Nuova Primavera di Robert Jordan: le pagine tagliate

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Per la prima volta sono entrata in un gruppo di lettura. Non so se riuscirò a rimanerci, le cose che vorrei fare sono sempre troppe per il tempo a disposizione, ma quando ho visto diverse amica su Facebook parlare di una rilettura di La Ruota del Tempo di Robert Jordan mi sono inserita nella discussione. Tanto non è che non pensassi da anni di rileggere la saga di Jordan…

La proposta di rilettura inizia con L’Occhio del Mondo, Nuova primavera è stato lasciato per un imprecisato futuro. Io in questi casi sono per una rilettura nell’ordine cronologico del mondo di cui si legge e non nell’ordine cronologico in cui i libri sono stati scritti, ma mi adeguo. Mi sono limitata a un commento che ha destato l’attenzione delle compagne di rilettura, quando ho detto che in Nuova primavera versione racconto compare un brano assente in Nuova primavera versione romanzo.

Voi conoscete la vicenda della nascita di questo testo? Parecchi anni fa Robert Silverberg ha chiesto ad alcuni dei più famosi autori di fantasy di scrivere un racconto ambientato nel mondo che li aveva resi famosi: La torre nera per Stephen King, La spada della verità per Terry Goodkind, Alvin il Costruttore per Orson Scott Card, Majipor per Silverberg stesso, Earthsea per Ursula Le Guin, La saga di Riftwar per Raymond E. Feist, Mondo Disco per Terry Pratchett, Le cronache del ghiaccio e del fuoco per George R.R. Martin (quello che Martin ha scritto per l’occasione è Il cavaliere errante), Il ciclo delle spade per Tad Williams, Pern per Anne McCaffrey e La Ruota del Tempo per Jordan.

Jordan, che non voleva narrare nulla al di fuori della trama principale della storia, ha optato per un prequel, un testo di una novantina di pagine. In seguito l’editore gli ha chiesto se non fosse possibile trasformare quella storia in un romanzo e lui lo ha fatto, ed è il romanzo (350 pagine) che è stato tradotto da Fanucci.

Se negli Stati Uniti l’antologia Legends, pubblicata nel 1998, ha avuto successo, tanto che nel 2003 Silverberg ne ha curato un seguito, Legends II, in Italia non l’ha comprata praticamente nessuno. Sperling & Kupfer ha suddiviso il volume in due parti pubblicando Legends (con i racconti di King, Silverberg, Le Guin e McCaffrey) nel 2001 e Legends 2 (con i racconti di Goodkind, Pratchett, Card, Williams, Martin, Feist e Jordan) nel 2002. I due libri sono fuori catalogo da anni, e suppongo che in molti abbiano pensato che comunque Nuova primavera versione racconto non dica nulla di più rispetto al romanzo. Sbagliato, almeno un paio di pagine in più il racconto le ha, e quando l’ho detto al mio gruppo si sono tutte dimostrate decisamente curiose. In un primo momento avevo pensato di scrivere qualcosa di breve solo per loro, ma visto che io ho le stesse capacità di sintesi del compianto Jordan mi è venuto un brano un po’ più lungo di quel che avevo immaginato, anche perché il brano stesso tagliato da Jordan nel romanzo è più lungo di quanto io sospettassi in un primo momento. Ciò che segue è il confronto fra i due testi, con trascritte le pagine che si trovano solo nella versione più breve della storia. Siamo, ovviamente, in un mondo in cui La Ruota del Tempo gira e le Epoche si susseguono, lasciando ricordi che divengono leggenda…

Il racconto inizia a pagina 211 del romanzo (edizione del 2005, collana Collezione Immaginario Fantasy), con il capitolo A Canluum, tutto quello che c’è prima si trova solo in quest’ultima versione della storia. Le frasi sono formulate in modo diverso, non so quanto questo sia dovuto a una diversa traduzione e basta o quanto Jordan abbia rivisto il suo testo. Per esempio il racconto usa i termini Vera Sorgente, Male Supremo, Guardia del corpo (invece di Custode), Oscuro (invece di Tenebroso), madre superiora (invece di Amyrlin) e via dicendo. E dove nel romanzo (pag. 232) è scritto “Moiraine aveva deciso alla fine del primo mese che inseguire la Profezia non era molto avventuroso; anzi, al contrario, decisamente noioso” nel racconto (pag. 370 dell’antologia Legends II) si legge “Nel rincorrere la profezia, aveva deciso Moiraine alla fine del primo mese, non vi era molto di avventuroso, solo un sedere indolenzito a forza di stare in sella e una gran dose di frustrazione”.

