L’Occhio del Mondo di Robert Jordan. Dal capitolo 24 al capitolo 27

Rilettura de La Ruota del Tempo di Robert Jordan, spoiler come se non ci fosse un domani.

24: Fuga sull’Arinelle

Se Perrin aveva genericamente pensato a degli incubi e a un labirinto, con Rand viviamo tutto, e la sensazione di angoscia è di quelle pesanti. Sarà per scappare che la mia mente ha cercato di divagare? Non alla prima lettura, no, all’epoca ero angosciata e basta e leggevo con ansia ogni parola perché volevo sapere. Ora leggo di scale che formano un labirinto e penso a un’incisione di Maurits Cornelis Escher, alla biblioteca, o al labirinto, che poi è la stessa cosa, di Jorge Luis Borges, provo a fuggire e mi sento osservata dagli edifici come se mi trovassi in un quadro di Hieronymus Bosch… al confronto anche l’avviso della professoressa McGranitt che “le scale si muovono” non è nulla. Davvero, voi riuscire a leggere (ri-leggere, la prima lettura è sempre un po’ diversa perché c’è l’incertezza su ciò che avverrà) senza essere sommersi da altri libri, altre storie, altre immagini? E poi ci sono gli specchi.

Lascio le immagini e passo alle parole, con Ba’alzamon che dice a Rand che gli appartiene. In realtà è Ishamael a fare tutta la sceneggiata, ma visto che è fuori di testa a volte lo stesso Ishamael fatica a ricordarsi di non essere davvero il Tenebroso, e il Tenebroso vuole davvero Rand perché pensa di potersene servire.

«La Luce non ti aiuterà, ragazzo; e l’Occhio del Mondo non sarà al tuo servizio. Sei il mio cane. Se non accorri al mio ordine, ti strangolerò col cadavere del Gran Serpente!»

Nuova menzione dell’Occhio del Mondo, se il romanzo ha questo titolo ci sarà un motivo. Quanto al Gran serpente… le Aes Sedai lo portano al dito sotto forma di anello, quindi può essere un’allusione al fatto che lui distruggerà le Aes Sedai. In alternativa può distruggere il Tempo, visto che il Tempo può essere rappresentato dal serpente che si morde la coda. E un simpatico serpentello dall’alito pesante, Jormungandr, viene ucciso da Thor durante il Ragnarok nella mitologia norrena. Mai notato che il nostro amico si chiama Rand al’Thor?

Poco più in giù c’è un bel giochetto da illusionista:

C’era un unico viso, in quegli specchi infiniti. Il suo. Quello di Ba’alzamon. Un unico viso.

Potrebbe essere un’allusione al fatto che quando accetterà la sovranità del Tenebroso Rand diventerà come Ba’alzamon, alias Ishamael, alias Moridin. No, aspetta un momento. Rand. Moridin. Rand. Moridin. Alla fine di Memoria di luce il viso di Moridin diventa il viso di Rand. Quanto ha riso Jordan mentre scriveva queste frasi?

Quando Rand si sveglia si trova a dover avere a che fare con un Mat che rimugina troppo dalla notte di Shadar Logoth e poi ammira una serie di sculture che se non sono dirette discendenti degli Argonath, le Colonne dei Re ammirate da Frodo e compagnia al confine di Gondor ne Il signore degli anelli, non so proprio cosa siano. Le statue sono affascinanti ma la loro importanza è limitata alla sensazione di riconoscimento, ciò che conta è il resto:

«Una torre di metallo?» si stupì Rand; e Mat, seduto a gambe incrociate, con la schiena contro un barile, si scosse dai suoi pensieri per ascoltare.

Il capitano annuì. «Sì. Di acciaio lucente, ma senza un grano di ruggine. Alta duecento piedi e larga quanto una casa, senza il minimo segno d’aperture.»

«Scommetto che contiene un tesoro» disse Mat. Si alzò a fissare la torre lontana, mentre la Spray la oltrepassava. «Una torre del genere servirà di sicuro a proteggere qualcosa di prezioso.»

