Note di cronologia fra La regina dei draghi e Tempesta di spade di George R.R. Martin

Nota di cronologia

“Le cronache del Ghiaccio e del Fuoco” sono raccontate attraverso gli occhi di personaggi distanti talvolta centinaia o addirittura migliaia di leghe gli uni dagli altri. Alcuni capitoli si svolgono nell’arco di un solo giorno, altri di un’ora, altri ancora narrano vicende che si sviluppano in una settimana, un mese o magari sei mesi. Con una simile struttura, la narrazione non può essere rigorosamente sequenziale. In taluni casi, infatti, eventi importanti accadono simultaneamente, ma a migliaia di leghe di distanza.

I capitoli d’apertura di Tempesta di Spade non seguono cronologicamente le vicende narrate nelle ultime pagine de La Regina dei Draghi, ma vi si sovrappongono. Ho scelto di aprire rivolgendo uno sguardo ad alcuni fatti che stavano accadendo sul Pugno dei primi uomini, a Delta delle Acque, ad Harrenhal e sul Tridente mentre la Battaglia delle Acque Nere infuriava ad Approdo del Re, e a ciò che ne è seguito…

Ah, la cronologia…

Tempesta di spade non inizia con un prologo ma con una nota di cronologia. Il prologo c’è, ma è compreso fra le pagine 11 e 29, e io qui sono ancora a pagina 10. Siamo abituati, con i libri fantasy, ad avere un grande apparato di mappe, indici dei nomi o genealogie, informazioni sul sistema magico o sulle divinità, appendici su calendari e sistemi di misura e via di questo passo. Un fantasy ha bisogno di un bel po’ di elementi di contorno per state in piedi, con l’autore che deve conoscere davvero il suo mondo, anche se poi al lettore non dice tutto per non sommergerlo di informazioni che ai fini della storia sono marginali. Ma una nota di cronologia di questo tipo è abbastanza rara.

Il prologo di Tempesta di spade si svolge contemporaneamente agli avvenimenti conclusivi di La regina dei draghi. E allora perché George R.R. Martin non lo ha piazzato lì? Perché al suo interno non avrebbe avuto senso. Gli archi narrativi di Arya, Sansa, Tyrion, Bran, Jon, Catelyn, Davos, Theon e Daenerys sono compiuti. Tutti hanno avuto un loro percorso che li ha visti arrivare a situazioni molto diverse da quelle iniziali. Magari a livello geografico sono nello stesso posto, ma sono cambiati i modi con cui si relazionano con gli altri, o hanno avuto comunque qualche mutamento significativo. E per alcuni di loro le cose sono cambiate davvero tanto. Staccare, andare a narrare fatti totalmente slegati dalle altre trame e dal punto di vista di un personaggio secondario come Chett, avrebbe fatto perdere il ritmo al romanzo. E aggiungere un altro paio di capitoli, a Delta delle Acque o ad Harrenhal, avrebbe attenuato la forza della conclusione delle storie dei personaggi che si trovano in quei posti. Per questo Martin ha preferito posticipare alcuni capitoli al terzo romanzo, anche se narrano di fatti contemporanei a eventi narrati nel secondo romanzo.

Per chiarezza ricordo che quando parlo dei romanzi mi riferisco alle opere così come le ha scritte Martin e non alla loro suddivisione italiana, quindi intendo A Game of Thrones (anche se da noi è noto come Il trono di spade e Il grande inverno), A Clash of Kings (Il regno dei lupi e La regina dei draghi), A Storm of Swords (Tempesta di spade, I fiumi della guerra, Il portale delle tenebre), A Feast for Crows (Il dominio della regina e L’ombra della profezia) e A Dance with Dragons (I guerrieri del ghiaccio, I fuochi di Valyria e La danza dei draghi), anche se parlando di libri – attenzione alla differenza dei termini che scelgo – uso i titoli italiani e faccio riferimento al numero di pagine dell’edizione in dodici volumi. Il motivo è semplice: se parlo dell’opera di Martin faccio riferimento a quello che lui ha scritto, cinque romanzi, ma se parlo di quello che noi leggiamo posso citare il numero di pagina solo dell’edizione che possiedo io, che è quella in dodici volumi, senza considerare che indicare i vari titoletti indica in modo più preciso in quale punto della storia ci troviamo.

