Aspettando Children of Earth and Sky di Guy Gavriel Kay

In maggio Guy Gavriel Kay pubblicherà il suo tredicesimo romanzo, Children of Earth and Sky. Tredici romanzi in 29 anni, visto che il primo, La strada dei re, è del 1984. Non proprio uno scrittore velocissimo, ma fra un autore che scrive in fretta e uno che scrive bene io preferirò sempre il secondo.

Dubito che Children of Earth and Sky verrà tradotto, di dodici romanzi solo cinque sono arrivati in Italia e tutti sono fuori catalogo, con l’unica eccezione della versione ebook di La rinascita di Shen Tai (Under Heaven). Eppure questo libro più di altri potrebbe risuonare in modo particolarmente forte per i lettori italiani. Basta leggere la quarta di copertina:

From the small coastal town of Senjan, notorious for its pirates, a young woman sets out to find vengeance for her lost family. That same spring, from the wealthy city-state of Seressa, famous for its canals and lagoon, come two very different people: a young artist traveling to the dangerous east to paint the grand khalif at his request—and possibly to do more—and a fiercely intelligent, angry woman, posing as a doctor’s wife, but sent by Seressa as a spy.

The trading ship that carries them is commanded by the accomplished younger son of a merchant family, ambivalent about the life he’s been born to live. And farther east a boy trains to become a soldier in the elite infantry of the khalif—to win glory in the war everyone knows is coming.

As these lives entwine, their fates—and those of many others—will hang in the balance, when the khalif sends out his massive army to take the great fortress that is the gateway to the western world…

Saressa, la ricca città-stato famosa per i suoi canali e la laguna, è Venezia, città visitata da Kay nel corso di un viaggio compiuto nell’autunno del 2013, qualche mese dopo la pubblicazione di River of Stars, probabilmente quando aveva già iniziato a pensare all’opera successiva. Quanto al giovane artista diretto a est per eseguire un ritratto del grande Califfo, stiamo parlando di Gentile Bellini e del suo viaggio del 1479-1480 con lo scopo di ritrarre Maometto II. E nel 1980, ricordo, il sultano Maometto II ha sferrato un attacco contro Rodi, vedendosi respingere dai Cavalieri dell’Ordine di Malta prima di conquistare e saccheggiare Otranto, anche se in quegli anni ci sono stati troppi conflitti fra la Repubblica e l’Impero Ottomano per poter dire, senza aver letto il romanzo, a cosa esattamente si sia ispirato Kay.

Kay, ricordo, scrive fantasy storica, non romanzi storici, tanto è vero che la sua città lagunare si chiama Saressa e non Venezia. I motivi si trovano nel suo desiderio di non attribuire a personaggi realmente esistiti pensieri e azioni che non gli appartengono per “esigenze narrative” e nella possibilità di modificare gli eventi a suo piacimento. Ho letto romanzi, basati su eventi storici reali, la cui trama si è poi orientata in tutta un’altra direzione, guerre il cui vincitore è cambiato, tempi che si sono dilatati o compressi rispetto a quanto avvenuto nella realtà, personaggi fittizi che sono vissuti molto di più (o molto di meno) rispetto a coloro che li hanno ispirati… Proprio perché l’ambientazione è ispirata a quella storica ma non è davvero quella dei luoghi che studiamo sui libri di storia, Kay può fare tutte le modifiche che vuole. Si comportano così, a volte, anche autori ritenuti seri dalla critica, penso per esempio al Mathias Énard di Parlami di battaglie, di re e di elefanti, incentrato su un viaggio a Costantinopoli di Michelangelo Buonarroti, viaggio che nella realtà è stato ipotizzato prima di sfumare nel nulla e che invece lo scrittore francese sceglie di narrare pur sapendo che la sua è solo una finzione.

I fatti narrati da Children of Earth and Sky non sono mai avvenuti, non nella nostra realtà, anche se sono stati in parte (quanta parte lo scoprirò in un prossimo futuro) ispirati da eventi reali, ma il fatto che quegli eventi sono legati a personaggi e situazioni familiari dovrebbero rendere il libro più interessante per il lettore italiano. Perché lo sottolineo? Perché io vorrei che questo libro venisse tradotto e, visto che non posso farlo io perché non sono un editore, ciò che posso e che intendo fare è parlarne con l’intento di incuriosire i miei lettori. È già successo che alcuni editori abbiano pubblicato dei romanzi perché si sono visti richiedere insistentemente la pubblicazione da parte dei lettori, il che significa che potrebbe accadere ancora. Ma perché accada io non devo essere la sola a far sapere di desiderare la traduzione di questo romanzo.

