Harry Turtledove: Il trono rubato

Da parecchi anni ormai non viene tradotto più nulla di Harry Turtledove, e anche i numerosi libri che erano stati tradotto sono andati fuori catalogo. Per me un vero peccato, con i libri di Turtledove mi sono quasi sempre divertita. Ora ho deciso di rileggerlo. Non tutto per il momento, solo le storie ambientate il quel mondo che me lo ha fatto conoscere: Videssos. La legione perduta, all’epoca, era stata una vera scoperta. Però, visto che nelle riletture sono abituata a seguire non l’ordine di scrittura dell’autore, ma quello cronologico del singolo mondo, ho iniziato con L’era dei disordini, di cui Il trono rubato è il primo romanzo.

La prima volta l’inizio mi aveva disorientata. Un protagonista makurano? Questo dopo aver letto la tetralogia della legione perduta e la trilogia di Krispos? Sì, la cosa era decisamente strana. Avevo già iniziato a leggere la tetralogia fantascientifica di Invasione, in cui i punti di vista comprendono americani e inglesi, ma anche un paio di russi e un tedesco, oltre a un paio di extraterrestri, ma il cambio di prospettiva mi aveva spiazzata. Poi però sono arrivata ad amare Abivard e ad appassionarmi alle sue vicende. La narrativa, e il fantasy non è un’eccezione, aiuta anche in questo: a vedere le cose da un altro punto di vista, e a capire che a volte gli avversari sono solo persone cresciute in un luogo diverso, e appartenenti a una cultura diversa, non necessariamente migliori o peggiori di noi. E in mezzo all’avventura ci sono anche riflessioni interessanti.

«È terribile quando l’interrogarsi su ciò che è giusto e sbagliato si scontra con l’interrogarsi su cosa sia utile per il mondo.»

Pag. 162

Chi si interroga è Roshnani, la moglie di Abivard. Insieme, lei e Denak, saranno protagoniste di una rivoluzione enorme nella vita delle donne di Makuran. Una delle loro azioni, quella che inizia a smuovere le cose, mi pare poco solida, con Turtledove che non ha fornito abbastanza basi all’accettazione della loro decisione, ma per il resto il cammino è interessante, e può anche aiutarci un po’ a riflettere sulla condizione delle donne nella realtà.

«Maestà, la sola cosa che mi preoccupa è che, mentre voi sapete che quello che dite è vero, il resto del regno non lo sa, » disse Abivard.

Sharbaraz fece un gesto di disprezzo con la mano per indicare quanto poco s’interessava di ciò che il regno sapeva o non sapeva. «Presto tutta Makuran sarà mia. Allora saprà quello che io vorrò che sappia.»

Pag. 219

In uno scambio di battute sono concentrati due temi interessanti legati alla verità. Che cos’è la verità, si chiede Pilato nei Vangeli quando deve giudicare un ebreo che non avrebbe nessuna voglia di giudicare, e la sua domanda mi è rimasta nella mente. Per anni ho raccolto citazioni relative alla verità, ma di risposte soddisfacenti e complete non ne ho trovate. Solo domande interessanti. Se chi ascolta non sa di sentire la verità, potrebbe etichettare ciò che sente come falso. La verità va accettata perché sia vera. Ma è anche vero che i potenti possono manipolare la verità.

Ultima nota: rileggendo il libro ho notato tanti piccoli semi degli sviluppi futuri che in passato non avevo visto. Ottimo romanzo.

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