«Può darsi, ragazzo» borbottò il capitano. «Ma nel mondo ci sono cose anche più bizzarre di quella torre. Su Tremalking, un’isola del Popolo del Mare, c’è una mano di pietra alta cinquanta piedi, che sporge da una collina e stringe una sfera di cristallo grossa come questa barca. Se mai esistono tesori, ce n’è certo uno sotto quella collina, ma gli isolani non vogliono che si scavi e al Popolo del Mare interessa solo navigare e cercare il Coramoor, il Prescelto.»

«Io scaverei» disse Mat. «Quant’è lontana, questa… Tremalking?» Un folto d’alberi nascose la torre lucente, ma lui rimase a guardare come se la scorgesse ancora.

Il capitano scosse la testa. «No, ragazzo, non sono i tesori che ti spingono a vedere il mondo. Se trovi un pugno d’oro o di gioielli d’un re morto da tempo, bene; ma sono le cose nuove che ti spingono a vedere l’orizzonte successivo. A Tanchico, un porto dell’oceano Aryth, una parte del Palazzo del Panarca risale all’Epoca Leggendaria, così almeno si dice. Il fregio di una parete raffigura animali che nessun essere vivente ha mai visto.»

«Anche un bambino sa disegnare un animale che nessuno ha mai visto» obiettò Rand. Il capitano ridacchiò.

«Sí, certo. Ma può anche crearne le ossa? A Tanchico ci sono anche le ossa, unite insieme a formare lo scheletro. Si trovano in una parte del Palazzo del Panarca che tutti possono visitare.

«La Frattura ha lasciato migliaia di meraviglie e da quel tempo si sono succeduti svariati imperi, alcuni in grado di rivaleggiare con quello di Artur Hawkwing; e ciascuno ha lasciato cose da vedere e da scoprire. Un graticcio di cristallo che ricopre un’isola e che pare mormorare quando la luna è alta. Una montagna scavata come una ciotola, al cui centro s’innalza un’asta d’argento di cento spanne, e chi si avvicina a meno d’un miglio da essa, muore. Rovine arrugginite e frammenti e cose trovate sul fondo marino, oggetti di cui nemmeno i libri più antichi conoscono il significato. Io stesso ne ho raccolti alcuni. Cose che nemmeno vi sognate, in più posti di quanti non ne vedreste in dieci vite. Sarà la loro bizzarria, ad attirarvi.»

«Andavamo fra le Colline Sabbiose a dissotterrare ossa» raccontò piano Rand. «Ossa insolite. Una volta abbiamo trovato i resti di un pesce, credo che fosse un pesce, grande come questa barca. Alcuni dicevano che portava male, fare scavi sulle colline.»

Per entrare nella Torre di Ghenjei dovremo aspettare fino a Le torri di mezzanotte. Per alcuni anni avevo persino perso la speranza di entrare nella torre. Mi era sembrata subito importante, ma visto che Jordan non ne parlava… non avevo ancora capito che a volte lui disponeva i suoi pezzi sulla scacchiera giusto con qualche migliaio di pagine in anticipo. Comunque mi sembra giusto che sarà Mat a entrarci visto che è lui quello curioso e che parla di tessoro, il mio tesssoro. Non avrà la stessa pronuncia di Gollum, ma è ossessionato tanto quanto lui.

La mano sull’isola di Tremalking è quella del Choedan Kal femminile, quello maschile lo vedremo in La grande caccia, per restare in tema di qualcosa mostrato un po’ prima rispetto al suo effettivo utilizzo. Del Coramoor ne parleremo più avanti, ma quanti nomi ha Rand? Io comunque avrei fatto volentieri a meno del Popolo del Mare. Mi stanno antipatici, e visto che alla fine Sanderson non ha trovato un modo sensato per farli partecipare all’Ultima Battaglia avremmo potuto non incontrarli mai senza nessun rimpianto. Il Choedan Kal poteva benissimo stare da un’altra parte.

Uno degli animali nel palazzo del Panarca, come vedremo in L’ascesa dell’Ombra, è un elefante

L’artista si era dato da fare per mostrare lo scheletro massiccio in piedi, come se il resto della creatura fosse scomparso in quel momento. Aveva quattro spesse zampe, per il resto non somigliava a nessun animale che Egwene avesse mai visto. Per incominciare doveva essere alto almeno due spanne, ben oltre il doppio della sua altezza. Il teschio rotondo, basso sulle spalle come la testa di un toro, sembrava abbastanza grande da consentire a un bambino di entrarci, e nel disegno sembrava avere quattro orbite oculari. Lo scheletro differenziava la stanza da ogni altra; non c’era modo di confonderla.

e

In fondo non erano quattro orbite oculari. Due sembravano essere per delle zanne di qualche tipo, da entrambi i lati del punto in cui si era trovato il naso. Una specie di cinghiale mostruoso forse, anche se non assomigliava a nessun teschio suino che avesse mai visto. Emanava una sensazione di antichità estrema.

