L’Occhio del Mondo di Robert Jordan. Dal prologo al capitolo 9

L'occhio del mondo ne

Per la prima volta nella mia vita partecipo a un gruppo di lettura. La cosa è nata per caso, con un’amica su Facebook che ha detto che intendeva rileggere La Ruota del Tempo di Robert Jordan, un’altra che ha detto che anche lei stava pensando di farlo, e fra un commento e l’altro siamo state in diverse a riunirci per questo cammino. L’articolo di qualche giorno fa relativo alle differenze fra la versione racconto e quella romanzo di Nuova primavera nasce proprio dalle discussioni del gruppo relative al libro da cui cominciare, quando io ho detto che un brano del racconto non è stato inserito nel successivo romanzo, cosa che tutte loro ignoravano. Non so quanti lo sappiano, su internet non ho mai letto commenti in proposito, ma se conoscete il romanzo Nuova primavera e andare a leggere quelle due pagine (che ho trascritto interamente qui https://librolandia.wordpress.com/2016/07/20/nuova-primavera-di-robert-jordan-le-pagine-tagliate/) potete notare perché mi sono accorta della differenza anche senza mai fare un vero confronto fra i due testi. Uno dei nomi che vi compare è troppo famoso per non destare la nostra attenzione.

I tempi di rilettura della saga sono dati dal gruppo, anche se quanto scriverò dipenderà dal tempo a mia disposizione. A differenza di quel che sto facendo con Le cronache del ghiaccio e del fuoco di George R.R. Martin, questi sono commenti destinati a qualcuno che la saga la conosce. In parole povere abbondano gli SPOILER e possono essere relativi a qualsiasi libro. Scriverò sempre l’avviso in alto e poi non mi preoccuperò più di ripeterlo, leggete solo se conoscete la saga.

Sto rileggendo dalla versione ebook, e al di là di ogni altra considerazione c’è una cosa che mi da’ molto fastidio. Mancano le icone all’inizio di ogni capitolo.

Robert Jordan con al fianco la moglie Harriet. Alle loro spalle ci sono io.

Robert Jordan con al fianco la moglie Harriet. Alle loro spalle ci sono io.

Io ho sempre amato le icone, anche quando non ne avevo capito il significato. Mi piaceva l’idea di un simbolo legato ai capitoli, e mi dava l’impressione di un libro più prezioso. Non come un codice miniato, ma neanche come un romanzo qualsiasi. E poi, una volta che le si conosce un po’, le icone forniscono importanti indizi sul capitolo che si sta per leggere. Nell’unica occasione in cui ho incontrato Jordan di persona gli ho chiesto della nascita e della funzione delle icone. Non so quanto sia stata tradotta correttamente la domanda, anche perché non sono neppure sicura di come l’ho formulata io, comunque so che era Harriet McDougal, sua moglie ed editor, a scegliere quale icona abbinare a quale capitolo, perché se lo avesse fatto lui sarebbe stato – parole sue – molto più banale. Non metterle negli ebook secondo me è stato un grave errore. Visto che avevo già commentato l’inizio della saga riprendo qui alcuni commenti che ancora mi interessano.

Prologo: Montedrago

Di tanto in tanto il palazzo tremava ancora e la terra brontolava nel ricordo e gemeva come se volesse negare l’accaduto. Dagli squarci nelle pareti entravano raggi di sole che facevano scintillare il pulviscolo sospeso nell’aria.

Tutti noi ricordiamo l’altro inizio, quello che dice che “La Ruota del Tempo gira…” e che si ripete per ben 14 romanzi, ma la storia inizia qui, in questo prologo ambientato alla fine di quella che in seguito diverrà nota come l’Epoca Leggendaria. Questo è l’unico prologo dedicato all’intera Ruota del Tempo e non a un singolo romanzo, ed è l’unica volta in cui vediamo l’Epoca Leggendaria in presa diretta e non in flashback, ricordi o resoconti storici. La prosa è più elaborata di quanto non avverrà in seguito, anche a livello stilistico il prologo si stacca nettamente dalle vicende dei protagonisti.

Ho letto di persone che hanno odiato il libro nelle prime pagine e che lo hanno chiuso per non riprenderlo mai più, proprio perché non gli piaceva la prosa. A me sta bene così. Il tono è epico, ma in queste pagine lo scrittore voleva essere epico. È, per la precisione, la fine di un’epica, di un sogno utopico spazzato via dalla guerra e dalla distruzione e di un eroe che, pur vincendo, fallisce in modo spettacolare. È il contrasto fra la calma, il pulviscolo sospeso nell’aria, e il caos più totale, gli squarci nelle pareti. E io ero stata catturata dallo scrittore fin da queste prime parole. Poco più in giù, nella stessa pagina, c’è una frase che amo e che riassume il contrasto:

Lo sconvolgimento della mente aveva colpito al cuore, senza toccare le cose marginali.

Lews Therin Telamon vaga nel palazzo ignaro di tutto, della distruzione che ha causato come dell’amata moglie uccisa da lui stesso. Lo sconvolgimento della mente. Ci sono molti episodi dolorosi in questa saga, anche se i lettori che la leggono in modo superficiale non se ne accorgono, e questo è al cuore di tutto. Per anni ho pensato che Lews Therin avrebbe meritato qualcosa di meglio visto che lui ha dato tutto ciò che aveva per combattere il Tenebroso, ma è ovvio che se lui non fosse impazzito (e tutti gli uomini capaci di incanalare l’Unico Potere con lui) noi non avremmo avuto la storia. E non è che Lews Therin sia senza peccato, il suo orgoglio lo ha portato a commettere diversi errori.

Il tempo di assimilare il disastro e sulla scena arriva un altro personaggio, Elan Morin Tedronai detto Ishamael, Traditore della speranza. Ricordiamoci che Reietti e Amici delle Tenebre sono persone, e come tali hanno motivazioni per fare ciò che fanno. Magari noi non le condividiamo, ma loro sono coerenti con le loro scelte. Non sono mostri che vanno sconfitti semplicemente perché sono mostri e la convivenza con loro è impossibile. Con gli orchi di J.R.R. Tolkien non si discute, vanno solo sconfitti. Non sto criticando lo scrittore inglese, le loro opere sono diverse e hanno scopi diversi, per Tolkien andava bene così. I nemici del Drago però sono esseri umani, e agiscono come tali. Fanatici, egoisti, meschini, crudeli, ma pur sempre esseri umani.

Ishamael parla dell’Anello di Tamyrlin, oggetto per il lettore abbastanza misterioso. Nel 2002 The Eye of The World è stato ripubblicato per un pubblico più giovane suddiviso in due parti, From the Two Rivers e To the Blight. Ci sono diverse differenze, prima fra tutte la presenza di un prologo incentrato su una giovane Egwene, e mi sa che prima o poi ne parlerò, ma anche un glossario espanso. Nel glossario espanso viene spiegato che l’Anello di Tamyrlin è un oggetto creato con l’Unico Potere dalla prima persona che ha imparato a incanalare. Suppongo che sia più che altro un oggetti simbolico, qui serve per dare un’aria più solenne al discorso del Reietto, noi ce lo possiamo scordare perché tanto per la saga è ininfluente. Quanto alle Nove Verghe del Dominio in un’intervista Jordan ha dichiarato che non erano oggetti ma cariche. Dei governatori probabilmente. Questo probabilmente è anche un velato omaggio a Tolkien con i suoi nove anelli del potere, non dimentichiamo che quella di Tolkien è l’unica influenza dichiaratamente riconosciuta da Jordan e la ritroveremo in più punti.

