J.K. Rowling: Harry Potter e i doni della Morte

Quando leggo i libri di Marina LentiLa metafisica di Harry Potter in particolare, ma anche gli altri sono interessantissimi – rimango stupita dalla ricchezza dei romanzi di J.K Rowling. Quando leggo la Rowling, però, mi ricordo perché l’autrice inglese non è, e non sarà mai, la mia scrittrice preferita. I suoi romanzi sono ricchissimi, e hanno avuto l’indubbio merito di portare tantissimi bambini a leggere. Dopo Ilaria anche Alessia ha fatto il suo test di smistamento – nella versione di Harry Potter. A Test – e pure lei, come sua mamma e sua sorella minore, è risultata essere una Grifondoro. Mio marito mi prende in giro dicendo che se dopo averle fatte pattinare riesco pure a far leggere loro romanzi fantasy sono riuscita a raggiungere i miei obiettivi. In realtà a me basta che leggano, anche se considerando il numero di libri che ho in casa se li leggono pure loro non è una brutta cosa…

Con Harry Potter e i doni della Morte si conclude la saga, e qua sotto qualche spoiler sul libro c’è perciò se non lo avete letto vi consiglio di fermarvi.

Lasciamo perdere i libri collaterali e gli eventuali seguiti, la storia finisce qui. Come già avevo scritto per i romanzi precedenti, non mi piace il modo in cui i personaggi combattono. I duelli mi sembrano ridicoli, il modo in cui i personaggi combattono, le conseguenze delle loro azioni, il tipo di incantesimo scelto… se dovessi commentare pagina per pagina tutte le volte che ho letto qualcosa che non mi è piaciuto riguardo a un duello non finirei più di scrivere. L’uso della magia presenta un bel po’ di problemi. La pozione Polisucco e la maledizione Imperius sono due dei casi più eclatanti, al di là delle Giratempo che la Rowling ha introdotto e poi distrutto quando si è resa conto che creavano alla trama più problemi di quanti potessero risolvere. Com’è possibile che esistano magie di questo tipo e che vengano sfruttate così poco? L’uso della magia è sempre qualcosa di delicato, perché se i personaggi possono fare di tutto la trama rischia di sfaldarsi. Anche la Veritaserum avrebbe meritato un migliore utilizzo, per esempio non la usa il Ministero della Magia quando manda ad Azkaban Sirius Black sulla base di semplici sospetti. Quest’episodio avviene al di fuori dei romanzi, vero, ma se il Ministero della Magia non usa una pozione della verità per evitare il rischio di sbattere in carcere un innocente, che senso ha avere quella pozione?

C’è tutta una parte della trama che mi sembra confusa, pasticciata, come se l’autrice non sapesse come tirare fuori dai guai i suoi personaggi. Tanto l’episodio alla Gringott quanto parte della battaglia di Hogwarts sono confusionari e poco convincenti. In compenso la storia di Severus Piton è bella.

In Harry Potter e la pietra filosofale credo che tutti abbiamo finito per sospettare almeno un po’ di Piton. Erano troppi gli indizi che puntavano contro di lui, perciò anche i più diffidenti si saranno limitati a pensare che forse non era tutto chiaro ma uno sguardo un po’ storto al professore di Pozioni l’avranno dato. Quando però si è scoperto che il nemico era Raptor le cose sono cambiate. Piton non sarà simpatico, ma ha combattuto per far trionfare il bene. Il metterlo in cattiva luce nei romanzi successivi era un modo per sviare l’attenzione da altri personaggi e anche un sistema per ricordarci che anche chi non ci è simpatico può agire per il bene. Quando Piton commette il suo omicidio, in Harry Potter e il Principe Mezzosangue, abbiamo già sospettato almeno un po’ di lui un po’ troppe volte, e abbiamo letto troppe volte della fiducia che Silente riponeva in lui, per non immaginare che sotto ci sia qualcosa che non conosciamo. Le rivelazioni che arrivano in quest’ultimo romanzo completano perfettamente la trama e forniscono una bella caratterizzazione del personaggio, peccato solo che non mi piaccia il modo in cui queste rivelazioni arrivano. Tutti gli spostamenti di Harry all’interno di Hogwarts in quest’ultimo romanzo mi convincono davvero poco, e rendono meno convincenti le sue azioni.

Altra rivelazione importante è quella che riguarda Silente. È molto bello come la Rowling riesca a seminare dubbi attraverso Rita Skeeter, a confermarli illuminando alcuni dettagli con Aberforth e poi faccia capire cosa è realmente accaduto nel lungo colloquio prima dello scontro finale. Peccato solo che mi sembra ridicolo che questo colloquio ci sia, che mi sembri una scena posticcia piazzata per spiegare a noi lettori le cose ma che a livello di solidità della costruzione del mondo non regga. Bello il discorso sul volere il potere e sull’essere adatti al potere, ci sono riflessioni interessanti, e importanti, nel romanzo, ma sono inserite in scene – o fra scene – che guardo con un certo sospetto.

La Rowling è senza dubbio una scrittrice fondamentale per il genere, se non altro per il suo impatto sui lettori, e il più delle volte è divertente da leggere e ha cose interessanti da dire, ma non riesce mai a convincermi del tutto.

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