La regina dei draghi di George R.R. Martin. Capitolo 37: Jon

Ultimo salto, per ora, oltre la Barriera. Ne Il trono di spade David Benioff e D.B. Weiss hanno fatto sì che i Bruti catturassero sia Jon Snow che Qhorin il Monco, facendoli affrontare in duello solo dopo. Io, come quasi sempre, preferisco l’episodio come narrato da George R.R. Martin. Davvero i Bruti sarebbero stati così stupidi da consentire a Jon e Qhorin di complottare sotto il loro naso?

Qhorin e Jon, dopo aver visto quello che hanno visto attraverso gli occhi di Spettro, hanno come unico scopo tornare dal Lord comandante e riferire della minaccia incombente. Il viaggio però è tutt’altro che facile. Scudiero Dalbridge, rimasto indietro a coprire la ritirata, è stato il primo a cadere. Ebben, inviato verso il Pugno dei Primi Uomini, non è durato molto di più, come prova Rattleshit qualche pagina più avanti rispetto alla sua partenza. Stonesnake ha perso il cavallo e si è incamminato da solo su una strada su cui è improbabile riuscire a sopravvivere, e per quanto ne sappiamo è ancora disperso. È interessante però ciò che gli dice Qhorin: “Digli che gli antichi poteri si stanno risvegliando. Digli che affronterà mostri e giganti. Digli che gli alberi hanno nuovamente occhi” (La regina dei draghi, pag. 448). Cosa sanno Qhorin e Mormont? Quanto c’è di vero nelle antiche leggende? Sarebbe bello scoprirlo, peccato che Qhorin non potrà mai dirci ciò che sa. Quello che fa è ripetere con Jon il giuramento dei Guardiani delle notte, ed è bene ricordarlo:

«Cala la notte, e ha inizio la mia guardia. Non si concluderà fino alla mia morte. Io non avrò moglie, non possederò terra, non sarò padre di figli. Non porterò corona e non vorrò gloria. Vivrò e morirò al mio posto. Sono la spada nelle tenebre. Sono la sentinella che veglia sul muro. Sono il fuoco che arde contro il freddo, la luce che porta l’alba, il corno che risveglia i dormienti, lo scudo che protegge i regni degli uomini. Consacro la mia vita e il mio onore ai guardiani della notte, per questa notte e per tutte le notti a venire.» (pag. 449).

Non è una ripetizione fine a sé stessa, i Guardiani della notte trovano davvero conforto nel loro giuramento nei momenti più difficili, ma in questo caso è un promemoria dell’obbedienza che Jon deve alla confraternita, anche a costo di fare qualcosa di disonorevole come rinnegare, almeno in apparenza, il suo giuramento.

«Se veniamo catturati, tu andrai con loro, come quella ragazza selvaggia che avevi catturato ti ha detto di fare. Ti chiederanno di fare a pezzi il tuo mantello, di prestare giuramento sulla tomba di tuo padre, di maledire i tuoi confratelli e il tuo lord comandante. Non dovrai esitare, qualsiasi cosa ti chiedano. Farai quello che vorranno… ma nel tuo cuore, ricorda chi sei e che cosa sei. Cavalca con loro, mangia con loro, combatti con loro per tutto il tempo necessario. E osserva

«Ma osservare che cosa

«Vorrei saperlo» rispose Qhorin. «Il tuo lupo ha visto i loro scavi nella valle del Fiumelatte. Che cosa stavano cercando in un luogo così tetro, così remoto? L’hanno trovata? È questo che devi scoprire prima di fare ritorno da lord Mormont e dai tuoi confratelli. E questa è la missione che ti affido, Jon Snow.»

«Farò come tu vuoi» disse Jon, con riluttanza. «Ma… tu glielo dirai, non è vero? Quanto meno al Vecchio Orso? Gli dirai che non ho infranto il mio giuramento.»

Qhorin il Monco lo scrutò da oltre le fiamme, i suoi occhi erano due pozze di tenebre. «La prossima volta che lo vedrò, lo farò. Te lo giuro.» (pag. 450)

Va bene, sono in fase di citazioni. Comunque visto che anche Ned avrebbe dovuto parlare a Jon di sua mamma mi sa che ne Le cronache del ghiaccio e del fuoco non bisognerebbe mai fare affidamento sulla possibilità di dire qualcosa a qualcuno la prossima volta che si vedrà quella determinata persona.

