Tempesta di spade di George R.R. Martin. Capitolo 4: Tyrion

Per tutto A Clash of Kings (Il regno dei lupi e La regina dei draghi) Tyrion Lannister, in quanto facente veci di Primo cavaliere del re per il padre impegnato sul campo di battaglia, ha detenuto un potere enorme. Ora però Tywin è tornato nella capitale e le cose sono cambiate radicalmente. A Tyrion manca il naso – e per quanto io non abbia apprezzato molte decisioni prese da David Benioff e D.B. Weiss nel passaggio da Le cronache del ghiaccio e del fuoco di George R.R. Martin al loro Il trono di spade, in questo caso sono felice per la loro decisione di mostrare una ferita molto più piccola – e Bronn ha guadagnato il cavalierato.

Che Bronn fosse coraggioso, e che sapesse combattere, lo sapevamo, quanto alla sua moralità… ecco, questo ci conferma che l’ideale della cavalleria è un ideale letterario e basta, con buona pace di Sansa Stark e dei suoi sogni.

Abbiamo la conferma che il Mastino è sparito e scopriamo che ser Jacelyn Bywater è morto. Peccato, era una persona perbene e un valido comandante, anche se privo di una mano. Proprio il fatto che come personaggio sarebbe durato una sola stagione, unito all’ottima prestazione di Jerome Flynn nel ruolo di Bronn, ha spinto Benioff e Weiss a eliminare del tutto Bywater da Il trono di spade. Per quanto sia un piacere veder recitare Flynn, però, questa decisione indebolisce la serie televisiva: Bronn non aveva le capacità né abbastanza moralità per poter guidare la Guardia cittadina. Non dico che tutti i comandanti siano integerrimi, non sono così ingenua, senza considerare che conosco bene Janos Slynt. Ma Slynt, per quanto fetente, non sarebbe arrivato alle bassezze a cui potrebbe arrivare Bronn se posto in una posizione di potere, e questo Tyrion era troppo intelligente per non capirlo.

I barbari di Tyrion sono fuori dalla città, là dove lui non può servirsene, Alayaya è stata frustata e cacciata via, i Lannister hanno vinto la battaglia grazie a Renly Baratheon, peccato solo che il caro Renly sia morto molto prima della Battaglia delle Acque Nere, Stannis è fuggito, di Davos non sappiamo nulla, ma certo per i Lannister non è un personaggio importante quanto lo è per i lettori, uomini di Robb calano verso Duskendale, Tywin manda lord Tarly, quel simpaticone del papà di Sam, ad affrontarli, e Margaery Tyrell, la vedova di Renly, è amata da tutti anche se ancora non la conoscono.

Insomma, tutti i pezzi si stanno riposizionando per nuovo romanzo, A Storm of Swords, più lungo dei precedenti, tanto è vero che Mondadori lo ha spezzato in ben tre parti: Tempesta di spade, I fiumi della guerra, Il portale delle tenebre.

Tyrion riprende a circolare per la Fortezza Rossa, e ovviamente va a colloquio con un altro papà molto simpatico, il suo. Arriva la notizia dell’imminente matrimonio di Joffrey e Margaery, cosa non sorprendente visto il ruolo ricoperto dai Tyrell nella recente battaglia, ma che pone molti interrogativi sul futuro di Sansa. Nello scambio di battute Tywin fa un commento davvero interessante: “Certe battaglie si vincono con le spade e le picche, altre con le penne e i corvi messaggeri” (pag. 77).

Poco dopo, oltre le chiacchiere sui guaritori, ritroviamo la menzione di due lord di Robb, Tallhart e Glover, diretti a Duskendale, cosa che Tyrion trova assurda. Tywin però non ne è sorpreso e liquida la cosa con un “Nulla di cui tu ti debba preoccupare” (79). Già, nemmeno noi ce ne preoccupiamo, i nomi da ricordare sono tanti e quando gli episodi vengono citati a troppe pagine di distanza…

Altro dettaglio: Ditocorto ora è lord di Harrenhal, anche se secondo Tywin è “un titolo privo di significato”, ottenuto grazie al fatto di essere riuscito a portare i Tyrell dalla parte dei Lannister. Ma se è un titolo privo di significato, perché “era un onore che lord Baelish desiderava molto”?

Myrcella, partita per Lancia del Sole nell’ultimo momento di pace per Approdo del re, subito prima della rivolta in cui è morto il vecchio Alto Septon e Lollys Stockeworth è stata stuprata (Benioff e Weiss hanno preferito far rischiare lo stupro a Sansa, rendendo l’episodio più drammatico, ma perdendo un personaggio che ha ancora un ruolo da ricoprire nella storia), è finalmente arrivata a destinazione. A breve entreranno in scena i Martell di Dorne, il cast di Martin è sempre più grande.

Finite le notizie, le allusioni e le mezze verità, e ce ne sono di molto importanti in queste pagine, con Tyrion arriviamo al punto. Per Tywin il figlio nano non potrà mai essere l’erede di Castel Granito, anche se Jaime non può legalmente ereditare perché fa parte della Guardia Reale e Cersei non può perché è una donna. Tywin non perdona al figlio il fatto di aver ucciso la madre nascendo, e nel suo orgoglio non può accettare un figlio meno che perfetto. Quello che gli dice però, “Non posso provare che non appartieni a me” (pag. 81) va ben oltre. Perché non può provare che Tyrion non è figlio suo? È una frase detta per semplice cattiveria o ha davvero dei sospetti e nessuna prova? Certo il paparino non si fa pregare nel pronunciare minacce, visto che ammonisce il figlio con un “la prossima puttana che trovo nel tuo letto, l’appendo alla forca con un nodo scorsoio” (pag. 82). E questo sarebbe il personaggio che in televisione era tanto affascinato da Arya? Charles Dance e Maisie Williams sono stati bravissimi in quelle scene, ma tanto per cambiare Benioff e Weiss non hanno capito nulla del personaggio.

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2 risposte a Tempesta di spade di George R.R. Martin. Capitolo 4: Tyrion

  1. Gabriele R. ha detto:

    Sono molto felice che tu stia continuando imperterrita questo tuo lavoro, che prima o poi fruirò nella sua completezza durante una prossima rilettura.
    Complimenti davvero.

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