A proposito di Oscar Fantastica – 2

  1. Le ragioni della collana

Le prime due uscite di Oscar Fantastica, diciotto titoli in tutto, sono ristampe, e solo dal terzo lancio in libreria sono arrivate le prime novità con Batman. Arkham Knight. La mossa dell’enigmista e Omega Days. C’era davvero bisogno di questa nuova edizione di opere ancora in commercio? I lettori di vecchia data probabilmente pensano che non fosse necessaria, ma il mercato editoriale ha un suo funzionamento che ogni editore deve conoscere bene se vuole cercare di raggiungere un numero di lettori più alto possibile. La nuova edizione di un libro, anche se magari differisce da quella vecchia solo per un dettaglio della copertina e il codice a barre, tecnicamente è una novità. Viene presentata alle librerie come novità e come tale viene ordinata. Probabilmente gli ordini iniziali di Città di ossa di Cassandra Clare nella versione Oscar Fantastica sono stati più bassi rispetto agli ordini iniziali dello stesso libro nella versione Oscar Bestsellers, ma altrettanto probabilmente in questo momento nelle librerie ci sarà un numero di copie del romanzo superiore rispetto a quante ce n’erano qualche mese fa.

Come ha spiegato Romano Montroni, già direttore delle librerie Feltrinelli, in Vendere l’anima. Il mestiere del libraio, “Il posto, la collocazione che diamo a un libro, è determinante. Un volume che era a scaffale di costa, se viene proposto di faccia, in posizione avanzata rispetto al settore di appartenenza, viene rigenerato” (pag. 155). Il che significa che se le librerie riducono il rifornimento di un libro perché la sua vendita è calata o semplicemente perché vogliono dare maggiore risalto a libri più nuovi, la pubblicazione di una nuova edizione di un libro vecchio lo rinnova e gli fa acquistare di nuovo quella posizione in evidenza che ne aumenta le vendite.

L’abitudine di spostare il libro da una collana all’altra o di donargli una nuova veste grafica non è propria di una sola casa editrice visto che nel nostro millennio fra Tea, Salani e Corbaccio – tre editori del Gruppo Editoriale Mauri Spagnol – sono arrivate in libreria ben sette diverse edizioni di La storia infinita di Michael Ende, cifra raggiunta anche da un editore indipendente come Fanucci con i primi romanzi di La spada della verità di Terry Goodkind.

Dal momento in cui siti e blog specializzati hanno iniziato a parlare di Oscar Fantastica gli appassionati hanno espresso i loro dubbi sulla reale necessità di ripubblicare i libri di Cassandra Clare e di George R.R. Martin. Certo, per chi li possiede già questi sono volumi inutili, ma il fatto che ancora adesso Shadowhunters e Le cronache del ghiaccio e del fuoco siano fra i libri fantasy più venduti, nonostante il fatto che la prima edizione di Città di ossa sia del 2007 e che la prima di Il trono di spade risalga addirittura al 1999, significa che molti potenziali lettori non hanno ancora acquistato i libri, e una nuova edizione probabilmente farà salire di nuovo le vendite che, pur essendo ancora elevate per il genere, erano entrate in fase calante.

Giuliano Vigini, docente di sociologia dell’editoria alla Cattolica di Milano, in un articolo di Ida Bozzi per La lettura (http://lettura.corriere.it/longseller-si-nasce-classici-si-diventa/), ha spiegato che “il longseller nasce anche per la capacità di muovere un libro nelle collane, di farlo uscire in nuove edizioni”. Poco più avanti nello stesso articolo Elisabetta Sgarbi parlando dei longseller, i libri che continuano a vendere nonostante il trascorrere del tempo, ha sottolineato come il ruolo dell’editore sia quello di “accompagnarli. Non allentare mai l’attenzione su di essi, lavorare con gli aventi diritto, seguirli e difenderli. Non devono mai sembrare “ovvie presenze”, ma sempre “doni” da curare.” Il che comprende, fra l’altro, la realizzazione di nuove edizioni.

Quello che molti lettori sembrano dimenticare è che, per quante edizioni degli stessi libri potranno ancora esserci, non solo loro non sono obbligati ad acquistarle, ma le riedizioni non toglieranno neppure spazio alle novità. Anzi, potrebbero addirittura essere utili alla pubblicazione di nuovi libri.

