Tempesta di spade di George R.R. Martin. Capitolo 1: Jaime

Jaime.

Sì, abbiamo letto tutti bene. Tempesta di spade, prima parte di A Storm of Swords, terzo romanzo di Le cronache del ghiaccio e del fuoco di George R.R. Martin, inizia – prologo a parte – con un nuovo punto di vista. Per la verità questo personaggio lo conosciamo fin dall’inizio: Sterminatore di re, pronto nel buttare bambini giù da una torre… e poi? Più volte Martin ha ricordato come ciascun personaggio è il protagonista della sua storia, e vede le cose dal proprio punto di vista. Noi abbiamo sempre guardato Jaime con gli occhi dei membri della famiglia Stark: Ned, Bran, Catelyn, ma lui cosa pensa davvero? E noi lo vogliamo davvero scoprire? La domanda non è oziosa, al di là del rifiuto di Martin di narrare le cose dal punto di vista di Rickon (troppo difficile entrare nella testa di un bambino così piccolo, e poi cosa avrebbe di significativo da raccontare? Già Bran non capisce parte di ciò che accade intorno a lui, per esempio non aveva capito né la conversazione fra Jaime e Cersei né cosa stavano facendo, e Rickon è più giovane di cinque anni), davvero vogliamo scoprire nella mente di tutti i suoi personaggi adulti? Nella mente di Jeoffrey voi ci entrereste? E Jeoffrey, avendo letto tutto quanto Martin ha pubblicato fino a questo momento, non è il personaggio peggiore della saga.

Avendo scelto di narrare la storia anche dal punto di vista di Jaime, iniziare proprio con lui secondo me è un’ottima decisione. Rientriamo nella storia che conosciamo ma da un’altra angolazione, e in qualche modo ne siamo spiazzati. L’ultima volta che avevamo visto Jaime, ricordo, si trovava in una cella di Delta delle Acque in compagnia di una Catelyn distrutta dal dolore e insieme furente che voleva la spada di Brienne.

Ora Jaime è, se non proprio libero, almeno all’aperto in compagnia di Brienne e di ser Cleos Frey, cugino di Jaime in quanto figlio di Genna Lannister, sorella di lord Tywin e di suo marito Emmon Frey. Jaime e Brienne si detestano, lei vede in lui un nemico, colui che ha infranto il suo giuramento uccidendo il proprio sovrano e che ha provato ad ammazzare uno dei figli della lady a cui lei ha giurato fedeltà. Lui vede la sua carceriera, una donna brutta, testarda quando a lui farebbe comodo il contrario, e stupida. Che il figlio di uno dei nobili più ricchi e potenti del regno, bello e abilissimo con la spada, si senta superiore agli altri e sia arrogante è normale, ma saperlo non lo rende più simpatico.

Rivediamo il volo di Bran, Jaime che si era sentito spiato nell’unico momento d’intimità che era riuscito a trovare con la sorella-amante e Cersei che era convinta di poter fargli tenere la bocca chiusa. Bran non aveva capito quel che aveva visto, ma Robert non avrebbe avuto le sue stesse difficoltà, perciò se Bran avesse parlato Cersei, Jaime e i loro tre figli sarebbero stati giustiziati. Jaime pensa di poter risolvere tutto con una spada: uccidere Bran, e poi Ned, e poi Robert… che problema c’è? Il ricordo comunque ha il merito di illuminare un po’ la dinamica fra fratelli, dicendoci che nell’occasione il sanguinario, quello votato all’azione, era lui, mentre lei tendeva più a manipolare, e ci fa sapere che non è stato Jaime a mandare il sicario ucciso da Estate, altrimenti non sarebbe qui a interrogarsi.

Jaime si rasa. La sua collaborazione è forzata, ma ha ragione nel non voler essere riconosciuto. La nave prosegue, e una ragazzina fugge alla vista della vela. Alla vista della vela, non dei suoi colori, le parole “rossa e blu” di pagina 37 sono un’aggiunta di Sergio Altieri, che evidentemente ci vuole ricordare i colori di casa Tully. Aggiunta innocua? Non lo so…

La terra è devastata dalla guerra, nel suo viaggio il terzetto s’imbatte in alcuni cadaveri e Brienne inizia a scoprire quello che Martin va ripetendo sui cavalieri del nostro Medioevo: “I veri cavalieri fanno ben di peggio ogni volta che vanno in guerra” (pag. 38). La cavalleria come qualcosa di nobile è un nostro sogno ideale, la realtà era ben altro. Le ipotesi su chi possa aver compiuto il massacro vanno da lord Jonos Bracken a Marq Piper, da Beric Dondarrion a Roose Bolton fino ad Amory Lorch. Noto i nomi perché li ritroveremo tutti, anche se non tutti hanno la stessa importanza. Intanto però Martin fa del suo meglio perché ci siano familiari. Beric Dondarrion viene definito un elfo dei boschi che uccide solo soldati, mentre Roose Bolton, sconfitto da lord Tywin sulla Forca Verde, ha preso Harrenhal, e noi sappiamo che per questo è stata fondamentale una zuppa di Donnola.

La fuga dei tre ovviamente viene scoperta, Catelyn ha agito di sua iniziativa ed è dovere di Edmure Tully riacciuffare i fuggitivi per il suo re, Robb Stark. Ma se Jaime è pronto a una morte gloriosa Brienne si dimostra più intelligente di quanto gli altri non credano, e anche più abile e determinata. La cosa più sorprendente, alla fine, è che Jaime le tenda il remo.

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2 risposte a Tempesta di spade di George R.R. Martin. Capitolo 1: Jaime

  1. Matteo ha detto:

    Jaime, una volta divenuto PoV, è rapidamente salito in cima alla classifica dei mie personaggi preferiti. Una piacevole “riscoperta” (e credo non solo per me).

    • Vedere le cose dal suo punto di vista ci ha fatto riconsiderare molte cose, non solo lui ma anche il modo in cui vediamo il mondo. Non mi sono soffermata su questo perché voglio evitare spoiler, al di là di quei momenti in cui Martin inserisce indizi di cose che si riveleranno importanti in futuro. Più avanti ci sarà tempo in abbondanza per parlarne…

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