J.K. Rowling: Harry Potter e il Principe Mezzosangue

Lucy e LinusVoldemort è tornato, ormai lo sanno tutti. È nascosto, agisce nell’ombra, ma la sua influenza nel mondo magico non può più essere negata, tanto è vero che il precedente ministro della magia, Cornelius Caramell, ha perso il posto, sostituito da un tale dal nome impronunciabile.

Mi piacciono i nomi facili, va bene? Odio fermarmi per decifrare un guazzabuglio di lettere tanto complicato da interrompere il mio ritmo di lettura, ma odio anche guardare un informe guazzabuglio di lettere e pensare “ah, sì, quel tizio lì”, perciò gli scrittori che usano nomi semplici mi stanno più simpatici per principio. E poi se un nome è semplice non lo devo controllare cinque volte ogni volta che lo scrivo. Linus ha tutta la mia comprensione, anche se capisco pure la perplessità di Lucy, e se non ho mai letto I fratelli Karamazov ho comunque letto L’idiota e mi è bastato. Io e i nomi russi non andiamo d’accordo.

Ho terminato la rilettura di Harry Potter e il Principe Messosangue, e come con tutti i libri famosi trovare qualcosa da dire è difficile. È già stato detto tutto, e tutti conoscono i contenuti del libro. O no?

Voldemort è tornato, ormai lo sanno tutti. Il che si traduce in un’atmosfera sempre più cupa, con un pericolo sempre più incombente. Harry è triste per la scomparsa di Sirius, le notizie pubblicate dalla Gazzetta del Profeta sono tutt’altro che tranquillizzanti, Silente ha una mano nera e noi sappiamo che Draco Malfoy è impegnato in qualcosa di molto oscuro e molto pericoloso. C’è pure il consueto cambio della guardia nel ruolo di insegnante di Difesa contro le Arti Oscure. Di motivi per preoccuparsi ce ne sono in abbondanza, anche se la possibilità di un imminente matrimonio, il negozio di Tiri Vispi Weasley e qualche altro elemento sdrammatizzano parte della storia. Non dimentichiamo che J.K. Rowling aveva iniziato a scrivere una saga per bambini, e anche se i bambini sono un po’ cresciuti non può mantenere sempre un tono cupo.

Pur conoscendo già la storia ho apprezzato il suo svolgimento. La Rowling sa tenere il lettore incollato alle pagine, e spingerlo ad andare avanti anche quando una vocina nella sua testa protesta per alcuni elementi di ciò che sta leggendo. Fantasia enorme, certo. Mondo affascinante, con una commistione di realtà e magia, o un modo di guardare gli oggetti comuni attraverso un filtro magico per farli apparire più affascinanti, che cattura. Però di cose non sfruttate, o sfruttate male, ce ne sono. Le giratempo sono un esempio, pur potendo usare quel genere di magia – rischioso, ma non dubito che maghi del calibro di Silente o della McGranitt avrebbero saputo evitare ogni problema – compaiono solo nel terzo libro e poi spariscono nel nulla. Lo so, vengono distrutte nel quinto libro, suppongo perché la Rowling si era accorta degli problemi narrativi che comportavano e ha scelto di disfarsene. Avere una giratempo e non usarla significa buttare via uno strumento preziosissimo, ma usarla altera tutta la storia. Molto meglio eliminarle, anche se in teoria visto che sono state realizzate una volta dovrebbe esistere qualcuno in grado di realizzarle una seconda volta. Ma la cosa che più mi irrita, e lo avevo scritto anche per commentare Harry Potter e l’Ordine della Fenice, è il modo in cui i personaggi combattono i duelli. Nel bel mezzo di un drammatico scontro Harry cerca di colpire qualcuno con un Impedimenta. In effetti riesce a colpire uno dei due avversari, contro l’altro scaglia uno Stupeficium ma lo manca. E poi prova due volte con una maledizione che viene parata in entrambi i casi, quindi con Incarceramus (deviato), di nuovo con Stupeficium (bloccato) e infine con Impedimenta. Sono quattro tipi di magie diversi: di ostacolo, di stordimento, che lega, più uno di cui non ho scritto il nome. Che senso ha? Se nel karate il mio avversario attacca con un calcio mae geri io faccio una parata bassa, ben diversa dalla parata alta contro un pugno jodan, mentre se sono io ad attaccare posso scegliere con quale mano – o piede – farlo, se attaccare a mano chiusa o a mano aperta, a che altezza, da che direzione… le variabili sono tantissime, tanto è vero che io sbaglio piuttosto spesso. È la mia maestra che sa cosa bisogna fare, io cerco solo di non perdermi dietro alle sue spiegazioni. Ma nella saga di Harry Potter il mago si limita a puntare la bacchetta e a dire una parola, al punto che tutti questi incantesimi diversi non sono realmente necessari. Chi vince è il più veloce a colpire l’avversario, ciò che conta sono la rapidità e la mira, non chi fa l’incantesimo migliore, o chi riesce a parare ed entrare nella guardia dell’avversario per assestare un buon colpo. In teoria basterebbe fare sempre e solo lo stesso tipo di incantesimo, l’unica cosa importante è colpire l’avversario prima che lui colpisca te.