Un olifante!

«C’erano per caso degli olifanti?», domandò Sam dimenticando la paura nell’ansia di udire notizie di strane contrade.

«No, niente olifanti. Cosa sono olifanti?», disse Gollum.

* * *

Sam si alzò, e mettendo le mani dietro la schiena (come soleva fare ogni qual volta «parlava in poesia»), incominciò:

Come un topo son grigio

E grande come un edificio,

Il mio naso è un serpente

E il mio passo irruente

Fa tremare la terra

Molto più di una guerra.

Con due corna in bocca

Camminare mi tocca,

Sventolando l’orecchio.

Ma non sono mai vecchio

Pur marciando parecchio,

Pur se supino mai,

Neanche per morire mi vedrai.

Io sono Olifante,

Il più importante,

Il più grosso e il più grande.

Se un giorno t’incontro

Non scorderai lo scontro;

Ma se non mi vedi,

So che non ci credi.

Eppur sono Olifante,

Il vecchietto ben portante.

Nonostante la canzone Sam, e la citazione di J.R.R. Tolkien per me inevitabile, non è molto ottimista:

Ma suppongo che non vedrò mai un olifante. Forse non esiste nemmeno un animale del genere

Alla fine Sam il suo olifante lo vede, mentre Egwene si imbatte in alcune giraffe:

Dal lato opposto vi erano le ossa di alcuni esili bestie a quattro zampe, con il collo così lungo che il teschio si trovava a metà strada dal soffitto.

Randland è il nostro mondo, e Jordan ce lo dice in continuazione, solo che lo dice sottovoce. Il graticcio di cristallo non ho idea di cosa sia, l’asta evidentemente emana radioattività, mentre Rand trova dei fossili suppongo risalenti alla Frattura del Mondo, quando i mari hanno cambiato ubicazione.

Finiti i discorsi, dopo quattro giorni di navigazione, Rand subisce il contraccolpo dell’uso di saidin:

Agendo d’impulso, tolse le gambe dagli stragli fissati all’albero e allargò le braccia per tenersi in equilibrio nonostante il dondolio. Ci riuscì per tre archi completi, poi di colpo si sbilanciò. Mulinando gambe e braccia, cadde in avanti e si afferrò allo straglio di trin­chetto. Con le gambe allargate ai lati dell’albero, senza niente a trattenerlo in quella precaria posizione se non le mani che stringevano lo straglio, scoppiò a ridere. Inspirò grandi boccate di vento fresco e si sentì al colmo del divertimento.

Quando scende scopre il pugnale di Mat, con quest’ultimo che è molto preso nel ruolo di Gollum:

«La colpa è tua. E di Perrin. Mi avete tirato via dal tesoro prima che potessi posare il pugnale. Non me l’ha dato Mordeth. L’ho preso io, perciò l’ammonimento di Moiraine non vale. Non dirlo a nessuno, Rand. Potrebbero tentare di rubarmelo.»

Non dirlo a nessuno, bla bla bla, l’ho preso io, bla, bla, bla, mica mi è stato regalato quindi le  regole sul non accettare regali dagli sconosciuti qui non valgono, bla,bla, bla, il mio tessssoro… però forse è vero che stava per metterlo giù, quindi il furto non è stato del tutto volontario. Per il bene che questa considerazione gli può fare. E, a proposito di considerazioni importanti, senza saperlo Rand centra la verità. Lui non capisce perché si sia comportato come si è comportato, rischiando scioccamente la vita, ma noi sappiamo che è il prezzo da pagare per aver utilizzato saidin, e che utilizzare saidin porta alla follia.

Rand lasciò vagare lo sguardo verso la cima dell’albero mae­stro e represse un brivido. Cosa gli era preso? Luce santa, che cosa? Doveva scoprirlo. E doveva giungere a Tar Valon, prima d’impazzire sul serio.