Il romanzo deve ancora essere pubblicato, perciò per il momento ne ho una conoscenza molto limitata. Mi piace molto la copertina realizzata da Larry Rostant, le cui fasi di realizzazione sono state commentate da Kay: http://www.brightweavings.com/journal/2015/08/one-books-cover/. Anche la copertina inglese non è male, la maggior parte delle copertine dei romanzi di Kay mi piacciono (avete visto quelle di Martin Springett per Fionavar? Probabilmente sono quelle che preferisco, ma anche John Howe ha realizzato delle immagini straordinarie, e come loro molti altri artisti i cui nomi sono meno noti), io comunque comprerò il libro nella versione illustrata da Rostant.

Fra le poche persone che hanno già letto il romanzo c’è Pat, il blogger che ho usato come modello di riferimento per quel che volevo fare io quando a mia volta ho creato un blog: http://fantasyhotlist.blogspot.it/. Non sempre i nostri giudizi coincidono, io apprezzo Brandon Sanderson molto più di lui, giusto per citare la differenza più eclatante, ma su Kay la pensiamo allo stesso modo. Pat ha cominciato a stuzzicarmi all’inizio del mese, dicendo di aver appena iniziato il romanzo, che al momento era ottimo, e citando una frase:

Having enemies could concentrate the mind, rally the heart.

Qualche giorno dopo ha scritto che si stava avvicinando alla conclusione, e che la sua impressione era che il romanzo avesse tutte le carte in regola per essere uno dei più importanti dell’anno. E naturalmente ha aggiunto un’altra citazione:

Legends, if you crossed their path, could get you killed.

Sapete che io amo quando le leggende si mescolano alla realtà? Anche alla realtà fittizia, in mano a un autore bravo quest’intersecarsi riesce quasi sempre a farmi venire i brividi. E Kay si è già occupato del tema, sempre in maniera straordinaria.

Ora Pat ha finito la sua lettura, e ha detto senza mezzi termini che questo potrebbe essere il romanzo migliore dell’anno. Suppongo che nel giro di qualche giorno pubblicherà una vera e propria recensione, in genere fa così. Intanto ha inserito un’ultima citazione, quella che mi piace di più e che mi ricorda ancora una volta perché amo il modo di scrivere di Kay. Non solo le sue storie, ma proprio il modo di usare le parole, e l’attenzione che dedica a dettagli, alla costruzione di sensazioni, che la maggior parte degli altri autori neppure immaginano che possano esistere:

We live among mysteries. Love is one, there are others. We must not imagine we understand all there is to know about the world.

Giovedì il blog di Tor ha pubblicato un estratto di Chldren of Earth and Sky, e io ho già scoperto di amare immensamente Danica, la young woman sets out to find vengeance for her lost family: http://www.tor.com/2016/03/10/excerpts-children-of-earth-and-sky-guy-gavriel-kay/. Danica è in gamba, sa battersi come un uomo (non con la spada, ma con frecce e pugnali sono davvero poche le persone capaci di fare quel che sa fare lei), ma è vincolata da tutta una serie di pregiudizi che dicono cosa una donna possa o non possa fare. Non vedo l’ora di scoprire quel che combinerà, e di conoscere tutti gli altri personaggi.

Edit: prima recensione del romanzo: http://www.barnesandnoble.com/blog/sci-fi-fantasy/children-of-earth-and-sky-is-an-epic-story-about-why-stories-matter/.

Secondo edit: è stata pubblicata un’altra recensione di Children of Earth and Sky, recensione che fra l’altro risponde a un mio interrogativo. Nell’anteprima pubblicata sul blog di Tor Kay cita il dio Jad. Chi ha letto le sue opere sa che Rodrigo Belmonte in The Lions of Al-Rassan è Jaddita (i co-protagonisti Jehane bet Ishak e Ammar ibn Khairan appartengono ad altre due fedi), che lo è il Crispin di Sailing to Sarantium e Lord of Emperors e che la religione Jaddita compare anche in The Last Light of the Sun anche se al momento mi sfugge quale sia la fede dei vari personaggi (il che da un lato indica che è davvero troppo tempo che non rileggo quel libro, dall’altro che le varie fedi per me hanno un’importanza molto relativa, a meno che non influiscano pesantemente sulla trama come accade in The Lions of Al-Rassan). Quelle tre storie (quattro romanzi) sono ambientate in epoche diverse dello stesso mondo. La cosa non è così importante, le trame si svolgono a distanza di secoli e a migliaia di chilometri l’una dall’altra, perciò c’è solo qualche rapido accenno che fa piacere agli appassionati ma che non toglie nulla a chi non ha letto gli altri romanzi. Però io gli altri romanzi li amo, e mi fa piacere ritrovare quel mondo.

