L’Occhio del Mondo di Robert Jordan. Dal capitolo 19 al capitolo 23

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Rilettura de La Ruota del Tempo di Robert Jordan, spoiler come se piovessero.

19: Ombra in attesa

Shadar Logoth. Edifici impressionanti ma vuoti, Mat che riflette sul suo urlo di battaglia e Thom che spiega che

I morti possono rinascere, o prendersi un corpo vivente

cosa che ne La Ruota del Tempo accadrà parecchie volte e in modi diversi. Nel giro turistico il terzetto guidato per l’occasione da Mat si imbatte in Mordeth. Una delle mie colleghe di rilettura, Simona, ha commentato

Appunto per Perrin e Rand: Mat ha delle idee del cavolo!!!

Io, con la serietà professionale che mi contraddistingue, le ho risposto

Nooo, cosa te lo fa pensare? Pipino, metti giù quel Palantir. Pipinooo! Solo che qui è andata anche peggio.

Se questo è il tono che diamo alla rilettura, direi che ci divertiremo anche al di là del semplice piacere di rileggere i romanzi. Per il terzetto va tutto inquietantemente bene finché Rand non nota un dettaglio particolarmente inquietante:

«Tu non hai ombra.»

Quello che accade dopo non è ben chiaro. Perché Mordeth si gonfia ma sparisce senza ammazzarli? Non può perché non è ancora notte? Rand ha incanalato? Hanno toccato qualcosa che può distruggere Mordeth? Il Tenebroso gli ha improvvisamente detto di lasciarli stare perché quei tre sono suoi? Quel che è certo è che lui sparisce ma che c’è poco da stare tranquilli. Mat, che si è portato via il pugnale, lo direbbe pure se non fosse interrotto da Perrin:

«Almeno siamo fuori.» Mat si rialzò e si spazzolò gli abiti, in una misera imitazione del suo solito modo di fare. «E io almeno…»

«Ne siamo fuori davvero?» disse Perrin.

Quando i tre riescono a tornare indietro Moiraine gli racconta la simpatica storia di Aridhol e del consigliere che è riuscito a fare ciò che Vermilinguo non ha potuto portare a compimento con Théoden grazie al provvidenziale intervento di Gandalf:

Gli dava cattivi consigli e presto Aridhol iniziò a cambiare. Si ritirò in se stessa. Si diceva che parecchi preferissero incontrare i Trolloc anziché gli uomini di Aridhol. La vittoria della Luce è tutto. Era questo il grido di battaglia che Mordeth insegnò loro, e gli uomini di Aridhol lanciarono quel grido, mentre le loro imprese abbandonavano la Luce.

I fanatici convinti di essere nel giusto e per nulla disposti ad ascoltare gli altri spesso sono le persone più pericolose.

Aridhol non era stata distrutta dai nemici, ma da se stessa. Sospetto e odio avevano generato un orrore che si nutriva di ciò che l’aveva creato, un orrore prigioniero nel letto di roccia sul quale la città sorgeva. Mashadar aspetta ancora, famelico. Nessuno parlò più di Aridhol: la città fu chiamata Shadar Logoth, il Luogo dove l’Ombra attende.

L’ho detto, questa è la Terra di Mordor, dove l’Ombra cupa scende, e J.R.R. Tolkien non è mai troppo lontano da noi. Jordan però, ha differenza della maggior parte degli autori che hanno seguito la sua strada, non ha copiato Tolkien. Si è ispirato a lui, continua a fargli e a farci l’occhiolino, ma ha creato un mondo e una storia originali. Lui, al pari di Tolkien, è un Creatore.

Myrddraal (notare che l’ho scritto, a volte quando mi impegno posso anche riuscire a scrivere i nomi complicati) e Trolloc stanno arrivando, è di nuovo tempo di scappare.

20: Polvere nel vento

Iniziata la fuga ci imbattiamo in Mashadar. Moiraine spiega che

Mashadar è grande quanto la stessa Shadar Logoth. L’intera Torre Bianca non potrebbe ucciderlo.

Infatti la Torre Bianca non è in grado di ucciderlo, a questo provvederanno Ran e Nynaeve, insieme ai più potenti angreal in circolazione, e non lo faranno in modo diretto ma mandando in cortocircuito Mashadar con un potere ben più grande di qualsiasi essere umano: la contaminazione del Tenebroso.

Il gruppo si separa, non per scelta. La fuga è movimentata, Rand rimane isolato, poi incontra un Mat che continua a toccarsi la gola, caso mai ci fossimo dimenticati che è stato quasi impiccato un paio di capitoli fa e che sarà ancora impiccato in futuro, e poi arriva Thom.