Jon e Qhorin fuggono, abbiamo un breve racconto sulle abilità da mancino forzato che ci fanno apprezzare ancora di più il Monco (per certi versi Maisie Williams ha fatto lo stesso: lei destrimane quando ha saputo che Arya Stark è mancina ha voluto imparare a fare le cose con la mano sinistra. Non le è riuscito in tutto, l’Arya di Il trono di spade è ambidestra, ma i suoi risultati indicano da un lato la sua determinazione e dall’altro il fatto che è possibile imparare a fare, e pure a far apparire naturali, determinati movimenti anche se compiuti con la mano sbagliata), ma è tutto inutile. I Bruti hanno con loro un metamorfo capace di spiarli dall’alto grazie alla sua aquila, perciò Jon e Qhorin non hanno mai avuto alcuna speranza di poter fuggire. E qui vediamo perché Qhorin ha voluto che Jon ripetesse il giuramento: sapendo di essere comunque morto il Monco ha voluto che Jon si salvasse per portare il messaggio ai Guardiani della Notte, e facendogli ripetere le parole gli ha ricordato che la loro vita, il loro onore, non contano nulla rispetto al resto.

Jon ovviamente non può conquistarsi un posto fra i Bruti solo con le parole, deve uccidere Qhorin. Una morte sulla sua coscienza, un peso necessario per poter continuare a fare ciò che sopra ogni cosa deve fare, ma che continuerà a opprimerlo. Ora per lui le cose cambiano completamente, e bisognerà vedere non solo se sopravviverà a questa mutata situazione, ma anche come la situazione influirà su di lui. La sua constatazione finale che questo è davvero il popolo libero può aprirsi a molte prospettive.

Sotto la foto spoiler da L’ombra della profezia

Qhorin, privo di parte della mano destra, è riuscito a diventare un combattente micidiale con la mano sinistra. Al contrario Jaime ha perso tutte le sue capacità, si ritrova a pensare ai movimenti con la conseguenza che non è più istintivo e naturale, e perde l’attimo giusto. Per Qhorin la capacità di usare la spada era qualcosa di utile, ma lui sarebbe stato comunque un ottimo ranger. Per Jaime, lo Sterminatore di Re, l’abilità con la spada era tutto, e ora è perso. “Lascia andare” dice uno dei personaggi di La Ruota del Tempo a un altro, anche lui privo della mano della spada. E lui alla fine lascia andare.

Non combatteva bene come un tempo. Non poteva: alcune forme per lui erano impossibili e non poteva colpire con la stessa forza di una volta.

(Robert Jordan e Brandon Sanderson, Memoria di luce, pag. 391)

Non è la stessa cosa, per quasi tutti le capacità diminuiscono (anche se mi viene in mente un mancino naturale diventato forzatamente destrimano, tale Ken Rosewall, e se non sapete chi è vi suggerisco di andarlo a cercare) ma si può perdere la mano e non esserne distrutti.

Sotto la foto spoiler da I guerrieri del ghiaccio

L’uccisione di Qhorin è stata solo una delle tante, dolorose tappe affrontate da Jon. Perché, come dice maestro Aemon,

«Mi sia consentito di dare al mio lord comandante un ultimo suggerimento» aveva detto l’anziano sapiente «il medesimo che diedi a mio fratello quando le nostre strade si separarono per l’ultima volta. Aveva trentatré anni quando il Gran Concilio lo scelse per salire al Trono di Spade. Un uomo fatto, con figli, eppure, per certi versi, ancora un ragazzo. Egg aveva nel profondo un’innocenza, una delicatezza che tutti noi amavamo. “Uccidi il ragazzo che è in te”, così gli dissi il giorno in cui m’imbarcai per venire alla Barriera. “Per regnare ci vuole un uomo. Un Aegon, non un Egg. Uccidi il ragazzo e permetti all’uomo di nascere.”» Il vecchio aveva sfiorato il volto di Jon. «Tu hai la metà degli anni che aveva Egg, e il tuo fardello è ancora più crudele, temo. Ben poca sarà la gioia che ricaverai dal comando, ma ritengo che dentro di te tu abbia la forza necessaria per fare ciò che va fatto. Uccidi il ragazzo che è in te, Jon Snow. L’inverno incombe su di noi. Uccidi il ragazzo e permetti all’uomo di nascere.»

pagine 145-146

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Una risposta a La regina dei draghi di George R.R. Martin. Capitolo 37: Jon

  1. daniele ha detto:

    bello il personaggio di Jon , e belle e profonde le parole di maestro Aemon : per il lettore, l’equivalente emotivo di un colpo di scena in un thriller d’azione, ottenuto senza alcuna azione, con le parole di un vecchio.

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