Harry Turtledove: Krispos di Videssos

Non abbiamo mai dubitato del fatto che il Krispos di Harry Turtledove sarebbe diventato avtokrator, e non solo perché nella sua introduzione Alex Voglino parla chiaramente del ragazzo di campagne che “volle farsi re”. In Le daghe della legione – ora sono a casa, quindi vi beccate la citazione completa – Balsamon racconta a Marcus Emilius Scaurus del

selvaggio comportamento delle truppe mercenarie haloga che attraversarono l’Astris durante il regno di Anthimos III, cinquecento anni fa, per quanto debba ammettere che le buffonerie di Anthimos erano dovute soprattutto al successo che incontravano, finché Krispos non salì al trono qualche anno più tardi (pag. 392).

Chi ricordava questo passo, o ricordava abbastanza della conversazione per andare a cercare le parole esatte sul romanzo, non aveva dubbi su quel che sarebbe successo, ma anche senza aver letto la saga più famosa era evidente dove il romanzo sarebbe andato a parare, se non altro dalla scena del riscatto dei Videssiani con in dono della moneta. Il dubbio, semmai, era su come si sarebbero svolte le vicende, e la risposta è stata più che soddisfacente.

Non tutti i dettagli tornano da una saga all’altra. L’ascesa di Krispos è preceduto da una Nota dell’autore in cui Turtledove spiega che

Gli eventi descritti in questo libro hanno luogo all’incirca cinquecento anni prima rispetto a quelli riferiti nel Ciclo di Videssos, e di conseguenza la cartina che precede il testo presenta alcune differenze rispetto a quella del ciclo, come accade anche per alcune delle usanze a cui si accenna: le nazioni, anche quelle immaginarie, non rimangono statiche nell’arco di cinquecento anni.

Anche così, ci sono cose che non tornano. Può essere colpa di una conoscenza frammentaria, con documenti storici giunti alterati o incompleti che consentono una conoscenza imperfetta del passato, ma qui si va oltre. Quando si dice che la città di Videssos non è stata minacciata da nemici provenienti da est da 300 anni, cioè dall’invasione dei Kamorth che ha causato la caduta di Skopenzana (narrata in Bridge of the Separator), viene totalmente ignorata tutta la vicenda di Maniakes e dell’Era dei disordini, ambientata 150 anni prima di Krispos. Per forza, quando ha scritto Krispos Turtledove non aveva ancora ideato le vicende di Maniakes e Abivard, e Bridge of the Separator, con tutta la storia di Ravash/Avshar, è arrivata ancora dopo.

Alcuni dettagli non tornano, specie per quanto riguarda Ravash. E allora? C’è un’affermazione di Marion Zimmer Bradley che mi gira in mente, anche se non ho trovato la citazione precisa. Quando non trovo il passaggio che mi interessa in una manciata di minuti interrompo le ricerche, a meno che non reputo davvero fondamentale fare la citazione precisa. La Zimmer Bradley, rispondendo a chi le faceva notare alcune incongruenze presenti fra diversi suoi romanzi, ha risposto che non intendeva farsi condizionare da ciò che aveva già scritto se questo condizionamento le avrebbe impedito di realizzare un buon romanzo. Visto che non stiamo parlando di una saga unica, i piccoli dettagli che non coincidono non sono davvero importanti. Sarebbe grave se Krispos di Videssos contraddicesse L’ascesa di Krispos, perché è la stessa storia, ma quando i dettagli che non tornano sono fra Krispos di Videssos e Bridge of the Separator la cosa può essere accettata senza troppi problemi.

Torniamo a Krispos di Videssos.

La storia inizia lì dove era terminato il volume precedente, con Krispos appena incoronato imperatore e persone che non gradiscono la sua presa di potere. Ovvio che si prospettino guai, e saranno parecchi, uno dietro l’altro e a volte uno contemporaneamente all’altro. Vediamo i piccoli problemi quotidiani che Krispos deve affrontare a casa sua, e i problemi più grandi legati alla gestione dell’impero. Ribellione, fanatismo religioso, tradimento, guerre esterne… ce n’è in abbondanza per tenere chiunque più che occupato. Come sempre il libro mi è piaciuto, amo il modo in cui Turtledove interseca problemi grandi e piccoli, e quello in cui tratteggia i personaggi. Spesso ha un ritmo lento? Va bene, spesso ha un ritmo lento, evidentemente preferisco questo a un susseguirsi continuo di scene d’azione senza nulla a sostenerle.

E, fra un tradimento e una battaglia, c’è pure spazio per concetti che hanno un tragico corrispettivo nel nostro mondo, anche se chi critica a priori il genere fantasy lo accusa di essere lontano dalla realtà:

– So che ciò che io credo è la verità e che chiunque abbia una fede diversa è nel falso (pag. 247).

E, se le parole sole non bastassero, sappiate che a pronunciarle è il Somma Patriarca, e che con tutte le sue vedute ristrette si tratta di un personaggio totalmente fedele a Krispos. Il fanatismo può essere presente su tutti i fronti, anche su quelli che teoricamente sono dal lato del bene e della legge.

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