di strano. Semplicemente sento l’odore della violenza.»

Ciò che sente Hurin sono Amici delle Tenebre, Trolloc, Mezzi Uomini e qualcosa di peggio: Padan Fain.

Compare un nuovo punto di vista, quello di Bayle Domon. Lo avevo trovato simpatico nel breve periodo in cui Rand, Mat e Thom erano stati a bordo della Spray, chissà perché, quindi sono stata contenta di vederlo tornare. Abbiamo una menzione della Prima di Mayene, cioè Berelain. Quanto personaggi vengono prima citati di sfuggita e poi compaiono davvero? Ho il sospetto che Jordan abbia iniziato a piazzare indizi fin dall’inizio, sperando di avere abbastanza successo da potersi permettere di espandere la sua storia a piacimento. Ha avuto successo, peccato solo che non sia arrivato lui alla conclusione.

La donna guardò la moneta, sorpresa. «Un marco di Tar Valon! Ti sei messo a commerciare con le streghe adesso, Bayle?»

«No!» disse lui con asprezza. «Questo mai!»

Mai dire mai, te l’ha mai detto nessuno Bayle? La lettera è firmata da Galldrian, re di Cairhien. Galldrian sarà assassinato da Thom per vendicarsi dell’uccisione della sua allieva e amante Dena. Quel che ha attirato spiacevoli attenzioni su Domon comunque è la sua collezione di oggetti insoliti:

Un bastone luminoso, un resto dell’Epoca Leggendaria, o almeno così si diceva. Certamente nessuno sapeva più come farli, ormai. Costoso, e più raro di un magistrato onesto. Sembrava una semplice asta di vetro, più spessa del suo pollice e non più lunga del suo avambraccio, ma quando la teneva in mano riluceva come una lanterna. I bastoni luminosi andavano anche in frantumi co­me il vetro; aveva quasi perduto la Spray nell’incendio causato dal primo che aveva posseduto.

Un piccolo oggetto d’avorio scurito dal tempo, la statuina di un uomo che impugnava una spada. Il tipo che glielo aveva venduto sosteneva che se lo si teneva in mano abbastanza a lungo si cominciava a sentire caldo. Domon non lo aveva mai fatto né l’aveva mai permesso a nessuno dell’equipaggio, ma era un reperto antico, e questo era sufficiente per lui.

Il teschio di un gatto grosso quanto quello di un leone, e così vecchio che si era pietrificato. Ma nessun leone aveva mai avuto dei denti, quasi delle zanne da elefante, lunghi un piede.

E un disco spesso grande quanto la mano di un uomo, mezzo nero e mezzo bianco, con una linea sinuosa che separava i colori. Il negoziante a Maradon gli aveva assicurato che era dell’Epoca Leggendaria, pensando di mentire, ma Domon aveva negoziato solo per poco prima di pagare perché aveva riconosciuto una cosa che al tizio era sfuggita: l’antico simbolo delle Aes Sedai, che risaliva a prima della Frattura del Mondo. Non una cosa sicura da possedere, certo, ma nemmeno una cosa alla quale rinunciare, non per un uomo affascinato dagli oggetti antichi.

E poi era fatto d’autentica Pietra dell’Anima.

La statuina è certamente un angreal o un ter’angreal realizzato per essere usato da un uomo, anche se non conosceremo mai la sua funzione, e il venditore qualcuno a cui può essere insegnato a incanalare, ma il disco… quello è uno dei sigilli della prigione del Tenebroso, cosa evidente fin dalla prima lettura. Domon fugge, andando nella direzione giusta per poter incontrare Nynaeve quando i tempi saranno maturi.

10: La Caccia ha inizio

Nel decimo capitolo finalmente i nostri eroi si muovono. Ce ne hanno messo di tempo, anche se non si può dire che i capitoli prima della partenza siano stati noiosi, inutili o che non sia accaduto nulla. Semplicemente Jordan a volte ha bisogno di un po’ di tempo per far partire le cose, deve costruire il mondo, piazzare i personaggi, definire una marea di dettagli… e anche quando ci muoviamo le informazioni continuano ad arrivare, come le spiegazioni sugli Aiel. Molti hanno notato l’aspetto di Rand, perciò tutti, a partire da lui, siamo curiosi di saperne di più. Ingtar non sa perché prima di Laman gli Aiel accettavano gli abitanti di Cairhien, ma noi sì.

«Se mai provassero a lasciare il deserto, sarebbe veramente difficile riuscire a bloccarli. La Guerra Aiel durò tre anni, e a combattere erano solo quattro dei loro tredici clan.»

Difficile, senza dubbio. Per fermare i soli Shaido Rand ha avuto il suo bel da fare. I cambi di direzione del gruppo in fuga sono dovuti all’identità dell’essere al comando: il Fade vuole andare nella Macchia, Fain a Cairhien per prendere le Vie e andare a Capo Toman. La direzione si stabilizzerà solo quando non ci sarà più il conflitto fra Fain e il Fade.