Ovviamente visto che Lews Therin Telamon è folle il Tenebroso è già stato sigillato nel Foro con tutti i Reietti e sta iniziando la Frattura del Mondo. Allora come può Ishamael essere a spasso?
La spiegazione che segue non è una mia idea, l’ho trovata su internet e forse è stata pure ufficialmente confermata da Robert Jordan.

Quando i Cento Compagni hanno sigillato il Foro Ishamael era quello che si trovava più all’esterno ed è stato intrappolato solo in parte. Mezzo dentro e mezzo fuori, è come se fosse legato con un guinzaglio elastico. Quando Ishamael riesce ad allontanarsi dalla prigione va a conversare con Lews Therin, come nel caso del prologo, crea l’Ajah Nera, fa casini all’epoca di Artur Hawking e altre amenità varie. Quando l’elastico lo riporta indietro lui resta nel Foro, inoffensivo. Perciò ogni tanto crea problemi, ma questa situazione scomoda ha effetti sul suo cervello, tanto è vero che è abbastanza folle. A quanto pare con Jordan nulla è mai troppo semplice.

Proseguendo nel dialogo Lews Therin afferma

Per le altre tue malefatte, Traditore, non potrà esserci perdono; ma per la morte di Ilyena ti distruggerò in modo tale che neppure il tuo padrone potrà rimediare.

Le informazioni che si ricavano da questa frase sono due: la prima che Lews Therin è pronto a usare il fuoco malefico (il termine originale balefire mi piace di più, mi fulminate se scrivo che lui vorrebbe balefirare l’avversario? Ok, non lo scrivo più. Balefired? Mmm…), la seconda che il Tenebroso può resuscitare i morti, tranne nel caso di un cadavere Balefirezzato? Balefirizzato? Fuochizzato? Bruciacchiato? Abbrustolito? Insomma, quello lì. Se vi viene in mente un buon termine io sono pronta ad accogliere suggerimenti.

Il discorso prosegue, ma il resto è abbastanza palese e non mi ci soffermo se non per dire che io ne ero davvero coinvolta. Alla fine Lews Therin non regge più alla vergogna e al dolore per quanto ha fatto, incanala troppo Unico Potere e si suicida in modo decisamente spettacolare. Peccato, poteva eliminare Ishamael e invece si è concentrato su sé stesso e non su cosa fosse giusto (e utile) fare. L’ultima riga del prologo è emblematica:

Poi scomparve. Rimasero la montagna e l’isola. In attesa.

E l’Ombra scese sulla Terra, e del Mondo lacerato non rimase pietra su pietra. Gli oceani fuggirono, le montagne furono ingoiate, le nazioni furono disperse agli otto angoli del Mondo. La luna divenne rossa come sangue e il sole grigio come cenere. I mari ribollirono e i vivi invidiarono i morti. Tutto fu distrutto, tutto andò perduto, tranne la memoria, e un ricordo su tutti: il ricordo di colui che causò la venuta dell’Ombra e la Frattura del Mondo. E costui fu chiamato Drago.

Aleth nin Taerin alta Camora,

La Frattura del Mondo

Autore ignoto, Epoca Quarta

Questa è la prima delle citazioni della saga. Per quanto inquietante, ci dice comunque che esiste un’Epoca Quarta, altrimenti questo ignoto autore non avrebbe potuto scrivere il suo libro. Io sono sempre stata ottimista riguardo alla conclusione. Questo brano si ritrova anche all’inizio di Memoria di luce, e lì fa tutto un altro effetto. A me però piace di più il brano epico che si trova subito sotto.

E accadde in quei giorni, come in precedenza e ancora in futuro, che le Tenebre soffocarono la Terra e schiacciarono il cuore degli uomini, e le piante non crebbero e la speranza morì. E gli uomini gridarono al Creatore: «O Luce dei Cieli, Luce del Mondo, lascia che il Promesso nasca dalla montagna, secondo le profezie, come fu in epoche passate e come sarà in epoche a venire. Fai che il Principe del Mattino canti alla terra, affinché le piante crescano e le valli producano agnelli. Fai che il braccio del Signore dell’Alba ci ripari dalle Tenebre e che la grande spada della giustizia ci difenda. Fai che il Drago cavalchi ancora il vento del tempo.»

Charal Drianaan te Calamon,

Il Ciclo del Drago

Autore ignoto, Epoca Quarta

Fai che il Drago cavalchi ancora il vento del tempo. Bellissimo.

Notata la differenza di atmosfera? Uno negativo e uno positivo, e anche il brano positivo si trova in Memoria di luce. Alla fine. L’Occhio del Mondo ci ha prospettato le due possibilità, la Frattura del Mondo e la speranza, abbiamo iniziato Memoria di luce temendo una nuova Frattura o la vittoria del Tenebroso, l’abbiamo conclusa con un momento di gioia. Una circolarità perfetta.

Seguono un paio di cartine brutte, con la bruttezza che è una caratteristica dell’edizione italiana, quelle inglesi sono molto più belle. Anche la più brutta delle cartine in inglese è meglio di ciò che ha pubblicato Fanucci. E poi… voi non sentite un leggero venticello? Come di una Ruota che gira…

La Ruota del Tempo gira e le Epoche si susseguono, lasciando ricordi che divengono leggenda; la leggenda sbiadisce nel mito, ma anche il mito è ormai dimenticato, quando ritorna l’Epoca che lo vide nascere. In un’Epoca chiamata da alcuni Epoca Terza, ‘un’Epoca ancora a venire, un’Epoca da gran tempo trascorsa’, il vento si alzò nelle Montagne di Nebbia. Il vento non era l’inizio. Non c’è inizio né fine, al girare della Ruota del Tempo. Ma fu comunque un inizio.

Cambia, nei vari romanzi della saga, il luogo di origine del vento, ma la frase iniziale è sempre questa e a me fa venire i brividi. Jordan, da quel furbacchione che era, lo ha fatto apposta, sapeva che una spruzzata di epica all’inizio dell’avventura ci avrebbe agganciati tutti. Il capitolo è

1: Una strada deserta

Il punto di vista è quello di Rand. Per quanti capitoli abbiamo visto le cose solo dal suo punto di vista? Non lo so, vediamo se quando le cose cambiano mi ricordo di sottolinearlo. Dopo Shadar Logoth immagino, è lì che si separano. Nel terzo romanzo, Il Drago rinato, Rand quasi non si vede, ma è nel quarto, L’ascesa dell’Ombra, che ci rendiamo davvero che il protagonista non è un singolo personaggio ma tutto il mondo. Qui iniziamo a conoscere Rand. Un inizio lento, tranquillo, gli scrittori di oggi non inizierebbero mai così ma preferirebbero partire in media res e spiegare dopo. Questo romanzo però è del 1990, per certi versi una vita fa, e all’epoca si scriveva in modo diverso. Io preferisco in questo modo, mi ambiento, inizio a conoscere i personaggi, e poi iniziano i problemi, ma quando già mi preoccupo per i personaggi. Non voglio dover correre sempre.