25: I Girovaghi

Perrin dovrebbe imparare ad apprezzare i lupi, se non altro con loro non fa più brutti sogni. Quando lui ed Egwene scoprono che davanti a loro ci sono dei Calderai mostrano ancora una volta la loro ignoranza (nel senso di ignorare, di non conoscere) del mondo e di tutti coloro che non fanno parte del ristretto ambiente di Emond’s Field. Però a guardare i loro pregiudizi, che poi si rivelano ingiustificati, potremmo provare a riflettere un po’ meglio sui nostri.

Appena Raen li vede gli chiede se conoscono il Canto, e anche se io ero convinta che prima della fine di La Ruota del Tempo il Canto sarebbe stato riscoperto (con l’aiuto degli Aiel? di Rand e dei ricordi del Rhuidean? o, come mi ha fatto notare Chiara, una delle colleghe di rilettura, di Rand con in testa i ricordi di Lews Therin? di Loial?), questo non accade mai. Uno dei tanti fili che l’intreccio della Creazione non è riuscito a riallacciare. Probabilmente la cosa è voluta, nella vita non si riesce mai a sistemare tutto, sapere tutto, e questa storia riflette la vita più di quanto non possa far sospettare l’etichetta fantasy che vi è appiccicata sopra. Il passato è passato e non può essere ricostruito così com’era, anche se alcune cose possono essere riscoperte. Però mi domando, non posso fare a meno di chiedermi, se davvero fosse volontà di Jordan non far ritrovare il Canto o se invece Brandon Sanderson non fosse privo del materiale necessario per farlo.

I Calderai seguono la via della Foglia, e visto che ogni tanto vi piazzo qualche foto di film in questo caso vi ricordo gli Amish di Witness – Il testimone e I Pacifisti, episodio della seconda stagione della serie televisiva I ragazzi della prateria. Comunque per quanto io possa capire il loro punto di vista, possa desiderare che una società pacifica sia realizzabile, sono convinta che una società di questo tipo sia meno realistica di un romanzo fantasy. Se leggo un romanzo una piccola parte della mia mente sa che è un romanzo, anche mentre sto ridendo, o piangendo, o sono terrorizzata, o sto tenendo il fiato, chi vive in società di questo tipo chiude gli occhi di fronte a tutto ciò che li circonda e vive in una finzione, sperando che nessuno gli porti addosso la realtà.

«Alcuni» disse Aram in tono triste «non riescono mai a vincere i loro peggiori istinti.» La sua occhiata indicò chiaramente che non si riferiva ai prepotenti di cui parlava Perrin.

Qui Aram chiaramente disapprova Perrin, ma subito dopo Raen e Ila parlano dei Perduti, e spiegano che non possono essere felici. In effetti tutta la vicenda di Aram, che non riesce a trovare il suo posto, non è esattamente felice. Ma questo capitolo non ha solo la funzione d’introdurre un popolo e un personaggio, e di farci notare che i Calderai possono andare nel deserto Aiel, suppongo perché i capiclan sono stati nel Rhuidean e provano vergogna e imbarazzo davanti ai Calderai al punto da non volere che venga fatto loro del male, anche se non possono spiegare il perché. Raen racconta un episodio risalente a due anni prima.

«Le donne aiel non devono badare alla casa e alla cucina se non vogliono, ragazzo. Possono unirsi a una società di guerriere, le Far Dareis Mai, le Fanciulle della Lancia, e combattere al fianco degli uomini.»

Le amazzoni! Ippolita, Pentesilea… Ok, le Far Dareis Mai non vanno a cavallo, e gli autori classici avevano la spiacevole abitudine di far fare una brutta fine alle amazzoni perché loro erano spudoratamente dalla parte dei baldanzosi eroi greci, ma vedere fanciulle che non devono badare alla casa e alla cucina se non vogliono è importante. Per parecchio tempo nel fantasy è stato difficile trovare donne in grado di badare a loro stesse, e questo è uno dei motivi per cui le donne di Jordan sono così forti, perché nemmeno lui sopportava di vedere le donne ridotte in un unico ruolo. Nel suo blog, ma mi ci vorrebbe troppo tempo per trovare la citazione, ha parlato delle donne forti che lo hanno circondato nella realtà, e le donne inventate da lui riflettono la realtà che conosceva.

