George R.R. Martin: I canti del sogno volume 2

Sono stata indecisa se scrivere o meno questa recensione, che ho già pubblicato su FantasyMagazine ma che ho in parte modificato inserendo diversi commenti proprio per il blog, perché i due libri attualmente intitolati I canti del sogno sono destinati a essere superati in tempi brevi. Nel 2007, quando Mondadori ha iniziato a pubblicare l’antologia Dreamsongs in italiano, George R.R. Martin era uno degli autori fantasy più letti anche da noi, ma la sua fama era circoscritta agli appassionati del genere. Ora, con la sesta stagione di Il trono di spade in pieno svolgimento, la notorietà dello scrittore è cresciuta in modo esponenziale, al punto che il suo editore può permettersi di ripubblicare in due volumi quell’antologia originale che in un primo momento aveva suddiviso in sette libri diversi, lasciando comunque fuori alcune cose. Ho ripercorso la storia della suddivisione di Dreamsongs in quest’articolo: http://www.fantasymagazine.it/24243/i-canti-del-sogno.

I due libri de I canti del sogno in versione integrale nella versione Oscar deluxe sono previsti a breve, per questo ero indecisa sull’opportunità di scrivere la recensione di un libro che sarà superato a breve. Ho perso tempo, la mia lettura di I canti del sogno risale a qualche mese fa, ma il libro mi è piaciuto molto. Per questo, e perché anche se comprerò i nuovi libri non conto di leggerli in tempi brevi, ho deciso di commentare brevemente i testi che ho letto.

Al momento è possibile reperire un volume 1 contenente la prima sezione di Dreamsongs, quella giovanile (Solo i bambini han paura del buio, La fortezza, E morte il suo retaggio) e parte della quinta, dedicata alla produzione horror (L’uomo da carneteca, Ricordo di Melody, La cura della scimmia, L’uomo-a-forma-di-pera) e un volume 2 contenente due brani autobiografici, quattro racconti e due sceneggiature.

La presenza dei due brani autobiografici (quello della nona sezione, Un cuore in conflitto, e quello della settima, Il canto delle sirene di Hollywood) è una piacevole novità visto che nei precedenti volumi questo genere di testo era sempre stato ignorato. E anche se l’inversione delle due sezioni, con la precedenza data a quella narrativa perché di più facile presa sul pubblico, indica ancora la volontà dell’editore di catturare i lettori con quello che gli sembra di più gradimento, i testi sono comunque presenti. Non rispettare la cronologia fa perdere in piccola parte il percorso creativo compiuto da Martin, e lo stesso autore nota che “se avete cominciato a leggere questo libro [NdR: l’intero Dreamsongs, non uno dei singoli volumi di cui si compone l’edizione italiana] dall’inizio (come avreste dovuto fare!) e non avete saltato le mie prove giovanili, alcuni aspetti di questa storia vi sembreranno stranamente familiari” (pag. 19). Manca la visione d’insieme sulla carriera, alcuni dei racconti citati in uno di questi testi sono stati pubblicati in un altro libro, ma le considerazioni di Martin rimangono interessanti e consentono di conoscere un po’ più in profondità quei mondi che hanno affascinato una gran quantità di lettori. Per la cronaca i brani autobiografici sono stati negli anni una delle principali fonti dei miei articoli su Martin, il che significa da un lato che sono contenta della loro traduzione perché li reputo importanti, e dall’altro che farò un po’ meno la figura dell’esperta perché ora quegli episodi li conosceranno molte più persone.

La tratta della pelle

Il racconto, vincitore nel 1989 del World Fantasy Award, era già stato tradotto nell’antologia Visioni della notte, da anni fuori catalogo. Randi Wade, un’investigatrice privata che deve ancora venire a patti con la misteriosa morte violenta del padre avvenuta tanti anni prima, accetta la richiesta del suo amico Willie Flambeaux di occuparsi dell’omicidio di un’altra amica di quest’ultimo. Un omicidio strano, a partire dal dettaglio che la vittima è stata mutilata ma che la polizia rifiuta di spiegare come. Un alone di mistero circonda l’intera vicenda, con qualcosa di indicibile che accomuna parte dei personaggi e che si spinge molto indietro nel passato.

Nel suo intreccio di horror e thriller Martin riprende alcuni cliché dei due generi e li trasforma in modo molto personale, creando una storia capace di sorprendere il lettore in più di un’occasione e di tenerlo con il fiato sospeso fino alla fine.