C’è la fede Jaddita, c’è quella Asharita (la stessa fede di Ammar), non mi trovavo con i luoghi. Dov’è Seressa? So dove si trova Venezia nel nostro mondo, ma sulle cartine a mia disposizione Seressa non c’è, anche se è vero che le cartine di The Lions of Al-Rassan e Sailing to Sarantium non coincidono del tutto. Quanto a The Last Light of the Sun non ha neppure una cartina, o almeno non ce l’ha la mia copia, ma la geografia non mi tornava, e io consulto sempre le cartine dei romanzi fantasy e faccio del mio meglio per orientarmi al loro interno. E Asharias? Gli unici nomi familiari erano quelli degli dei.

The Last Light of the Sun è ambientato troppo a nord, c’è davvero solo un accenno a quanto avviene nelle terre che si affacciano sul Mediterraneo, anche se Kay non ha dato un nome al suo mare. The Lions of Al-Rassan è troppo a ovest, la gran parte della storia si svolge in Spagna (o Esperana), e di quanto avviene più a est viene detto ben poco. Sailing to Sarantium si svolge fra l’Italia (Ravenna?) e Bisanzio (Sarantium), ed erano qui le mie perplessità. A volte mi stupisco da sola per certe ingenuità, come il trascurare il fatto che la città oggi nota come Istanbul in passato si è chiamata, fra l’altro, Bisanzio e Costantinopoli. Le città cambiano nome, anche nella realtà, e se è vero che Istanbul è il nome ufficiale solo dal 1930, nulla vieta in un romanzo fantasy di anticipare di qualche secolo il cambio di nome. Kay ha già modificato i tempi come più gli ha fatto comodo, uno dei motivi per cui scrive fantasy e non romanzi storici è proprio la possibilità di prendersi queste libertà. In entrambi i casi il nuovo nome è stato voluto da conquistatori appartenenti a una fede diversa da quella di coloro che avevano dato alla città il primo nome. Asharias è Bisanzio dunque, non dimentichiamo che come il califfo ha fondato l’impero Osmalins conquistando Sarantium, eventi di cui da queste poche pagine per forza di cose si sa ancora ben poco, così il sultano Maometto II nel 1453 ha conquistato Costantinopoli e fondato il suo impero. Quello di Children of Earth and Sky quindi è lo stesso mondo dei romanzi precedenti, solo in un’ambientazione più tarda, il che significa che la magia sarà scarsa, che forse avremo anche armi da fuoco e che la cultura in cui si muovono i personaggi è una cultura che conosco meglio di tante altre e che mi piace.

La recensione: http://thewertzone.blogspot.it/2016/03/children-of-earth-and-sky-by-guy.html?spref=tw.

Un’intervista a Kay: http://www.sffworld.com/2016/03/guy-gavriel-kay-interview-and-children-of-earth-and-sky-cover-reveal/.

Nuova recensione: http://publishersweekly.com/978-0-451-47296-0.

Recensione numero quattro: http://sfandfreviews.blogspot.it/2016/04/guy-gavriel-kay-children-of-earth-and.html.

La recensione di Pat: http://fantasyhotlist.blogspot.it/2016/04/children-of-earth-and-sky.html.

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2 risposte a Aspettando Children of Earth and Sky di Guy Gavriel Kay

  1. Matteo ha detto:

    Io ci sto. Se si può fare qualcosa per far tradurre ancora Kay, facciamolo. Dobbiamo mandare una mail a quegli editori che si occupano di fantasy (anche a una Fanucci che già aveva scommesso su di lui con Under Heaven?)? Se hai delle dritte da darci spara, io sono a disposizione, nel mio piccolo.

    • Io ho parlato più volte di Kay a cinque editori, Fanucci, Gargoyle, Bur, Mondadori e Armenia, in qualche caso coinvolgendo nella mia richiesta di traduzione altre persone. Continuo a pubblicizzarlo qui e su FantasyMagazine, nella speranza di incuriosire più persone possibile. So di un progetto che potrebbe arrivare in edicola, e se le cose vanno nel modo giusto la persona che se ne occupa concorda con me nel desiderio di riproporre Fionavar (sono richieste saghe, non opere autonome), ma al momento è davvero troppo presto per sapere se questo progetto approderà mai a qualcosa. Ho fatto alcuni aggiornamenti alla pagina di Kay su Wikipedia e soprattutto ho inserito collegamenti alla sua pagina in pagine dedicate ad altri argomenti che in qualche modo erano collegati ai suoi libri, condivido cose che lo riguardano su Facebook. Insomma, tutto quello che mi viene in mente per farlo conoscere di più.

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