Harry Turtledove: L’ora della vendetta

Quello che in italiano si chiama L’ora della vendetta in inglese è Hammer and Anvil, martello e incudine, anche se noi siamo più abituati a dire incudine e martello. Il titolo originale, si scopre verso la fine, ha un significato ben preciso, quello italiano no, al punto da farmi chiedere perché l’editore lo abbia voluto cambiare. Domanda che ci facciamo fin troppo spesso, e la cui risposta quasi certamente è il semplice fatto che all’editore italiano il titolo originale non è piaciuto, con buona pace del suo significato.

Il romanzo è il secondo della tetralogia L’era dei disordini di Harry Turtledove, scrittore di cui da troppi anni non viene più tradotto nulla. Dopo un primo romanzo incentrato sul makurano Abivard qui si torna alla “normalità”, con il videssiano Maniakes. Ricordo che la prima volta che ho letto i romanzi videssiani di Turtledove li ho letti nell’ordine in cui sono stati tradotti, che è anche l’ordine in cui l’autore li ha scritti. Prima la tetralogia della Legione perduta, poi la trilogia di Krispos e quindi L’era dei disordini, vale a dire con un ordine inverso rispetto alla cronologia videssiana. L’ora della vendetta dunque mi era più familiare di Il trono rubato, visto che ho conosciuto Videssos molto prima e molto più a lungo di Makuran, e per certi versi mi erano familiari anche alcuni dei problemi affrontati da Maniakes. Se la tetralogia della Legione perduta era incentrata sulla legione, in particolare su Marcus Emilius Scaurus, e ignorava tutta una serie di questioni legate alla regalità ai Gavras, tanto nel palazzo imperiale vivevano Mavrikios, Thorisin e Alypia, mica Marcus o i suoi uomini, con Krispos eravamo proprio al centro dell’impero, e tante piccole questioni erano diventate importanti. Per esempio aveva assunto importanza notevole il ruolo di vestiarios, perciò ritrovarne uno qui ha contribuito a donare una sensazione di familiarità.

Una cosa che mi ha tenuta un po’ sulle spine è un certo mago decisamente anziano e capace di compiere magie davvero malvagie. Facciamo i conti: la caduta di Skopenzana è avvenuta in Bridge of the Separator, 800 anni prima della tetralogia della Legione. Noi troviamo il nostro amico, oltre che ne La legione perduta e seguiti e in Bridge of the Separator, nella trilogia di Krispos, ambientata 500 anni prima della Legione e quindi 300 anni dopo Bridge. Possiamo immaginare perché dopo Krispos di Videssos se ne sia stato tranquillo per un po’ (così tanto? Complimenti a chi è riuscito a tenerlo a bada!), ma prima? L’era dei disordini si svolge 150 anni dopo di Bridge of the Separator e 150 anni prima di Krispos. Sì, anche se vediamo poco il suo operato e lui non lo vediamo per niente io sono convinta di sapere chi sia quel mago. L’unica cosa che non mi torna è dove sia andato a finire dopo. Potente sì, ma in quanto a pianificazioni lascia un po’ a desiderare.

Turtledove, a quanto pare, salvo rari momenti non è un autore da ritmi incalzanti. Ricordo, quando avevo letto Le furie di Calderon di Jim Butcher, di essermi divertita ma di essermi anche sentita sempre troppo incalzata, e in misura minore la stessa cosa l’ho provata con Le spade dell’imperatore di Brian Staveley. Quei libri mi sono piaciuti, ma evidentemente preferisco ritmi più lenti, anche se non ho niente contro un’accelerazione improvvisa degli eventi nei momenti più drammatici di una storia. Non per nulla sono una fan di Robert Jordan e Guy Gavriel Kay, e non ho mai avuto problemi con le descrizioni dei banchetti o degli stemmi araldici nei romanzi di George R.R. Martin. Turtledove si pone sul fronte di quelli che fanno le cose con calma, e a me va bene così. E poi ci sono considerazioni interessanti.

I tentativi di prevedere il futuro potevano anche influenzarlo. Se era così, non significava che tutto quello che si vedeva avrebbe anche potuto non verificarsi più? E se quello che si vedeva fosse stato falso, come poteva influenzare il futuro vero?

Pag. 146

Altro articolo che vorrei scrivere: le profezie, e non solo in ambito fantasy. Io intanto mi trascrivo la frase, chissà che un giorno… Oltretutto c’è anche un risvolto scientifico. Lo sapete che secondo la meccanica quantistica la realtà cambia quando viene osservata? Se non venisse osservata sarebbe diversa, ma ovviamente con un’osservazione non lo possiamo dire. Come facciamo a dirlo allora? Devo chiederlo a mio fratello, che è laureato in fisica, e sperare che mi risponda in termini comprensibili, e se mai scriverò l’articolo potete star certi che lo interrogherò per bene.

«Essere quello che vuoi sembrare è una buona regola per la vita, ma non per la magia,» disse Bagdaseres. «La magia confonde l’essere e il sembrare.»

Pag. 175

La frase è legata a un contesto ben preciso che nella realtà non è applicabile, ma quante persone nella realtà confondono l’essere con il sembrare? E quanti confondono la finzione narrativa con la realtà? Molti dei pregiudizi contro il fantasy sono dovuti a persone che pensano che i lettori di fantasy non conoscano la differenza fra realtà e immaginazione, e che bollano questa narrativa come non realistica e quindi non importante. No, se lo scrittore ha creato bene il suo mondo secondario in quel mondo sono possibili cose impossibili nella nostra realtà, e questo il lettore lo sa bene, anche se il supposto critico finge di non saperlo. La magia dei libri fa sì che le cose narrate al loro interno sembrino vere, ma il lettore sa che sono vere solo in quel contesto. Non tutte però, ci sono cose vere in un romanzo fantasy come nella nostra realtà.

