Brandon Sanderson: Firefight

Steelheart è morto, ucciso da David alla fine dell’omonimo romanzo. Ma se gli Eliminatori hanno vinto una battaglia questo non significa che la guerra sia conclusa.

La morte dell’Epico che dominava su Newcao ha comportato inevitabilmente un cambiamento enorme per la città, privata all’improvviso della sua guida. Steelheart, per quanto tirannico, manteneva abbastanza controllo da rendere la vita sotto il suo dominio difficile ma non impossibile. Senza quel controllo è compito degli Eliminatori guidare le persone nella ricostruzione della città e di una vita più normale.

Dopo Steelheart e prima di Firefight si colloca un racconto breve, Mitosis, pubblicato negli Stati Uniti in formato ebook. Mitosis prende il suo nome da un altro Epico che si reca in una Newcago appena liberata per vendicare l’Epico più famoso e ribadire il concetto che la gente comune non può ribellarsi a chi è dotato di poteri straordinari. Se quel racconto è pura tensione, Firefight inizia in modo molto simile, con l’adrenalinica lotta contro l’ennesimo Epico intenzionato a porre fine al nuovo assetto della città. Risolta in poche pagine la sfida rappresentata da Sourcefield, per David e i suoi amici i problemi non sono affatto finiti.

Come già aveva fatto con la trilogia di Mistborn Brandon Sanderson mostra che la morte di un tiranno non è una soluzione definitiva dopo la quale andrà sempre tutto bene. Chi lo ha abbattuto deve farsi carico di situazioni meno eccitanti di una lotta all’ultimo sangue ma ugualmente importanti come la necessità di ricostruire, di convincere la gente a superare la paura e a lavorare per il proprio futuro. Questo senza considerare il desiderio di altre persone di conquistare a loro volta il potere, la fame di vendetta che possono nutrire altri Epici, o la loro necessità di tenere schiacciate le persone comuni per mantenere con fermezza il potere.

Proprio la reazione degli altri Epici a quanto appena avvenuto è il motore del nuovo romanzo. Newcago è, almeno per il momento e nonostante enormi difficoltà, indipendente, ma è anche costantemente sotto attacco, e l’unico modo per fermare gli attacchi è spostare il campo di battaglia in territorio nemico e trasformarsi da prede a predatori. Il nuovo scenario è Babilor, una città che un tempo si chiamava new York e che l’Epico che la governa, Regalia, ha quasi interamente fatto sparire sommergendola sott’acqua.

Lo spostamento da una città all’altra comporta il cambiamento di parte della della banda di cui David fa parte, con alcuni personaggi lasciati indietro e nuovi compagni che entrano in scena, ma anche un cambiamento nel modo di combattere. Non nella necessità di raccogliere informazioni, quella rimane sempre, ma nel modo di muoversi, di affrontare una città che è essa stessa una sfida, ed Epici – accanto a Regalia operano Obliteration e alcuni altri personaggi – dotati ciascuno di caratteristiche diverse che li trasformano in problemi diversi.

L’impossibilità di individuare un’unica linea di condotta è l’elemento che mantiene alta la tensione della trama, insieme a un’incertezza legata all’identità stessa dei loro avversari, alle loro intenzioni e alla coesione interna del gruppo. Quali sono i legami fra Regalia e Prof? Cosa ha davvero in mente Regalia? Qual è il significato della presenza di Obliteration in città? Esiste veramente un Epico nascosto da qualche parte intento a proteggere Babilor? E soprattutto, David può fidarsi di Megan, anche se tutti la conoscono come Firefight?

La trama ha un ritmo molto rapido, in cui spiccano quei combattimenti mozzafiato che sembrano uno dei marchi di fabbrica di Sanderson. Creata la magia – in questo caso i superpoteri – adatta alla storia, lo scrittore l’arricchisce di dettagli capaci di rendere ogni volta unico il modo in cui si manifesta, rendendo ogni scena diversa da quelle analoghe che l’hanno preceduta. A completare la storia ci sono i dubbi di David su Megan e il complicato rapporto con Prof, con riflessioni importanti sulla fiducia e sul rapporto con gli altri.

Eppure il libro non riesce a sfuggire del tutto al problema dei secondi volumi di una trilogia che non hanno, non possono avere, il fascino della scoperta di un mondo e di tutte le sue regole che invece caratterizzano i primi romanzi, o la forza (si spera) della conclusione degli ultimi. Ci sono, nella parte finale della storia, elementi che fanno capire che c’è un mistero importante dietro la nascita degli Epici, qualcosa che potrebbe essere determinante per il futuro, ma è qualcosa che viene mostrato senza tante spiegazioni, presentato e subito messo da parte nella frenesia dei momento. Non è difficile immaginare che proprio da questo mistero finale gli Eliminatori partiranno per cercare di trovare una soluzione definitiva al problema rappresentato dagli Epici in Calamity, volume che dovrebbe essere tradotto nel giro di qualche mese.

In attesa della fine della trilogia Firefight rimane una storia brillante e divertente, capace di interrogarsi sui rapporti umani e su ciò che davvero desideriamo, ma che non riesce a nascondere del tutto l’impressione di essere un libro di raccordo all’interno di una storia più grande.

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