Martin quindi ha narrato nel prologo di Tempesta di spade (A Storm of Swords) dell’arrivo degli Estranei al Pugno dei Primi Uomini, anche se i lettori scoprono quel che è successo molti capitoli più avanti. David Benioff e D.B. Weiss hanno deciso di anticipare quell’attacco alla fine della seconda stagione di Il trono di spade, decisione che condivido. Sorpresi? Di solito quando romanzi e serie televisiva divergono io sto dalla parte dei romanzi e critico la scelta televisiva, che invece in questo caso approvo. Non sto però criticando i romanzi, sto solo valutando i punti di forza e di debolezza delle due diverse forme espressive. E se la conclusione di La regina dei draghi (A Clash of Kings) con la considerazione di Bran che, nonostante tutto, Grande Inverno, come lui, è spezzato ma non è ancora morto, è perfetta, quella scena non ha un forte impatto visivo. Meglio allora alimentare le preoccupazioni per la stagione successiva con l’arrivo di un vasto esercito di Estranei, anche se è una fesseria aver fatto in modo che uno di loro vedesse Sam e decidesse d’ignorarlo. Ma quando mai gli Estranei decidono di lasciare in pace qualcuno?

Torniamo a noi: La fine di La regina dei draghi e l’inizio di Tempesta di spade sono in parte contemporanei. È qualcosa che Martin – con un po’ di colleghi scrittori – aveva già fatto una decina di anni prima nella serie Wild Cards. Nei bassifondi, quinto libro della serie, si svolge contemporaneamente a La missione, quarto romanzo. Questo sdoppiamento di trame si ripete, ed è strutturato ancora meglio, con sesto e settimo romanzo, Il candidato e La mano del morto, con personaggi che compaiono in entrambi i volumi e con alcuni eventi che si capiscono davvero solo dopo aver letto entrambe le storie. Però sono storie diverse, con protagonisti diversi anche se alcuni elementi sono comuni.

Martin compie in Le cronache del ghiaccio e del fuoco una scelta che a livello narrativo aveva già fatto e che ripeterà in modo molto più evidente in seguito, con A Feast for Crows e A Dance with Dragons. Per la verità già in A Game of Thrones la storia di Daenerys era iniziata qualche mese prima rispetto alle altre, anche se il suo primo capitolo è solo il terzo che incontrano i lettori del romanzo, ma ai lettori serve un po’ di tempo per capirlo, e non tutti se ne rendono conto.

Il problema è che quando una storia si espande a dismisura, con una moltitudine di personaggi come protagonisti, diventa difficile portare avanti tutte le storie contemporaneamente. Robert Jordan in Il cuore dell’inverno, nono romanzo di La Ruota del Tempo, ha fatto iniziare tutte le trame nello stesso giorno, ed è stato molto criticato per questo perché i lettori hanno avuto l’impressione che la storia non andasse avanti. Lo stesso Jordan in seguito ha indicato in questa struttura l’unica cosa che avrebbe voluto cambiare nei suoi libri perché non aveva ottenuto l’effetto che desiderava. E per diversi libri Jordan ha lasciato fuori uno dei protagonisti.

Subito dopo di Jordan e della sua monumentale saga è arrivato Martin. Robert e George hanno fatto da apripista a un nuovo modo di narrare le storie fantasy, a un nuovo formato, e hanno dovuto inventarsi la loro strada a costo di sbagliarla, o di dover operare correzioni in corso d’opera. Martin, dopo aver impiegato moltissimo tempo a scrivere il quarto romanzo, ha deciso di spezzarlo in due romanzi, operando una suddivisione di tipo geografico.

A Feast for Crows si svolge in Westeros, nella parte a sud del continente e nelle Isole di Ferro, con qualche puntata a Braavos. A Dance with Dragons, che per lo più è contemporaneo ad A Feast for Crows, si svolge a Essos e nella parte settentrionale di Westeros, prima di riunire i tempi dei due romanzi nella seconda parte di Dance e di aggiungere al romanzo località come Approdo del Re o altri territori del Sud. Scelta, questa, che Benioff e Weiss non hanno potuto seguire, sia perché non potevano pretendere che gli attori principali restassero fermi una stagione e poi tornassero tranquillamente a ricoprire i loro ruoli, sia perché non potevano pretendere che gli spettatori si ricordassero di tutti i personaggi – ricordo che Il trono di spade è la serie televisiva con il maggior numero di personaggi importanti da ricordare – anche se non li avessero visti per due o più anni. In qualche caso lo hanno fatto, ma hanno cercato di ridurre al minimo la temporanea sparizione dei vari personaggi. La suddivisione temporale della serie televisiva, dalla terza stagione in poi, è molto lontana da quanto scritto da Martin, con gli eventi del terzo romanzo inseriti nelle stagioni III, IV e V, numerosi episodi inventati dalla televisione per poter avere una trama per ciascun personaggio e la stagione V che comprende anche anticipazioni di eventi successivi al quinto romanzo.

Inutile dire che anche la suddivisione geografica del quarto e del quinto romanzo di Martin è stata criticata. Se i lettori di Jordan, che hanno avuto pochi progressi per tutte le storie, si sono lamentati perché la trama non procedeva, i lettori di Martin si sono lamentati perché in A Feast for Crows alcune trame mancavano completamente. Problemi legati alla vastità delle storie, anche se io preferisco concentrarmi su ciò che le storie mi danno, e con questi scrittori mi danno sempre tanto.

