Alba Marcoli: La rabbia delle mamme

Fra l’idea

e la realtà

fra il movimento

e l’azione

cade l’ombra.

A volte facciamo percorsi strani. Per arrivare a questi versi, parte della poesia Gli uomini vuoti (The Hollow Men) di Thomas S. Eliot, ho dovuto passare per un saggio di Alba Marcoli: La rabbia delle mamme. Perdersi per ritrovarsi. Sono arrabbiate le mamme? E perché? Perché poi dovrebbero perdersi e ritrovarsi?

Io ho sempre detto alle mie bimbe, anche quando erano molto piccole, che avevano una mamma pasticciona, e che se avessero voluto una mamma perfetta se ne sarebbero dovuta trovare un’altra. Non mi sono mai imposta l’incubo della perfezione, ma qualcosa mi dice che anch’io sono caduta nella trappola di standard troppo elevati, di una felicità e di una forza che doveva esserci comunque, a prescindere, anche se ogni tanto sdrammatizzavo con me stessa leggendo cose tipo Mia figlia è una jena. La verità è che chiediamo troppo da noi stesse, e fingiamo che sia normale, che sia giusto, accondiscendere a tutte le richieste di perfezione che arrivano da fuori. Le mamme delle pubblicità in fondo non perdono mai la pazienza, sono sempre pettinatissime e ordinatissime (mai un rigurgito su un vestito se il piccolo ha pochi mesi, una manata di unto o di tempera se è più grande), hanno la casa che brilla come uno specchio, cantano mentre fanno i mestieri e sono sempre sorridenti.

No, grazie.

Facciamoci un favore e diciamo no. A volte siamo arrabbiate, e abbiamo ottimi motivi per esserlo. Siamo stanche, vedi sopra. Siamo esasperate, idem.

Il libro della Marcoli non ha una formula magica per risolvere tutti i problemi, perché una formula magica non esiste. È anche ripetitivo, non lineare, a tratti banale, eppure…

Eppure.

Il primo passo è capire perché c’è la rabbia, riconoscerla, accettarla, e questo in un testo che mette al di sopra di tutto l’ascolto della donna. Il rispetto per lei, per le sue emozioni, anche le più inconfessabili, per le sue imperfezioni, caratteristica umana molto più di quella finzione algida che ci viene proposta come modello, per il suo bisogno di qualcosa di diverso da ciò che ha, anche quando chi vede le cose dall’esterno ritiene che abbia tutto ciò di cui ha bisogno.

Se siete mamme e avete dentro qualcosa che non sapete come definire, o che avete paura di definire perché non vi sembra appropriato, fatevi un favore. Leggete La rabbia delle mamme. E se siete papà ricordatevi che la cosa di cui la vostra partner ha più bisogno è il vostro sostegno, e questo libro ha un bel po’ di cose da dire anche a voi aprendovi gli occhi su cose che altrimenti difficilmente sospettereste.

La quarta di copertina:

Da più di venticinque anni Alba Marcoli conduce gruppi di lavoro con genitori ed educatori. Dall’esperienza di uno dei gruppi più longevi, attivo per oltre un decennio, nasce La rabbia delle mamme, un libro che affronta finalmente il grande tabù della maternità: non sempre tutto è rose e fiori. Sentirsi stanche, depresse, incomprese, deluse, e soprattutto arrabbiate, non significa essere cattive madri. È semplicemente normale. Proprio come una seduta di terapia di gruppo, la lettura di questo libro aiuta tutte le mamme in crisi e le persone che sono loro vicine – mariti, nonni, amici… – a riconoscere i sentimenti contrastanti che fanno di una mamma una mamma arrabbiata: il disagio che si prova quando qualcosa non va, la vergogna di non essere all’altezza, la paura di sbagliare, l’ansia di rimediare. Ma soprattutto, senza dimenticare le situazioni oggettivamente più problematiche (handicap, adozione, malattia…), insegna a guardare con occhi nuovi, con ottimismo, forza e fiducia, alle difficoltà che sembrano insormontabili.

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