Le fanciulle sono tutte morte, con l’unica eccezione di una che è moribonda.

«In quanto alla moribonda, non permise a nessuno di toccarla, nemmeno di pulirle le ferite. Ma afferrò per la giubba il Cercatore di quella tribù e pronunciò queste precise parole: ‘Perduto, il Seccafoglie intende accecare l’Occhio del Mondo. Intende uccidere il Gran Serpente. Perduto, avverti il Popolo. Arriva il Bruciaocchi. Di’ al Popolo di prepararsi per Colui che Viene con l’Alba. Di’ al…’ E morì.

Seccafoglie e Bruciaocchi» spiegò a beneficio di Perrin «sono nomi Aiel per indicare il Tenebroso

E dopo questo simpatico avviso il capitolo si chiude con un’Egwene in cerca di conforto. Vorrei solo che tutti i maschietti della saga la smettessero di pensare che il loro amico è più bravo con le fanciulle mentre lui non sa cosa dire. Se Jordan avesse evitato di ripetere affermazioni come questa, o di far tirare continuamente la treccia a Nynaeve, o di far lisciare la gonna a qualcuna delle protagoniste, avrebbe risparmiato un paio di pagine a libro e allora sì che avremmo avuto una storia di una lunghezza normale.

26: Whitebridge

Rand, Mat e Thom arrivano a Whitebridge, città che deve il suo nome al famoso ponte fatto, credo, di cuendillar. Le prime notizie che ricevono riguardano la cattura di Logain e poi la proclamazione della grande caccia al Corno:

«Nell’ultima battaglia disperata

perché la lunga notte non discenda

monteranno la guardia le montagne

e correranno i morti alla difesa:

la tomba infatti non sbarra il mio richiamo.»

La tomba non è sbarramento al mio richiamo. A me, inevitabilmente, viene in mente anche la Caccia selvaggia della Trilogia di Fionavar di Guy Gavriel Kay, anche se le due situazioni sono diverse, ma il riferimento è molto più antico e meriterebbe di essere indagato in un apposito articolo. Chi però attrae l’attenzione sono i tizi che cercano il gruppo in fuga.

«Circa una settimana fa, un tizio dall’aria subdola è giunto dal ponte. Un pazzo, hanno pensato tutti. Borbottava in continuazione e non smetteva di agitarsi. Ha chiesto notizie delle stesse persone che interessano a voi, come se fosse una questione vitale; e poi si è comportato come se la risposta non fosse importante. Per metà del tempo diceva di doverli aspettare qui e per l’altra metà di doversene andare in fretta. Un momento gemeva e supplicava, il momento dopo aveva pretese da re. Sono stato sul punto di suonargliele un paio di volte, matto o no. La guardia voleva sbatterlo in prigione, per il suo bene. Quel giorno stesso è partito per Caemlyn, parlando tra sé e piangendo. Pazzo, come ho detto.»

Si tratta, ovviamente, di Padan Fain, che per imposizione del Tenebroso segue le tracce dei ragazzi di Emond’s Field così come Gollum segue il suo tesssoro. Jordan, rispetto a Tolkien, aumenta le persone ossessionate, ma del resto la sua saga è molto più lunga. Però ora che i tre si sono separati Fain è in seria difficoltà: chi deve seguire? E poi c’è l’altro, il Senza occhi:

«Tutto vestito di nero. Tiene il cappuccio calato sugli occhi, cosí non lo vedi in viso, ma senti che ti guarda e hai l’impressione d’avere un pezzo di ghiaccio nella schiena. Ha… ha parlato con me.»

Mi sa che anche questa è una cosa su cui con il tempo Jordan prenderà le misure: Fade che parlano con qualcuno e non sono riconosciuti immediatamente come esseri non umani? Molto strano. Intanto che i tre decidono il da farsi salta fuori Gelb, il quale ci dice una cosa interessante:

Quei tre sostenevano che i Trolloc li inseguivano, ma io non mi lascio menare per il naso. Per questo non sono rimasto sulla Spray. Da tempo avevo sospetti su Bayle Domon, ma quei tre sono di sicuro Amici del Tenebroso.

