Harry Turtledove: La città assediata

E questa, aveva scoperto, era una buona formula per avere successo in qualsiasi genere di amministrazione: scegliere qualcuno che sa quello che fa – e scegliere l’uomo giusto non era la minore difficoltà di quest’arte – poi mettersi da parte e lasciare che a fare sia lui. (Pag. 21)

E ogni allusione a una persona che invece non sa come funziona il lavoro e da’ ordini privi di senso senza ascoltare le obiezioni di chi il lavoro lo conosce davvero solo perché può farlo non è puramente casuale.

La città assediata è il quarto romanzo della saga L’era dei disordini di Harry Turtledove. Era dei disordini davvero, con una guerra che presenta continui cambi di fronte. Il primo e il terzo romanzo sono incentrati sul makurano Abivard, il secondo e il quarto sul videssiano Maniakes. Se con George R.R. Martin ci siamo trovati a leggere di guerre in cui ci sono personaggi che ci piacciono su entrambi i fronti, Turtledove non è da meno. Ne La guerra dei Regni – esalogia che prima o poi dovrò rileggere, più poi che prima per mancanza di tempo – ci sono personaggi simpatici in entrambi i fronti del conflitto, fra i membri dell’Asse come fra gli Alleati. Lo so, sto usando i nomi dei due fronti contrapposti durante la Seconda Guerra Mondiale, ma chi conosce la Seconda Guerra Mondiale e La guerra dei Regni non può non notare che la seconda è modellata sulla prima, anche se siamo in un universo fantasy. Idem nel ciclo dell’Invasione, in cui Turtledove riesce a far provare simpatia per alcuni membri della Razza – gli extraterrestri – e a rendere antipatici per non dire di peggio alcuni terrestri. Lui mostra l’animo dei suoi personaggi, e noi li giudichiamo in base a ciò che fanno e provano e non al fatto di avere la pelle o le scaglie.

Se in quelle due saghe i molteplici punti di vista si intervallano in continuazione qui la struttura è più semplice: un libro su Abivard, uno su Maniakes, uno su Abivard, uno su Maniakes. Il che non significa che smettiamo di preoccuparci per uno quando stiamo leggendo dell’altro o viceversa, entrambi sono simpatici e durante la lettura non sapevo per chi tifare perché avrei voluto vederli uscire entrambi vittoriosi. Avrei voluto anche vedere maggiori contatti fra i due, maggiori dialoghi, anche se da questo punto di vista quest’ultimo romanzo dà più soddisfazione del precedente. E, quanto a soddisfazioni, anche l’esito della guerra non è male. Ora, con un salto di 150 anni, si va a conoscere Krispos.

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