Credo che siano dettagli come questo che mi impediscono di prendere davvero sul serio la saga della Rowling. Per quanto possa stupirmi, o incantarmi, c’è sempre qualche elemento della trama che mi appare debole, qualche dettaglio della struttura del mondo che mi sembra presenti delle falle. Se guardiamo bene tutti gli autori hanno problemi, nel mondo di George R.R. Martin, per esempio, quel tipo di stagioni così particolare dovrebbe rendere impossibile qualsiasi attività agricola. Dovrebbero essere tutti morti di fame. Alcune cose le dobbiamo accettare per come l’autore ce le narra, come se fossero un assioma matematico. Non si discutono e basta, ma visto che la Rowling ha fatto del suo tipo di magia uno dei fondamenti della saga vedervi delle pecche, pecche non di sottofondo ma che minano le scene più drammatiche, mi infastidisce abbastanza.

Harry Potter e il Principe Mezzosangue è incentrato su un elemento inedito: gli horcrux. Come invenzione è affascinante, l’idea che c’è dietro è da brividi e a livello narrativo funziona benissimo. Alla minaccia di Voldemort si aggiungono i problemi quotidiani, un nuovo professore con tutte le sue caratteristiche singolari, gli animaletti di Hagrid, diverse storie d’amore, lo studio, il quidditch… il fatto di riunire in un’unica storia così tanti elementi consente alla Rowling di avere sempre qualcosa da narrare anche quando una delle sottotrame ha bisogno di tempo prima di potersi sviluppare in qualcosa d’importante, e nell’insieme del libro si armonizzano in una lettura scorrevole e capace di catturare la gran parte dei lettori. La Rowling non sarà mai la mia autrice preferita ma la sua capacità di spingere il lettore fino alla fine della storia è notevole.

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4 risposte a J.K. Rowling: Harry Potter e il Principe Mezzosangue

  1. Daniele ha detto:

    Giusto qualche considerazione:
    1) L’invenzione della Giratempo per me è terribile. È il classico deus ex machina che viene utilizzato SOLO una volta, quando invece poteva essere utilizzato per qualsiasi evento “negativo”. La sua esistenza stessa per me non ha senso: perché usarla per salvare Sirius, e non tutte le altre persone morte o per cambiare tutti i disastri avvenuti? Ha un potere troppo grande, e in quanto tale non dovrebbe esistere per niente. Poi va beh, darla a una ragazzina per farle seguire le lezioni…
    2) La questione dei duelli in magia rende perplesso pure me. Cosa conta in un combattimento alla fine? Che tu riesca a prendere bene la mira e che sei veloce. Caratteristiche MAI potenziate a Hogwarts, tra le altre cose! E poi è inutile imparare tutte le magie possibili e immaginabili, quando basta un Avada Kedavra ad ucciderti. Penso che l’utilizzo random di magie da parte di Harry sia “etico”: non posso uccidere l’avversario, quindi posso solo rallentarlo o renderlo innocuo. Ma alla fine tutto si riduce a variabili che poco c’entrano con la potenza della magia o la magia stessa. Che poi una magia è più potente in base a cosa? Alla bacchetta? Al mago? Cosa ha/fa Silente piuttosto che un mago normale per avere magie così forti? Misteri.

    • Il fatto che il Ministero non abbia mai usato le Giratempo per provare a fermare Voldemort è una pecca gravissima: che senso ha avere a disposizione uno strumento così potente se non lo si usa in situazioni di pericolo mortale? Però il suo utilizzo avrebbe creato così tanti paradossi temporali che nemmeno un autore più esperto della Rowling sarebbe stato capace di gestirli, per questo quando se ne è resa conto la scrittrice ha distrutto tutte le Giratempo.
      Quanto ai duelli, ogni volta che ne leggo uno non posso che sbuffare. Per motivi morali a Hogwarts non si insegna Avada Kedavra? Ok, insegna a tutti solo Stupeficium, ma insegna a fare la magia in fretta e a non mancare il bersaglio, a livello di incantesimi di attacco non serve altro (andrebbe bene anche un Petrificus Totalus, ma visto che questa formula è più lunga e richiede più tempo è meglio l’altro incantesimo).
      Ci sono punti in cui la Rowling mi piace molto, a coinvolgere è brava, però ce ne sono altri in cui la trama non regge, così come non reggono alcuni elementi magici. Alla fine la magia più grande della Rowling è stata avvicinare alla lettura un’infinità di persone, ma io pur apprezzandola non la annovero tra i miei autori preferiti.

  2. Simone Fileni ha detto:

    Una cosa che mi sono chiesto è per quale motivo il Veritaserum non viene utilizzato nei processi…

    • Altro esempio di elemento magico introdotto e usato in modo poco convincente. La Rowling lo fa spesso: inserisce qualcosa che le serve nella trama al momento, ma non si chiede cosa comporterebbe davvero per il suo mondo l’esistenza di un simile manufatto. Questo è il motivo principale per cui la Rowling pur divertendomi non è uno dei miei autori preferiti.

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