Nel villaggio oltre l’Erinin abbiamo una prima visione di Lanfear, in fondo la profezia lo aveva detto che la Figlia della Notte cammina di nuovo. Dopo il ritrovamento di Changu e Nidao (blah!) il gruppo riparte.

«Raggiungeremo il campo di Talidar fra tre o quattro giorni, di questo passo» annunciò Ingtar mentre cavalcavano. «Il più grande trionfo di Artur Hawkwing, quando i Mezzi Uomini guidarono i Trolloc fuori dalla Macchia contro di lui. Durò sei giorni e sei notti, quella battaglia, e alla fine i Trolloc si ritirarono nella Macchia e non osarono mai più sfidarlo. Lui fece erigere un monumento alla sua vittoria, un pinnacolo alto cento palmi. Non volle che ci fosse il suo nome sopra, ma quelli di tutti i caduti, insieme a un sole dorato sulla punta, per indicare che in quel luogo la Luce aveva trionfato sull’Ombra.»

«Mi piacerebbe vederlo» disse Loial. «Non ho mai sentito parlare di questo monumento.»

Ingtar rimase in silenzio per un momento, e quando parlò la sua voce era bassa. «Non c’è più, Costruttore. Quando Hawkwing morì, quelli che si stavano litigando il suo impero non vollero lasciare un monumento in onore di una sua vittoria, anche se non menzionava il suo nome. Non ne è rimasto nulla, se non il tumulo sul quale si ergeva. Fra tre o quattro giorni potremo vedere quello, almeno.»

Beh, ma un monumento lo vedrete…

Quella porta si spalancò e…

Batté le palpebre.

Rand non riusciva a muoversi. Il ronzio delle mosche sul tavolo era più forte. Una nuvola di fiato condensato gli si formò davanti alla bocca.

Batté le palpebre.

Un uomo calvo e sorridente in abiti rozzi dispose una fetta di carne su un piatto tenuto da una donna con il viso scavato. Anche lei sorrideva.

No, non riporto tutte le ripetizioni con l’unica variante delle mosche. La scena è decisamente inquietante, ma cos’è? Potrebbe essere una trappola di Fain, che più avanti scopriremo essere in grado di creare illusioni, o anche una bolla di male. Rand ne emerge solo grazie all’Unico Potere. Fuori c’è il cadavere del Fade.

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5 risposte a La grande Caccia di Robert Jordan. dal capitolo 6 al capitolo 10

  1. Nicholas ha detto:

    Complimenti per i tuoi riassunti. Ho letto L’Occhio del Mondo tanto tempo fa ma non rimasi molto convinto da proseguire con l’intera saga, non era ancora finita e già vengo da Martin, ma ogni tanto il mio interesse ritorna e per questo volevo chiederti un parere: lo consiglieresti?
    Ho sentito tante persone dal vivo parlarne con poco entusiasmo, che la serie è una “americanata” allungata all’estremo e diluita troppo e non “troppo maturo e realistico”.
    Il virgolettato sono le parole che mi hanno riferito, ora numero di volumi e pagine non mi spaventano come conoscere il finale e simili ma mi interessa sapere se il viaggio verso il finale vale la pena dello sforzo, del tempo e dell’investimento.

    Esagerando, ma neanche troppo, un conoscente me lo ha definito un Mondo Emerso più lungo.

    • Grazie per i complimenti. Ora la saga di Jordan è finita, quindi se deciderai di leggerla non avrai il problema dell’attesa che c’è con Martin, o almeno non lo avrai se riuscirai a trovare i libri, perché se finiscono i tempi di ristampa di Fanucci sono davvero lunghi.
      La Ruota del Tempo un Mondo Emerso più lungo? Ognuno ha diritto alle sue opinioni, ok, ma per me le due saghe non sono assolutamente paragonabili. Quella della Troisi è una saga adatta a lettori giovani e privi di esperienza, che può coinvolgere chi si ferma alla superficie, alle scene d’azione o all’atmosfera fantastica e basta. Però è priva di profondità, e questo un lettore appena un po’ esperto lo sente.
      Jordan… di solito chi lo definisce non troppo maturo e realistico fa un paragone con Martin e si lamenta che in Jordan i personaggi abbiano la tendenza a non morire, ma a guardare bene non è vero che non muoia nessuno, solo non cadono stecchiti come mosche dopo che hai spruzzato l’insetticida come invece ogni tanto avviene nei romanzi di Martin. Il mondo di Jordan è più complesso di quello di Martin, talmente complesso che a volte la storia rallenta il suo ritmo proprio perché Jordan deve spiegare determinate cose. Il gradimento dipende da te, le scene d’azione sono davvero coinvolgenti, ma per arrivarci devi passare attraverso lunghe scene che ne costituiscono la necessaria base, se non sei disposto a immergerti nell’atmosfera e vuoi solo l’azione forse La Ruota del Tempo non fa per te. Non ho mai avuto l’impressione che Jordan allungasse il brodo, e quando si arriva in fondo ci si rende conto che episodi narrati magari sei libri prima sono fondamentali per un episodio chiave nella conclusione. Però questa è la mia impressione, non tutti la pensano come me.
      Nessun libro, nessuna saga, va bene per tutti. Io adoro Jordan così come adoro Martin, mentre pur riconoscendo l’abilità di Steven Erikson nel creare il suo mondo non riesco a digerire lo stile dell’autore e quindi ho smesso di leggere la saga di Malazan. Quando la saga è finita le ho dedicato un lungo articolo. Qualche spoiler c’è, ma non rivelo nulla di davvero fondamentale. Se vuoi sapere perché a mio giudizio questa è una saga straordinaria puoi leggere quell’articolo: http://www.fantasymagazine.it/19563/robert-jordan-la-ruota-del-tempo