Il tizio col mantello nero, il Myrddraal – nome più corretto, ma probabilmente in futuro lo chiamerò Fade perché è più facile da scrivere, e poi ci sta che fra i suoi nomi ci sia dissolvenza – ricorda uno dei Nove di Tolkien. Lo dico qui e poi non mi ripeto (spero): Jordan ha scritto un inizio volutamente tolkieniano. Voleva dare al lettore una sensazione di familiarità, fargli credere di sapere dove sarebbe andata a parare la storia, e poi spiazzarlo completamente. Da qui il tranquillo villaggetto, la compagnia, la fuga, lo stregone con le tette… no, un momento, a differenza di Moiraine Gandalf non ha le tette.

Spunti iniziali per la nascita della saga. Spunto numero uno: se tu fossi una persona qualsiasi, cosa faresti se qualcuno venisse a dirti che sei destinato a essere il salvatore del mondo? Sverresti? Scapperesti? Faresti i salti di gioia? Ti monteresti la testa? Cosa? La trasformazione dei personaggi di Jordan dall’ingenuità iniziale a quel che diventano dopo è fondamentale, esplorare questo percorso è uno dei motivi che lo ha spinto a scrivere. Qui c’entra anche il Vietnam, ma ne riparlerò più avanti.

Spunto numero due: la discriminazione legata al sesso. Negli anni ’70 Jordan leggendo un romanzo si è trovato di fronte una tizia a cui non era consentito fare una determinata cosa perché era una donna. E se fosse stato vero il contrario? Se a un uomo fosse stato impedito qualcosa per via del suo sesso? Da queste riflessioni sono nate le due metà della Vera Fonte, con la metà maschile contaminata.

Torniamo a noi, alla strada quasi deserta e al Fade. Tam non lo vede e, almeno al momento, sottovaluta la cosa. Noi siamo inquietati da quel mantello che non viene mosso dal vento, e intanto notiamo che parlando di fiamma e vuoto Tam sta tirando in ballo lo zen. Siccome ne ho già parlato abbondantemente qui: http://www.fantasymagazine.it/19563/robert-jordan-la-ruota-del-tempo se siete interessati vi rimando al mio vecchio articolo. Per la festa viene preparato l’Albero di Primavera, e l’albero è un soggetto, come i lupi, che meriterebbe un articolo a sé. Capito perché a volte rimando articoli per anni se non all’infinito? Fra i divertimenti ci sono anche gare per la soluzione d’indovinelli, e io mi domando se questo non sia un altro omaggio a Tolkien con il velato riferimento alla gara d’indovinelli fra Bilbo e Gollum ne Lo Hobbit. Le altre chiacchiere costituiscono la costruzione dell’ambientazione – scopriamo che Nynaeve è giovane e che ha un pessimo carattere, che il tempo è brutto, che i Fiumi Gemelli sono un posto isolato, cose così. Jordan costruisce tutto con calma, e a me va bene il suo metodo.

2: Forestieri

Insieme alla conoscenza dei personaggi iniziamo a notare strani dettagli come i corvi che spiano le persone, cosa che Moiraine non gradisce. Al di là della battuta sulla differenza di sesso fra Gandalf e Moiraine, da me ripetuta ma che non ho inventato io, di differenze ce ne sono molte. In La Ruota del Tempo le magie sono molto più importanti e spettacolari rispetto a Il signore degli Anelli, le Aes Sedai sono guardate da molte persone comuni con una diffidenza molto superiore rispetto alla diffidenza mostrata a Gandalf da chi non è sotto l’influenza di Sauron o Saruman, e Gandalf è praticamente isolato. In L’Occhio del Mondo noi vediamo solo Moiraine e, brevemente, Elaida, ma di Aes Sedai ne conosceremo parecchie lungo tutta la saga e molte di loro saranno importanti.

Moiraine dona una moneta a Rand e Mat, e fuori scena ne dona una pure a Perrin. Ha già individuato le persone da tenere d’occhio e vuole assicurarsi di poterlo fare, tanto è vero che sarà proprio grazie alla magia legata alla moneta che ritroverà Perrin prigioniero dei Manti Bianchi.

Tre ragazzi. All’inizio nelle intenzioni di Jordan sarebbero dovuti essere quattro, poi Robert si è accorto che il quarto non portava nulla di significativo alla storia e lo ha tagliato. Ne rimane traccia nelle illustrazioni realizzate da Darrell K. Sweet per l’edizione originale. L’immagine di copertina mostra in primo piano Moiraine e Lan, poi un altro personaggio (Rand? Mat?), quindi Egwene affiancata da un ragazzo (Rand? Mat?) e poi ancora delle figure indistinte che devono essere, in non so quale ordine, Perrin, Thom, e il quarto ragazzo. Non Nynaeve, che non si è ancora unita al gruppo. Perché? Perché in cielo vola un draghkar, quindi questa è la partenza da Emond’s Field e non da un qualsiasi altro villaggio. Un’altra immagine, che io ho all’interno della mia edizione tascabile di The Eye of the World e che suppongo si trovasse in analoga posizione nel libro rilegato nel 1990, ambientata di notte nelle vie di una città (Baerlon?), mostra gli stessi personaggi in primo piano, con in più Nynaeve sulla sinistra, un po’ staccata dagli altri, quindi più indietro la coppia maschio-femmina della prima immagine e, sullo sfondo, altre tre figure: Perrin, Thom e il quarto ragazzo. Jordan ha riscritto i passaggi che lo includevano eliminandolo, le illustrazioni di Sweet sono rimaste. Quando mi imbatto nel suo nome vi dico chi era.

Poco dopo la scena della moneta Moiraine dice una frase emblematica:

i luoghi portano molti nomi. Le persone portano molti nomi, molte facce. La faccia cambia, ma la persona è sempre la stessa.

Le facce cambiano, quella di Lews Therin non è la stessa di Rand, anche se l’anima è la stessa, ed è una prima lettura. Le persone hanno molte facce perché sono ingannatori, pensiamo a Padan Fain che all’inizio sembra un normale ambulante e poi si scopre un Amico delle Tenebre, ed è una seconda. Pensiamo anche alla possibilità che dona l’unico potere di celare il proprio aspetto, e questa è una terza. E a Rand, che cambia davvero faccia in Memoria di Luce. Lo sapeva già Jordan cosa avrebbe fatto? Sta buttando il sasso nello stagno e intanto ridacchia fra sé?

