Harry Turtledove: Le Mille Città

Non si possono sempre scrivere articoli lunghi, vero? Per farlo bisognerebbe averne il tempo e non dedicarsi ad altro, ma visto che così non è…

Le Mille Città è il terzo romanzo di L’era dei disordini di Harry Turtledove. Dopo Il trono rubato, incentrato sul makurano Abivard, e L’ora della vendetta, incentrato sul videssiano Maniakes, ora torniamo ad Abivard in guerra con Maniakes. Lo stile lento è lo stesso dei due libri precedenti, l’attenzione ai piccoli dettagli concreti pure. Niente grandi voli di fantasia o spazi sconfinati, qui siamo nell’ambito di una guerra, una guerra vista molto da vicino anche se non viene narrata con la dovizia di particolari raccapriccianti (ma loro dicono realistici) di molti scrittori contemporanei, con l’orizzonte limitato alle pianificazioni, ai tranelli e ai campi di battaglia, fatti salvi quei momenti in cui la politica e il sospetto si mettono di mezzo a complicare le cose.

Se i primi due romanzi vi sono piaciuti questo è un degno seguito, se non li conoscete non c’è bisogno di leggere questi commenti, piuttosto andate a cercare Il trono rubato. Quelle che seguono sono una manciata di citazioni, ovviamente contenenti spoiler anche se non dei peggiori.

All’inizio Abivard chiede a uno dei maghi al suo servizio una profezia relativa al prossimo futuro e ottiene la visione di alcune scene di battaglia che non riesce a interpretare.

«cosa posso farmene dal momento che il futuro è già stabilito?»

«Solo quello che hai visto – qualunque cosa sia – è certo, lord» lo avvertì Borzog. «Ciò che è accaduto prima, ciò che può accadere dopo… sono cose nascoste e quindi restano mutabili.»

«Ah. Capisco,» replicò Abivard. «Per cui se vedessi, diciamo, un’enorme armata videssiana che sta marciando contro di me, avrei ancora la possibilità o di tenderle un’imboscata o di fuggire per salvarmi la pelle.»

Pag. 30

Considerando il fatto che la magia nei fantasy funziona – con Turtledove in genere non funzionano le magie in cui sono implicati dei sentimenti, quindi in particolare la magia di guerra e la magia d’amore, al di là del fatto che spesso maghi nemici scagliandosi addosso incantesimi e controincantesimi si neutralizzano a vicenda e lasciano il campo ai soldati – trovo sempre affascinante vedere come gli autori riescano a evitare l’onnipotenza della magia, o ad aggirare il problema di far diventare gli eventi futuri prevedibili grazie a profezie e visioni. In più

«Se mi vedessi commettere un errore spaventoso,» disse Abivard dopo averci pensato un altro poco, «giunto il momento, lotterei contro quegli eventi con tutte le mie forze.»

«Non v’è dubbio che lotteresti,» convenne Borzog, «e non v’è dubbio che falliresti. Tu, nel futuro, sapendo cose che adesso la magia non ti ha rivelato, troveresti sicuramente un motivo per fare quello che prima consideravi disastroso… o dimenticheresti la profezia fino a quando, troppo tardi, realizzeresti che l’evento previsto si è verificato.»

Pag. 31

Se la profezia dice qualcosa che avverrà con certezza – esistono diversi tipi di profezie, quindi bisogna capire di che tipo di profezia si sta parlando – allora non c’è verso di annullarla, bisogna solo fare in modo di superare quell’evento senza poi essere travolti. Anche Maniakes si era visto tornare dal suo incontro con i Kubratoi, ma non avendo visto il contesto non aveva capito in anticipo cosa sarebbe accaduto e ha avuto la poco piacevole sorpresa di scoprirlo sul campo. A Laio l’Oracolo di Delfi aveva profetizzato che sarebbe stato ucciso dal figlio, e così è avvenuto, anche se lui aveva provato ad aggirare la profezia ordinando di uccidere il piccolo Edipo. E, sempre in tema di profezie,

«La profezia vale se si verifica ma nessuno se ne accorge?»

Pag. 205

Va bene, torniamo un attimo più indietro, a cose più serie.

«La sola ragione per cui tu sei ignorante è che sei tenuto rinchiuso qui. Non riesci a sapere quello che vuoi scoprire. Troppe persone non vogliono scoprire nulla e si limitano a ripetere quello che arriva alle loro orecchie senza rifletterci sopra.»

Pag. 109

Troppe persone non vogliono scoprire nulla e si limitano a ripetere quello che arriva alle loro orecchie senza rifletterci sopra. Quante volte questo è vero anche nella realtà? Volendo potrei riproporre la tematica femminista con Denak, ma per stavolta mi fermo qui.

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