Richard Adams: La collina dei conigli

Conigli? No, grazie.

Per anni ho ignorato La collina dei conigli di Richard Adams. Anche se amo la volpe di Il piccolo principe i libri sugli animali non mi fanno impazzire. L’antico regno del silenzio di Martin Hocke, il cui protagonista è un gufo? Ignorato. Il canto di Acchiappacoda di Tad Williams, il cui protagonista è un gatto? Ignorato, anche se a suo tempo avevo amato Il ciclo delle spade. Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare di Luis Sepúlveda? Letto, e avrei potuto risparmiarmelo. La collina dei conigli di Richard Adams? Per anni l’ho ignorato, anche se ho iniziato a riconsiderare la mia decisione dopo aver letto, nel 2010, il bell’articolo di Rita Ricci La collina dei conigli e l’utopia concreta della Decrescita, pubblicato sul secondo numero di Effemme. E poi non so quante persone me ne hanno parlato bene, compreso quel Raffaello che mi ha già detto che il libro merita molto più delle tre stelle che gli ho assegnato io, e l’ho visto comparire in non so quante liste di opere fondamentali per il genere.

All’inizio ho faticato, e molto. Ho letto qualche capitolo e poi, per dedicarmi a qualcosa di più interessante, sono passata al saggio Re Artù di Paolo Gulisano. Ho giudicato un saggio più divertente di un romanzo! Poi ho ripreso Adams, e dopo qualche altro capitolo mi sono buttata su Il trono della luna crescente di Saladin Ahmed, romanzo che avevo già letto tre anni fa in lingua originale. Ancora qualche capitolo di Adams e poi una rapidissima lettura del racconto Fistborn di Brandon Sanderson, senza dubbio il testo che in quest’ultimo periodo mi è piaciuto di più. Poi ancora La collina dei conigli prima di passare alla Guida completa alla saga di Harry Potter di Francesca Cosi e Alessandra Repossi. E, alla fine, ho completato la lettura del romanzo.

L’abitudine di leggere più libri nello stesso periodo me la porto dietro da anni, in quest’elenco non compaiono neppure i libri che ho iniziato a leggere prima di La collina dei conigli – ne ho terminato uno proprio fra la Guida completa alla saga di Harry Potter e La collina dei conigli – e che sto leggendo con calma per scelta e non per scarso interesse. Il problema è che la storia di Adams proprio non mi prendeva, e allora io deviavo, mi buttavo su altro nel tentativo di riprendermi dopo essermi sorbita pagine e pagine di vicende che non mi comunicavano nulla, e che anzi a volte mi irritavano pure.

Ma chi sono i protagonisti di questa storia? Se parliamo di aspetto sono conigli, e a volte il loro comportamento è proprio quello del coniglio. E, mi spiace, ma io con un coniglio non riesco a immedesimarmi. Delle vicende narrate m’interessava ben poco. Ma se parliamo di comportamento a volte sono esseri umani, con generali, pattuglie, gran consigli e via dicendo, e in questo caso la mia sospensione dell’incredulità andava a farsi friggere. Semplicemente quello che leggevo mi pareva così assurdo da non potergli credere, da farmi sentire addirittura presa in giro perché l’autore mi stava narrando una storia totalmente priva di senso, e ricordate che io non ho problemi se in una storia m’imbatto in tre draghi sputafuoco che ubbidiscono a un’esile fanciulla come se fosse la loro mamma o in corni magici capaci di richiamare dalla tomba eroi defunti per farli combattere di nuovo.

A questo si aggiungeva il linguaggio, che a volte presentava parole inventate, causandomi problemi di comprensione – ma dire di notte invece di fu-Inlé no? – e a volte faceva giri di parole strani per indicare cose di cui i conigli non conoscevano il nome, salvo poi indicare il nome corretto poche pagine più avanti. Insomma, se i conigli hanno il loro linguaggio, il lapinese (!), perché ci sono termini che all’inizio non sono usati (vedi ferrovia) perché non fanno parte della loro esperienza e quindi del loro vocabolario, e dopo un po’ sì? Probabilmente Adams creando il lapinese voleva dare maggiore profondità alla società dei conigli, ma non sempre lo ha fatto in modo coerente, con il risultato di staccarmi ancora di più dalla sua storia. Già solo l’idea di una società di conigli mi mette i brividi, e non in senso positivo.