Quando Moiraine se ne va i ragazzi continuano a chiacchierare fra loro, con Mat che dice

«I Custodi esistono solo nelle storie. E poi, hanno la spada, l’armatura coperta d’oro e di gemme, e passano la vita nella Grande Macchia, a combattere il male e i Trolloc e cose del genere.»

Le frasi sottolineano l’ingenuità dei personaggi, davvero Jordan si è divertito a mostrarci quanto poco sapessero, e io vi esorto di nuovo a leggere l’articolo di cui ho messo il link più in su perché lì parlo anche dell’ingenuità iniziale dei protagonisti, e di come vada via. Non solo, un discorso che Robert ha portato avanti per tutta la saga, a volte in modo più diretto e a volte in modo più velato, riguarda l’importanza della conoscenza, dell’avere informazioni corrette, e di come quello che sappiamo, quello che non sappiamo e quello che crediamo di sapere influenzino le nostre decisioni. E poi c’è una frase che mi viene in mente, e che sicuramente è venuta in mente anche a Jordan:

«Mezzuomini! Ma è soltanto un popolo di piccoli esseri di cui parlavano vecchie canzoni e leggende del Nord. Stiamo camminando in un mondo di favole, O su verdi praterie alla luce del sole?».

Chi parla è Éomer a pagina 532 de Il signore degli anelli. Personaggi ritenuti leggenda compariranno in carne e ossa davanti a lui. Le parole cambiano, l’idea di fondo no: le leggende, nel fantasy, hanno la tendenza a diventare realtà. Éomer vedrà i Mezzuomini così come Mat vedrà i Trolloc e percorrerà almeno in parte la Grande Macchia (il Custode lo ha già visto ma ancora non ne è consapevole), in altri casi le citazioni, vedi l’Anello di Tamyrlin del prologo (un Anello? Che alluda a un altro scrittore, e a un altro Anello un po’ più pericoloso?) donano profondità alla storia. Come ha scritto Tolkien nella lettera numero 96 di La realtà in trasparenza

Una storia deve essere raccontata altrimenti non è una storia, tuttavia sono le storie non raccontate le più commoventi. Penso che tu sia emozionato da Celembrimor perché provoca una sensazione improvvisa di infinite storie non raccontate: le montagne sembrano così lontane, da far credere che non saranno mai scalate, gli alberi così distanti (come a Niggle) che non si potrà mai avvicinarli.

3: Il venditore ambulante

Con l’arrivo di Padan Fain arrivano alcune notizie. Il Falso Drago, naturalmente, è Logain, e noi iniziamo a scoprire qualcosa, anche se poco, sull’Unico Potere, appena intravisto nel Prologo:

«Diventerà pazzo e morirà!» disse. «Nelle storie, gli uomini che incanalano il Potere impazziscono sempre, deperiscono e muoiono. Solo le donne possono toccarlo. Costui non lo sa?»

Fra una discussione e un pettegolezzo arrivano Nynaeve ed Egwene, e io mi domando come ho potuto essere così cieca su Egwene. Va bene, lei e Rand si piacciono, è evidente, e certo non potevo immaginare la storia delle tre fanciulle – i commenti a un’altra occasione – ma Egwene lo dice chiaramente che il matrimonio non è una sua priorità:

«Solo perché si ha l’età per sposarsi» brontolò «non significa che ci si debba sposare. Immediatamente.»

«No, certo. Né subito, né mai, se è per questo.»

«Mai?» ripeté Rand, sorpreso.

«Le Sapienti si sposano assai di rado. Nelle ultime settimane Nynaeve mi ha dato lezioni, sai? Dice che ho talento, che posso imparare ad ascoltare il vento. Secondo lei, non tutte le Sapienti sono in grado di farlo, anche se dicono di riuscirci.»

Alla fine lei si sposerà comunque, cosa che all’epoca non poteva prevedere, e forse se fossero tutti rimasti nei Fiumi Gemelli lei sarebbe diventata Sapiente e avrebbe sposato Rand, ma non sembra una donna innamorata alla follia anche se Rand le piace. E allora perché mi sono sorpresa così tanto quando Egwene ed Elayne hanno avuto la loro discussione su Rand?

4: Il menestrello

Suppongo che il fatto che Bran al’Vere abbia chiamato come menestrello per la festa proprio Thom sia dovuto al Disegno, che si stava già adattando sui ta’veren, altrimenti sarebbe stata una fortuna sfacciata. La fortuna del Tenebroso, potrebbe dire qualcuno. Mi piace il fatto che fin da subito, anche se noi ancora non lo sappiamo, Thom si riveli un buon osservatore quando dice

«Fain è sempre stato uno che divulga in fretta le cattive notizie, e quelle peggiori ancora più in fretta. Ha l’animo più da corvo che da uomo.»

Certo, Thom sa quel più che dice di sapere, sappiamo benissimo che lui in realtà non è un semplice menestrello ma un bardo di corte, ma lo sappiamo ora, come ora conosciamo la vicenda di Owyn e sappiamo perché lui diffidi delle Aes sedai. In quel momento però la sua frase ha il potere di destare la nostra attenzione e di renderci diffidenti senza dire davvero nulla:

«Sono un menestrello, non un gazzettino. E mi picco di non sapere mai niente delle Aes Se­dai. È più sicuro così.»

E poi il non-gazzettino fa il suo piccolo spettacolo:

«Volete storie?» declamò Thom Merrilin. «E storie vi darò. Le farò diventare vive sotto i vostri occhi.» Una palla azzurra, spuntata da chissà dove, si unì alle altre, poi una verde e una gialla. «Storie di guerre e di eroi, per grandi e piccini. L’interoCiclo Aptarigino. Storie di Artur Paedrag Tanreall, Artur Hawkwing, Artur Aladifalco, Artur il Gran Monarca, che un tempo regnò su tutte le terre dal deserto Aiel all’oceano Aryth e anche al di là. Storie meravigliose di popoli bizzarri e di terre bizzarre, dell’Uomo Verde, di Custodi e di Trolloc, di Ogier e di Aiel. I mille racconti di Anla, la consigliera saggia. Jaem l’Uccisore del Gigante. Come Susa domò Jain Farstrider. Mara e i tre re sciocchi

«Parlaci di Lenn» disse Egwene. «Di come volò sulla luna, nel ventre di un’aquila di fuoco. E di sua figlia Salya, che cammina fra le stelle.»

Rand la guardò di sottecchi, ma lei pareva interessata solo al menestrello. Non le erano mai piaciute storie d’avventure e di viaggi, preferiva quelle buffe, o quelle di donne che mettevano nel sacco gente ritenuta più furba di tutti. Di certo aveva chiesto la storia di Lenn e di Salya per stuzzicare il menestrello: il mondo esterno non era adatto alla gente dei Fiumi Gemelli. Ascoltare avventure, perfino sognarle, era una cosa tutta diversa dal vederle accadere sotto i propri occhi.