Come spiega Alessandro Gazoia in Come finisce il libro. Contro la falsa democrazia dell’editoria digitale (https://librolandia.wordpress.com/2015/07/08/alessandro-gazoia-jumpinshark-come-finisce-il-libro/ e https://librolandia.wordpress.com/2014/07/02/su-come-finisce-il-libro-di-alessandro-gazoia-jumpinshark/) “Per potersi permettere il libro del grande scrittore dalle scarse vendite” anche i grandi editori pubblicano “i libri del famoso cantante”(pag. 49). Il che significa che un editore per potersi permettere di pubblicare un libro che reputa di qualità ma che probabilmente venderà ben poco, rischiando di non coprire neppure le spese di realizzazione, o per provare a lanciare autori o generi nuovi, che potrebbero non trovare un loro mercato e rivelarsi un fallimento a livello commerciale, deve sostenersi pubblicando libri di sicuro successo. Gazoia cita “i libri del famoso cantante”, e in effetti molti libri di personaggi famosi del mondo dello spettacolo o dello sport hanno ottenuto risultati di vendita notevoli, ma è anche possibile provare a rilanciare libri che hanno venduto molto, e che quindi si sono rivelati già un successo, rendendoli interessanti anche per quei lettori che ancora non li hanno acquistati. Le riedizioni potrebbero far affluire in casa editrice soldi che la casa editrice stessa utilizzerà per acquistare, pubblicare e promuovere nuovi libri. Dopo aver fatto un lancio forte, con ben diciotto libri dalle alte vendite, e prima di ristampare altri titoli già presenti nel suo catalogo, Mondadori è passata a pubblicare le prime novità.

Il motivo per cui così tanti libri siano arrivati in libreria in così poco tempo è spiegato da Montroni, il quale ricorda che “Un’esposizione generica porta a un impoverimento dell’immagine, mentre la visione compatta di una collana genera grande visibilità per un editore” (pag. 56). Per quanto i mondi di Cassandra Clare, George R.R. Martin, Alex Irvine e John L. Campbell siano diversi, i libri sono accomunati da una grafica che attira lo sguardo del potenziale acquirente proprio per il suo “fare macchia”.

Prima ancora di presentare il progetto a noi, Mondadori aveva diramato un comunicato stampa e pubblicato una dichiarazione d’intenti sul suo sito: http://www.librimondadori.it/news/nasce-la-nuova-collana-oscar-fantastica-una-nuova-frontiera-per-la-fiction. In queste righe si parla, fra l’altro, dello studio che c’è dietro al logo, con un gioco di luce e ombra fra la “O” e la “F” che “suggerisce un universo parallelo in cui tutto può accadere”. Tutti i volumi sono contraddistinti da un’immagine a piena pagina che termina giusto un paio di millimetri prima della costa, dove compare una banda colorata – dello stesso colore del logo della collana e spesso anche del titolo del libro – che domina buona parte della costa e occupa la parte inferiore della quarta di copertina. La linea di demarcazione fra i due colori su cui è giocata la quarta segue lo stesso andamento diagonale che lega la O e la F del logo. Già con uno sguardo superficiale è impossibile non notare il legame esistente fra questi volumi.

Tornando a Gazoia – che sta parlando di Sherlock Holmes, delle storie di Arthur Conan Doyle e di tutto quel che ne è derivato ma il cui discorso va bene, quasi parla per parola, anche in questo caso – “I libri hanno tutti lo stesso formato e la stessa grafica” (pag. 158) perché quello che l’editore si propone è “il raddoppio dell’immaginario” attraverso libri che “hanno subito il processo di reimagining e repackaging qualificandosi come sofisticati esempi di un marketing editoriale che rinnova un moto moderno […] puntando tutto sul valore culturale di massa, ancora una volta ricreato” (pag. 159).

L’idea di accomunare numerosi libri sotto un unico marchio nasce dalla considerazione che se un libro appartenente a un determinato genere o a una determinata collana piace al lettore, quel lettore può sentirsi invogliato a provare a leggere altri libri che in qualche modo sono collegati a ciò che lui ha già apprezzato. Per andare sul concreto se ripenso alle mie scelte so di aver letto 28 dei 32 libri – di 11 autori diversi – pubblicati nella Fantacollana Nord fra il 1987 e il 1991, e 31 dei primi 35 libri – di 10 autori diversi – pubblicati da Fanucci nella Collezione immaginario fantasy fra il 2002 e il 2007. La mia era una fedeltà non tanto all’autore, visto che gli autori erano parecchi, quanto alla linea editoriale, perché all’epoca ero ragionevolmente certa che un libro appartenente a una di quelle due collane potesse piacermi, e di solito questo era vero. Ciò che fa l’editore è esattamente questo: raggruppa autori e libri anche molto diversi fra loro ma che abbiano caratteristiche comuni che possano farli piacere a un determinato pubblico.