Gandalf vacillò e cadde, e cercando invano di afferrare la roccia, scivolò nell’abisso.

«Fuggite, sciocchi!», gridò, e scomparve.

Ah, no, scusate, mi sono confusa.

All’improvviso dietro di loro sbucò Thom al galoppo; rallentò solo il tempo sufficiente a gridare: «Correte, idioti!» E subito urla e schianti d’arbusti rivelarono la presenza di Trolloc all’inseguimento.

Comunque vada, quando è tempo di scappare è meglio non perdere tempo senza motivo prima di decidersi a farlo.

Subito sotto ci spostiamo su Perrin.

DSCN2111Siamo nel capitolo 20 e per la prima volta (il prologo non conta) Robert Jordan abbandona Rand. Lo fa perché, con la Compagnia sparpagliata in giro, il solo Rand non è in grado di mostrarci tutto ciò che accade. La struttura a punti di vista ora è molto frequente, anzi nel caso di saghe lunghe, con una moltitudine di personaggi, è l’unica struttura possibile, ma ci sono modi diversi di usarla. George R.R. Martin in Le cronache del ghiaccio e del fuoco dedica ciascun capitolo a un solo personaggio, e non ci sono mai due capitoli consecutivi su un unico protagonista. Martin usa i cambiamenti fin dall’inizio, e in modo più rigoroso, Jordan slitta da un personaggio all’altro, anche nello stesso capitolo, quando a suo giudizio la storia ha bisogno di uno slittamento. Altro dettaglio: ora che sono iniziati i cambi di punti di vista sono in genere brevi, il lettore sta per un po’ con un personaggio e poi passa su un altro, nei libri centrali della saga invece ci saranno meno salti da un punto di vista all’altro ma il lettore rimarrà più a lungo con quel particolare personaggio. Solo con l’intervento di Brandon Sanderson a partire da Presagi di tempesta torneremo ad avere passaggi da un punto di vista all’altro dalle tempistiche simili a quelle iniziali.

Perrin ed Egwene fuggono e Bela resta indietro. Senza la spintarella di Rand sono molti i cavalli più veloci di lei.

Dopo che Perrin – nuovamente solo – ha attraversato il fiume torniamo a Rand, Mat e Thom, e devo sottolineare un cambio di idee di Jordan.

Rand e Mat si fermarono e fissarono il menestrello.

«I miei coltelli migliori» si lamentò lui

leggiamo nel libro in italiano, ma se vado a vedere la mia versione in inglese trovo scritto

“My second-best knives”

In questo caso non abbiamo un errore di traduzione ma, come ho visto spiegato in un sito dedicato a La Ruota del Tempo, un cambiamento di idee di Jordan, o forse una svista fatta da Jordan nel momento in cui ha scritto il romanzo e corretta in un momento imprecisato della sua storia editoriale. I coltelli migliori di Thom sono quelli, realizzati con l’Unico Potere, con cui il menestrello affronta il Fade a Whitebridge. Contro dei semplici Trolloc bastano i suoi secondi migliori coltelli.

Il terzetto scappa sulla nave di Thom, e qui accade un altro episodio interessante:

Il tempo parve rallentare, mentre il Trolloc sollevava il bastone scheggiato come se volesse trafiggere la sua preda. Parve muoversi come in sogno. Rand guardò il braccio robusto spostarsi all’indietro; già sentiva il legno trafiggergli la schiena, il dolore dello squarcio. Credette che i polmoni gli scoppiassero. Sto per morire!, pensò. Luce aiutami, sto per… Il braccio del Trolloc si mosse per conficcare il bastone e Rand trovò il fiato per un unico grido: «No!»

In quel momento la barca sbandò; dal buio sbucò una boma che andò a colpire il Trolloc in pieno petto, con uno scricchiolio di ossa rotte, e lo spazzò fuori bordo.

Per un attimo Rand rimase ad ansimare e a fissare la boma che oscillava avanti e indietro. Dopo un colpo del genere, la mia parte di fortuna è senz’altro terminata, pensò.

Più che di fortuna qui si tratta dell’Unico Potere incanalato un’altra volta. Di qui a quattro giorni Rand ne pagherà le conseguenze.

Se tutti sappiamo bene chi sia Bayle Domon, sulla Spray incontriamo anche un altro personaggio, un po’ meno simpatico: Floran Gelb. Lo ritroveremo in L’ascesa dell’Ombra, a Tanchico, impegnato nel tentativo di creare problemi a Egeanin, Nynaeve ed Elayne.

