J.K. Rowling: Harry Potter e l’Ordine della fenice

Fra i romanzi scritti da J.K. Rowling Harry Potter e l’Ordine della Fenice è quello che mi è piaciuto di più. Alla fine di Harry Potter e il Calice di fuoco Voldemort aveva assassinato Cedric Diggory ed era tornato ad avere un corpo. Il livello di tensione perciò adesso è alto fin da subito, l’atmosfera leggera che dominava l’inizio degli altri romanzi è sparita. Immagino che per un amante del fiabesco sia un peccato, ma io sono più orientata sul genere epico, anche se non mi dispiace quando gli autori riescono ad alleggerire la tensione.

Cominciamo con un Harry bloccato per l’ennesima volta nella casa dei Dursley, e fin qui nulla di nuovo, anche se finalmente all’interno del libro ci verrà spiegato perché Harry continui a trascorrere le estati con zia Petunia e zio Vernon. Quando in un libro avviene qualcosa che non è ben giustificato, che sembra messo lì apposta per infastidire il protagonista ma che non ha nessun legame con la trama più ampia, o che avviene non si sa perché, io inizio a guardare storto il libro. Qui invece ci sono un bel po’ di spiegazioni necessarie, e sono fornite in modo convincente. Diamo uno sguardo nel passato, a cose che potevano sembrare poco rilevanti, come il perché Silente abbia assegnato la cattedra di Divinazione a Sibilla Cooman, a cose importanti per Harry, come i rapporti fra suo padre James e Severus Piton durante i loro anni di scuola, a cose che sono alla base stessa della saga, come il rapporto fra Voldemort e Harry. Le spiegazioni avvengono all’interno della trama, anche quando arrivano sotto forma di dialogo fra due personaggi non sono un semplice infodump piazzato lì per informare il lettore ma costruiscono qualcosa di nuovo, fosse anche solo l’aprirci gli occhi su cose che abbiamo visto senza vederle davvero. E sono molte altre le cose che scopriamo nel corso di queste pagine.

Torniamo all’inizio: Harry è a Privet Drive e arrivano i Dissennatori. In Harry Potter e il prigioniero di Azkaban i Dissennatori erano figure spaventose, poi, con la capacità del protagonista di evocare un Patronus, cosa che ne ha ridotto la pericolosità, sono retrocessi un po’ sullo sfondo. Qui si ergono in modo inquietante, e tornano a essere importanti per la trama. Avete presente il fucile di Cechov? Se i Dissennatori sono entrati nella storia poi non possono uscirne così, come se nulla fosse, e infatti appaiono fin dal primo capitolo e proseguono proiettando la loro lunga ombra in molte pagine.

Vediamo ancora una volta come sia possibile manipolare l’informazione. Resa inoffensiva Rita Skeeter, la Rowling trasforma La Gazzetta del Profeta in un bollettino del governo dominato da informazioni manipolate e propaganda, facendo attenzione però a mostrarci come scrivere cose diverse, come fa Il Cavillo, non sia necessariamente sinonimo di qualità.

Arrivati a Hogwarts la situazione si fa decisamente più cupa, soprattutto grazie alla presenza di un nuovo personaggio: Dolores Umbridge. Alcuni fatti che la riguardano si trovano qui: http://www.tor.com/2014/10/31/dolores-umbridge-rewrote-her-own-history-what-we-learn-from-jk-rowlings-new-story/. Prima o poi cerco nel mio computer la storia che la riguarda pubblicata a suo tempo dalla Rowling e dedico un approfondimento a questa simpatica personcina, di cui per ora mi sono occupata solo in Harry Potter: una finestra sulla realtà, articolo che ho pubblicato nell’undicesimo numero di Effemme. Al momento, per evitare spoiler, mi limito a ricordare che la Umbridge è fra coloro che pensano che “a volte le circostanze giustificano i mezzi” (pag. 694). Ecco, per quanto alcuni avvenimenti siano stati difficili da digerire, e mi riferisco più a un modo di comportarsi che a qualche morte, necessaria per la trama e non devastante come altre morti di cui sono stata testimone, stavolta ho sempre avuto l’impressione che i protagonisti facessero sul serio e che la posta in gioco fosse alta, cosa che in passato a volte non percepivo. Sì, a volte la tensione cala, soprattutto per merito di George e Fred Weasley, mentre la rigidità di Minerva McGranitt (come potete immaginare io possiedo la vecchia edizione dei romanzi) si rivela anche una forza straordinaria, con un alternarsi di toni che rende la lettura molto piacevole.

La cosa che mi convince meno è il duello finale. Davvero, il modo della Rowling di usare la magia, questo confronto a suon di parole – ma perché qualcuno dovrebbe usare una magia poco efficace con il rischio di dover continuare a combattere, o combattere di nuovo di lì a poco tempo, con lo stesso personaggio invece di liquidarlo in modo definitivo – mi sembra così assurdo da aver infranto la mia sospensione d’incredulità e avermi fatto perdere ogni coinvolgimento emotivo. Ogni tanto il mondo della Rowling presenta falle tali da ricordarmi perché, anche se a volte l’autrice sa coinvolgere a tal punto il lettore da fargli divorare una pagina dopo l’altra, non è lei la mia scrittrice preferita. In più si è anche dimenticata di concludere in modo adeguato l’anno scolastico, e considerando quante pagine ha speso sull’importanza dello studio, e sull’andamento della scuola nei suoi molteplici aspetti, la lacuna è grave. Forse non ha trovato lo spazio prima del confronto, perché non sarebbe riuscita a giustificare la presenza dei ragazzi a scuola a lezioni terminate, e dopo ha temuto che nuove scene avrebbero attenuato la drammaticità di quanto aveva appena narrato (anche se io la drammaticità me la sono persa nell’incredulità), fatto sta che la sensazione di un’assenza rimane.

Nonostante i difetti finali Harry Potter e l’Ordine della Fenice rimane comunque un buon libro, piacevole da leggere e capace di fornire ottimi spunti di riflessione.

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