I Like

Tempo fa mi sono imbattuta per caso in un articolo interessante. Matt Hanon, un redattore di Wired, ha deciso di cliccare sul pulsantino del like su tutto quello che passava sulla sua pagina Facebook. L’articolo si trova a questo link:

http://coscienzeinrete.net/arte/item/2079-l%E2%80%99esperimento-di-facebook-ecco-cosa-accade-se-metti-mi-piace-a-tutto

Voi conoscevate la logica del Daily Me di Cass Sunstein? Io no, e non ho nemmeno messo il nome di questo tizio su Google (il motore di ricerca che usiamo tutti, attenzione, e che se vuole può indirizzare le nostre ricerche in una direzione ben precisa), perciò continuo a non sapere chi sia lui. Però le sue parole sono importanti, noi abbiamo la tendenza a circondarci di persone che la pensano come noi e con il computer questa tendenza viene solo accentuata, così che finiamo con il convincerci che la nostra idea sia la sola giusta.

A livello di ideologie può essere molto pericoloso, ma anche a livello molto più terra terra ci rende difficile percepire la realtà per quella che è. Un esempio banale, legato ai temi di cui tratto abitualmente, è la convinzione che determinati libri vendano parecchio e che gli editori ci speculino sopra. Vedo regolarmente lettori lamentarsi di editori che non pubblicano i libri che a loro piacciono tanto, libri che secondo i lettori vendono bene. E da dove arriva questa convinzione delle vendite alte, visto che gli editori in genere non diffondono i dati di vendita? Dal fatto che su qualche forum si siano ritrovati una decina, magari anche una ventina, di appassionati di tutta Italia che discutono di quanto siano belli quei libri. Ma venti lettori in tutta Italia non sono nulla. Per quanto a loro faccia piacere chiacchierare, un editore non sta in piedi se di un libro vende venti copie. Nemmeno se ne vende quaranta, o duecento. Se io convincessi tutti i lettori del mio blog a leggere un determinato libro (già che ci sono ve lo ricordo: leggete i romanzi di Guy Gavriel Kay. La rinascita di Shen Tai versione ebook in italiano, anche tutti gli altri se leggete l’inglese. Ok, non convincerò quasi nessuno, ma io ci provo sempre) le vendite non sarebbero comunque tali da rendere quel libro un successo per l’editore che lo pubblica. Però quei lettori, che nel chiacchierare si divertono, vedono altri che la pensano come loro e si autoconvincono che il seguito del romanzo che hanno letto e che gli è tanto piaciuto sarebbe un successo, se solo venisse pubblicato.

Domanda: secondo voi chi dirige una casa editrice vuole guadagnare dal lavoro che fa? Se la risposta è sì, possiamo supporre che se un editore pensasse che un determinato libro venderebbe, allora lo pubblicherebbe. I seguiti che non vengono pubblicati sono quasi sempre (a volte nascono attriti fra autore ed editore, e possono esserci problemi con i diritti) seguiti di libri che hanno venduto poco, e questo indipendentemente dalla loro qualità. Rinchiudersi nel piccolo gruppo dei like però a volte fa dimenticare questa realtà. Altri la pensano come me, sarà vero…

Quando navighiamo su internet, che sia per cercare informazioni serie o per chiacchierare di libri, non dimentichiamoci di usare il cervello.

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