La linea editoriale di Oscar Fantastica è stata esplicitata già dal comunicato stampa: “Oltre ai classici di Cassandra Clare e George R.R. Martin, nella collana verranno pubblicate assolute novità, che spaziano dalla fantascienza al cyber thriller, passando per il genere apocalittico e il fantasy di ambientazione storica.

Un nuovo universo narrativo in cui i confini tra fantasy e avventura, fantascienza e thriller sfumano fino a confondersi, Fantastica è una nuova collana che riunisce titoli e autori emblematici della narrativa di genere.

La Collana rappresenta una nuova frontiera per la fiction e nasce per soddisfare le esigenze di un pubblico sempre più ampio e variegato, figlio della serialità, di narrazioni travolgenti e allargate, con una selezione dei migliori titoli che hanno ispirato e si sono ispirati a film, videogames, fumetti e serie tv.”

  1. La crossmedialità in dettaglio

Narrativa di genere dunque, non necessariamente fantasy o fantascienza, visto che la descrizione parla esplicitamente di “avventura” e “thriller”, che ha caratteristiche di serialità e narrazioni allargate, che sconfinano in altri media. Dalla serie Shadowhunters – al momento stiamo parlando di dodici libri fra saga principale, prequel, spin off e companion, ma altri se ne aggiungeranno in un prossimo futuro – sono stati realizzati un film, una serie televisiva e quattro graphic novel. Da Le cronache del ghiaccio e del fuoco – al momento sono cinque romanzi, diventati nella prima edizione italiana e in parte delle ristampe una serie di dodici libri, a cui vanno aggiunti un prequel e un companion – sono stati realizzati una serie televisiva, tre graphic novel per sei volumi complessivi, diversi giochi fra giochi di carte, da tavolo, di ruolo e videogames, oggetti di merchandising come miniature e repliche delle spade e libri companion approvati dall’autore, come il manuale di cucina A Feast of Ice and Fire: The Official Game of Thrones Companion Coocbook, i due illustrati The Art of George R. R. Martin’s A Song of Ice and Fire o il Coloring book.

In Anatomia del best seller (https://librolandia.wordpress.com/2016/03/11/stefano-calabrese-anatomia-del-best-seller/) Stefano Calabrese nota come “negli ultimi quindici anni i romanzi di successo danno luogo a trilogie, quadrilogie e addirittura pentalogie: una casistica cui andrebbero affiancati tutti gli ampliamenti narrativi in avanti (sequel) o indietro (prequel)” (pag. 85). Il fantasy ha sempre avuto la tendenza a svilupparsi in saghe molto lunghe, anche per la necessità dell’autore di dedicare parecchio spazio alla costruzione del proprio mondo, ma questa tendenza ha preso piede in altri generi, e nelle pagine successive Calabrese elenca diverse opere – thriller, storie d’amore o erotiche – che si espandono per più volumi. Ma, proseguendo dalla prima considerazione, nota pure come “Nella fenomenologia del to be continued rientrano infine anche gli “adattamenti”, ossia il fenomeno in base al quale un romanzo viene transcodificato in film o viceversa, e una stessa storia può reincarnarsi in un videogioco, un testo teatrale, una sceneggiatura filmica, un serial televisivo, un parco a tema, ecc.”

Il legame fra i libri e gli altri media si sta facendo sempre più stretto, anche perché “un adattamento è una forma di “ripetizione senza reduplicazione” in grado di vivere proprio perché riesce a conciliare la forza di un modello esistente con la vitalità di un nuovo modello” (pag. 85), e per quanto le prime cose che vengono in mente sono gli adattamenti cinematografici o televisivi di opere letterarie le case editrici devono tenere conto di tutto quanto riguarda i libri e la loro possibilità di raggiungere i lettori.

La novellizzazione di un film non è certo fenomeno recente e non è detto che sia di importanza commerciale ridotta: se la maggior parte delle trasposizioni letterarie hanno vita breve e vendite limitate, l’unica volta che Terry Brooks è riuscito a raggiungere il primo posto nella classifica dei best sellers del New York Times è stato nel 1999 con Star Wars: Episodio I. La minaccia fantasma, basato sulla sceneggiatura dell’omonimo film. E molte opere derivate da giochi di ruolo, come la saga di Dragonlance di Margaret Weis e Tracy Hickman, quella di Forgotten Realms portata al successo soprattutto da R.A. Salvatore o, a un livello narrativo più elevato, Il libro Malazan dei caduti di Steven Erikson, sono state molto importanti per il genere fantasy.