«Storie vecchie, quelle» disse Thom Merrilin, e a un tratto si destreggiava con tre palle colorate per mano. «Storie dell’Epoca precedente l’Epoca Leggendaria, dicono alcuni. Forse anche più antiche. Ma io ho tutte le storie, badate bene, di Epoche che furono e che saranno. Epoche in cui l’uomo governava i cieli e le stelle, ed Epoche in cui vagabondava come gli animali. Epoche di meraviglie ed Epoche di orrori. Epoche concluse da una pioggia di fuoco ed Epoche condannate da neve e ghiaccio su terre e mari. Ho tutte le storie e racconterò tutte le storie. Racconti di Mosk il Gigante, con la Lancia di Fuoco che arrivava fin dall’altra parte del mondo, e della sua guerra contro Alsbet, la regina di Tutto. Racconti della Guaritrice Materese, Madre del Meraviglioso Ind.»

Le palle multicolori adesso danzavano fra le mani di Thom in due cerchi incrociati. La voce del menestrello era quasi una cantilena. Thom si girò lentamente, come se osservasse gli spettatori per soppesare l’effetto della sua esibizione. «Vi racconterò della fine dell’Epoca Leggendaria, del Drago e del suo tentativo di sguinzagliare il Tenebroso nel mondo degli uomini. Vi parlerò del Tempo della Follia, quando le Aes Sedai frantumarono il mondo; delle Guerre Trolloc, quando gli uomini disputarono ai Trolloc il dominio della Terra; della Guerra dei Cento Anni, quando uomini combatterono contro uomini e nacquero le attuali nazioni. Vi racconterò avventure di uomini e donne, di ricchi e poveri, grandi e piccoli, orgogliosi e umili. L’assedio delle Colonne del Cielo. Come comare Karil guarì il marito dal vizio di russare. Re Darith e la caduta della Casa di…»

C’è bisogno di dire che sono deliziata quando leggo queste parole? Davvero vorrei essere lì in prima fila a godermi lo spettacolo di Thom. Una buona epica è sempre bella da ascoltare, e qui ci sono tutte le storie. Avete presente il ter’angreal dell’uomo grasso con il libro in mano il cui uso si scopre in La lama dei sogni? Jordan ogni tanto si diverte a fare comparsate e a mettere i brividi di piacere. E poi ci sono tutti i riferimenti storici, Lenn e il Modulo lunare, Sally Ride (o la stazione spaziale Salyut), Mosca, la regina Elisabetta, Madre Teresa, Anne Landers… ne ho parlato nell’articolo Un solo mondo, mondi diversi per Robert Jordan pubblicato sul sesto numero di Effemme. Quando lo spettacolo è finito abbiamo un Mat che commenta «A me le battaglie interessano». Quanto si deve essere divertito Jordan a mettergli in bocca queste parole, sapendo quale sarebbe stato il suo futuro? Se esiste un aldilà e mi può vedere, complimenti!

5: La notte d’inverno

Tam e Rand tornano alla fattoria, il motivo ufficiale è che Tam è preoccupato, cosa vera, ma la realtà era che Jordan aveva bisogno di isolare Rand per metterlo in condizione critica, farlo agire da solo, e fargli sentire i deliri di Tam.

Tam. Fin dalla menzione di la fiamma e il vuoto mi era simpatico, sentirlo parlare e poi vederlo qui aveva fatto aumentare la simpatia, al punto che mi ero rattristata nel vederlo sparire. Invece non solo torna in L’ascesa dell’Ombra, quando Perrin si reca nei Fiumi Gemelli, ma poi ne esce per combattere e come combatte! Il suo allenamento con Rand in Memoria di Luce è fondamentale, senza le parole e l’esempio del padre alla fine il Drago sarebbe stato sconfitto, e il suo modo di tenere il campo nell’Ultima Battaglia è straordinario. Credevo che sarebbe morto a Tarmon gai’don, sono contenta di essermi sbagliata. Intanto, in questo capitolo, Tam tira fuori a sorpresa una spada, e che spada!

Era assai diversa dalle rozze lame che Rand aveva visto in mano alle guardie dei mercanti. Non era adorna d’oro né di gemme, ma sembrava ugualmente splendida. La lama, lievemente ricurva e affilata solo da una parte, aveva un altro airone inciso nell’acciaio.

Se la lama è lievemente ricurva significa che è una katana. Quando Tor ha rifatto le copertine per la versione ebook della serie, ha affidato quella di The Dragon Reborn a Donato Giancola. I primi schizzi mostravano una lama dritta, solo dopo i suggerimenti di Leigh Butler e Jason Denzel la forma è diventata quella giusta: http://www.tor.com/2009/12/01/the-dragon-reborn-ebook-cover-by-donato-giancola/.

Al di là della forma, è una lama dalla storia molto particolare:

«L’ho avuta molto tempo fa e lontano da qui» disse Tam. «E l’ho pagata davvero molto. Due monete di rame sono troppe, per una di queste. Tua madre non approvò l’acquisto, ma è sempre stata più saggia di me. Ero giovane, allora, e mi parve che valesse il prezzo. Tua madre voleva che me ne liberassi e più d’una volta ho pensato che avesse ragione e che avrei dovuto darla via.»

Ecco una di quelle storie non raccontate che tanto affascinavano Tolkien: il passato di Tam. Noi ora conosciamo il valore di una spada con l’airone e sappiamo che Tam ha partecipato alla guerra contro gli Aiel (e certo era sotto le Mura Lucenti!) come secondo capitano dell’esercito di Illian, purtroppo non conosceremo mai quella storia che per un certo periodo di tempo Jordan aveva pensato di narrare come secondo prequel a La Ruota del Tempo. Subito dopo la quiete e la tranquillità vengono infrante dall’arrivo dei Trolloc.

6: Il Bosco Occidentale

Le avventure sono belle da ascoltare, io ero completamente catturata, meno belle da vivere. Gli echi di Tolkien qui sono talmente tanti, e tanto evidenti, che non li cito neppure. Mai visto Frodo nascondersi dai Nazgul, vero? E mai visto me contraddire un’affermazione appena fatta, vero? All’epoca ero preoccupatissima per Tam. Anche per Rand, ma lui era l’eroe ed ero spaventatamente fiduciosa sul fatto che sarebbe sopravvissuto, mentre per Tam non avevo garanzie. Però era necessario metterlo ko perché Rand doveva imparare ad andare avanti senza di lui, e se non altro i suoi deliri si rivelano memorabili:

«Si sono riversati dal Muro del Drago come un fiume in piena» disse Tam all’improvviso, con voce forte e rabbiosa. «Hanno inondato di sangue la regione. Quanti sono morti per il peccato di Laman?»

Wow!

Ok, in un primo momento non sapevamo che cosa questo significasse, ma se uno scrittore deve scrivere qualcosa per catturarmi completamente, una frase di questo tipo, che dice e non dice, è perfetta.