Sotto assedio

Il racconto nasce da un episodio storico reale, la resa della fortezza di Sveaborg alla Russia nel 1808, ma sconfina ben presto nella fantascienza, con una seconda trama che si innesta sulla prima per cercare di modificarla. Se da un lato il colonnello Bengt Anttotten dubita di sé stesso e di ciò che, in modo confuso, percepisce, dall’altro il soldato deturpato capace di far viaggiare la sua mente nel tempo conosce un futuro molto poco piacevole. Ma, sapendo ciò che sa, ha veramente qualche possibilità di agire sul passato, e soprattutto può agire mosso dalla convinzione che “il fine giustifica i mezzi”?

Varianti perdenti

La storia trova le sue basi nelle attività giovanili di Martin nel Campionato panamericano di scacchi, partendo da un immaginario campionato passato per narrare le conseguenza di una specifica partita sulle vite di coloro che ne sono stati protagonisti. Se Benjamin Franklin aveva affermato che “La vita stessa è una specie di partita a scacchi” i personaggi di questa storia hanno le vite segnate da quell’incontro in modo molto più profondo di quanto non si potrebbe pensare in un primo momento. Il gioco, in questo caso, riflette davvero la vita.

 

I ritratti dei suoi bambini

Il racconto più intenso dell’intero volume, vincitore del Premio Nebula nel 1986. Il protagonista è uno scrittore che, dopo essere rimasto vedovo e aver visto deteriorarsi in modo forse irrimediabile il rapporto con l’unica figlia, vive solo. Ma cosa è successo davvero fra loro, e quale rapporto ha uno scrittore con i personaggi della sua fantasia? Se Cantling è tormentato soprattutto dalla seconda domanda, rifiutando di ammettere ogni sua responsabilità nella separazione da Michelle, la risposta alla prima è la più importante. E se la quinta stagione di Il trono di spade ha suscitato molte polemiche, questo testo che parla di ferite che vanno davvero in profondità e che non possono mai essere superate del tutto, scritto molto prima che a Martin venisse in mente una singola scena di Le cronache del ghiaccio e del fuoco, è la migliore delle risposte.

Questo racconto da solo meriterebbe un articolo, magari prima o poi glie lo dedicherò. Se qualcuno dovesse decidere di leggere una sola opera di Martin nella sua vita è questo racconto quello che più di ogni altra cosa merita di essere letto.

Ai confini della realtà – “L’altra strada”

La prima delle due sceneggiature pubblicate da Martin, quella dell’episodio così come è stato filmato e non come è stato mandato in onda. L’elemento centrale è l’elemento guida delle serie televisiva: una persona normale posta in un contesto fuori dall’ordinario. L’altra strada parla di bivi, di scelte che sono state compiute facendo svanire le altre opzioni nei reami dell’impossibile. Ma cosa accadrebbe se davvero qualcuno potesse vedere cos’avrebbe comportato una scelta diversa?

Essendo una sceneggiatura il testo è strutturato in modo diverso rispetto a un racconto, con descrizioni d’ambiente quasi inesistenti e la voce di chi parla introdotta dal solo nome. Manca cioè tutto ciò che rende piacevole la prosa ma, nonostante questo, la storia coinvolge. Riesce a farlo perché i personaggi sono veri, si sentono le loro preoccupazioni, e ancora una volta il fantastico è usato per parlare di temi importanti.

Porte

La seconda sceneggiatura. Secondo Martin il testo è un po’ grezzo perché si tratta della prima versione della storia, quella con la seconda metà diversa rispetto sia all’episodio pilota di una serie mai realizzata che al graphic novel basati su questi personaggi. Anche in questo caso però la vicenda scorre bene, con l’aspetto avventuroso che predomina su tutto il resto e un ritmo incalzante.

Dodici anni della produzione narrativa di Martin sono rappresentati in sei testi appartenenti a due tipi di forme espressive diverse. Quello che li accomuna, oltre a numerosi riferimenti alla vita dell’autore o ad altre sue opere visibili da chi lo conosce bene ma mai invadenti all’interno della storia, sono una grande capacità narrativa e un’ancor più grande passione per le storie e per i personaggi che le animano. In queste pagine c’è avventura, mistero, ci sono momenti che fanno trattenere il fiato, ci sono scene cruente o da paura, svolte impreviste, azioni da compiere e temi importanti su cui riflettere ma soprattutto ci sono i sentimenti umani: dubbio, paura, odio, incomprensione, amicizia, amore, speranza. C’è, al centro di tutto, ciò che Martin ha sempre cercato di narrare: il cuore umano in conflitto con se stesso.

Questa voce è stata pubblicata in George R.R. Martin, recensione e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...