La regina dei draghi di George R.R. Martin. Capitolo 38: Bran

Lo sapevamo che Bran non poteva essere morto. Io ne ero convinta, che George R.R. Martin uccidesse fuori scena uno dei suoi punti di vista, il primo che con Il trono di spade abbiamo imparato a conoscere e amare, sembrava quanto meno improbabile. Per la verità qualcosa sapevo davvero visto che ho l’abitudine, dopo aver letto un centinaio di pagine del romanzo (e non chiedetemi perché non lo faccia subito, prima di iniziare la lettura, o alla fine, dopo aver terminato, perché non lo so), di scrivermi un indice dei capitoli. Quindi io sapevo fin da prima che l’ultimo capitolo di La regina dei draghi sarebbe stato incentrato su Bran, anche se non avevo letto una sola riga di quel capitolo. Compilare l’indice è l’unica anticipazione che mi concedo, non sbircio mai il contenuto delle pagine. Perciò poteva anche essere una finta: nulla vieta a Martin di fare un salto indietro nel tempo e mostrarci avvenimenti che per altri personaggi sono già diventati passato, di fatto userà questo sfasamento temporale più volte nei romanzi successivi di Le cronache del ghiaccio e del fuoco, ma non è questo il caso.

Cominciamo con i sogni e le visioni da lupo di Bran, che “Nel cielo vide un grande serpente alato il cui ruggito era un fiume di fiamme” (pag. 458). Estate si trova in uno scenario inquietante, e quando vediamo a cosa corrispondono le immagini che lui ci trasmette la situazione non migliora per nulla. Pian piano ci rendiamo conto di come abbiano fatto Bran e i suoi compagni a sfuggire all’inseguimento di Theon: in realtà non sono mai andati via. Le cripte di Grande Inverno sono state il loro rifugio. Io non lo avevo sospettato, e la soluzione per me è geniale. Diamo uno sguardo alle tombe, facciamo un piccolo salto nel passato, cosa che mi fa sempre piacere, e ci soffermiamo sulle spade. Osha prende quella di Eddard, una spada forgiata dall’ormai defunto Mikken, ma il cadavere di Eddard in quella tomba al momento non c’è. La spada che dovrebbe far riposare il suo spirito per ora non è davvero necessaria. Meera prende quella del padre di Eddard, lord Rickard, e Bran quella del suo omonimo, il focoso zio Brandon. Ma non sarà pericoloso prendere quelle spade, almeno le ultime due visto che il corpo di Ned non si trova a Grande Inverno? Anche se non so se la presenza di un corpo nella tomba abbia una qualche importanza ai fini narrativi.

In Il trono do spade, caso mai ce ne fossimo dimenticati, avevamo letto che “Secondo l’antica tradizione, una lunga spada di ferro era posata di traverso sulle ginocchia di ognuno di essi, per consentire loro di tenere gli spiriti della vendetta imprigionati nelle cripte.” Non solo, “La ruggine aveva divorato la lama più antica, lasciando solamente poche tracce rossastre là dove il metallo era rimasto in appoggio sulla pietra. Ned si chiese se questo poteva significare che ora gli spettri erano liberi di vagare nel castello” (pag. 50). È da quando Bran e compagni hanno preso quelle spade che io sto aspettando che qualche spettro esca dalle cripte di Grande Inverno.

Bran, Osha, Meera, Jojen e Hodor erano sotto terra, non hanno visto cosa è accaduto, non sanno nulla del Bastardo di Bolton che ha ingannato ser Rodrik Cassel, tradito Theon e devastato il castello. Qualcosa glie la dice mastro Luwin che, scopriamo nel momento in cui lo dobbiamo abbandonare, è davvero intelligente e attento ai dettagli. Aveva capito che i morti non erano i fratelli Stark e prima di morire fornisce un prezioso suggerimento sull’inizio della fuga: la necessità di separarsi. Per quanto il romanzo abbia fornito molti momenti cupi non tutto è perduto, come ci ricordano le ultime righe viste dagli occhi di un Bran che guarda le torri:

“La pietra è forte” disse Bran a se stesso. “Le radici degli alberi scendono profonde. E sotto la terra, i re dell’Inverno siedono sui loro troni.” Finché tutto questo esiste, anche Grande Inverno continuerà a esistere. Non era ancora morta, era solo spezzata.

“Come me” pensò Brandon Stark. “Nemmeno io sono ancora morto.” (pag. 470).

 

 

Sotto la foto spoiler da I fuochi di Valyria

Visto quanto ho scritto più in su, c’è da stupirsi se io spero che lo spettro che infesta Grande Inverno sia un qualche Stark – Rickard o Brandon – uscito dalla tomba per vendicarsi di chi ha usurpato il suo castello? Non solo, spero anche in un risveglio più deciso del castello, che è costruito non solo con la pietra ma anche con la magia. Proprio come la Barriera.

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Una risposta a La regina dei draghi di George R.R. Martin. Capitolo 38: Bran

  1. daniele ha detto:

    Revenge !!
    E’ un piatto che si gusta freddo, e in effetti…

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