Domon è inseguito dai Trolloc da un bel po’, anche se non ha ancora capito il perché. Il motivo tutto sommato è semplice: nella sua collezione di oggetti insoliti e merchandising vario legato a La Ruota del Tempo lui ha niente meno che uno dei sigilli della prigione del Tenebroso. E poi si sorprende se un collezionista invidioso vuole arricchire la propria collezione a scapito della sua? Alla collezione aggiunge due marchi d’argento di Tar Valon, ora Moiraine non può più seguire le tracce di Rand e Mat con tanta facilità.

21: Ascoltare il vento

Per la seconda volta abbandoniamo Rand, e questo distacco per certi versi è più sorprendente. Perrin fa parte del terzetto originario, Moiraine ha dato a lui una moneta come l’ha data a Rand e Mat, e i tre sono fuggiti insieme da Emond’s Field per espressa volontà dell’Aes Sedai. Nynaeve però si è aggiunta dopo, e anche se Min ha detto che pure lei fa parte della storia qualche dubbio sul suo ruolo era rimasto. E invece eccola qua, in un capitolo in cui a livello di azioni non accade nulla, che nel tempo del romanzo durerà una manciata di minuti, ma che ci fornisce un bel po’ di informazioni.

Nynaeve continua a viaggiare quatta quatta, ed è giustamente orgogliosa delle sue capacità che le permettono di studiare addirittura un’Aes Sedai.

Le Vie sono chiuse e fin dal Tempo della Follia non è più esistita una Aes Sedai tanto potente da potersi servire dell’incantesimo per viaggiare. A meno che… la Luce mai non voglia… non ci sia un Reietto in libertà, nessuno è in grado di farlo.

Questo è il primo accenno alle Vie, giusto? Comunque non sono proprio chiuse, sono utilizzabili, anche se non sono esattamente il modo più sicuro per viaggiare. Quanto all’incantesimo per viaggiare… sbaglio o la parola incantesimo in genere non viene usata nella saga? Il traduttore cambia, e qualche modo di esprimersi pure. In seguito si parlerà semplicemente di Viaggiare, con la maiuscola, e infatti in inglese c’è scritto to Travel. Comunque o Jordan ha cambiato idea o le Aes Sedai su questo punto sono abbastanza ignoranti: non è vero che non ce ne siano di abbastanza forti per Viaggiare, è solo che non sanno più come si fa. Reietti in libertà? Ishy passeggia nei sogni di Rand, ma a parte questo mi pare che siano ancora tutti prigionieri. Due, Aginor e Balthamel, si liberano all’Occhio del Mondo, e il loro aspetto fisico dimostra che stare sulla superficie della prigione non era proprio una bella idea. Ishamael a livello fisico se l’è passata meglio, ma visto che è abbastanza fuori di testa nemmeno a lui le cose sono andate tanto bene. Quindi no, direi niente reietti ma Vie.

«I ragazzi.» Non fu una domanda.

«Non sono rimasta in ozio, mentre eri via. Uno ha attraversato il fiume, ed è vivo. In quanto agli altri, c’era una debole traccia a valle del fiume, ma si è affievolita appena l’ho scoperta. Il legame si era interrotto varie ore prima che iniziassi la ricerca.»

Le monete, poco più avanti lo spiega chiaramente anche a Nynaeve. La quale viene scoperta e, in mezzo a tutte le paure e le preoccupazioni, riesce pure a portare avanti la sua piccola sfida non dichiarata con Lan.

Lan si era girato verso l’albero e la spada era già nella sua mano ancor prima che lei avesse terminato di pronunciare il nome di Nynaeve. Ora la rimise nel fodero, con più forza del necessario. Il suo viso era inespressivo come sempre, ma Nynaeve ritenne di scorgere una traccia di rabbia nella piega delle labbra.

Provò una punta di soddisfazione: se non altro il Custode non si era accorto della sua presenza.

Potrei quasi citare l’intero capitolo tanto sono importanti le cose che le due donne si dicono, ma forse è meglio di no prima che Fanucci si arrabbi. Moiraine ci conferma quello che già sospettavamo, che Nynaeve può incanalare l’Unico Potere, e ci spiega anche come lo ha capito. In Nynaeve ritroviamo lo stesso pregiudizio che c’è in Rand, lei non vuole ammettere la verità, nemmeno a sé stessa, perché è cresciuta in una cultura in cui quella verità è conosciuta solo in modo distorto e fa paura. C’è un momento di autorealizzazione importante, il personaggio cambia davvero perché deve accettare di essere qualcosa che, nella sua ignoranza, ha sempre odiato. Prima Nynaeve era forte perché, pur essendo fisicamente debole – almeno contro un guerriero come Lan, un’Aes Sedai come Moiraine e creature mostruose come i Trolloc – non si lasciava intimidire da nessuno e faceva del suo meglio per fare quel che riteneva giusto e per proteggere gli altri. Ora che sta iniziando a capire le sue potenzialità deve essere forte in modo diverso, perché deve accettarsi. E intanto che pensa all’Unico Potere si ritrova pure a pensare a un uomo.