Potrebbero esserci modifiche più grosse di questa, ma visto che non ho mai confrontato i due testi non posso dirlo con certezza. L’unica cosa che ho notato è l’assenza di un breve brano nel romanzo, qualcosa che avrebbe notato qualsiasi lettore non troppo distratto che avesse letto entrambe le versioni, e quando leggerete il nome che ha attirato la mia attenzione sarete d’accordo con me. Il romanzo comprende circa 200 pagine in più, quindi alcune delle spiegazioni che Jordan ha dato in quelle pagine, nel racconto ha dovuto inserirle altrove. Per la verità ha pubblicato prima il racconto, il che significa che alcune spiegazioni del racconto, svolte in modo più esteso nella prima parte dei romanzo, poi sono diventate inutili e le ha tagliate, ma qui c’è qualcosa in più, un riferimento che nella mente di chi conosce i romanzi non può non innescare una catena di “e se…” E se Moiraine avesse fatto scelte diverse? Se avesse seguito un percorso differente? Domande inutili, ok, ma che non possiamo fare a meno di porci.

Siamo nel capitolo 17, Un arrivo. A pagina 236 troviamo una frase che si conclude con le parole “Sierin Vayu poteva passare senza essere riconosciuta a dieci metri di distanza, indossando una di quelle cose.” Subito dopo Moiraine entra nella locanda, ma nel racconto ci vogliono poco più di due pagine prima che arrivi davvero alla locanda. Questo è ciò che manca nel romanzo, sono le pagine 373-375 del racconto.

Moiraine tremò al pensiero, per quanto ridicolo fosse. Se la nuova Amyrlin avesse saputo cosa stava facendo… Di certo sarebbe stata punita per essersi introdotta in piani segreti, all’improvviso e senza invito. E non importava che la madre superiora dell’ordine che aveva fatto quei piani fosse morta nel sonno e un’altra donna occupasse ora quel posto. Il minimo che poteva aspettarsi era rimanere segregata in una fattoria fino alla fine della ricerca.

Non era giusto. Lei e la sua amica Siuan avevano dato una mano a raccogliere i nomi, fingendo di offrire assistenza a ogni donna che avesse partorito nei giorni durante i quali gli Aiel avevano minacciato Tar Valon. Di tutte le donne coinvolte nella ricerca, solo loro due ne conoscevano il vero motivo. Avevano vagliato quei nomi per Tamra. Realmente importanti erano solo i bambini nati fuori delle mura della città, anche se l’aiuto promesso era poi stato concesso a ogni donna. Solo maschi nati sulla sponda occidentale del fiume Erinin, bambini che fossero nati sui pendii del Monte del Drago.

Alle sue spalle una donna strillò, arrabbiata, e Moiraine fece un balzo prima di rendersi conto che si trattava di una carrettiera che agitava la frusta contro un venditore ambulante per spingerlo a spostare il suo carretto colmo di pasticci di carne fumanti. Luce! Una fattoria era il minimo che poteva aspettarsi! Alcuni uomini attorno a Moiraine risero del suo balzo e uno di loro, un Tairen dal volto scuro che indossava un mantello a strisce, scherzò grossolanamente sul vento freddo che turbinava sotto le sue gonne, facendo ridere tutti.

Moiraine si allontanò compassata, le guance rosse, la mano stretta sull’impugnatura d’argento del coltello alla cintola. Senza pensarci si abbeverò alla Vera Sorgente e il Potere Supremo fluì con vita gioiosa in lei. Un’occhiata alle spalle fu tutto ciò di cui ebbe bisogno; con il saidar in lei, gli odori divennero più acuti, i colori più veri. Avrebbe potuto contare i fili del mantello che il Tairen lasciava sbattere mentre rideva. Incanalò sottili flussi di Potere, di Aria, e i calzoni dell’uomo caddero sugli stivali rivoltati, le stringhe slacciate. Urlando, l’uomi si strinse nel mantello tra nuovi scoppi di risate allegre. Che capisse pure lui quanto erano belli le fredde brezze e gli scherzi grossolani!

La soddisfazione durò il tempo che le occorse per liberare la Sorgente. Impetuosità e un temperamento focoso erano sempre stati la sua rovina. Da vicino, una qualsiasi donna capace di incanalare avrebbe capito che stava tramando, avrebbe visto la luminescenza del saidar circondarla. Anche la più debole delle sorelle della Torre avrebbe sentito a trenta passi di distanza quei sottili flussi. Un bel modo per nascondersi.

Accelerò il passo e pose una certa distanza tra sé e l’incidente. Troppo poca e troppo tardi, ma era tutto ciò che poteva fare al momento. Accarezzò il libriccino che teneva nella tasca alla cintola, cercando di mettere a fuoco il suo nuovo compito. Con una sola mano le riuscì impossibile tenere chiuso il mantello che si agitava nel vento e poco dopo lei lasciò che il gelo tagliente la colpisse. Considerava sciocche le sorelle che facevano penitenza ogni momento, eppure una penitenza poteva servire a molti scopi, e forse lei aveva bisogno di qualcosa che le ricordasse che doveva essere prudente. L’avesse dimenticato, tanto valeva tornare alla Torre Bianca e chiedere di poter zappare le rape.