Per libri derivati dai film ce ne sono altri che sono stati tradotti proprio grazie ai film, o ad altri media in cui sono stati trasposti. Nel 2010 Mondadori ha tradotto Il ladro di fulmini di Rick Riordan, libro che l’autore aveva pubblicato ben cinque anni prima, perché proprio quell’anno è arrivato nelle sale cinematografiche l’omonimo film. La versione cinematografica della serie Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo ha avuto un successo inferiore alle aspettative e si è fermata al secondo film, ma ha avuto il merito di attirare l’attenzione su un autore in precedenza ignorato dall’editoria italiana e in seguito diventato anche in Italia uno dei punti di riferimento per i lettori intorno ai 12 anni.

Altra saga arrivata in Italia grazie a un adattamento, in questo caso sotto forma di videogioco, è quella del polacco Andrzej Sapkowski, iniziata nel 2010 da Nord con Il guardiano degli innocenti. All’inizio dei sette romanzi una nota dell’editore spiega che “su richiesta dell’autore i libri sono stati tradotti dal polacco, senza l’intermediazione di altre lingue”, e che “per questo motivo, i lettori appassionati di The Witcher, il videogioco ispirato ai romanzi di Andrzej Sapkowski, potranno trovare alcune differenze nei nomi dei luoghi e dei personaggi, qui resi appunto con la maggiore fedeltà possibile ai nomi originali.” Precisazione doverosa per non mandare in confusione chi già conosceva quel mondo dal videogioco, ma è pur vero che i romanzi hanno raggiunto un pubblico di lettori che coincide solo in parte con i giocatori.

  1. La centralità di George R.R. Martin

Chi non ha avuto bisogno dell’adattamento per essere tradotto è stato George R.R. Martin, con Il trono di spade arrivato nelle librerie nel 1999 e sul piccolo schermo nel 2011. Però, come avevano fatto notare gli addetti ai lavori all’epoca, per poter andare avanti la serie televisiva non avrebbe dovuto essere guardata solo dai lettori del romanzo ma avrebbe dovuto raggiungere un pubblico più vasto, al di fuori del genere di appartenenza. Risultato raggiunto al di là di ogni aspettativa, con la saga che è diventata un fenomeno di dimensioni incalcolabili e che ha avuto ricadute in numerosissimi settori, dal merchandising al turismo, fino agli stessi libri.

In un precedente incontro svoltosi tre anni fa ci era già stato detto, e ora è stato ribadito, che Martin è diventato l’autore più importante del catalogo Oscar – e quindi del mercato del tascabile in Italia – superando Italo Calvino, che fino a prima della serie televisiva deteneva il primato. Visto che Mondadori è l’editore di entrambi gli autori in casa editrice non erano dispiaciuti del sorpasso, si limitavano a prenderne atto e a riflettere su come sfruttare al meglio la popolarità di un autore che pur non venendo assegnato come lettura scolastica è in grado di far spostare davvero tanti soldi.

Un sistema può essere la proposta dell’intero catalogo dell’autore, anche se non tutti i libri vendono allo stesso modo. Non solo Il pianeta dei venti o Il viaggio di Tuf vendono molto meno di Le cronache del ghiaccio e del fuoco, ma anche i libri collegati all’ambientazione più famosa come Il cavaliere dei Sette Regni e Il mondo del ghiaccio e del fuoco non raggiungono cifre paragonabili a quelle delle Cronache, che sia l’edizione in dodici volumi o quelle in cinque. Un altro può essere quello dell’endorsement, della citazione. Sulla copertina dei primi tre volumi della saga I re maledetti di Maurice Druon, libri già pubblicati da Sperling & Kupfer fra gli anni ’80 e ’90 successivamente usciti dal commercio e rimasti fuori catalogo fino a quando non li ha ripubblicati Mondadori un paio di anni fa, spicca la frase “Questo è il vero Trono di spade”, seguita dalla firma George. R.R. Martin.

Le fascette promozionali o le quarte di copertina che paragonano un’opera fantasy a quella di Martin non si contano più, e almeno in qualche caso paragoni o elogi attirano davvero l’attenzione del lettore se lo stesso Martin ha riconosciuto che una parte dei primi lettori che hanno amato la sua saga sono stati spinti all’acquisto da un elogio firmato Robert Jordan stampato sulla copertina di A Game of Thrones. E in mancanza di altri “sponsor”, o al fianco di altri “sponsor”, possono arrivare quelli cinematografici, anche se provenienti da mondi in apparenza molto distanti.

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