In Il dominio della regina c’è un dialogo fra due punti di vista, narrato con gli occhi di uno solo dei due. In I guerrieri del ghiaccio il dialogo viene riproposto, le parole dette sono le stesse, ma cambia il punto di vista. Cambia l’atmosfera, cambiano le sensazioni che il lettore ricava da quella conversazione. Ho letto di persone che si sono lamentate perché hanno giudicato la cosa come un’inutile ripetizione, io ho trovato queste pagine straordinarie. Confrontandole si vede come gli stessi eventi possano essere percepiti in modi tanto diversi e ci fanno capire un bel po’ di cose sulla soggettività con cui affrontiamo la vita, e sulla caratterizzazione dei personaggi. Non è un espediente che può essere usato troppo spesso, altrimenti davvero si scade nella ripetizione, ma se usato con moderazione può essere illuminante.

Martin dunque è stato costretto a posticipare la narrazione di eventi per non rovinare ritmo e atmosfera di altri eventi che si sono svolti contemporaneamente. Il tempo è il maggior problema di Martin, non tanto quello delle date di scadenza della consegna del manoscritto, che continua a mancare, quanto quello dei continenti di Westeros ed Essos. Spesso ha spostato alcuni capitoli avanti o indietro nei libri che stava scrivendo, e a volte li ha pure spostati da un libro all’altro per ottenere l’effetto a suo giudizio migliore, o per gestire meglio gli archi narrativi. E i problemi di cronologia, l’incontro di numerosi personaggi in una determinata località in un ben preciso momento, sono stati ciò che più di ogni altra cosa ha rallentato la scrittura di A Dance with Dragons. Ora i personaggi si dovrebbero avvicinare, il tempo dovrebbe tornare più lineare, anche se Martin di problemi deve averne incontrati un bel po’ visto che A Dance with Dragons è del 2011 e ancora non abbiamo idea di quando pubblicherà The Winds of Winter. Avremo spoiler dalla sesta stagione di Il trono di spade, per quello che valgono, ma è un lungo discorso che ho già fatto in passato e che non intendo riprendere ora. Intanto noto che andando avanti con la lettura facciamo un piccolo passo indietro recandoci molto a nord, in quelle terre gelide che si trovano oltre la Barriera…

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2 risposte a Note di cronologia fra La regina dei draghi e Tempesta di spade di George R.R. Martin

  1. Raffaello ha detto:

    Guarderò la serie Tv, non posso esimermi…ma la guarderò con la morte nel cuore. Stavolta avevo proprio sperato arrivasse prima il libro, così da non beccarmi altri spoiler televisivi (al di la di Via col vento e tutte le giustificazioni martiniane del caso). Sarà una visione agrodolce, temo…probabilmente molto più “agro” che “dolce”. Speriamo che non riescano a rovinarci la lettura del tutto.

    • Gli spolier ce li beccheremo, l’unico modo per evitarli sarebbe staccare il computer e isolarci dal mondo. Io provo da almeno trent’anni a non sapere nulla di calcio, eppure vengo costantemente aggiornata da chi mi sta intorno che, magari parlando non direttamente a me ma a qualcun altro a portata del mio udito, mi fa sapere chi ha (o non ha) segnato, quale arbitro è un incapace, per non dire un venduto, e via dicendo.
      Martin non è un argomento di conversazione così popolare come il calcio, ma la gente ne parla, i colleghi mi chiedono informazioni o chiarimenti, c’è gente su internet che scopre per caso il mio blog e mi chiede un’opinione su episodi che non ho ancora visto… è ovvio che mi diranno cosa avviene nella sesta stagione, della quinta ho visto solo qualche immagine e so
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      della morte di Barristan nella quarta puntata, di Aspra Dimora e Karsi, della trama di Sansa, della sanguinaria Ellaria Sand e della povera Myrcella (ma tanto muore anche nei libri, hai presente la profezia di Maggie la Rana?) o di Shireen. Mi verrà spoilerato tutto? Probabile, preferirei di no ma l’alternativa è andarmi a nascondere fino a quando Martin non avrà pubblicato l’ultimo romanzo. Mi rovineranno la lettura? Qualche sorpresa me la toglieranno, ma viste le divergenze non saprò cosa c’è di vero e cosa di inventato fino a quando non leggerò i libri, e io ho smesso di prendere sul serio la serie televisiva dalla seconda puntata della terza stagione, quando Catelyn si autoaccusa per non essere stata capace di amare Jon. Con Kay piango anche alla terza lettura, pur sapendo chi, dove, quando e come muore, perciò l’effetto sorpresa per quanto importante non è fondamentale per apprezzare il libro. Qualunque cosa faranno Benioff e Weiss, non potranno mai togliermi il piacere di leggere quel che Martin scrive.

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