      • Nicholas ha detto:

        Ti ringrazio per la risposta, ho letto l’articolo e l’ho trovato interessante e mi ha fatto capire alcune cose.
        Sulla ristampa di Fanucci ho un po’ di paura perché già ho notato in più di qualche grande negozio manca la “Grande Caccia”.
        Sulle critiche, il paragone con il mondo emerso mi ha sconvolto molto e lasciato un po’ perplesso e noto una certa cortesia nel trattenerti nel commento.
        Sulla maturità e il realismo, non pensavo c’entrasse Martin. Il discorso deriva più che altro dal fatto che essendo tutti studenti e appassionati di Storia notiamo certi particolari come il numero di morti.

        Una sola ultima domanda, il fatto che i primi 3 romanzi in origine dovessero essere un unico è la ragione per cui si ha la sensazione che manchi qualcosa? È meglio leggerli uno dopo l’altro come se fossero l’edizione italiana di un libro di Martin?

  2. Matteo ha detto:

    Mi accodo al commento di Martina: le ristampe Fanucci hanno tempi biblici, e al momento è impossibile sperare di rintracciare volumi con La Grande Caccia. Se non hai problemi a leggere in eBook, ti consiglio di comprarlo in formato digitale. Se invece, come me, preferisci il cartaceo, puoi ipotizzare di acquistare i volumi disponibili su Amazon o IBS (molti hanno sconti sostanziosi) in attesa di averle gli altri. Io, con poco più di 30€, ho comprato sei volumi.

  3. Altra cosa che lascia molti lettori perplessi su Jordan: ha un inizio molto tolkieniano con il tranquillo villaggio, l’attacco da parte di creature mostruose, la fuga della Compagnia, la Cerca, i Fade che per certi versi richiamano i Nazgul… Chi ha già letto situazioni di questo tipo può trovare la storia di Jordan poco originale e, anche solo per questo, immatura. In molti hanno visto punti di contatto con Terry Goodkind – ce ne sono, ne ho visti anch’io – ma un lettore che legge prima Goodkind e poi Jordan e non va a controllare per scoprire che la saga di Jordan precede quella di Goodkind di diversi anni può ritenere Jordan banale perché ha già incontrato determinate situazioni. Nel negozio in cui lavoro mi sono trovata persino di fronte un ragazzino che aveva trovato noioso Il signore degli anelli perché troppo simile a Eragon! Ecco, le critiche a volte sono legate anche all’ignoranza su cosa è stato pubblicato prima e cosa dopo. Da un certo momento in poi la saga di Jordan si stacca totalmente da Tolkien, ma in molti non arrivano a questo cambiamento.
    I gusti sono gusti, non penso che solo perché io adoro Jordan debba piacere a tutti, ma spesso le critiche nascono da una scarsa conoscenza dell’opera.
    La fine del terzo romanzo ha una conclusione molto forte. al punto che le cose dopo non saranno più le stesse. È uno di quei momenti che trasforma completamente la saga, anche se serve un po’ di tempo per notarlo. Per questo Jordan aveva pensato di chiudere lì il primo romanzo. Però quando si è reso conto che gli sarebbe servito molto più spazio per narrare tutto ciò che aveva in mente è stato bravo a creare volumi organici. Ciascuno ha una sua trama e una sua conclusione, non sono semplicemente parti di un romanzo più lungo che si blocca quando si arriva al numero delle pagine necessarie per avere il libro. La lotta con il Tenebroso si risolve solo nell’ultimo romanzo, ma tutti i libri hanno una loro coerenza interna e anche se vanno letti nel corretto ordine hanno una conclusione a quella particolare trama.

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