«Avendesora. Dicono che non produca seme, ma ne portarono a Cairhien una piantina, un arboscello. Un dono meraviglioso per il re.» Pareva infuriato, ma parlava a voce molto bassa, appena comprensibile. Chi l’avesse udito, avrebbe udito anche il lieve strusciare della barella sul terreno. Rand continuò a camminare, ascoltando solo in parte. «Non fecero mai pace. Mai. Ma portarono un alberello, in segno di pace. Crebbe per cento anni. Cento anni di pace con coloro che non conoscono pace con i forestieri. Perché lui lo tagliò? Perché? Il sangue era il prezzo dell’Avendoraldera. Sangue, il prezzo dell’orgoglio di Laman.»

Quest’episodio lo vediamo, lo capiamo, nel Rhuidean, in L’ascesa dell’Ombra. Peccato dover rilevare anche qui un paio di errori di traduzione, come ho fatto tante volte per Le cronache del ghiaccio e del fuoco di George R.R. Martin. Riprendo il mio vecchio articolo su questo capitolo:

A pagina 93 (edizione Tif extra del 2013 – ma suppongo che le pagine delle altre edizioni corrispondano a questa) il traduttore scrive una fesseria nella frase “Se con quell’arco era riuscito a uccidere un Trolloc…” quando sappiamo tutti che lo ha ucciso con una spada, e la spada viene citata anche nella riga precedente (La spada era solo un coltello più grosso. Quante volte aveva sognato di possederne una e di vivere delle avventure? Se con quell’arco era riuscito a uccidere un Trolloc, di certo avrebbe tenuto a bada anche gli altri). Traduzione sbagliata, che lascia perplesso il lettore che ancora si fida dei traduttori, con la frase originale che era “If he could kill one Trolloc with it”, Se con quella era riuscito a uccidere un Trolloc. Non mi sarei soffermata sull’episodio se subito dopo non avessi trovato un altro errore. A pagina 97 Jordan ci parla di una pace di cento anni, ma se in prima lettura non me ne ero accorta ora la cosa mi è puzzata un po’ perché il tempo mi è parso davvero troppo breve perché i popoli confinanti siano così sconvolti. Jordan infatti parla di five hundred years, 500 anni. Per la precisione il glossario di Il Drago rinato parla di 420 anni, ma un’esagerazione nella mente della gente ci può stare, specie in un’epoca il cui i libri di storia non dovevano essere molto diffusi. Ma per un traduttore è davvero così difficile tradurre quello che c’è scritto? Ho sempre reputato difficile rimanere fedeli allo stile dell’autore conservando uno stile coinvolgente nella lingua di arrivo, non tradurre il senso di quello che c’era scritto. La differenza fra 100 e 500 anni non mi pare poco, non per niente l’arrivo degli Aiel ha sconvolto tutte le nazioni.

Inizia il Viaggio dell’Eroe narrato da Josef Campbell in L’eroe dai mille volti, libro che dovrei rileggere. Anzi no, forse è meglio se rileggo un libro più semplice, ma non per questo poco importante, come Il viaggio dell’eroe di Chris Vogler.

Se gli fosse successo quel mattino, si sarebbe sentito sciocco a rimuginare sull’Uomo Verde e sull’Albero della Vita. Erano soltanto storie. Ma lo erano davvero? Fino a quella mattina anche i Trolloc lo erano. Forse tutte le storie erano reali come le notizie portate dai mercanti e dai venditori, tutti i racconti dei menestrelli narrati di notte davanti a un camino. Il suo prossimo incontro poteva benissimo essere con l’Uomo Verde, oppure con un Ogier gigantesco o un selvaggio Aiel dal velo nero.

Ehm…

Dovevo allontanarmi da quel fetore… da quella scena di morte… ho udito il pianto d’un bimbo. Le loro donne combattono a fianco degli uomini, a volte; ma perché le avessero permesso di venire, non so… partorì lì, da sola, prima di morire per le ferite… coprì col mantello il neonato, ma il vento… soffiò via il mantello… un neonato livido di freddo. Sarebbe morto… piangendo lì nella neve. Non potevo abbandonare un piccino… non avevamo figli nostri… ho sempre saputo che volevi dei bambini. Ero certo che gli avresti voluto bene, Kari. Sì, ragazza. Rand è un bel nome. Un buon nome.»

Finita l’eccitazione per le storie dentro le storia e per la verità che si cela nei miti (miti, quelli dell’Uomo Verde, dell’Ogier e dell’Aiel, che Rand incontrerà, anche se non in quest’ordine) passiamo alla sconvolgentissimissima rivelazione che il nostro eroe non è quello che sembra, cosa che nel fantasy non capita MAI. O quasi mai. O, beh… Però visto che siete tutti lettori della storia, dato che con tutti gli spoiler che ho fatto ho fatto scappare chiunque altro, non vi dico chi è Rand e come lo scopriamo, tanto lo sapete già.

7: Al villaggio

Rand arriva e trova Emond’s Field devastato. C’è un senso d’incredulità per quanto avvenuto, al di là del dolore e della voglia di ricominciare, e a me piace come Jordan si soffermi su certi dettagli che rendono la storia più vera:

Notò particolari bizzarri, come se fossero assai importanti. Gli ultimi bottoni della veste erano allacciati storti. Le mani della ragazza erano pulite, e lui si chiese come mai, visto che le guance erano invece imbrattate di fuliggine.

Egwene si è allacciata male il vestito perché andava di fretta e i bottoni non erano importanti, come non sarebbero importanti per nessuno in una situazione di emergenza. Ma le sue mani sono pulite perché Nynaeve sa quanto sia importante tenere pulite le ferite. C’è un senso di verità in queste parole che rende la scena molto concreta. Quanti ospedali improvvisati deve aver visto Jordan mentre era in Vietnam? I suoi libri parlano della realtà, anche nelle scene quotidiane, pure se sono ambientati in Randland e non sulla Terra. Potremmo dire che sono ambientati sulla Terra durante un altro giro della Ruota, o in uno di quei mondi che si possono visitare tramite le pietre portali, ma anche questo è un discorso che lascio per un’altra volta. Come Michael Ende, che ne La storia infinita butta lì una frase interessante e poi dice che quella è un’altra storia.

si trovò di fronte a un segno scarabocchiato sulla porta della locanda, una linea curva tracciata con un bastoncino carbonizzato, come una lacrima in equilibrio sulla punta. Erano successe tante di quelle cose che non si stupì di trovare il segno della Zanna del Drago sulla porta della locanda.

Prima menzione dalla Zanna del Drago, anche se l’avevamo già vista come icona nel capitolo in cui viene presentato per la prima volta un certo Fain, Jordan sta ancora costruendo il suo mondo. Più avanti Rand dopo qualche esitazione va a chiedere l’aiuto di Moiraine. Quando la incontra Lan dice una frase interessante:

«Prima o poi la morte viene per tutti» proclamò il Custode, in tono sinistro. «A meno che non si serva il Tenebroso. Un prezzo che solo gli sciocchi sono disposti a pagare.»

Il Tenebroso può riportare in vita i morti, non avremmo dovuto stupirci quando lo abbiamo visto accadere per la prima volta. Lo sapevamo già, lo aveva detto Ishamael parlando di Ilyena, lo ripete Lan qui.