Lan guardava Nynaeve in un modo che a lei non piaceva affatto; sorpreso e perplesso, le parve, anche se niente era cambiato, nel viso e negli occhi di lui.

Le spiegazioni di Moiraine sono interessanti ma le tralascio, almeno fino a quando, parlando di Nynaeve, Jordan tira in ballo Rand, anche se ad accorgersene è solo il lettore e non le protagoniste del dialogo.

«Forse già una decina d’anni fa… l’età varia, ma accade sempre durante la giovinezza… c’era qualcosa che desideravi più di tutto al mondo, qualcosa di cui avevi bisogno. E l’hai ottenuto. Un ramo che all’improvviso si abbassava dove potevi afferrarlo per tirarti fuori dall’acqua anziché annegare. Un amico, o un animaletto, che guariva quando tutti pensavano che sarebbe morto. Non hai provato niente di particolare, in quel momento; ma dopo una settimana hai avuto la reazione che si ha toccando per la prima volta la Vera Fonte. Forse la febbre o brividi improvvisi che ti hanno costretta a letto e che sono scomparsi dopo qualche ora. Le reazioni, e ce ne sono di vario tipo, non durano mai molto. Mal di testa e stordimento e capogiro mescolati insieme, e tu corri rischi sciocchi o ti comporti da sbadata. Momenti di vertigine, durante i quali inciampi e barcolli ogni volta che cerchi di muoverti e non riesci a dire una frase senza incespicare nelle parole. Ce ne sono altri tipi ancora. Ricordi qualcosa?»

Guarda caso questi sono proprio i sintomi manifestati da Rand a Baerlon, e quelli che manifesterà a breve sulla Spray. Scopriamo il legame speciale fra Egwene e Nynaeve, a quanto pare nel seguire le tracce fino a Baerlon la Sapiente è stata un po’ aiutata, e torniamo sul vecchio cliché che un mago non addestrato è pericoloso per sé e per gli altri. Cosa in realtà perfettamente comprensibile: se chi usa un attrezzo pericoloso non sa come usarlo prima o poi combina qualche pasticcio serio, qui dunque un addestramento è d’obbligo. Lan recupera il cavallo e Nynaeve abbocca in pieno all’amo: Moiraine non aveva la minima intenzione di lasciare lì la Sapiente, ma se le avesse detto di seguirla lei si sarebbe messa a discutere. Così invece partono tutti in un istante.

22: Scelta di percorso

Perrin ritrova Egwene, che ha acceso un fuoco con l’Unico Potere. Insieme i due partono per Caemlyn.

23: Fratello dei lupi

Elyas, dopo aver osservato per un paio di giorni Perrin ed Egwene, decide di aiutarli. Perrin nota da subito i suoi occhi gialli, ma fatica a capire cose gli ricordano fino a quando non vede i lupi. È diffidente e ha paura, non vorrebbe avere nulla a che fare con una cosa che non conosce. Jordan gradualmente gli fa percepire sempre più dettagli, la tensione degli animali, i sentimenti, il mormorio così sommesso che è appena al di là dell’udito. Ottima resa. Bello anche il contrasto fra Perrin, che rimarrà diffidente del suo rapporto con i lupi, pur sfruttandolo in caso di necessità, fin quasi alla fine (e secondo me avrebbe dovuto accantonare la sua diffidenza almeno una decina di libri prima rispetto a quando lo fa), ed Egwene, che pur spaventata riesce a dire

«Molto interessante» commentò Egwene. Elyas la fissò. «No, parlo sul serio» proseguì lei. «Non potresti… ah… insegnarlo anche a noi?»

quando c’è qualcosa da imparare lei è sempre in prima fila. Subito dopo allestiscono la loro bella storiellina, con provenienza da un piccolo villaggio della Saldaea e qualche vagabondaggio per il mondo. I lupi, ovviamente non ci cascano, ma c’è un altro piccolo dettaglio a tradirli. Nel decimo capitolo di Il sentiero dei pugnali Elyas confida a Perrin

«Ho vissuto un anno con una Saldaeana, tempo fa, e Merya mi urlava addosso tanto da farmi diventare sordo cinque giorni a settimana, e mi pare che mi tirasse anche i piatti. Ogni volta che pensavo di lasciarla, però, lei voleva fare pace, e non sono mai riuscito ad arrivare alla porta. Alla fine mi ha lasciato lei. Diceva che ero troppo pacato per i suoi gusti.»

