Massimo Recalcati: Le mani della madre

Penso che non sia sorprendente il fatto che da quando sono diventata mamma parte della mia attenzione si è spostata sui libri che parlano delle mamme. Libri pratici, libri seri, cavolate, a seconda del momento passo da un tipo di libro all’altro. L’ultimo che ho letto è Le mani della madre di Massimo Recalcati. Non posso dire di aver capito tutto, mi sa che non ho basi abbastanza solide per Recalcati, e probabilmente in alcuni momenti anche se stavo leggendo la mia mente vagava altrove, ma alcune frasi mi hanno colpito. Le riporto qui. A differenza di quanto faccio di solito manca il numero di pagina: avendo letto il saggio in formato ebook non so quale sia la pagina corrispondente nella versione cartacea.

La maternità è un’esperienza radicale dell’attesa perché mostra come l’attesa non sia mai padrona di ciò che attende. Ogni vera attesa è, infatti, attraversata da un’incognita: non si sa mai cosa o chi si attende, non si sa mai come sarà il tempo della fine dell’attesa. L’attesa scompagina il già conosciuto, il già saputo, il già visto sospendendo ogni nostro ideale di padronanza.

Non solo,

L’attesa della madre è un’attesa fitta di pensieri e di fantasmi,

ma per capire il perché di queste parole vi dovete leggere il saggio. Il discorso sull’attesa della madre, sulle sue infinite varianti e componenti, mi ha affascinato tantissimo. Più avanti Recalcati parla della madre come specchio e della sua assenza, in un discorso troppo lungo da riportare qui e che vale la pena di leggere. E poi tocca un punto che secondo me in tanti non capiscono:

per essere una madre davvero “sufficientemente buona”, è indispensabile che il desiderio della donna che è diventata madre non si risolva mai tutto in quello della madre. Ecco il punto chiave: la differenza, la discontinuità della donna dalla madre.

Una madre non è solo una madre. È, e rimane, una donna, e se questo non avviene sono guai. In più di un’occasione ho scherzato sul fatto che FantasyMagazine mi ha salvata dal trasformarmi in una mucca. Di fatto io ho iniziato a scrivere su FantasyMagazine subito prima di diventare mamma per la prima volta. Il fatto di avere un impegno di tipo intellettuale, di dover rispettare delle scadenze, dover fare delle ricerche e dover ragionare di cose che non fossero un pannolino da cambiare o quale tetta porgere per prima a quella creatura urlante che mi stava rubando il sonno, mi ha consentito di essere ancora me stessa e non una mucca il cui unico compito è l’allattamento della creatura appena partorita. Ricordiamolo,

Quando la madre cede alla collera e all’irrequietezza è, molto spesso, perché la donna rigetta il suo sacrificio avanzando richieste irriducibili a quelle della maternità.
L’irrequietezza della madre può essere il segno dell’esorbitanza della donna rispetto alla madre. Non è un male, non è un sintomo; sintomatica e maligna è piuttosto quella maternità che distrugge la donna o, se si vuole, che rigetta la donna nel nome assoluto della madre.

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