Va bene la Decrescita di cui parla Rita, i temi importanti, ci sono, ma per me era la noia quasi totale, con le leggende lapine a peggiorare la situazione. El-ahrairah svolge funzioni da vero e proprio trickster, e in genere amo questi personaggi, ma un trickster animale lo posso accettare nelle leggende, come il dio Coyote dell’America del Nord, faccio molta più fatica ad accettare che siano gli animali ad avere a loro volta delle leggende. Tranne quelli di Anni senza fine di Clifford D. Simak, loro sono un caso a parte. In più di un’occasione le leggende oltre ad attenuare la “drammaticità” (ma quale drammaticità, io quasi sbadigliavo) del racconto e a donargli maggiore profondità hanno fornito lo spunto per lo sviluppo della trama dei vari Moscardo, Quintilio, Parruccone e via dicendo, ma questo non mi impediva di essere infastidita ogni volta che mi imbattevo in una di queste digressioni che mi apparivano inutili. Capisco la loro funzione nella storia, a volte le digressioni le amo pure, vedi gli interludi di Le cronache della Folgoluce di Brandon Sanderson – ma se la storia non mi prende una digressione è solo un modo in più per perdere tempo.

L’interesse è arrivato con la vicenda di Efrafa, probabilmente perché in questo caso i protagonisti si sono trovati a dover affrontare un nemico concreto e della loro scala, mentre in passato l’unica opzione per salvarsi da minacce troppo più grandi di loro era stata la fuga. Con qualcosa di concreto da fare, piani da realizzare, azioni da mettere in pratica e imprevisti a cui dover fare fronte, l’interesse è arrivato. Non che tutto sia filato liscio nella parte finale del libro, da parte mia ci sono stati diversi momenti di perplessità, ma nel complesso mi sono divertita, con l’epilogo che è stato quasi commovente. Ma che fatica per arrivarci!

Conigli? No, grazie. Ai libri incentrati su animali preferisco altro.

La quarta di copertina:

Nel sud dell’Inghilterra, sulle colline del Berkshire, vive in pace una numerosa comunità di conigli. Tra loro c’è il piccolo Quintilio, che ha il potere di fare dei sogni premonitori: questa volta il sonno gli ha parlato di una terribile minaccia che sta per abbattersi sulla sua gente. Qualcosa di inspiegabile, che viene dagli uomini. Ma quando tenta di mettere in guardia il suo popolo, come spesso accade ai profeti, nessuno gli crede. E cosa può fare il piccolo Quintilio se nemmeno il Coniglio Capo gli presta attenzione? Semplice, decidere di fuggire lontano con un gruppo di amici fidati. Attraverso terre sconosciute e impervie, la coraggiosa compagnia di conigli intraprende un viaggio alla conquista della libertà e di una nuova possibilità di vita, imbattendosi in pericoli di tutti i tipi: da una conigliera dove i conigli sono un po’ apatici ma hanno cibo in abbondanza (anche se ogni tanto qualcuno scompare), a una strana comunità dove le coniglie non fanno più cuccioli… Un fantastico romanzo epico, a metà tra Tolkien e Orwell, un classico in cui Richard Adams dà forma a un universo divertente e appassionante, alla ricerca di un mondo migliore.

Un estratto: http://www.rcslibri.it/wp-content/uploads/2015/11/21/295187/3410077-9788817084178_abstract.pdf.

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8 risposte a Richard Adams: La collina dei conigli

  1. Raffaello ha detto:

    Pensa che io da ragazzino ho amato follemente tutti quei racconti con protagonisti gli animali. Leggevo solo quel tipo di libri. “L’antico regno del silenzio” è nel mio cuore e lo consiglierò sempre a chiunque.
    Capisco però che è questione di gusti…e magari anche di età…non so se adesso sarei in grado di apprezzarli allo stesso modo.
    Altro libro che ho amato da ragazzo è stato “La pietra e il flauto” di Bemmann…tu l’hai mai letto?