Più avanti una donna deve partorire, e al marito che sta aspettando (in un’altra stanza) che tutto sia finito viene detto che l’attesa

«Non è mai facile, e se dai ascolto alle donne, scambierebbero volentieri il loro posto con il tuo.»

Pag. 186

Qui ci sarebbe da fare un bel discorsetto a tutti gli uomini, Turtledove compreso. Se dai ascolto alle donne? Io sono mamma di due bambine e ho affrontato due parti. Il primo totalmente naturale, con perdita delle acque, travaglio e via dicendo. Nel secondo ho dovuto prendere quattro pillole per l’induzione perché ero dieci giorni oltre la data prevista per il parto, cosa che in un’altra epoca, o anche ora in posti diversi dall’Italia, sarebbe stata pericolosa. Ho chiesto l’epidurale solo nella seconda occasione ma per un problema tecnico non hanno potuto farmela, quindi mi sono goduta ogni singolo istante di quel che è accaduto. Ero io ad avere le contrazioni, però un paio di volte ho sentito mio marito spiegare ad altre persone che era stata dura. Per lui? No, un uomo non può capire. Credo sia per questo che Marion Zimmer Bradley, a sua volta madre di tre figli, ha creato un laran che consente agli uomini di condividere i dolori del parto con le mogli. Perché tutte abbiamo pensato che sarebbe stato bello poter far sentire almeno una contrazione al proprio uomo. Non c’era bisogno di fargliele sentire tutte, ma almeno avremmo voluto che gli uomini potessero capire quel che stavamo provando.

Qualche riga più sotto entra in scena Lysia, e con lei si torna, anche se in modo meno forte, su quella problematica della discriminazione nei confronti delle donne che già si era vista ne Il trono rubato. Ecco, le magie di Bagdaseres sono vere solo in un romanzo fantasy, ma quando Lyvia dice

«è difficile tollerare di essere custodita come una cavalla da riproduzione e stimata solo per il matrimonio che potrei fare e i figli che potrei generare» (pag. 187)

riecheggia la situazione delle donne nobili nei secoli passati, o anche quella delle donne di oggi nella cultura musulmana. Qualche pagina più avanti, alla nascita di una femmina, la moglie si scusa con il marito perché non è un maschio, cosa che è accaduta e accade anche nella nostra realtà. Noi ora sappiamo che la nascita di una bambina è legata al cromosoma dato dal padre, e la madre non ha voce in capitolo nemmeno a livello inconscio, ma quante donne sono state giudicate – sono ancora giudicate – negativamente per la nascita di una femmina? Sempre la Zimmer Bradley ha creato il personaggio di Kindra, da cui ho preso il nickname con cui sono stata conosciuta per anni su alcuni forum. Kindra, una donna regolarmente sposata, ha abbandonato la vita che conosceva e si è unita alle Libere Amazzoni, dopo aver visto che per il marito la nascita di un figlio maschio era più importante di tutto il resto, e lo ha fatto in quello che per lui era un momento di gioia. Lei però non poteva più sopportare di essere solo una cavalla da riproduzione.

L’ultima frase che mi sono annotata è molto più avanti, anche se questo interrogativo torna spesso in svariate forme nella mente di Maniakes.

Se ti aspetti sempre l’obbedienza assoluta, chi può avvertirti quando cominci a dare ordini che non meritano di essere eseguiti? Se qualcuno ti avvertisse, cosa gli faresti?

Pag. 330

E qui siamo nei rischi del potere assoluto. Maniakes si interroga spesso sulle sue azioni, sul suo giudizio, e anche sul fatto che le azioni degli altri abbiano o no un fine nascosto. Quanti dittatori ascoltano solo la loro voce? Quanti reprimono il dissenso, anche mite, nel sangue? E quante persone possono restare sane di mente avendo il potere assoluto e contemporaneamente domandandosi quali siano i fini delle persone che li circondano? Le guerre combattute da Maniakes sono inventate, i suoi dubbi no.

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3 risposte a Harry Turtledove: L’ora della vendetta

  1. Raffaello ha detto:

    Turteldove è un autore che non conosco, ma le tue recensioni e i voti piuttosto alti che gli hai dato mi stanno incuriosendo. Peraltro anche io sono uno che non si è mai fatto scoraggiare dai libri lenti. Col tempo hai capito più o meno i miei gusti, Martina. Dici che può essere un autore adatto a me? O rischio di rimanerne deluso? Da che opera conviene iniziare a scoprire questo autore?

    • È difficile leggere Turtledove ora perché è tutto fuori catalogo, io ho avuto la fortuna d’imbattermi per caso in biblioteca del primo romanzo che hanno tradotto e poi ho comprato tutto man mano che veniva pubblicato. Turtledove è stato il primo autore per cui ho iniziato ad aspettare le traduzioni, quindi per me è sempre un autore speciale. Non ha la complessità di un Martin o di un Jordan, né la capacità di scrittura di un Kay, ma raramente un libro suo mi ha delusa.
      Potendo scegliere io inizierei con la tetralogia della Legione perduta: Un imperatore per la legione, La legione di Videssos e Le daghe della legione.

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