Va bene, lasciamo stare come rigira il discorso. Sospetti su Domon? Noi sappiamo – sapremo, perché Jordan non lo ha ancora scritto, ma se siete arrivati a leggere fin qui o siete masochisti a caccia di spoiler o avete già letto almeno una volta l’intera Ruota del Tempo – che Domon colleziona antichità e che più tardi qualcuno cercherà di farlo ammazzare per questo. Mmm… Domon è già inseguito, ma magari i discorsi di Gelb gli porteranno qualche guaio in più.

Prima di ripartire Thom parla brevemente di Owyn, il che spiega perché si sia tanto affezionato ai ragazzi, poi cita La Benedizione della Regina e carica il Fade con una tale furia che questi ne rimane sorpreso. Un essere umano – neppure un Custode – che parte alla carica? Wow!

Il Fade rimase altrettanto sorpreso. Si fermò di colpo. Mosse la mano verso l’elsa della spada appesa alla cintura, ma le lunghe gambe del menestrello coprirono rapidamente la distanza.

Mi sa che non ha fatto in tempo ad estrarla la spada, perché a meno di ipotizzare che anche qui Jordan doveva ancora perfezionare i dettagli (cosa sempre possibile) le lame dei Myrddraal, forgiate a Thakan’dar, uccidono anche solo se fanno un graffietto. Ipotizzando che Thom ha vinto perché le sue lame erano state forgiate con l’Unico Potere – nell’aria a un certo punto balena una luce azzurra – probabilmente è stato colpito solo da un calcio che gli ha fracassato una rotula, o qualcosa del genere, perché lui ne sia venuto fuori con una semplice zoppia. Non ne sono certa, può darsi che io abbia pensato che Thom fosse stato ammazzato, ma già seguivo da anni la regola che nel fantasy nessuno è morto fino a quando non c’è un cadavere riconoscibile. Regola sbagliata perché troppo rigida, a volte anche quando c’è un cadavere riconoscibile il personaggio non è morto, ma comunque probabilmente io ho temuto che Thom fosse morto, ho sperato che fosse vivo, e mi sono riservata di dare un giudizio in seguito. Un po’ come quando alla fine di Harry Potter e il Principe Mezzosangue mi sono riservata di giudicare il professor Piton sulla base di quanto J.K. Rowling ci avrebbe narrato in Harry Potter e i doni della Morte. Lì era evidente che non ce la contava giusta.

27: Rifugio dalla bufera

Capitolo interlocutorio in cui Egwene e Perrin riprendono le forze e noi conosciamo meglio i Calderai. Se in L’Occhio del Mondo possono sembrare un popolo secondario, incontrato per caso e destinato a non ricomparire più, quando li rivedremo saranno personaggi noti. Un bel po’ della lentezza di Jordan si deve al fatto che lui sta seminando per il raccolto che farà in futuro.

Un po’ di spazio è dedicato ala danza che, ci dirà Faile più avanti, si chiama Tiganza e non è neanche lontanamente provocatoria quanto la saldaeana Sa’sara. Non ve ne importa nulla del ballo? Nemmeno a me, ma James Oliver Rigney Jr., questo il vero nome di Robert Jordan, nella sua carriera ha usato diversi pseudonimi, compreso quello di Chan Lung per articoli di critica teatrale e di danza. Dopo qualche giorno

Egwene cominciò a imparare quel ballo.

Quando c’è da imparare qualcosa lei è sempre in prima fila. Maneggiare l’Unico Potere, parlare con i lupi, danzare…

Perrin riprende a fare sogni, uno in particolare è significativo:

«L’Occhio del Mondo ti consumerà» disse Ba’alzamon. «Ti segno come mio!»

Ishy non ha ancora capito chi dei tre è il Drago rinato. Vista la brutta aria che tira, dopo un primo accenno agli stedding il terzetto riparte.

Perrin non voleva pensare al sogno. Credeva che con i lupi sarebbero stati al sicuro.

Non completo. Accetta. Con tutto il cuore. Con tutta la mente. Ancora ti opponi. Solo completo quando accetti.

Lui si sforzò di scacciare dalla mente i lupi e rimase sorpreso: non aveva creduto di riuscirci. Decise di non lasciarli più entrare.

Anche nei sogni?

 

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