Chissà perché ho il sospetto che l’accento di Perrin ed Egwene non fosse quello giusto. Chiarite davvero le cose è il turno di Elyas di spiegare qualcosa su di sé.

«Non approvo le Aes Sedai. Quelle dell’Ajah Rossa, che amano dare la caccia agli uomini che pasticciano con l’Unico Potere, una volta tentarono di domarmi. Dissi loro in faccia che erano del­l’Ajah Nera e servivano il Tenebroso. Non furono affatto contente. Non riuscirono a catturarmi, però, appena mi rifugiai nei boschi, ma ci provarono, eccome. Non credo che le Aes Sedai mi tratteranno con gentilezza, dopo quella storia. Ho dovuto uccidere un paio di Custodi. Brutto affare, uccidere Custodi. Non è piacevole.»

«La capacità di parlare ai lupi…» domandò Perrin incerto «è legata al Potere?»

«No, certo» ringhiò Elyas. «Non sarebbero riuscite a domarmi, ma il solo fatto che volessero provarci mi rese pazzo di rabbia. Parlare ai lupi è una cosa antica, ragazzo. Più antica delle Aes Sedai, più antica dell’uso dell’Unico Potere. Antica quanto la razza umana. Antica quanto i lupi. Anche questo non piace alle Aes Sedai. Le cose antiche stanno tornando. Io non sono l’unico, ci sono altre persone. Questo le rende nervose, le fa borbottare di antiche barriere che si indeboliscono. La situazione sta precipitando, dicono. Hanno paura che il Tenebroso si liberi, ecco. Da come alcune mi guardavano, pareva che fosse colpa mia. Quelle dell’Ajah Rossa, in particolare, ma anche alcune altre. L’Amyrlin Seat… Aaaah! Mi tengo lontano dalle Aes Sedai, in genere, e anche dai loro amici. Dovreste farlo anche voi, se foste furbi.»

«Mi piacerebbe proprio poterle evitare!» esclamò Perrin.

Perrin, smettila! I lupi sono tuoi amici, quante volte te lo devo dire? Storia affascinante. Adoro quando un autore, come Jordan qui, riesce a creare qualcosa di coerente e a donare maggiore profondità al suo mondo. Tutta la vicenda dei lupi è meravigliosa. Chissà se George R.R. Martin nell’accostare dei meta-lupi agli Stark lo ha fatto perché conosceva La Ruota del Tempo? Certo conosceva la storia di Jordan, ma quanto di quella storia lavorava nel suo subconscio? Di lupi che aiutano i protagonisti me ne vengono in mente altri, da quelli di David Eddings nella Saga dei Belgariad (Belgarath si sa trasformare in lupo e sua moglie è una lupa) a quelli di Guy Gavriel Kay in La rinascita di Shen Tai, chissà se riuscirò mai a scriverci sopra seriamente come vorrei fare da fin troppi anni.

Capisco come le Rosse possano non gradire Elyas, in fondo loro non gradiscono tutti gli uomini, e se un uomo può fare qualcosa che loro non capiscono è ancora peggio, e capisco che le Aes Sedai possano non gradire qualcuno che ammazza un paio di Custodi. Ma l’Amyrlin? In Nuova primavera (pag. 117) due Custodi si esercitano. Uno di loro è Elyas. Ma l’Amyrlin qual è? All’inizio di Nuova Primavera è Tamra Ospenya (Blu), ma lei viene assassinata nel 979 dalle Nere che vogliono scoprire informazioni sul Drago rinato e sulla profezia di Gitara Moroso. Le succede Sierin Vayo (Grigia), a sua volta assassinata nel 984 da Chesmal Emry (una Nera, ovviamente, anche se ufficialmente è un Gialla) quando Sierin è sul punto di far arrestare Chesmal per il suo coinvolgimento nel pogrom illegale contro gli incanalatori di sesso maschile. Poi è la volta di Marith Jaen (Blu) che, contrariamente alle usanze del periodo, muore di morte naturale nel 988. Infine diventa Amyrlin Siuan Sanche (Blu) che regna fino al 999, quindi è lei l’Amyrlin all’epoca del racconto di Elyas in L’Occhio del Mondo. Ma con quale di queste quattro Amyrlin Elyas ha avuto problemi? E che genere di problemi? Non lo sapremo mai.

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