8: Un luogo sicuro

Moiraine inizia la guarigione di Tam e, anche se noi non sappiamo ancora cosa sia, Rand percepisce per la prima volta saidar:

Moiraine ancora non si era mossa. Ma stava davvero facendo qualcosa?

Con un brivido, il giovane si strofinò le braccia.

Per fare quel che fa Moiraine usa un angreal, e qui parte una breve spiegazione:

«Non sappiamo più come fabbricarli» disse l’Aes Sedai. «Molte cose sono andate perdute, forse per sempre. Quindi ne restano pochi: l’Amyrlin Seat era riluttante a lasciarmi questo.

Il concetto di Età dell’Oro perduta è talmente diffuso che non varrebbe nemmeno la pena di nominarlo o, al contrario, meriterebbe l’ennesimo articolo tematico. Di angreal, ter’angreal e sa’angreal si parlerà molto nei libri successivi. Ecco uno dei motivi per cui le storie fantasy sono così lunghe: servono spiegazioni. Se in un romanzo storico si parla dell’invenzione delle staffe, o di quella delle armi da fuoco, nessuno ci deve dire cosa sono, lo sappiamo benissimo. Se invece troviamo in un libro la parola angreal di spiegazioni ne servono, e pure tante. Caio Giulio Cesare che riflette sul suo futuro osservando una statua di Alessandro Magno, da solo è emblematico, lo scrittore non ci deve dire né chi è Cesare né chi è Alessandro, mentre quando Tam delira di Laman noi abbiamo bisogno di scoprire chi sia Laman e di conoscere tutto il contesto per capire come e perché sia scoppiata la guerra.

I Fade sono della stessa stirpe dei Trolloc, risalgono quasi al ceppo umano che i Signori del Terrore usarono per fabbricare i Trolloc. Ma se in loro viene reso più forte l’elemento umano, si accresce anche la contaminazione, quella che rende deformi i Trolloc.

I Trolloc non sono creature naturali, nascono da manipolazioni genetiche. Jordan era un fisico, e al di là del fatto che lui ha affermato che chiunque non abbia problemi a capire e ad accettare il gatto di Schrödinger non ha problemi con il genere fantasy, di tanto in tanto qualche cosa che ha basi scientifiche nei suoi romanzi la piazza. Notevole che se si accentua l’elemento umano si accentua la contaminazione, come in un’alterazione della legge del contrappasso.

Molta gente si è salvata perché il Myrddraal ignorava le usanze dei Fiumi Gemelli. La Festa e la Notte d’Inverno hanno reso quasi impossibile il suo compito, ma lui non lo sapeva.

Curiosa quest’ignoranza di Padan Fain, visto che è stato lui a portare i Trolloc sul posto usando le Vie. La scelta prospettata a Rand a questo punto è di veder distrutto il suo villaggio o di partire, in un discorso che mescola sapientemente verità e quasi-bugie:

«Un luogo sicuro esiste» disse piano Moiraine, e Rand drizzò le orecchie. «A Tar Valon saresti fra Aes Sedai e Custodi. Anche durante le Guerre Trolloc, le forze del Tenebroso hanno avuto paura di assalire le Mura Lucenti. L’unico tentativo si mutò nella loro maggiore sconfitta. E a Tar Valon sono racchiuse tutte le conoscenze che noi Aes Sedai abbiamo accumulato dal Tempo della Follia. Alcuni frammenti risalgono perfino all’Epoca Leggendaria. Tar Valon è l’unico luogo, se ne esiste uno, dove potrai scoprire perché i Myrddraal ti vogliono. Perché il Padre delle Menzogne ti vuole. Te lo garantisco.»

Tar Valon sarebbe un luogo sicuro per un uomo capace d’incanalare? Ha! Al massimo sicuro dal Tenebroso, supponendo che non esista l’Ajah Nera, ma in Nuova primavera Moiraine sa che esiste. Nuova primavera è successivo a L’Occhio del Mondo, ok, ma davvero Moiraine poteva essere così ingenua da non sospettare o temere l’esistenza di sorelle Nere? Tar Valon è al sicuro solo dai Trolloc, perché un attacco come quello subito da Emond’s Field lì non avrebbe fatto alcun danno. E poi ci sono le Rosse, davvero Rand sarebbe al sicuro? E quello al momento è l’unico luogo dove lui può avere delle risposte per un solo motivo: perché lei non glie le vuole ancora dare.

9: Racconti della Ruota

Rand inizia ad avere incubi, e ovviamente gli incubi sono importanti. Fra i piacevoli luoghi da lui visitati ci sono Thakan’dar e Shayol Ghul e poi Montedrago con la Torre Bianca, che si rivela essere una trappola. Fortuna che poi non ci va, non fino a Memoria di Luce, e a quel punto Egwene ha già fatto pulizia di tutto lo sporco nascosto. Al risveglio Tam ammonisce Rand:

Non dicono menzogne apertamente, ma la loro verità spesso non è quella che pensi.

A me questa frase fa pensare alle tre leggi della robotica di Isaac Asimov. Sembrano ingabbiare, ma sono una gabbia così elastica che Asimov ha potuto costruirci dentro un bel po’ di racconti solidi. Non dire menzogne sembra una costrizione, ma la verità può essere tirata così tanto da diventare quasi irriconoscibile. Naturalmente la gente se la prende con Moiraine, come se fosse stata lei ad aver portato i Trolloc e non avesse contribuito a salvare gli abitanti. Come dice Gandalf,

«Ti chiamano saggio, amico Vermilinguo, e indubbiamente sei per il tuo padrone un grande sostegno», rispose Gandalf a bassa voce. «Ma vi sono due motivi per i quali un Uomo può giungere accompagnato da cattive notizie. Può essere egli stesso artefice di malvagità, o far parte invece di coloro che non molestano chi sta bene, e vengono solo a porgere il loro aiuto nel momento del bisogno». (pag. 625).

Calmati gli animi Moiraine racconta la storia di Manetheren, storia che non riprendo qui perché è lunga. Noto solo alcuni dettagli come l’invito proprio dell’epica Cantate di Manetheren, la spada che non si sarebbe mai spezzata. In questo caso la spada è un’intera nazione, ma quante spade spezzate abbiamo nel fantasy? La spada di Aragorn, La spada spezzata di Poul Anderson, e poi? Malgrado la bellezza della storia però non mi torna che un’Aes Sedai così potente sia rimasta nelle retrovie. Dopo dieci giorni Aemon si rende conto di essere stato tradito. Da chi? Gli Ogier, come accenna Loial più avanti, semplicemente non sono arrivati in tempo, malgrado la strenua difesa degli uomini di Aemon. Ne La grande caccia però Moiraine spiega che Tetsuan è stata deposta dalla carica di Amyrlin perché ha tradito Manetheren a causa della sua gelosia nei confronti di Ellisande. Jordan impiega tempo per farlo, ma di solito mette insieme tutti i pezzi.

Finite le chiacchiere giunge il tempo della fuga.