    • Può darsi che l’età abbia influenzato il mio giudizio, Il piccolo principe per esempio l’ho letto per la prima volta in prima media e l’ho amato fin da subito. Però, con qualche eccezione – vedi L’ultimo unicorno di Peter Beagle, letto meno di un anno fa – non ho mai amato particolarmente le storie aventi animali come protagonisti. Allo stesso modo non amo le storie umoristiche, infatti non ho apprezzato né la Guida galattica di Adams né l’unico Pratchett che ho letto. Limite mio, che riconosco ma che inevitabilmente influenza il mio godimento dei libri.
      No, non ho mai letto “La pietra e il flauto”. Credo di averlo preso in mano un paio di volte, in biblioteca, ma avendo in mano già altri tre libri, limite massimo consentito per il prestito, ho dovuto metterlo giù e poi non l’ho più cercato, senza nessun motivo preciso.

  2. Raffaello ha detto:

    Quello è stato un altro libro che ha segnato la mia adolescenza. Se ti ricapitasse in mano facci un pensiero (non ha animali come protagonisti e non è umoristico 😛 )

  3. francescoco ha detto:

    Io sono tra quelli che ti consigliava di leggere questo libro, che ho amato da ragazzo e che ho riletto più volte da adulto. Capisco le tue critiche ed in parte le condivido, in particolare quelle sulle disgressioni che non mi hanno convinto nemmeno in prima lettura, e nelle riletture le ho saltate del tutto. A me però questo libro è piaciuto e piace, mi prende, mi commuove..e ,adoro Parruccone (traduzione orribile),.Forse letto tutto di un fiato, saltando le digressioni, ti avrebbe preso un o di più, forse, Grazie del tuo commento e sempre complimenti al tuo meraviglioso blog.

    • Saltare le parti di un libro proprio non è da me, non ho mai saltato neppure le due quasi indigeribili pagine dedicate al portale della chiesa da Umberto eco ne Il nome della rosa. Lì si che stavo stramazzando, anche alla quarta lettura, e io amo l’arte medievale.
      La conclusione è commovente, e alcune parti mi sono piaciute, probabilmente la mia fatica è legata all’unione di un’età troppo avanzata per la lettura di questo libro e alle mie preferenze per altri generi. Diciamo che una lettura comunque ci sta, sto cercando di leggere i classici del genere, anche se lo faccio con molta calma inframezzandoli a opere più moderne, e se pure all’inizio sono stata tentata di chiudere il libro e non riaprirlo più alla fine non era male. Però vista la fatica dubito che leggerò mai altro di Adams.

  4. Daniele ha detto:

    Mi hanno parlato sempre benissimo di questo libro; dopo questa recensione non so se mai lo comprerò (anche la mia coda è pressoché infinita). Penso che sia uno di quei libri che letti da piccoli sia bellissimo, mentre se lo leggi da adulto si perde gran parte della magia e del piacere. Sono contento infatti di aver letto HP da piccolo… da grande lo avrei massacrato (e l’ho fatto) senza pietà.

    • Ci sono anche molti adulti che reputano questo libro un capolavoro. Magari sono influenzati dalle impressioni ricavate da una prima lettura compiuta in giovane età, ma ho sentito più pareri positivi che negativi. Poi è vero che una selezione dei libri da leggere in qualche modo va fatta, e anche le mie perplessità possono essere utili per decidere se leggere un libro oppure no.
      Io non ho letto Harry Potter subito, la saga era già abbastanza famosa, e ormai avevo più di trent’anni. In alcuni punti l’ho trovata troppo infantile, o non sono stata del tutto convinta dalla trama, tanto è vero che se devo citare i miei autori preferiti la Rowling non compare mai nell’elenco, però è un’ottima lettura per i giovani e si può apprezzare anche da grandi, a patto di ricordare che l’opera non è destinata principalmente a noi.

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