Alwyn Hamilton: Rebel. Il deserto in fiamme

Il mondo di Rebel. Il deserto in fiamme è quello dell’Arabia, delle Mille e una notte, del deserto torrido abitato da Jinn potenti e imprevedibili. Se i Jinn sono creature fondamentali già nella Saga di Bartimeus di Jonathan Stroud e ne Il trono della luna crescente di Saladin Ahmed, con quest’ultimo autore che ha ambientato la sua storia in una città circondata da un deserto, Alwyn Hamilton nel primo romanzo della saga di Rebel ha ulteriormente accresciuto il sapore mediorientale del mondo in cui si muove la sua protagonista.

L’allargamento delle possibili ambientazioni è un fatto positivo, per troppo tempo la narrativa fantasy è rimasta ancorata a un mondo ispirato vagamente al Medioevo europeo, magari pure imbastardito da una patina disneyana, o si è limitata a derivare i suoi elementi fondamentali non dalla mitologia o dalla storia ma da precedenti romanzi contemporanei. Scegliere un’ambientazione poco sfruttata, in cui sono presenti anche treni e armi da fuoco, non è sufficiente però a rendere interessante una storia ormai troppo banale nel suo elemento di partenza, quella di una ragazza che vuole fuggire da una società maschilista e oppressiva e da parenti di cui farebbe volentieri a meno. Iniziato come una fuga il cammino della protagonista s’intreccia con una ribellione più ampia, che vede contrapposti il sultano e un principe ribelle. Peccato che il passaggio dall’una all’altra delle fasi del cammino poggi su basi inconsistenti, e che tutti i personaggi al di fuori di Amani, la protagonista, siano figure prive di spessore. Non che lei sia davvero convincente, ma essendo quella che si conosce di più un minimo di caratterizzazione era quasi inevitabile.

Le vicende sono narrate in prima persona dalla stessa Amani, con un susseguirsi di eventi che oscilla dall’insensato al banale e che desta nel lettore non poche perplessità. Episodi troppo slegati l’uno dall’altro, personaggi che compaiono una volta di troppo, o troppo poco – uno in particolare, che se fosse comparso meno sarebbe stato legato a uno specifico episodio in cui aveva il suo senso, mentre ritrovarlo più avanti per un breve attimo in cui la sua presenza non era davvero necessaria sa di artificiale – e un giocare su determinati elementi come la possibilità di dire la verità ben oltre il limite dell’assurdo impediscono di prendere sul serio una storia leggera, che corre veloce come un treno e che altrettanto rapidamente si dimentica.

Un estratto: http://www.giunti.it/media/estratto-rebel-6LS6JQ9F.pdf.

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2 risposte a Alwyn Hamilton: Rebel. Il deserto in fiamme

  1. Raffaello ha detto:

    Stavo per acquistarlo, tempo fa. Alla luce della tua recensione, per fortuna non l’ho preso. Sono troppo vecchio per cose così banali.

    • Io ho letto una recensione positiva, che prima o poi uscirà su FantasyMagazine se il recensore si degnerà di ultimarla. Per fortuna ho comprato l’ebook quando era in super offerta, perché spendere soldi per questo libro, e averlo a ingombrare la mia libreria che oggettivamente inizia ad avere qualche problema di spazio, mi sarebbe spiaciuto. Così ho solo buttato via un po’ di tempo, nemmeno troppo viste le dimensioni ridotte.

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