Tracciò mentalmente una linea sul nome di Jurine Najima. Nel suo libriccino, altri nomi erano già annullati con righe d’inchiostro. Le madri di cinque bambini nati nei posti sbagliati. Le madri di tre bambine. Si era raccolto un esercito di quasi duecentomila uomini per affrontare gli Aiel all’esterno delle Mura Scintillanti, e ancora la meravigliava che così tante donne li avessero seguiti, e molte incinte. Una sorella anziana aveva dovuto spiegarglielo. La guerra non era stata breve e gli uomini che temevano di morire il giorno dopo desideravano lasciare una parte di sé e le donne che sapevano che i loro uomini sarebbero potuti morire il giorno dopo volevano avere una parte di loro da conservare.

A centinaia avevano partorito durante i dieci giorni chiave e in quel genere di adunate, con soldati che provenivano da ogni paese, troppo spesso circolavano solo voci sul dove e quando un bambino era nato. O su dove erano andati i genitori alla fine della guerra, con l’esercito della Coalizione che si era sciolto assieme alla stessa Coalizione. C’erano troppe annotazioni tipo: «Sara Deosin. Marito Eadwin. Da Murandy. Un figlio maschio?» Un intero paese da perlustrare, solo un paio di nomi su cui basarsi e nessuna certezza che la donna avesse partorito un maschio. Troppe annotazioni tipo: «Kari al’Thor. Di Andor? Marito Tamplyn, capitano in seconda della Compagnia degli Illianer, congedato». Quella coppia poteva essere andata ovunque, e neppure si era certi che lei avesse avuto un figlio. A volte era segnata solo la madre, con sei o sette modifiche del nome del villaggio natio che poteva trovarsi in due o tre stati. L’elenco delle donne facili da trovare diminuiva rapidamente.

Eppure bisognava trovare quel bambino. Un neonato che sarebbe cresciuto per diventare un uomo ed esercitare la metà virile corrotta del Potere Supremo. Moiraine rabbrividì al pensiero. Ecco perché quella ricerca era tanto segreta, perché Moiraine e Siuan, che erano appena diventate Affiliate quando avevano saputo per caso della nascita del bambino, erano state messe in disparte e tenute il più possibile nell’ignoranza da Tamra. Quella era una faccenda per sorelle esperte. Ma a chi Tamra poteva confidare la notizia che la nascita del Drago Rinato era stata Predetta, e soprattutto che stava già succhiando il latte materno da qualche parte? Aveva avuto anche lei gli incubi che avevano svegliato tanto spesso Moiraine e Siuan? Questo bambino sarebbe comunque cresciuto e avrebbe salvato il mondo, così dicevano le Profezie del Drago. A meno che non l’avesse scovato una sorella Rossa; il fine principale dell’Ajah Rossa era quello di cacciare e uccidere gli uomini capaci di incanalare e Moiraine era certa che Tamra non si fosse fidata di nessuna di loro, neppure di quelle con figli. Si poteva contare sul fatto che una Rossa ricordasse che quel bambino sarebbe diventato il salvatore del mondo, senza dimenticare che altro sarebbe diventato? A quel pensiero, la giornata parve farsi improvvisamente più fredda.

Il brano tagliato dal romanzo finisce qui visto che il racconto prosegue con “La locanda dove aveva preso una stanzetta era chiamata I Cancelli del Paradiso…”. L’allusione finale a sorelle Rosse con figli lascia alquanto perplessi, ma che effetto fa trovare il nome di Kari? Non so se ci sono altri brani in più, bisognerebbe fare un controllo accurato che ora non ho tempo o voglia di fare.

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5 risposte a Nuova Primavera di Robert Jordan: le pagine tagliate

  1. David ha detto:

    Buonasera Martina

    come si fa ad entrare nel gruppo di rilettura ? Non sono molto bravo con FB…
    Grazie
    Davide

    • Ciao Davide
      si tratta di un gruppo privato su Facebook, per quanto tu lo possa cercare non lo puoi trovare. Onestamente fino a quando non mi hanno iscritta non sapevo nemmeno che esistevano cose come i gruppi privati. Se mi dici qual è il tuo account Facebook posso chiedere a chi lo ha creato di aggiungere anche te al gruppo.

  2. Davide ha detto:

    Ciao
    E’ l’indirizzo e-mail che ti ho comunicato per poterti rispondere, lo puoi vedere giusto ?
    Grazie in anticipo.
    Buona giornata.
    Davide

    P.S. Ti ho già scritto e te lo ricordo, se puoi ritagliati del tempo per la prima serie di Ambra di Zelazny, mi raccomando. Se vuoi sapere qualcosa di più sulla saga fammelo sapere.

    • Ciao
      per Jordan ti ho risposto via mail. Per Zelazny l’intenzione di leggerlo c’è sempre, ma visto che è fuori catalogo o mi capita di trovare i libri su qualche bancarella (e io guardo sempre cosa c’è in vendita nelle bancarelle, più volte ho trovato libri interessanti) o devo andare a cercarlo in biblioteca, cosa che al momento non farò. Al di là delle novità, che non intendo smettere di leggere, sono appena riuscita a prendermi un impegno di rilettura che definirei lunghetto…

  3. Pingback: L’Occhio del Mondo di Robert Jordan. Dal prologo al capitolo 9 | librolandia

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