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8 risposte a L’Occhio del Mondo di Robert Jordan. Dal prologo al capitolo 9

  1. Raffaello ha detto:

    Questa serie di riletture potrebbe rapidamente diventare una delle parti più interessanti del tuo blog! Jordan mi manca! 😢

    • Vediamo come riesco a procedere. In questo momento io sono a casa perché sto lavorando, ma le mie bimbe sono via quindi quando il mio turno è finito posso fare quello che mi pare. Come me la caverò quando sarò in ferie ma non avrò il computer? E come andrà quando avrò di nuovo il computer ma le ferie saranno finite e dovrò pure occuparmi della famiglia? Qualcosa scriverò, ma quanto sarò dettagliata?

  2. Antonio ha detto:

    Mi spiace molto non poter leggere questi articoli, per via degli spoiler. Finalmente, ho anch’io iniziato questa saga, proprio grazie al tuo blog. E devo dirti grazie, perché, L’Occhio del Mondo mi sta piacendo moltissimo. I miei tempi di lettura sono in genere molto lunghi, ma stranamente l’ho iniziato poco più di un mese fa e mancano pochi giorni perché lo finisca. E già non vedo l’ora di sfogliare il prossimo volume (che stranamente su internet ho trovato solo sul sito di ibs).

    P.S. Ho visto il video della conferenza a Stranimondi. Complimenti, sei molto piacevole da ascoltare, oltre che da leggere (il che non è sempre scontato)!🙂

    • Sono stata un po’ indecisa su come impostare gli articoli, in cui faccio anche molto commenti scemi, da vera fan. Però visto che stiamo rileggendo con una certa rapidità non riesco a fare commenti articolati come con Martin – e dovrei proprio riprendere quella rilettura – e quindi è più comodo commentare a questo modo. E non cedere alla tentazione di leggere, in un commento ho già espresso il mio dolore per un personaggio che compare fin dall’inizio e che muore nel quattordicesimo romanzo.
      Sono contenta che L’Occhio del Mondo ti stia piacendo, io consiglio quel che piace a me, sapendo che non può piacere a tutti, ma sono felice quando qualcuno segue un consiglio e apprezza a sua volta la lettura. Fra l’altro se non hai La g rande caccia ho saputo che Fanucci sta ristampando il romanzo, quindi non ci saranno problemi ad andare avanti.

      Grazie per i complimenti, ho avuto un lieve momento di difficoltà proprio quando ho iniziato a parlare, cosa che l’editore ha cancellato, ma poi visto che parlavo di un testo che ho scritto io su una saga che mi è piaciuta parlare è stato facile. E ormai sono parecchie le occasioni in cui mi sono trovata a dover parlare davanti a un pubblico. Un po’ di nervosismo c’è sempre, ma non come all’inizio.

      • Antonio ha detto:

        Ho appena finito L’Occhio del Mondo. Ed è davvero straordinario come mi abbia colpito.A me pare chiaro l’intento di servirsi di un mondo, una storia e di personaggi di fantasia per parlare di qualcosa di reale. E’ vero che la maggior parte dei romanzi fantasy narra della lotta del bene contro il male eppure in questo romanzo il tema mi è sembrato molto… potente.
        Non vedo l’ora di continuare la saga, anche se francamente non ho proprio idea di come possa continuare con altri 13 romanzi.
        E sì, ho visto un tweet della Fanucci che parlava appunto della ristampa de La grande caccia. Tutto sommato non mi dispiace aspettare un po’, adesso vorrei leggere qualcosa di più leggero!

        In effetti, quasi mi viene voglia di leggere i libri di Percy Jackson, che, confesso, non mi hanno mai ispirato! Peccato che queste conferenze raramente si tengano nelle mie zone!

        • Senza addentrarmi in spoiler per non rovinarti la lettura mi limito a dire che la storia regge per tutta la sua lunghezza perché Jordan ha avuto la capacità di farla crescere e di discostarsi dalla struttura Compagnia+Cerca che ha questo primo romanzo. Lo stile dell’autore non cambia, al di là dell’affinarsi un po’, e rimarranno ancora varie Compagnie e Cerche, però Jordan allarga la sua visione: aumentano il numero dei personaggi, sia punti di vista che non, i tipi di problemi e i popoli che si incontrano, con i loro usi e costumi. Allargando il suo sguardo in tutte le direzioni, ma mantenendo i personaggi e le varie trame sempre coerenti con il loro passato, Jordan è riuscito a costruire una saga molto ampia e solida.
          Anch’io ho la tendenza a passare da un autore all’altro, da un genere a un altro, in fase di prima lettura. Mi immergo totalmente solo in rilettura. Quella di Percy Jackson è una lettura destinata a un pubblico più giovane ma secondo me è comunque divertente e ben strutturata, e ci sono alcuni elementi davvero interessanti.
          Le conferenze non si tengono nelle tue zone? Purtroppo visto che non siamo pagati per farle, le facciamo in località non troppo lontane da dove abitiamo, in modo da ridurre al minimo le spese e l’impegno di tempo. Io abito a Milano, perciò ho partecipato quasi solo a incontri tenutisi a Milano, con le uniche due eccezioni per Baranzate e Mantova. Per quanto divertente, l’esperienza di Mantova mi ha portato via un’intera giornata, e dovuto anche pagarmi viaggio e pranzo fuori casa. Come puoi immaginare non è qualcosa che posso fare spesso, anche perché sono una mamma e anche le bimbe gradiscono avere la mia presenza.

          • Antonio ha detto:

            Hai accresciuto la mia curiosità sulla saga! Non vedo l’ora di proseguire.

            Purtroppo nella mia città (Avellino) le manifestazione culturali non sono molte. Sicuramente qualcosa in più a Napoli, ma non sempre riesco ad andarci. In ogni caso, prima o poi andrò ad un Salone del Libro!

          • Purtroppo visto che è tutto su base volontaria se nella tua città non c’è nessuno competente, o che ha tempo e voglia di impegnarsi, e che sa come muoversi per organizzare qualcosa, è davvero dura. Per quanto su internet si possa chiacchierare con un bel po’ di gente proveniente dalle località più diverse, gli appassionati di fantasy sono ancora una nicchia, troppo pochi per fare gruppo al di fuori delle città più grandi. Che io sappia non mi era ancora capitato di scambiare commenti con qualcuno di Avellino. Nella redazione di FantasyMagazine ci sono, o ci sono stati, parecchie persone di Milano o hinterland, una di Pavia (ma con lavoro a Milano), qualche romano, una di Perugia, un paio del mantovano, una del lucchese, uno di Ancona… siamo sparpagliati, e solo due città hanno visto la presenza di abbastanza persone da poter pensare di organizzare qualcosa.
            Io sono stata in tre occasioni al Salone di Torino e mi sono divertita molto. I saloni sono stancanti ma si riescono a vedere un bel po’ di persone. Ma per me un viaggio a Torino non era così lungo, per te temo significhi programmare una notte in albergo. L’unica volta che l’ho fatto io per un evento letterario è stato quando sono andata a Lucca per incontrare Martin.

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